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Cos'è la felicità?

 

La parola felicità è una delle più abusate nel linguaggio di tutti i giorni diventando di fatto una parola sterile e priva di alcuna utilità comunicativa.

La confusione è accentuata anche dai i numerosi sinonimi che ci sono, in questo articolo verrà fatta chiarezza sull'argomento.

Si definisce felicità o stato di felicità quell'emozione che consegue alla presa di consapevolezza di aver costruito una realtà piacevole, cioè aver costruito qualcosa in grado di dare un piacere continuativo.

La felicità è un sentimento basato sulla costruzione della vita che si desidera, è strettamente collegata all'autorealizzazione autentica del soggetto e non ha niente a che fare con quei picchi di piacere momentanei che le persone provano e che erroneamente chiamano felicità.

Immaginate di essere delle persone amanti dei libri, parte della vostra felicità si baserà sul fatto che riuscite a costruirvi una biblioteca personale, riuscite a trovare il tempo per leggere. Il singolo atto di leggere il libro sarà piacere ma la presa di coscienza che c'è una libreria tutta per voi e nella vostra vita avrete sempre il tempo e il modo di leggere vi farà sentire parzialmente felici.

Il concetto di felicità nasce dalla percezione del benessere, del fatto che ciò che state avendo non è un piacere a scadenza ma un piacere ripetibile nel futuro.

Un altro esempio di felicità lo troviamo nel soggetto che trova un partner con cui si trova bene, prova piacere, e l'affermazione di felicità si basa sulla percezione che quella persona sarà anche domani, non è solo una questione di piacere nel momento presente ma è anche un piacere in prospettiva, si percepisce quanto ci si è arricchita la propria esistenza.

La felicità non è una mera soddisfazione, la felicità è qualcosa che va oltre la soddisfazione ed è come se la persona potesse affermare a se stessa "vedi, ce l'hai fatta, stai costruendo pian piano la vita che vuoi, ti stai avvicinando ad un'esistenza ricca di piaceri stabili".

La felicità diventa piena nel momento in cui il soggetto costruisce la sua intera giornata in questo modo, sa di aver costruito tanti piccoli frammenti che lo portano ad avere una felicità in ogni ambito della giornata, ciò non toglie che in qualche momento possa anche godere di qualche piacere dinamico, effimero e fugace ma nel complesso c'è sempre la felicità ad attenderlo.

Facciamo un esempio di felicità piena, per farlo dovete immedesimarvi nelle caratteristiche che vi sto per elencare. C'è una persona che ha costruito la sua esistenza ideale, ha trovato un partner con cui sta bene e ogni mattina la prima cosa che fa è baciare a abbracciare la persona amata e farci l'amore, poi c'è il cane ai piedi del letto che lo viene a salutare e gli fa le feste.

Il soggetto è un abile cuoco e ha sempre tutti gli ingredienti per farsi pasti scquisiti e la prima cosa che fa è preparare una colazione prima di andare a fare il lavoro, da consumare mentre scherza con il partner.  Il soggetto è un informatico e trova estremamente piacevole scrivere software, passa tutto il giorno con entusiamo a lavorare su una cosa gli piace e terminata la sua giornata lavorativa si dedica al suo hobby che è camminare in mezzo alla natura con il cane e la partner, divertendosi ad andare nei posti dove nascono frutti di stagione, sono anche abili nel trovare funghi e tartufi e ogni momento è un divertimento e un'avventura insieme al loro cane in posti della natura incontaminati.

Si torna a casa e si cena, la sera si mettono insieme a leggere libri, entrambi trovano piacevole leggere e lo fanno insieme condividendo le loro letture e parlando di cosa stanno leggendo, cosa hanno scoperto, cosa hanno pensato per poi finire, quando l'attrazione è al culmine in un rapporto sessuale appagante prima di mettersi a letto.

Le giornate volano con piaceri stabili e duraturi, ogni tanto come coppia fanno qualche avventura insieme in posti che desiderano visitare, trovano piacevole divertirsi anche in questo modo.

Questa realtà felice il soggetto se l'è costruita tassello dopo tassello, costruirsi il lavoro che gli piace, la casa che gli piace, trovarsi un partner compatibile, trovarsi e costruirsi l'hobby della lettura, dei funghi, dei tartufi, della corsa. 

