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- Stabilità -
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Cos'è la stabilità? Cosa si intende per stabilità psicologica?

(instabile e borderline

la differenza con la continuità, ad esempio a casa il bambino ha bisognodi continuità di sicurezza economica, affetto, etcc.)

Si definisce stabile un soggetto che una volta posto l'obiettivo ha tutti gli strumenti per vivere il percorso che lo porterà al raggiungimento dello stesso, riuscendo a superare ed affrontare tutte le difficoltà e gli ostacoli che la realtà mediamente presenta in questi percorsi.

La stabilità non va a misurare la motivazione del soggetto, ma va a misurare se il soggetto ha tutti gli strumenti psicologici necessari per resistere alla realtà, per resistere a tutti gli eventi esterni che incontrerà e che mediamente accadono a chi vive, a chi fa qualcosa.

Il termine stesso stabilità lascia intendere un qualcosa che non cade, che continua a proseguire, la stabilità va intesa come l'avere le caratteristiche per continuare a stare metaforicamente in piedi o a rialzarsi se si cade.

Ma questa stabilità esattamente cos'è? Quali sono le caratteristiche di personalità che definiscono un soggetto stabile da uno instabile?

Sono tre le caratteristiche:

- pazienza, se non si ha l'abilità di guardare al futuro e rimandare una gratificazione, difficilmente si potranno inseguire degli scopi; 

- temperanza (atarassia), il soggetto conserva la lucidità di fronte a qualsiasi emozione intensa, che potrebbe portarlo a fare azioni distruttive e/o disfunzionali per lo scopo. La temperanza è un freno, frena tutti quei comportamenti emotivi che non sono compatibili con lo scopo che ci si è posti;

resilienza, il soggetto è in grado di reagire a qualsiasi evento di crisi collegato al suo scopo, cioè riuscire a superare sia il fallimento sia la perdita di qualcosa che aveva già raggiunto. Il soggetto resiliente è pronto alla perdita e al fallimento, sa che può succedere e sa che qualsiasi cosa accada la sua vita può essere riorganizzata e vissuta. Il soggetto resiliente va avanti nonostante la crisi e la supera, con tempistiche differenti in base al caso e alla personalità. 

 

Si definisce stabile un soggetto che ha la pazienza di inseguire tutti gli obiettivi che si pone, per quanto questi possano essere lunghi nel tempo, temperante così da resistere a qualsiasi spinta emotiva che possa danneggiarlo e resiliente perchè ognuno di noi affronta delle crisi, ma non tutti sono in grado di resistere ad esse, solo alcuni riescono a reagire per ripartire.

 

 

Un soggetto stabile è colui che a prescindere dai problemi, dalle crisi, dalle variazioni umorali non si lascia buttare fuori dai binari del suo scopo di vita, del dare un significato alla sua esistenza e dal continuare a vivere in modo stabile la sua vita.

 

 

Stabilità preventiva e stabilità resistiva

Caratteristiche che favoriscono la stabilità, come la morigeratezza e la tranquillità.

 

 

Non avere questi punti rende il soggetto vulnerabile, sono elementi di fragilità, che nel momento in cui accadono potrebbero far crollare il soggetto e impedirgli di continuare ad agire per l'obiettivo che si era posto.

 

DA RIVEDERE

 

All'atto pratico la stabilità impedisce al soggetto di cedere a:

- parossismi, avverte l'impellenza di seguire le emozioni del momento, soddisfarle, a scapito del futuro;

- impulsi, ad uno specifico grado di emotività il soggetto ha una lucidità nulla e agisce per automatismi

- marasma, la qualità del pensiero decade, più si è emotivi meno

 

La stabilità va intesa come un intervento e non solo come qualcosa che "va sempre bene", come se scoppiasse un "incendio emotivo" nella nostra mente, più tempo ci sono le fiamme più sono le probabilità che avvengano danni, prima si spegne l'incendio e meglio è.

