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- Comunicazione -
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"E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e il valore che hanno per sè del mondo che egli ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!" Pirandello

  

Cos'è la comunicazione?

(icastico, quando un'immagine è in grado di comunicare in modo efficace

l'obiettivo di questo sito è di ridurre l'ineffabile)

Si definisce comunicazione l'atto che ha una persona di far arrivare ad un'altra persona ciò che pensa, ciò che sente, ciò che crede tramite l'uso delle parole, con un messaggio che verrà ascoltato.

La comunicazione definisce una fase del dialogo, quella che dà inizio in quanto solo mandando  un messaggio all'altro questo potrà poi essere ascolato.

La comunicazione richiede creatività, possedendo termini e concetti per poter comunicare il messaggio.

La comunicazione, sebbene appaia un argomento banale, in realtà è complesso perché presenta due enormi problemi:

- il primo è quello dell'anfibologia,  fino a quando si tratta di usare parole come "sedia" "tavoline" o "cibo" non ci sono particolari problemi nel capirsi, questi compaiono quando si tenta di comunicare argomenti complessi, dove ogni persona ha un proprio significato o ne ha diversi, finendo per fraintendersi e non comprendersi, parole come amore, ansia, emozioni, sentimenti, amicizia, dovere, sono tutti concetti complessi. A complicare l'anfibologia non è solo il fatto che una persona abbia significati differenti ma che in italiano la stessa parola tenda a presentare più significati;

- il secondo è quello dell'assenza di significato, vengono usati termini ricercati o sui quali il soggetto non conosce il significato e non lo riesce ad estrapolare dal restante messaggio.

 

Questi due problemi sono ciò che portano un ascoltatore a fraintendere o a non riuscire a capire ciò che stiamo dicendo.

L'obiettivo della comunicazione è far si che il proprio messaggio arrivi all'altro ma senza che venga distorto, quando questo avviene si parla di comunicazione efficace.

La comunicazione efficace, ma come vedremo più in la anche dialogo efficace, avviene quando non si presenta l'equivoco, quando il rischio di equivoco è nullo.

Prima di procedere è necessario introdurre il concetto di intesa, si parla di intesa nel momento in cui le due persone che stanno dialogando si sono accordate sui significati dei termini che stanno usando, in questo modo i due problemi prima descritti si annullano, non esistono più.

Ma non sempre è possibile parlare così, a volte si comunica a persone che non conoscono i significati delle parole che stiamo usando, qui la comunicazione come avviene?

Qui entra in gioco un'abilità, definita come l'eloquenza, dove il soggetto conscio di questi rischi e problemi cerca comunque di formulare il messaggio nel modo più chiaro possibile per fare in modo che il soggetto capisca comunque il messaggio che volevamo mandargli.

L'eloquenza non è un metodo perfetto e certo, per quanto si possa far uso di una terminologia chiara e per quanto si possano conoscere i modi in cui gli altri deducono erroneamente e presumono rimarrà comunque il rischio che nonostante il soggetto dica "ho capito" in realtà non capito cosa volevamo dirgli.

Come descritto all'interno dell'articolo della ricettività, solo un ascoltatore ricettivo e solo tramite un'intesa è possibile dialogare annullando i rischi di fraintendimento.

 

Questo in cosa si traduce? Che prima di comunicare con qualcuno si hanno due opzioni:

- puntare alla strada dell'eloquenza, specialmente se ci si sente particolarmente abili e si crede che in quel caso si possa far in modo di far capire all'altro il nostro messaggio senza 

- creare una cornice di intesa e una cornice diplomatica, con la cornice di intesa si comunicano tutti i significati dei propri termini e con la cornice diplomatica si fa in modo che l'altro non provi emozioni negative che peggiorerebbero il quadro del dialogo e la relativa efficacia.

 

Ma anche in questo l'assenza di ricettività rimane un problema in quanto essere ricettivi vuol dire pensare lentamente, non saltare a conclusione, nulla impedisce al soggetto di fraintendere comunque anche con tutta questa ricchezza di informazione, con un messaggio eloquente prodotto appositamente per quel soggetto.