Sono tutte cose frutto di percorsi di anni, dove prima il soggetto ha investito per capire chi è (indidivudazione) e poi per realizzare ciò che è (autorealizzazione). Quell'esistenza felice non gli è caduta dal cielo, se l'è costruita, facendoci capire che tutti quelli che vanno in cerca della felicità o aspettino che gli arrivi saranno infelice per tutto il resto della loro vita, ed è probabile che le cose gli andranno sempre peggio perché chi non si dà da fare per il proprio benessere, fra errori e mancanza di investimenti si ritroverà sempre in un'esitenza peggiore.

Come vedremo nel corso dell'articolo la felicità richiede un percorso lungo, ma quando arriva, sopratutto quando si trova la felicità piena, non si può fare a meno di esclamare "ne è valsa la pena".

La felicità va oltre la soddisfazione del momento, va oltre l'appagamento, va oltre il piacere, va oltre la concupiscenza (intenso piacere), la felicità è un sentimento che nasce dal fatto che il soggetto guarda avanti e si rende conto di aver migliorato la sua vita, che quello che è anche un momento piacevole nel presente rappresenta anche piacere futuro.

Ricapitolando la felicità arriva solo se si compiono due passaggi:

- individuazione, il soggetto capisce cosa fa parte del suo benessere, cosa rende la sua vita migliore;

- investe nella costruzione, guarda al futuro, è in grado di lasciar perdere il piacere presente, effimero e immediato per costruirsene di più stabili.

Senza queste due caratteristiche la persona non potrà essere mai felice, potrà sentirsi bene, potrà avere l'umore alto ogni tanto ma non proverà mai il senso di felicità collegato al fatto di aver costruito la realtà che lo rende felice, di poter ripetere giorno dopo giorno i piaceri che fanno parte della sua persona, non potrà mai sentirsi come il capitano del suo destino.

Non ci può essere felicità senza uno scopo, senza individuarsi, senza capire chi si è e che tipo di vita ci renderà felici. Fissato lo scopo la persona si sentirà felice ogni volta che si autorealizzerà un passo alla volta, che si avvicinerà all'eistenza come ce la si è immaginata.

 

Per comprendere perché esiste la felicità e perché tendiamo a ricercarla è necessario conoscere tre principi:

 

La felicità è una sovrastruttura che si innalza oltre il "ciclo del piacere", è una struttura razionale che nasce dalla volontà di costruirsi qualcosa che gli fornisca quanto più piacere e soddisfazione possibile in modo stabile senza andare a rincorrere ogni volta il piacere ma tenendo vicine a sé le fonti di piacere da avere ogni volta che si vuole.

Questo ci porta a renderci conto che esistono prevalentemente due tipologie di piacere:

- il piacere immediato, è quello che ogni persona può raggiungere, il piacere legato alle pulsioni (cibo, sesso), il piacere di fare un gioco, il piacere di guardare un film, tutti piaceri collegati all'intrattenimento e che non richiedono particolari requisiti;

- il piacere costruito, definibile anche come stabile, è il piacere che nasce da una serie di costruzioni che la persona fa sulla sua esistenza, costruendo elementi che generano piacere e che non possono essere raggiunti con immediatezza. Per una persona che trova piacevole la famiglia, potrebbe costruirsene una e questo non è facile, richiede delle abilità, trovare il partner, fare degli investimenti ma poi il fatto di averla costruita fa vivere il soggetto immerso in una situazione piacevole che gli darà del piacere in modo continuativo, per questo è un piacere definibile come stabile.

La felicità è in sintesi il tentativo dell'essere umano di costruire un'esistenza quanto più euforica possibile tramite il piacere stabile e ci si può sentire felici solo quando si è costruito o si sta costruendo un'esistenza che produca questo tipo di piacere e soddisfazione in modo stabile, quando si percepisce il progresso nell'autorealizzazione, nell'avere questo tipo di vita.


Se puoi costruire casa vicino ad un fiume o in un deserto dove la costruisci? Vicino al fiume, perché sai che lì hai modo di trovare più piacere, fra cibo, acqua, opportunità, etc...

La felicità ha un nemico e si chiama non sapersi contentare, la contentezza è fondamentale perché se la persona cade nel circolo del voler sempre di più qualsiasi cosa costruirà per la sua felicità sarà inutile perché ciò che costruità dopo un po' non darà più piacere. Si legga contentezza per approfondire questo punto.

La felicità è quindi il frutto di tre caratteristiche:

- individuarsi e scoprire cosa soddisfa, cosa dà piacere;

- autorealizzarsi, costruire la realtà che dà soddisfazione;

- contentarsi, trovare piacere in ciò che si ha (non confondere contentezza con accontentarsi)

 

Ricordiamo che la felicità può essere confusa con due stati:

- euforia, che descrive il momento in cui si prova piacere stando a diretto contatto con l'oggetto del desiderio;

- desiderio/concupiscenza, che è lo stato che precede il raggiungimento di ciò che dà piacere, si basa sul pensiero ricorrente, sul dispendio di energie, attenzioni per l'oggetto del desiderio. La concupiscenz apuò essere caratterizzata da euforia se il soggetto è in grado di anticipare ciò che sta per accadere.