 

Il soggetto stabile è colui che fra temperanza e resilienza interviene e previene continuamente in modo che il suo futuro rimani intatto, che gli errori siano minimi, che si abbia un quantitativo di parossismi a cui si cede, impulsi a cui si vede, marasma che ci porta in errore minimi, non abbastanza da rovinarci la vita, di proseguire con il progetto.

 

 

 

 

 

BOZZA

Stabilità psicologica. Il soggetto tende a non avere crolli grazie alla resilienza ed ad un'autostima dinamica e positiva.

Stabilità emotiva. Il soggetto tende a conservare l'umore positivo, senza che eventi negativi glielo alterino frequentemente

Stabilità comportamentale. Il soggetto tende a conservare un comportamento lucido senza che impulsi o parossismi lo alterino, ma anche soggetto a manipolazioni esterne. 

 

Si parla di stabilità psicologica quella fase in cui un soggetto è immerso in un contesto di realtà a cui non è particolarmente sensibile o che riesce a fronteggiare nonostante la sensibilità  e la suscettibilità, manifestando un comportamento privo di alterazioni di comportamento.

Perché la stabilità è un concetto utile a livello esistenziale? Perché ogni persona ha un suo obiettivo di vita, se viene influenzata dall'ambiente in cui si trova e spinta a cambi comportamenti questo suo obiettivo potrebbe venire meno.

Non solo, la stabilità ci ricorda che c'è un connubio fra ambiente e personalità, la stabilità non è a priori, una persona apparentemente stabile potrebbe perdere questa stabilità immersa in un nuovo ambiente e viceversa.

Questo cosa vuol dire? Che quando vediamo qualcuno instabile

Stabilitàquel fenomeno per cui un soggetto esposto ad un dato ambiente riesce a conservare lo stesso  comportamento r intendere quel soggetto che ha una personalità in grado di contesto in grado di portarlo a poter fronteggiare, statisticamente parlando, la maggior parte degli eventi che accadono nella vita e nella società.

Questo concetto è utile perché ci fa capire che la realtà non è facile e non è tutta "rose e fiori", capitano eventi negativi continuamente con cui fare i conti, specialmente per quelle persone che non hanno investito nella costruzione di un'esistenza serena.

Una persona stabile è tale se è in grado di fronteggiare gli eventi che possono capitare senza che questi alterino in modo significativo e frequente la sua esistenza.

La stabilità ci dice che una persona ad esempio è talmente sensibile che passa gran parte della sua esistenza ad essere arrabbiata, triste o delusa dagli altri, anche se questa persona ha costruito la sua esistenza, la vive senza problemi, comunque ha un peso tutte queste emozioni e relativo comportamento, dissipando parte della sua vita a reagire agli eventi che gli accadono e che non riesce a fronteggiare.

Il concetto di instabilità si affianca a quello di disturbo, da una parte c'è una persona che non riesce a vivere la vita che desidera (disturbo) e dall'altra c'è una persona che dissipa parte o gran parte del suo tempo in comportamenti derivati da altre persone, che non riesce a fronteggiare o evitare, perdendo tempo e benessere.

Una persona instabile è una persona che cambia frequentemente umore e comportamento a causa di eventi esterni, la causa primaria è la sensibilità ma c'è anche una mancata temperanza o pazienza da parte del soggetto che non riesce a sottrarsi dall'impulso di reagire o dal parossismo a reagire.

Questo ci suggerisce i due possibili livelli di intervento, uno sullo sensibilità e uno sulla regolazione emotiva.

Una persona è stabile se una volta inserita nella società e nei contesti in cui passa più tempo non viene influenza a livello significativo come comportamento, portandola a sprecare la sua esistenza in comportamenti o emozion

 

 

 

 

 

Più il soggetto è sensibile/emotivo meno è probabile sarà stabile a livello emotivo e di conseguenza con il rischio che tutto ciò si riversi a livello comportamentale.