 

La strada migliore per dialogare e ricercando persone ricettive che sappiano ascoltare in modo efficace, altrimenti per chi comunica sarà uno sforzo continuo, in primis quello di produrre il messaggio, poi quello di creare cornici o di essere eloquente e poi quello di scontrarsi con errori di conclusioni, eventuali fraintendimenti e tentare di eliminarli e far arrivare il messaggio.

 

Questo all'atto pratico in cosa consiste? Che nel momento in cui un soggetto produce un messaggio chiaro, con una cornice di intesa e una cornice diplomatica ha fatto tutto ciò che poteva fare per mandare un messaggio completo e se l'altro fraintende è perché non è ricettivo.

Ma alcune persone paradossalmente parlano, comunicano senza conoscere questi problemi comunicativi e se la prendono se l'altro non capisce, se fraintende e se non conosce i loro significati, queste persone sono in errore e non si rendono conto che se l'altro non capisce è anche per una loro responsabilità e ignoranza nel non comprendere le dinamiche del dialogo.

 

"Sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci" Questa frase ha una validità nulla, oltre che non essere utile.

Alcune persone credono ingenuamente che se loro parlano e qualcuno non le capisce allora la responsabilità sia solo dell'esterno ma non è così semplice. Innanzitutto è necessario domandarsi, colui che ha comunicato è stato diplomatico, ha fornito una cornice di intesa e una cornice emotiva per favorire il dialogo? Ha saputo sopperire alla mancanza di ricettività dell'altro? Se la risposta è no allora è coresponsabile del fraintendimento. Se invece ha fatto tutto questo percorso non ha responsabilità perché ha fatto il massimo, continua ad essere responsabile solo se continua a dialogare con quella persona aspettandosi che capisca, dopo la prima volta che si è stabilito che nonostante tutti questi sforzi l'altro comunque non capisce o si cambia interlucoture o si mette in conto che l'altro potrebbe comunque non capire

 

 

APPUNTI:

esternare, esprimere. Esternare è ciò che genera trasparenza, si comunicano pensieri, sentimenti, etc...
L'espressione pone invece l'accento sul come, una stessa cosa si può dire in infinità di modi differenti, alcuni pensati altri dettati dall'emotività del momento, l'espressione è un mix fra abilità e condizionamento ma può essere inibita)

class="quoteText">Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sè, sono vuote?...E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele, e io nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci, non ci siamo intesi affatto.

 

 

Sarà più difficile per un oratore essere eloquente di fronte una platea ad esempio, trovando un messaggio che arrivi a tutti senza fraintendimenti.

 

[arguzia, l'abilità di farsi capire in concetti complicati anche senza fare un lavoro di sintonia sui significati, perché si prende la strada del ragionamento chiaro

collegamento con chiarismo linguistico

aggiungere comunicazione basata sul flusso di coscienza

difficoltà nel comunicare concetti astratti e mettersi d'accordo, proprio perché mancano elementi tangibili

salutare non è salutare, i limiti di questa lingua con problemi nella base.

collegamento con la semiotica, fare in modo che ogni segno (parola) abbia un unico significato l'AB quindi ha una concezione più attiva di semiotica, un approcio non descrittivo ma normativo (Riscrive) puntando ad una semiotica ristrutturativa o riformativa

approfondire il collegamento con l'interpretazione 

aggiungere il cervellotico, colui che appare non normale mentre comunica perché a causa di inibizioni o componente sociofobica non riesce a rispondere ad ogni cosa o almeno non prontamente, ad altre cose non risponde proprio]

Nel linguaggio comune con il termine comunicazione si fa riferimento alla possibilità che hanno gli esseri viventi (in special modo gli essere umani) di poter interagire e scambiarsi dei messaggi contenti informazioni.

Le parole che usiamo si chiamano segni, cioè sebbene sono solo suoni questi sono in grado di comunicare rapidamente significati e concetti anche altamente complessi all'altro.

La comunicazione è alla base della società odierna e del pensiero umano, la possibilità di creare un numero crescente di segni e di potersi accordare ha generato ogni prodotto e vantaggio umano rispetto ad ogni altra specie.