 

 

 

Tutti gli elementi chiave che portano alla felicità:

- autostima dinamica e ottimismo, necessaria per poter dar modo al soggetto di credere di poter costruirsi la propria vita, crescere e imparare ad agire efficamente nella costruzione di ciò che gli darà soddisfazione e appagamento;

- individuazione (scoprire ciò che piace, cosa si vuole, etc...), necessario per poter fare delle scelte efficaci e non costruire qualcosa che poi non si sentirà proprio, che non produrrà autorealizzazione anche se all'inizio si pensava che lo fosse;

- temperanza, riuscire a gestire qualsiasi emozione impetuosa che potrebbe spingere a ricercare, in questo caso, un piacere immediato e non costruire il futuro. Immaginante una persona che adora guardare film, potrebbe vedere film per ore ma se cede a questa "tentazione" potrebbe perdere numerose tempo e non investire nulla nel suo futuro, nella sua felicità futura. 

 

Che ruolo ha in tutto questo la serenità? 

Nessuno, o meglio felicità e serenità sono due condizioni separate. Si può essere felici e non sereni così come si può essere sereni e non felici, quando si è sia sereni che felici si raggiunge lo stato detto di eudaimonia. 

Questo stato non va visto come due momenti separati, ma piuttosto come l'abilità del soggetto di saper guardare al futuro, di saper essere temperante (resistere agli impulsi) e quindi fare scelte che lo portano al tempo stesso ad essere sereno evitando tutto ciò che avrà conseguenze negative, costruirsi piaceri futuri e al tempo stesso sapersi prendere dei piacere presenti, sempre tenendo a mente che ciò che fa non deve essere limitato al presente ma guardare anche alla costruzione della propria qualità futura.

La felicità in sintesi arriva dopo un periodo di tempo più o meno lungo dove il soggetto non è edonista, attratto da piaceri immediati e facili da raggiungere ma al contrario fa continue scelte di eudaimonismo, costruendo progressivamente quella realtà che lo renderà felice e sereno al tempo stesso, una realtà piacevole e priva di problemi e sofferenza.

 

Sono due investimenti separati, investire solo sulla serenità non genera felicità e investire sul piacere non genera serenità, per essere felici è necessario investire contemporanamente in tutti e due settori, ogni scelta ha tre vincoli da seguire, è complicato, richiede energie ma alla fine il risultato sarà la felicità.

 

 

Il paradosso del piacere immediato

Come accennato già nel punto della pazienza, le persone potrebbero non essere mai felici perché rimangono intrappolate in un vortice di ricerca del piacere immediato, ricercandolo all'infinito senza mai arrivare a compiere l'investimento necessario per avere un piacere stabile, per sentirsi felici per la vita che ci si è costruita. Riprendendo l'esempio di prima, se una persona trova piacere nel costruirsi una famiglia, nel raggiungere un certo di lavoro, nell'avere un gruppo di amici necessita di tempo per costruire tutto questo ma se il tempo lo dissipa in piaceri immediati come guardare serie tv tutto il giorno come farà a realizzare tutto questo? Sebbene possa essere immersa nel piacere non sarà felice perché la felicità viene dal sentimento di aver realizzato qualcosa, viene dal piacere stabile di ciò che si è e ciò che si è fatto. Da qui il paradosso perché il piacere immediato lo assorbe così tanto da non rimanere tempo da investire per costruire una vita che gli darebbe un piacere stabile. Per essere felici è necessario fare un percorso dentro di sé per capire quali piaceri stabili si può sviluppare e poi fuori di sé nel costruirli, trovando un equilibrio fra il piacere immediato a cui non è necessario rinunciare ma al tempo stesso lasciando tempo per l'investimento nel futuro. Ciò che è necessario fare è non cadere nella trappola della mania, ma ricordarsi che la felicità è costruire e se si inseguono solo piaceri momentanei non si sarà mai felici.

 

 

La felicità in una illusione

Una persona per essere felice è necessario che faccia un percorso di inviduazione, se ascolta le regole altrui, le visioni altrui come ad esempio "si è felici se si è pieni di amici" o "si è felici se si fa una famiglia o i figli" finirà per costruire un'esistenza in cui si aspetta che sarà felice per poi ritrovarsi infelice perché non è partita da sé, non ha capito cosa dava piacere a lei e ha costruito qualcosa che non le dà nulla.