 

"Immaginate un pezzo di terra con una striscia sottilissima in mezzo, che separa la destra dalla sinistra. Bene, la sinistra è il campo della felicità e del buon umore, la destra invece della tristezza e del mal umore.
Io mi trovo dalla parte del buon umore, vicinissima alla striscia, ma basta veramente pochissimo per far si che passi dalla parte della tristezza, ma veramente poco! 
Per esempio, delle volte mi alzo bene, esco e basta che uno che conosco non mi saluti che divento molto triste. E delle volte mi capita anche che magari sono di buon umore, penso ad un'esame che devo dare e che è molto difficile e mi deprimo, divento triste e penso a come non riuscirò mai a passarlo; ma dopo nemmeno 2 minuti penso "Massì, lo passerò, basta studiare" e rientro nel pezzo di terra del buon umore. Non capisco se sono bipolare o cosa, o se do troppa importanza alle cose o se sono lunatica o se sono solo troppo sensibile... Sarò l'unica? Devo preoccuparmi? è un via e vai di salti dalla parte sinistra a destra e destra a sinistra, non sono stabile. Piango, poi sorrido. Sorrido e poi piango... Ormai mi hanno portata a non avere nemmeno l'umore stabile"

 

 

 

Instabilità alimentata da una percezione distorta del soggetto.

BOZZA

Qual è il collegamento fra intensità delle emozioni e stabilità?

Stabilità di cosa? Dell'umore. La sensibilità esterna porta il soggetto ad essere instanbile, cambiano le cose cambia il suo umore.

Dall'umore c'è anche il collegamento, cambia la motivazione, il modo di reagire, il modo di fare scelte, il sopportare, etc...

L'instabilità produce tante più problematiche quanto meno la persona sa gestire le emozioni intense (non è in grado di sopportare la spinta che tale emozioni produce) e quanto più è istintiva e non ha obbiettivi definiti con programmi definiti.

Riguardo al punto delle emozioni intense entra in gioco il concetto di parossismo e furore, la persona perde di lucidità con le emozioni intense e quanto più è instabile quanto più si ritroverà giornalmente ad avere queste spinte a volte anche differenti e contradditorie. Pensiamo ad una persona che in un rapporto ha questo sali e scendi, al salire potrebbe aver voglia di fare, fare scelte positive mentre se l'umore scende cambia di comportamento portando ad una serie di problemi secondari dati anche da comportamenti contraddittori, scelte che non vanno nella stessa direzione, etc.. non c'è solo il problema del "le emozioni mi hanno cambiato programma" ma anche del "le emozioni mi fanno fare cose incoerenti e non mi portano da nessuna parte".

Riguardo al secondo punto il problema è che la persona se non ha un obbiettivo o uno scopo ed è per lo più istintiva finirà nemmeno per non opporsi alla spinta data da questo unore instabile finendo per avere una esistenza frammentata, incoerente, ampliando ancor di più il problema descritto nel punto precedente.

In ambito esistenziale e psicologico si usa il termine stabilità per definire l'andamento temporale dell'umore del soggetto. Un soggetto stabile sarà una persona con variazioni umorali non particolarmente frequenti ma considerate normali, viceversa una persona che cambia umore ogni ora verrà probabilmente definita come instabile.

L'instabilità non è qualcosa di magico ma ha delle cause, gli eventi e la relativa sensibilità del soggetto lo portano a questi repentini e frequenti cambi di umore, con quello che poi comporterà a livello esistenziale.

Un caso di instabilità lo si ha nella manifestazione borderline.

Qualsiasi metodo sia teso a stabilizzare l'umore è un metodo che tenta di risolvere le cause o arginarne le conseguenze a livello emotivo, per questo a volte si parla di metodo di stabilizzazione per indicare o un metodo di coping o un metodo che vada a ristrutturare la personalità del soggetto.

DA CANCELLARE RIVEDERE

Letteralmente il termine stabile significa che non si muove e quindi che non cambia,  come può questo concetto avere a che fare con l'esistenza e la natura umana che implica il cambiamento in un modo inevitabile?

Nulla infatti questo termine è stato ripreso in ambito clinico per evidenziare come alcuni soggetti presentino un cambiamento ripentino di comportamento il quale a sua volta potrebbe essere la causa di sofferenza o perfino disturbo.