Un segno è ad esempio una parola "cane" a cui ogni persona nel suo percorso educativo ha associato a tali lettere e tale parola pronunciata il concetto di cane.

Per capire la differenza fra l'essere umano e la scimmia, mentre in italiano esistono fino ad un milione di segni che possono essere conosciuti e capiti la scimmia arriva a gestire al massimo un centiano di segni che riesce a comunicare per lo più con il linguaggio dei segni.

Questo ci fa capire chiaramente come la nostra coscienza abbia potenzialità significaticamente superiore a qualsiasi altra forma di vita pensante.

Nell'essere umano la comunicazione è divenuta per lo più basato sulla parola e sul linguaggio.

Il fenomeno della comunicazione potrebbe apparire banale ma rivela una dinamica complessa specialmente quando ci si rende conto che alcune parole esprimono significati e concetti articolati.

Fino a quando si parla di bicchiere o piatto è facile che le persone abbiano dato lo stesso significato a quella parola (segno) ma quando si parla di morale, di valori, di amore, di amicizia, di paura, rabbia, etc.. il discorso cambia.

Quante volte vi sarà capitato o avrete ascoltate persone dire "Perché nessuno mi comprende?". Sono persone che parlano ma si rendono conto che per quanto tentino di comunicare o non riescono a spiegarsi o vedono che gli altri non li comprendono.

L'apice si ritrova nell'alessitimia e nella confusione mentale che si avverte quando il soggetto inizia a pensare sulle proprie emozioni e si rende che lui per primo non possiede termini chiari o non li possiede affatto facendo fatica non solo a comunicare ma anche a pensare perché avverte dentro di  sé che non ha sviluppato a livello concettuale una visione chiara del concetto.

Il linguaggio viene dato come scontato come se ogni singolo essere sapesse parlare allo stesso modo, come se fosse un'abilità che si sviluppa così per magia e raggiunge in ogni essere umano il massimo potenziale.

La realtà è diversa, ogni persona ha un linguaggio strutturato in modo diverso al punto che si parla in termini di "proprietà di linguaggio" che appaiono evidenti quando ad esempio un laureato parla con un contadino che per necessità ha passato l'intera esistenza in un campo a lavorare.

Il linguaggio e il pensiero sono due faccie di una stessa medaglia, medaglia che è composta da segni che si ottengono studiando, leggendo, interagendo ma sopratutto investendo per una strutturazione chiara interna.

Se la comunicazione è fondamentale per le interazione sociale il pensiero è di fatto "tutto" cioè il centro di qualsiasi esistenza e da qui si capisce perché persone abbiano diversi livelli qualitiati di pensiero ovvero dialoghi con se stessi, dialoghi che servono a rappresentarsi la realtà, a capirla, a prendere scelte e così via.

Maggiore è la qualità del pensiero, maggiore è la proprierà di linguaggio maggiore sarà la qualità esistenziale dato che si potrà comunicare meglio e capire meglio la realtà.  

Ma cosa vuol dire pensiero di qualità? La risposta è nella strutturazione di questi segni, maggiori se ne possiedono (sopratutto a livello esistenziale) in modo chiaro e organizzato maggiore sarà in termini probabilistici l'esito positivo di comunicazion e pensiero.

Per questo che l'AB ha investito in modo significativo nel vocabolario psicologico (ex puzzle della comunicazione). Segni e significati giocano un ruolo cruciale ma non sono tutto, poi entrano in gioco anche le credenze, i metodi etc.. questo vuol dire che saper comunicare con se stessi fa parte delle fondamenta della qualità del pensiero ai quali sono affiancati altri pilastri fondamentali.

Per capire meglio il problema questo va diviso in due punti:

- il primo è che il soggetto potrebbe non aver sviluppato un segno, provate a chiedere o a chiedervi cos'è l'amore? Cos'è la morale? Cos'è la tristezza?