 

Felicità e presente

Se la felicità è costruzione ci sarà un momento in cui il presente è talmente scarno da dare poco e nulla, dove il soggetto insegue la felicità ma ancora non ne ha nulla, questo richiede tanta pazienza. Seguirà ora uno scritto personale: 

"per tanti anni al giorno del mio compleanno non ho dato alcun peso, ancor ora ne ha pochissimo, quanto più vivi proiettato nel futuro tanto meno le giornate presenti hanno un "peso" rendendoti conto che sono insignificanti prese di per sé, ma è quel po' che fai tutti i giorni che ti porta alla vita felice che desideri. Chi non ha ancora un viaggio, inevitabilmente si attacca alle giornate, sperando di tirarci quanto più significato e piacere possibile, non avendo un futuro certo ad attenderlo. So già che quando realizzerò la vita che voglio il presente tornerà ad avere un ruolo, mi vivrò il presente che mi sono costruito, ma sarà il presente che ho scelto io, il presente che funziona e non quello che mi è capitato con la speranza che mi basti o mi dia abbastanza"

 

 

Felicità e cherofobia

Alcuni soggetti nella loro esistenza hanno intuito quanto sia bello costruirsi qualcosa che li rende felici, che li porta ad avere un piacere nella loro vita ma al tempo stesso provare un profondo senso di dolore e angoscia nel vedere che quel che hanno costruito è finito. Questo potrebbe portarte alcuni soggetti ad esserne traumatizzati, ed invece di continuare ad investire per costruire, non solo si arrendono ma sviluppano un senso di evitamente per tutto ciò che potrebbe renderle felici. Se ad esempio il soggetto vuole un partner, non solo non fa nulla per trovarselo, ma se casualmente qualcuno si avvicina che rispecchia le caratteristiche che vuole, lo evita, lo tiene lontano perché ha paura che dopo un periodo felice, tutto possa finire e farlo risprofondare nel dolore della perdita di felicità. La cherofobia è sviluppata da soggetti che hanno una visione non equilibrata della vita, danno troppa importanza a singoli fattori e di conseguenza hanno una felicità che di per sé è anche utopistica da raggiungere o conservare. Questo ci suggerisce quanto sia importante essere soggetti equilibrati per poter essere felici e non farsi buttare giù quando, parti della felicità finiscono. La felicità è un viaggio lungo, fatto anche di qualche caduta, ma se alla prima caduta soffriamo troppo è probabile che svilupperemo la cherofobia.

 

Felicità e concupisenza, la massimizzazione del piacere

Quando un soggetto è abile da prendersi parte della sua felicità da una ricerca del piacere metodico e sistematico, si legga concupiscenza per approfondire.

 

Felicità piena e allegria continuativa

Un soggetto con felicità piena lo si riconosce perché è sempre allegro

 

Felicità surrogato, l'edonismo

Le persone che non hanno capito come si fa ad essere felici o non sono in grado/hanno voglia di spendere così tante risorse per costruisi una vita felice tendono ad una vita edonistica. Nell'edonismo il soggetto scavalca tutto il lavoro che c'è dietro la scoperta o la costruzione e punta a piaceri immediatamente disponibili. Ad esempio voglio sesso o affetto e mi butto fra le braccia dalla prima persona che me lo dà, senza considerare compatibilità, conseguenze. Il soggetto individua un piacere e lo insegue, a volte gli va bene perché ci sono poche conseguenze a volte gli va male perché tale comportamento avrà pesanti ripercussioni negative, pensiamo a chi abusa di cibo, droghe, spese folli, etc... L'edonismo è rappresentato dall'impuslività, dalla mancanza di organizzazione e di costruzione che invece c'è in chi vuole la felicità, vuole costruirla anche investendo per anni, ma punta a qualcosa di solido, di stabile, che funzioni nel tempo.

 

Se sei infelice, non sei intelligente

Frequentemente girano in rete immagini o articoli che descrivono come più una persona sia stupida e più sia felice (senza sapere cosa intendono) e che invece una persona intelligente sia infelice perché vede un mondo "brutto". Probabilmente questa è la favoletta che persone stupide e incapaci di essere felici si raccontano per stare meglio, ma è solo un'illusione. Chi è infelice lo è perché non è in grado di capire/costruire un'esistenza felice.

 

ultima modifica il: 25-06-2019 - 11:11:52
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