Il problema di questa definizione è come stabilire quando questi cambiamenti non sono più normali? Quando sono accettabili? Quando sono un problema? 

Pensate ad una persona che nonostante abbia cambiamenti repentini comunque trova una serie di persone che la accettano o comunque la sopportano e questa grossomodo porti avanti una vita soddisfacente, come definire questa persona, stabile o instabile?

L'AB non segue la visione psichiatrica dove si fissano arbitrariamente dei paletti da quali etichettare o meno un disturbo, quindi la domanda resta, quando una persona si può definire instabile? Quando stabile?

Per l'AB si definisce stabile qualsiasi persona non abbia particolari problemi con le sue fasi di cambiamento viceversa si definisce instabile una pesona i cui cambiamenti repentini sono la causa di problemi sociali o personali.

Sarà instabile la persona che affermerà di non riuscire a trovare persone che riescano a sopportarla per i suoi continui sbalzi d'umore e restando sola soffre, sarà instabile una persona che affermerà di non accettare più questi suoi continui cambi di pensiero o di umore perché non riesce a portare avanti qualcosa in modo continuativo, etc..

 

bbiettivi posti dal soggetto.

La stabilità è quindi qualcosa che si può evidenziare nel momento presente senza poter predire cosa succederà al futuro cioè il soggetto può dire "attualmente sono stabile e quindi sono efficace nel raggiungere il mio obbiettivo ma non so cosa accadrà nel futuro" viceversa il soggetto potrà dire "questa instabilità mi sta impedendo o mi ha impedito di raggiungere il mio obbiettivo".

 

Nel linguaggio comune il termine stabilità tende a portare a fraintendimento a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- stabilità come sinonimo di certezza, ad esempio "ho raggiunto la stabilità econimica" nel momento in cui la persona raggiunge una soglia secondo la quale crede e sente di avere determinate certezze, oppure "il mio lavoro è stabile" perché ha la certezza che sia a tempo indeterminato;

- stabilità come sinonimo di costanza, ad esempio trovandolo in affermazioni quali "la mia vita è stabile" o "il mio lavoro è stabile" indicando la mancanza di cambiamenti, cosa che può essere percepita come cosa negativa o positiva a seconda di come la persona veda il cambiamento, come se la cosa andasse avanti senza cambiamenti;

- stabilità per intendere il cambiamento di fase dell'umore, ovvero si analizza il tono dell'umore (positivo o negativo) e in base alla frequenza con cui cambia e su quale tone spazia si definisce stabile o instabile.

 

Si definisce instabile una persona che nella sua attuale condizione desidera una stabilità che non ha in uno o più settori.

 DA CANCELLARE

 L'AB sceglie di ridefinire la stabilità sulla base esclusiva del terzo significato per identificare la differenza di comportamento fra una persona che ha un umore stabile e una persona che invece ha sbalzi di umore.

Perché l'analisi dell'umore è utile? Perché l'umore a determinati livelli di intensità inizia ad influenzare il comportamento e perché l'umore stesso, se particolarmente instabile, potrebbe iniziare ad essere fonte di dastidio per il soggeto stesso che non accetta questo suo continuo scombussolamento interno.

I casi più estremi di instabilità umorale generano persone che nell'arco della giornata passano da "comportamenti dolci" a "comportamenti irritabili" a "comportamenti maniacale" etc.. senza che un esterno riesca nemmeno a capirne la logica per quanto questi cambiamenti avvengoni in fretta.

 

L'instabilità umorale può essere percepita in due modi diversi:

- uno che si chiama "fase si e fase no", dove la persona preferisce un particolare stato emotivo e quando ci si ritrova afferma di essere in fase si, dove c'è un umore che gradisce e uno che non gradisce. Di solito queste persone si definiscono emotive ma preferiscono solo le emozioni positive (fase si) e non quelle negative (fase no);

- uno invece che si chiama "anti sentimetalista", sono persone che iniziano a rendersi conto che quanto più si ricercano emozioni positive intense quanto più sono condannate ad essere insstabili e per questo ricercano qualcosa di meno intenso ma più gestibile e stabile. 