- il secondo è che il soggetto potrebbe non rendersi conto che l'unico modo per conoscere il significato di un segno di un'altra persona (in questo caso per comodità si sta parlando di parole) è quella di chiederglielo e mettersi d'accordo.

Questi due problemi portano al fenomeno dell'incomunicabilità dove le persone si illudono di comprendersi ma presto si renderanno conto che in realtà il messaggio che l'altro ha recepito non era lo stesso.

La comprensione espressa in questi termini potrebbe sembrare un "dramma" in quanto richiede una mole di lavoro enorme ma non necessariamente è così.

La comprensione va vista come un range che spazia dalla comprensione minima a quella massima. Si parla di comprensione minima quando in un dialogo le persone si accordano almeno sui termini e punti centrali, specialmente i più complessi, in questo modo anche se non ci sarà una comprensione totale è probabile che grosso modo il messaggio che si recepirà sia almeno efficace e non porti al fenomeno del "capire fischio per fiasco".

Questo fa capire che per comunicare e comprendersi non è necessario fare un lavoro su ogni singolo termine ma ci si può almeno accordare strategicamente sui termini più complessi riguardanti il tema principale per diminuire drasticamente la probabilità di fraintendersi.

 

La domanda a questo punto è "ma se le persone non conoscono il significato dell'altro come fanno a illudersi di comprendersi, su che base pensano che l'altro li comprenda e su che base interpretano la frase se non chiedono?" La risposta la si trova nelle fallacie di attribuzioni::

- presumere con supposizione tacita fallace, il soggetto analizza la questione e fa anche delle supposizioni riguardo al possibile significato ma poi invece di concordare con l'altro quale sia quello reale lo sceglie e deduce arbitrariamente dal contesto finendo probabilmente in errore; 

- proiettare il proprio significato nell'altro "per me la parola vuol dire questo e quindi anche per lui" o "per me il significato è questo quindi anche per lui";

- intuire "il soggetto sente o comunque accoglie un suggerimento inconscio che gli dice che il significato è quello";

- visione assolutistica, ogni persona ha questo significato quindi lo avrà anche lui;

- euristica, il soggetto in modo celere usa dei metodi rapidi per dedurre in modo approssimativo il significato dell'altro, tipo "se prima ha parlato di una cosa è probabile che il significato sia vicino all'altro significato", qualcosa che è concettualmente vicino al presumere ma ha una velocità significativamente più elevata e si avvicina al pensiero automatico.

 

Questo ci fa capire come in un dialogo di 100, 200 fino a migliaia di parole fare queste attribuzioni significa non comprendere perché anche se qualcuna la si indovina altre non le si prenderanno e chi ha una visione statistica si rende conto di questo cosa vuol dire ovvero che nell'insieme il soggetto comunque non si riuscirà a comprendere ciò che l'altro stava dicendo, non si riuscirà a capire quale era il messaggio generando il fenomeno che l'AB chiama incomunicabilità. 

Maggiore è la complessità di un significato maggiore è il rischio che l'attribuzione sia errata, di rimando più il discorso contiene concetti complessi più è probabile che comunque nell'insieme le persone non si comprenderanno.

Solo un illuso può pensare che senza essersi accordati sui significati complessi si possa comunicare facendo leva sulle attribuzioni di significato e al tempo stesso comprendersi su tutto.

Questa illusione nasce probabilmente dal fatto che il soggetto è efficace grossomodo nel comunicare per interpretazione con quelle stesse persone con cui è cresciuto e dalle quali ha in pratica sviluppato sia significati simili sia metodi efficaci interpretativi, come se fossero stati fatti a misura per quello specifico luogo, strumenti che diventano di fatto praticamente inutili quando si iniziano ad usare con persone che non hanno nulla a che fare con il loro contesto di sviluppo. Per dirlo in soldoni il soggetto a furia di illudersi ad esempio che questo metodo funziona con il padre e la madre allora lo estende al fatto che possa funzionare con ogni altra persona.

