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(il test della mattina

cos'è la forza di volontà? L'intervento della coscienza per produrre una volontà laddove non si presenta per abitudine o pensieri automatici

collegare con eccitazione

collegare con volizione)

Cos'è la motivazione?

 

Con il termine motivazione si definisce tutto ciò che una persona prova in termini di emozioni e che spinge all'azione. Ogni volta che fate o state per fare un'azione cercate di scrutarvi dentro e noterete che il motore di quell'azione è un'emozione, non necessariamente positiva.

Ad esempio un bambino potrebbe studiare perché ha paura della punizione, delle conseguenze del genitore o dell'insegnante, il suo motore è stato "studio così non mi sgridano o non c'è un brutto voto" oppure lo stesso bambino potrebbe studiare perché ha saputo dal genitore che se prende un buono vuoto riceverà in regalo ciò che vuole, il motore di questa azione è il pensiero di avere in cambio un giocattolo che gli piace molto.

Dietro ogni azione c'è una spinta  emotiva, che produce il fenomeno dell'eccitazione, da qui il termine "motiv azione" al punto che si potrebbe perfino parlare di emotore, cioè l'emozione vista come il motore dell'azione.

La questione è semplice, un soggetto prova delle emozioni che lo eccitano, cioè lo spingono a porre attenzione verso quell'oggetto esterno che produce quelle emozioni e le alimenta, quando ci chiediamo "perché" un soggetto ha agito in un dato modo, stiamo cercando delle motivazioni le quali ci dicono cosa ha eccitato il soggetto e di conseguenza lo ha spinto a cercare soddisfazione.

Motivazione ed eccitazione sono due lati della stessa medaglia, la motivazione è la concettualizzazione di un fenomeno emotivo che accade continuamente, è l'essere umano che cerca di spiegare e descrivere la vita stessa che si fonda su emozioni ed eccitazione.

Parlare di eccitazione e motivazione equivale a dire la stessa cosa, ricordando che l'eccitazione è il fenomeno in sé e la motivazione è la descrizione conscia dello stesso, si tenga a mente questo durante la lettura dell'articolo.

Non sempre la motivazione è lineare, a volte una persona potrebbe provare emozioni conflittuali in cui un'emozione spinge all'azione e un'altra all'inazione, la paura ad esempio spinge un soggetto a non agire, ad essere inibito. Pensate alla voglia di conoscere una persona, la spinta ad avvicinarvi, ma poi anche la paura del rifiuto e di fare una brutta figura.

Il concetto di conflitto interno verrà approfondito in seguito.

La motivazione è un concetto di base dell'essere vivente, un'assioma imprescindibile che aiuta a spiegare tutto il comportamento umano e i problemi che una persona ha nell'agire fra inibizione e assenza di motivazione.

Arrivati a questo punto è necessario chiarire che l'emozione non nasce dal nulla, non è qualcosa di magico che spunta all'improvviso, ma è qualcosa che nasce a seguito di una percezione conscia o inconscia del soggetto e mentre lato inconscio possiamo fare poco, scopriamo che il modo in cui consciamente ci spieghiamo e rappresentiamo gli eventi esterni gioca un ruolo cruciale.

Se a questo ci aggiungiamo il fatto che solo un soggetto che crede di poter fare qualcosa trasforma quella motivazione in azione scopriamo che dietro ogni motivazione, sopratutto lato conscio, ci sono le credenze a farla da padrone, prevalentemente due tipologie: 

- credo che ciò che andrò a fare sarà collegato alle emozioni positive che voglio raggiungere o negative che voglio eliminare;

- credo che ciò che andrò a fare io posso farlo, il soggetto credere che con le sue azioni raggiungerà l'obiettivo, che sia in grado di farlo.

 

Questi due punti sono fondamentali per spiegare cosa accada quando l'azione richieda una presa di coscienza, una scelta, un investimento.  

Facciamo degli esempi per capire, se assaggio un gelato e provo piacere acquisisco la credenza che il gelato mi piace, quindi questa emozione mi motiverà ad uscire fuori di casa per mangiarlo. Immaginiamo invece uno studente che sta scegliendo il corso di laurea, non ha mai assaggiato cosa vuol dire essere laureato, può solo presumere cosa si provi, fare dei percorsi mentali che lo possono portare a credere che laurearsi sia necessario per lavorare, che sia piacevole essere laureato per il riconoscimento, fino a quando il soggetto crede questo allora avrà un'attivazione emotiva che lo spingerà, ma se non trova delle emozioni ecco che non sarà più motivato, stesso discorso se durante il percorso che fa cambia idea, cambia pensiero acquisendone uno che non gli trasmette più nulla, che non lo motiva più.