Questo cosa vuol dire che nel primo caso c'è un soggetto che lotta contro i mulini a vento perché quello che ricerca non è possibile è una persona che intende eliminare la sua instabilità umorale tentando di controllare la fase no e auspicando ad una utopisitica "perenne fase si data da intense emozioni positive" mentre nel secondo caso c'è una persona che si è resa conta che diminuire l'intensità emotiva è l'unica mossa possibile per arrivare ad una stabilità umora e poter avere un umore più stabile.

Perché è impossibile avere uno stato umorale perennemente positivo ed elevato? Perché le tecniche e i mezzi che si usano per provare elevate emozioni sono l'aspettativa, il dipendere da qualcuno o il prendersi degli enormi rischi sono statisticamente dei mezzi che falliscono più di quanto riescano ad essere efficaci ed è per questo che l'umore schizza fra alti e bassi, perché sale su una roulette e a seconda della vincita o perdita cavalca su un umore "impazzito".

L'anti sentimentalista invece cestina questi metodi rinunciando ai picchi emotivi e cercando una stabilità nel mezzo, una stabilità positiva ottenuta con metodi che hanno rischi di fallimento minimi, che mettono a rischio l'emotività con una percentuale prossima allo zero generando eventi così sporadici che comunque non avranno alcun peso. 

 

Per convenienza si definisce instabile una persona, in cui preso un periodo di riferimento, ci si rende conto che in questo lasso di tempo c'è stato almeno ogni giorno un'oscillazione fra umore alto (condito prevalentemente da emozioni positive) e un umore basso (condito prevalentemente di emozioni negative).

Anche se è probabile che persone che abbiamo questa particolare sensibilità non si limitano a cambiare umore una sola volta al giorno.

L'instabilità umorale non è magia e non è qualcosa di chimico ma è la conseguenza di uno stile esistenziale in cui il soggetto per disadattamento o sentimentalismo si mette in una situazione in cui è egli stesso l'artefice di questo sali scendi emotivo.

Prendiamo come già detto l'esempio della dipendenza emotiva o del sentimentalismo, è la persona che ha fatto delle scelte e si è messo in una posizione in cui l'esterno gli scombussola l'umore e di conseguenza ritrovarsi a contatto con cose o persone che variando gli variano l'umore.

In generale abbiamo il profilo di una persona passiva che proprio perché si mette lì nei confronti dell'esterno in base a come questo si comporta il soggetto "o sta bene o sta male" e nel caso si andassero anche a toccare punti dove il soggetto è sensibile ecco che i picchi sia positivi che negativi si accentuerebbero ulteriormente.

Sono soggetti privisi di autosufficienza, privi di intraprendenza che non hanno costruito un'esistenza intorno al "desidero questo, mi prendo questo, costruisco questo e sono appagato" ma intorno al "io desidero, io mi aspetto, ma intorno a me è pieno di persone di merda che mi fanno passare continuamente dall'inferno al paradiso".

 

 

 

Quanto più le emozioni in gioco sono intense e quanto più la persona si è predisposta ad un profilo passivo nei confronti dell'esterno quanto più la persona soffrirà per questa instabilità rendendosi conto che ha degli sbalzi di umore eccessivi o eccessivamente frequenti aumentando la probabilità di disturbo. 

 

 APPUNTI:

Avere problemi con l'umore senza essere instabili, l'Instabilità crea un problema specifico dato dal fatto che la persona viene influenzata in maniera opposta, avere un problema con l'umore vuol dire che la persona non accetta questa influenza.

cambiare il significato sull'umore implica che i metodi stabilizzanti così come sono intesi nel sito vengano meno. Ora metodo stabilizzante vuol dire che la persona interviene su ciò che più le altera l'umore, riuscendo a spegnere le emozioni più scomode e che genererebbero l'instabilità umorale e di conseguenza comportamentale.