 

 

Quando si parla del fenomeno di supposizione tacita o convenzioni comunicative si sta tentando di sottolineare il fatto che alcune persone si siano rese conto della difficoltà di comprensione ma al tempo stesso si convincessero che con l'attribuzione di significato è possibile comprendersi, specialmente se pensano che quel soggetto sia culturalmente vicino a loro deducendo arbitrariamente che siccome sono vicini allora è più probabile che si comprendano o altri passaggi fallaci simili. L'unica soluzione valida è quella di puntare ad accordarsi almeno al minimo (temi principali e più complessi) e dà lì proseguire in base a scelte soggettive, qualsiasi altro metodo comunicativo finirà probabilmente nell'incomunicabilità.

 

Questo ci porta a quello che l'AB definisce come il "paradosso della comunicazione" dove le persone intraprendono dei dialoghi che richiedono un intervento almeno minimo di comprensione e non lo fanno ma nonostante questo si illudono di essersi capiti quando in realtà anche se il dialogo è avvenuto ciò che si è scambiato è stato percepito in modo diverso e anche se c'è stato un messaggio questo non è stato realmente compreso dalle parti. Questo paradosso della comunicazione scatta in due situazioni grossomodo:

- la prima si potrebbe definire di ignoranza totale, il soggetto non ha consapevolezza riguardo alla comunicazione e quindi comunica con fallacie di attribuzioni continue e in uno stato continuo di illusione comunicativa, per il soggetto la comunicazione è questo;

- la seconda si potrebbe definire come ignoranza parziale, il soggetto si è reso conto dei problemi della comunicazione e della necessità di accordarsi sui significati ma al tempo stesso non riesce a rendersi conto quando, come e perché questo lavoro vada fatto finendo quindi per comportarsi come una persona che non ha altro modo di comprendere l'altro se non andando per attribuzione di significato o come una persona che finisce comunque per usare l'attribuzione ovunque perché si illude che in quel caso si possa fare comunque così senza problemi.

Mentre nel primo punto non c'è nulla ce si può fare se non portare attivamente un soggetto del genere con la dialettica alla comprensione, nel secondo caso la situazione è risolvibile se il soggetto si rende conto cosa fare. La questione si potrebbe riassumere in questo modo "ogni volta che c'è un dialogo che tratti la discussione di un messaggio o comunque la comunicazione di un messaggio sarà necessario riconoscere i concetti più complessi e fare dei continui check di comprensione". Se fare dei check continui può essere fattibile e facile da capire, la questione sul riconoscimento dei concetti complessi potrebbe essere spinoso, come riconoscerli? Ogni persona che ha strutturato i segni in modo chiaro e univoco in stile vocabolario psicologico (ex puzzle della comunicazione) si renderà chiaramente conto che ogni termine sui cui ha lavorato è di per sé un termine complesso e su cui accordarsi (cioè un termine esistenziale rilevante) ma anche la lunghezza dell'articolo (immaginate che quell'articolo sia come un articolo virtuale nella propria mente) anche per solo contrasto di lunghezza evidenzia una maggiore complessità.

Se la persona non riesciusse per diversi motivi a fare questo percorso di riconoscimento dei temi più complessi perché ad esempio non ha mai investito per migliorare la sua proprietà di linguaggio può comunque partire dai feedback negativi (cioè quando facendo un test si rende conto che non ci si è compresi) e procedere a tentativi per trovare quali sono stati i concetti e le parole. Ad esempio la persona nel mezzo del dialogo lo interrompe per vedere se ci si  è compresi, scopre di no, allora tenendo a mente le ultime cose dette si fanno domande come "ma questo l'hai compreso?" "tu come la vedi la questione? Come lo definisci quel termine?" andando cioè  a tentativi.

Per semplicità quindi è sufficiente osservare la propensione a fare test comunicativi per rendersi conto che se una persona non li fa è in un paradosso di comunicazione o per ignoranza parziale o totale, i test di comprensione sono la testimonianza di quanto il soggetto si sia reso conto del problema e quindi in qualche modo tenta di porvi rimedio, se non lo fa è praticamente scontato che si ha di fronte un soggetto che avvia dialoghi paradossali, perché si illude di comunicare quando in realtà non sta avvendendo nessun scambio efficace di messaggi.

 

 

Comunicazione e analfabetismo funzionale

Con l'accezione analfabetismo funzionale si tente di evidenziare il problema esposto nell'articolo da un punto di vista pratico ovvero quando un soggetto fatica a capire e farsi capire su argomenti più complessi questo ha comunque un risvolto nella qualità esistenziale del singolo, problema di duplice entità perché da una parte ci sono persone che non possiedono il significato e dall'altra che attribuiscono all'altro un significato errato. L'incomunicabilità pone l'accento sul problema dei rapporti l'analfabetismo funzionale pone l'accento sulla qualità esistenziale e il risvolto pratico di non capire le cose sopratutto quando si tratta della propria esistenza e scelte, ad esempio leggendo un documento, un libro e qualsiasi altra azione che richieda prima comprendere un messaggio per poter procedere.

 

Comunicazione e metacomunicazione

 

Con il termine metacomunicazione si evidenza il fatto che quanto si tenta di comunicare un messaggio comunque ne mandiamo anche altri in qualche modo anche non intenzionalmente. Facciamo degli esempi per capire, mettiamo caso che si desideri mandare una lettera a qualcuno quando questo riceverà la letterà non guarderà solo al contenuto ma anche la lettera scelta, i colori, la forma, eventuali odori, come si è scritto comunicano qualcosa al ricevente di quella lettera, questi messaggi fanno parte della metacomunicazione. Oppure quando parliamo a voce e il soggetto recepisce i nostri sentimenti, messaggi che vengono dal gestiscolare, etc..

Oppure quando parliamo con qualcuno oltre alle parole, l'essere faccia a faccia, guardare atteggiamenti, velocità con cui si parla, espressioni facciali, ogni elemento comunica qualcosa oltre le parole dette. 

Quando minore è l'abilità oratoria dei soggetti quanto più si ricerca la metacomunicazione così da poter presumere meglio i significati e capire l'altro dai gesti, dalle emozioni che esprime infatti un test per mettersi alla prova nella comunicazione è quella di messaggiare, se i soggetti riescono a messaggiare a distanza e comprendersi indicano di essere efficaci nella comuinicazione viceversa quando le persone affermano che hanno difficoltà a comunicare in chat o altri mezzi privati della metacomunicazione indicano quanto siano inefficaci nell'oratoria e nella comunicazione e quindi si appoggino su altri strumenti per recuperare a tale deficit.

Ci sono due fenomeni rilevanti a carico della metacomunicazione:

- il primo è con la metacomunicazione si ha modo di poter scovare persone manipolatrici e che fanno uso dell'inganno;

- il secondo è che si può osservare facilmente chi ha il bisogno di usare la metacomunicazione indicando deficit e problemi nella comunicazione.

 

 

 

Comunicazione e doppio legame

 Viene definito come doppio legame quel fenomeno per cui un soggetto dice una cosa che non ha riscontro sul suo comportamento, ad esempio dire "sono innamorato" ma senza che ci siano evidenti segni corporali che manifestano tale emozioni. Per l'AB questo doppio legame non ha fatto altre che causare confusione. Quando la metacomunicazione non coincide con la comunicazione l'unica cosa che conviene fare è indagare per capire se si tratta di menzogna o altro. 

Il doppio legame venne teorizzato non per scoprire le menzogne ma per evidenziare gli effetti negativi che si potevano avere in una psiche, specialmente se infantile, nel ricevere questi messaggi contraddittori fra comunicazione e metacomunicazione. Pensate al genitore che urla arrabbiato al figlio io ti voglio bene ma quando fai così ti ammazzerei" oppure che urla al proprio figlio da arrabbiato "io non sto urlando e non sono arrabbiato". Essendoci anche un attaccamento in corso è facile rendersi conto di quanti danni si possa fare al soggetto nel capire la realtà, prendendo quel rapporto come modello, oltre che essere vissuto in modo traumatico. 

 

Comunicazione e fallacia di equivocazione

Si parla di fallacia di equivocazione nel momento in cui deduce immediatamente mettendoci il suo significato in quel termine o frase senza chiedere prima conferma all'altro o fare tentativi di comprendersi.