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DA RIVEDERE

 

 

In tutti i significati notiamo che l'uso che se si fa di stabilità è strettamente correlato a quello di certezza anche nel terzo dove la persona è come se volesse indicare "se fino ad ora è andato avanti probabilmente continuerà a farlo" vedendo la durata come un segno che la cosa duri ancora, stabilità usata come sinonimo di certezza e garanzia.

L'AB sceglie di ridefinire questo termine per affiancarlo a quello di equilibrio e usarlo come aggettivo per descrivere un particolare stato dell'esistenza, un'esistenza stabile sotto il profilo della continuità operativa, ovvero essere in grado di continuare a svolgere i propri programmi esistenziali, i propri investimenti, la propria routine senza intoppi.

Si definisce equilibrata una persona che ha diverse opzioni nella sua realtà quotidiana in cui investire per trovare piacere così non dipendere da niente ma avere sempre alternative con cui variare sopratutto nel caso in cui qualcosa o qualcuno venga meno, uno stato positivo; con la stabilità si va a descrivere invece la componente mentale dell'assenza di elementi che potrebbero portare la persona a non essere più in grado di svolgere la sua esistenza perché costretta prima a risolvere questi problemi che percepisce come impellenti e non procrastinabili, più che di persona stabile conviene parlare di periodo di stabilità dove le giornate trascorrono senza intoppi e senza niente che possa destabilizzare.

Con l'equilibrio si guarda alla persona sotto il profilo delle alternative, delle passioni, dei piaceri, di tutto ciò che la motiva,quanto più una persona è ricca in tutto questo quanto più risulterà equilibrata, con la stabilità si guarda al profilo psicologico, all'assenza di tutti quegli elementi che potrebbero portare la persona a bloccare momentanaemente la sua esistenza e dire "prima risolvo questo perché non potrei andare avanti così", mettendo in chiaro che essere equilibrati non è tutto, avere un'esistenza piena e ricca di alternative ma avere poi dei problemi (che fra poco analizzeremo) potrebbe significare avere tutto ma non aver modo di goderselo.

 

Per comprendere cosa sia la stabilità potremmo fare due esempi, immaginate la vostra giornata che sebbene possa anche essere stata pesante si svolge grosso modo come sempre, grosso modo come si era pianificata, in questa giornata siete rimasti "stabili" e non c'è stato nulla che vi abbia deconcentrato e messo in difficoltà al punto da lasciare le attività che stavate svolgendo. Immaginate invece che un giorno mentre state svolgendo il vostro lavoro vi arrivi una notizia come quella che state per morire di tumore o che una persona a voi cara è morta, sarebbe difficile in quel momento continuare a svolgere le attività perché quell'evento ha prodotto un nuovo stato interiore, come ad esempio un risentimento così intenso "non accetto questa cosa" che tutte le attività che prima stavate facendo come una priorità anche piacevole per la vostra giornata di colpo diventano secondarie e superflue, perché la personalità non è in grado di andare avanti se prima non trova un modo di arginare l'effetto che questa notizia sta avendo sulla sua psiche.

E' in quel preciso momento che scatta la fase di destabilizzazione, la persona è stata costretta a lasciare le sue attività perché c'è qualcosa di  così "sconvolgente" che ha acquisito la priorità, la persona inizia a pensarci e ripensarci (fenomeno chiamato nel linguaggio comune rimuginazione), ad agire anche per tentare di superare questa fase.

L'evento morte è un caso abbastanza estremo ma rende l'idea, la destabilizzazione potrebbe avvenire anche per qualcosa di più comune e meno estremo come una credenza improvvisa che vi balena in mente o una particolare emozione, un evento, etc..

Tutte le cause di destabilizzazione possono essere raggruppate in due gruppi:

- dissonanze, nella mente si formano idee e pensieri che fra loro non possono coesistere;

- risentimento, c'è un evento che non si accetta.

 

Affinché si tratti di destabilizzazione è necessario che la persona nel momento in cui accada un evento di questi si ritrovi anche nella trasformare in priorità il risolvere questo nuovo stato negativo piuttosto che continuare a svolgere quello che faceva nelle sue giornate.