 

Comunicazione e ricettività

Quando una persona riesce a comunicare e comprendersi e al tempo stesso riesce a restare lucida qualsiasi sia l'argomento, le critiche o punti del dialogo si definisce persona ricettiva ed è il partner migliore con il quale dialogare e discutere.

 

Comunicazione e fallacia tautologia, ovvero le spiegazioni circolari

 

 

La rivoluzione semantica proposta dall'AB , si legga semantica per approfondire.

 

BOZZA
varie forme di comunicazione, quella più accurata è quella tramite il linguaggio

 

la comunicazione è possibile solo se c'è comprensione fra chi comunica altrimenti di fatto si sta perdendo tempo

 

Gli errori più comuni:

 

Il primo errore è quello di pensare che sono solo poche le parole "chiave" che portano a fraintendimenti, questa illusione indica che la persona non è conscia di quanto sia profonda e complicata l'esistenza oppure che la persona è "pervasa" dalla chiusura e rigidità mentale e pensa che essendo tutto assoluto, anche molti significati siano uguali per tutti e siano poche i pensieri diversi fra persona e persona.

Queste persone pensano che definiti pochi "punti di comprensione" ci si comprenda facilmente e che nella maggior parte delle volte non è nemmeno necessario.

 

Il secondo errore è l'illussione di avere un metodo quiasi infallibile per interpretare in modo efficace ciò che l'altro intende dire attinendosi al significato generale della frase, metodo che l'AB ritiene illusorio, non è possibile fare questo proprio perché ogni persona non solo ha sviluppato un dizionario personale e quindi potrebbe avere dei significati che l'altro proprio non possiede, ma perché ha sviluppato anche un metodo personale di linguaggio, qualsiasi deduzione si faccia si rileverà con elevata probabilità errata.

Il terzo errore è analogo al primo in cui la persona pensa di avere un metodo di comunicazione tale che l'altro lo comprenda perché "sa porsi bene".

 

Le persone tendono a non accettare questa "realtà" di incomunicabilità perché implicherebbe un dispendio di energie che non sono disposti a fare per la tendenza opposta ad esistere tramite "euristiche", questo li spinge appunto ad illudersi preferendo "non farsi comprendere" piuttosto che investire in questo preambolo comunicativo.

Non per tutti è così, la maggior parte delle persone semplicemente non è in grado di comprendere questo fenomeno e quindi nella loro scarsa educazione si convincono che la comunicazione sia possibile e avvenga regolarmente.

Concludendo potremmo affermare che la comunicazione gioca un ruolo fondamentale a livello esistenziale

class="ldquo">“E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e il valore che hanno per sè del mondo che egli ha dentro?class="rdquo">” Pirandello

 

comunicazione intrapsichica= pensiero?

La comunicazione ai tempi dei romani e la comunicazione oggi

Guardando varie serie tv,film e documentari sui romani ho scoperto che queste persone che ci hanno preceduto soppesavano le parole, probabilmente avevano notato quanto fosse conveniente prestare attenzione al "problema comunicazione", sapevano che se l'altro poteva fraintendeva nascevano dei problemi, anche se non era una teoria di comunicazione simile a quella dell'AB si potrebbe definire una visione compatibile eppure oggi potremmo affermare che si è regrediti, si è andati indietro, in cui ci sono persone illuse di comunicare, che parlano senza pensare, non si interessano se l'altro abbia compreso o meno, quasi come se il parlare fosse tutto un automatismo, un riflesso, quasi una compulsione.

 

Per approfondire si legga l'articolo sul dialogo e comprensione.

 

L'illusione del "ma almeno rende l'idea"

Alle persone ciò che interessa è che l'altro dica nel mondo più semplice possibile "si ho capito" così ci si può illudere di essere capiti, quando in realtà non ci si è capiti per nulla, o almeno ognuno ha capito casualmente in base a come deduce i concetti vasti. Questo rischio è meggiore con quei termini che hanno numerosi significati, cosa che da una parte è utile a chi utilizza questi termini, più un termine è ricco di significati più lo si può usare per avere questa illusione dalla propria parte.