Questo vuol dire che una persona destabilizzata non è una persona che ha perso di motivazione e sta buttata su un divano o su un letto a non fare nulla, una persona destabilizzata è una persona che smette di fare tutto quello che faceva prima per tentare di trovare una soluzione, una persona che si "scervella e rimugina" continuamente per uscirne.

Questo fenomeno è estremamente diffuso e chiamarlo destabilizzazione risolve quel problema comunicativo per cui secondo la psichiatria e psicoterapia ogni cosa sarebbe diventa disturbo e non disturbo allo stesso tempo, disturbo perché la persona si riconosceva in quelle caratteristiche, non disturbo perché avendolo da poco si ritrovava di fronte ad una regoletta temporale come "affinché si tratti di disturbo è necessario che il decorso sia almeno di sei mesi" lasciando la persona confusa e spingendo la massa a boicottare questo sistema piuttosto che utilizzarlo come uno strumento utile.

Chiamare questi momenti fasi di destabilizzazione risolvere il problema comunicativo alla radice, individuandolo come una tappa che poi potrebbe portare al disturbo (si legga disturbo per approfondire); in questo modo una persona quando ha problemi con la sua quotidianità per una di queste causa può subito dire a stessa o comunicare che è destabilizzata, poi nel caso tutto questo peggiori ed evola e vada avanti si potrà iniziare a considerare la possibilità di un disturbo.

 

Quello che nel linguaggio comune viene chiamato come rimuginazione è in realtà un tentativo di elaborare e superare la situazione fallito, rimuginazione implica che la persona nonostante investa per risolvere le problematiche psichiche questi suo investimenti siano inefficaci o peggiorativi, ma l'intento della persona non è quello di rimuginare ma quello di elaborare la situazione di superarla, che poi il tutto si trasformi in rimuginazione è un effetto secondario ed indesiderato dato dal fatto che la persona non ha strumenti adeguati per farlo (se tutti quanti li avessero le figure del terapeuta sarebbero superflue).

Quindi quando si tratta di destabilizzazione quello che le persone fanno è un tentativo di elaborare la situazione, alcune persone ci riescono e quindi tornano in uno stato di stabilità, altre invece finiscono in un ciclo rimuginativo, "rimuginano rimuginano ma non ottengono miglioramenti ed in alcuni casi perfino peggioramenti" portando avanti la fase di destabilizzazione avanti nel tempo

La destabilizzazione può anche scomparire da sola facilitata da meccanismi inconsci di rimozione dove ad esempio la persona letteralmente dimentica e rimuove un ricordo scomodo senza che se ne accorga, ricordo che era alla base della destabilizzazione, ma può scomparire anche se casualmente la situazione si risolvere da sola, pensate ad una persona che è destabilizzata da un fattore esterno, ad un determinato punto questo fattore scompare da solo, eliminato l'origine del problema eliminata la destabilizzazione.

 

Quando c'è qualcosa di inconscio che destabilizza cosa accade?

APPUNTI:

 

quello che Fritz Heider chiama Self-Serving Biases (Heider, 1958), detto anche bias Al servizio del sé.

- il sentirsi stupidi tentando di mantenere la stabilità a causa di sensazioni inconscie ritenute errate o non valide ma che comunque rimangono attive.

- la stabilità ci ricorda che una persona può avere anche tanti problemi e non avere alcuna dissonanza e avere comunque il tempo di seguire il suo programma esistenziale (anche se potrebbero creare sofferenza), mentre ci potrebbe essere una persona con un solo problema con una sola dissonanza che la destabilizza che arriva ad occupargli tanto spazio nella sua giornata, non è la quantità ma l'effetto che innesca nella nostra mente.

- la destabilizzazione non ha nulla a che fare con la sofferenza, è un concetto diverso.

- elencare metodi stabilizzanti, arroganza come metodo stabilizzante, o quello di perdere tempo per poi dare la colpa al fatto che non ci sia abbastanza tempo.

 

 

 

 

 

 

 

ultima modifica il: 20-06-2019 - 14:16:28
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