 

Come si comunicano le proprie emozioni a livello di quantifacazione? Non si può.

APPUNTI

- quando sono le emozioni a dare significato alle cose non c'è nulla che tu possa comunicare a qualcun altro di questo significato.

- se tu ridefinisci tutto non aumenti l'incomprensione con gli altri? No perché basta che uno apre il sito e mi conoscerà in modo chiaro e coerente, mentre tu aspettandoti che una persona si basi sul tuo stesso senso comune di intedere i concetti, proprio perché questi sono poco chiari, interpretabili ti puoi solo illuderlo di conoscerlo perché le parole per il fatto che non sono univoche e non portano concetti chiari sono enormemente fraintendibili.

- l'illusione che comunque lavorando a fondo sia possibile farsi capire anche con i problemi della lingua fra sinonimi e concetti limitati, si potrebbe essere possibile ma quanto lavoro fare? Cioè stare attenti a tutte le possibile reinterpretazioni, eliminarle, guidare l'altro, non si fa prima ad accorarsi sui significati prima di usarli?

-da aggiungere l'astrusione nella teoria dell'incomunicabilità]

- qual'è il ruolo delle emozioni nella comunicazione? Emozioni e cornice emotiva. Comunicazione ed apertura emotiva.

- la comunicazione all'interno del sito:

-dizionario personale che porta all'incomunicabilità, presenza di sinonimi e di termini con tanti significati, ridefinire i termini in modo univoco in modo che possedere la stessa definzione porta alla comunicabilità

-se leggi o ascolti una frase altrui e utilli il tuo significato per quei termini che ha usato l'altro senza sapere quale significato invece intendeva lui riceverai un messaggio diverso da quello che l'altro invece manda, per questo l'AB fornisce anche tutti i significati di base per le parole più complicate

 

 -La cornice comunicativa

http://www.mindcheats.net/2011/12/una-semplice-rimedio-ai-fraintendimenti.html

 

 

[appunti la difesa contro la autocritica del proprio dizionario personale:

le persone per non investire risorse nella ridefinzione del proprio dizionario personale sviluppano credenze come "approfondire il significato delle parole è solo per usarle meglio, non è che dopo ti cambia la vita"

Dov'è l'errore di deduzione? Le persone ragionando in termine di riduzione, non comprendono la differenza fra condizione sufficiente o necessaria, quindi dicono se io faccio così la vita non mi cambia, ma il fatto è che fare così è necessario insieme ad altre variabili per comprendere il mondo, avere una visione più chiara e approfondita per far partire un cambiamento.

Quindi si illudono che non essendo sufficiente possa essere scarato, ma non si rendono conto che è necessario e va integrato con altre cose per arrivare a risultati, la frase va riscritta così:

"Approfondire il significato delle parole, organizzarle in modo corente, non solo ci aiuta ad esprimerci meglio, ma è anche una condizione necessaria per comprendere la realtà e quindi è un passo che aiuta ed è necessario per cambiare la propria esistenza"

Non comprendono che acquisire conoscenza su concetti fondamentali e complicati come possono essere l'innamoramento la saggezza non è solo un modo per usarli meglio o comunicarsi capendosi è anche acquisizione di metodi, acquisizione di conoscenza, acquisizione di componenti che hanno numerosi risvolti anche a livello esistenziale, di come faremmo le prossime scelte]

 

da aggiungere l'astrusione nella teoria dell'incomunicabilità]

 la comunicazione all'interno del sito:

dizionario personale che porta all'incomunicabilità, presenza di sinonimi e di termini con tanti significati, ridefinire i termini in modo univoco in modo che possedere la stessa definzione porta alla comunicabilità

se leggi o ascolti una frase altrui e utilli il tuo significato per quei termini che ha usato l'altro senza sapere quale significato invece intendeva lui riceverai un messaggio diverso da quello che l'altro invece manda, per questo l'AB fornisce anche tutti i significati di base per le parole più complicate

ultima modifica il: 30-11-2018 - 16:13:59
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