Oppure pensiamo all'esempio del bambino che studia perché il genitore gli ha promesso un regalo, immaginate che il genitore non gli faccia il regalo, cosa scopriamo? Che il bambino comunque ha studiato perché credeva di riceverlo, anche se ora il bambino non si fiderà più, comunque la sua motivazione nasceva dal fatto che percepiva il regalo come se lo avesse già ricevuto, credeva di riceverlo.

Questo fenomeno in cui si anticipano le emozioni in un viaggio a lungo termine viene definito come anticipazione emotiva (anche trasporto emotivo?).

Il fatto che la percezione sia collegata alla motivazione ha generato quella che ad oggi si potrebbe definire come la "bolla della motivazione" e consiste nel modificare la percezione del soggetto portandolo, anche in modo ingannevole, a fare tutta una serie di pensieri che lo motivano ma senza però generare tutti quei cambiamenti necessari e duraturi affinché questa motivazione produca frutti e sia durevole nel soggetto.

Facciamo un esempio su questo punto, immaginiamo una persona che a causa delle sue convinzioni distorte ha sviluppato una bassa autostima e quindi crede che non possa fare nulla, arriva una persona che gli cambia questa credenza, lo convince che può farcela. Il soggetto in preda a questa nuova visione si butta, inizia a fare ma ottiene diversi fallimenti che lo riportano alla condizione precedente con maggiori convinzioni disfunzionali di autostima negativa.

La motivazione, specialmente per progetti da cui non si può ottenere un'immediata soddisfazione, trova terreno fertile quando il soggetto possiede abilità specifiche quali ottimismo, pazienza e un'autostima dinamica.

Sono concetti fondamentali senza i quali difficilmente si riuscirà a motivarsi in progetti a lungo periodo o in situazioni dove non si ha uno specifico tornaconto.

Tornando alla motivazione scopriamo che ogni soggetto è motivato se la sua percezione è in grado di suscitargli un'emozione, dalla quale poi troverà l'energia e l'avoglia di agire per soddisfarla.

 

Cosa succede quando la percezione della situazione non produce alcuna emozione? Il soggetto potrebbe produrre una motivazione surrogato, regola la motivazione cambiando la percezione, ad esempio se la pone in modo sfidante, si concentra sulle conseguenze negative, si autoingannaetc..

 

 

A livello emotivo la motivazione si può suddividere in:

 

- dovere, liberarsi in anticipo di un bisogno futuro. Il soggetto agisce o non agisce per prevenire un'emozione negativa futura, si basa sulle conseguenze negative;

- bisogno, liberarsi da un dolore che prova nel presente. L'azione è spinta dall'eliminare emozioni negative che già si provano;

- piacere, il soggetto è spinto dal piacere collegato all'azione, agisce e ha piacere e per questo continua;

- desiderio, arrivare ad un piacere futuro. Il soggetto è spinto dal piacere collegato alle conseguenze di ciò che sta per fare, riesce ad anticiparle.

 

 

 

 

Sono due gli errori che si commettono frequentemente sulla motivazione:

- il primo è di pensare che questa possa essere regolata a piacimento, la forza di volontà esiste ma non è facile come si può pensare, di solito le persone che hanno una motivazione sufficiente in qualcosa nemmeno riescono a comprendere un punto di vista esterno dove non c'è quella stessa motivazione. Pensano che tutti siano motivati come loro e quindi faticano a capire cosa succeda;

- il secondo è quello di non comprendere che se una persona non agisce non necessariamente ha poca/nulla motivazione, potrebbe averne un'altra contraria che coesiste e spinge a non agire, producendo un fenomeno inibitorio.

 

 

 

 

Analizziamo le forme di motivazione più comuni al punto che sono stati definiti termini specifici:

- demotivazone, definisce il fenomeno in cui un soggetto inzialmente motiva si rende conto che aveva preso un abbaglio percettivo, le cose non erano come pensava o cambia e lo stesso stimolo non suscita più alcuna emozione motivante;

- fremere, evidenzia il fenomeno in cui il soggetto motivato, quando non può agire per diversi motivi, manifesta all'esterno la sua voglia di fare;

- esaltazione.

- abulia, quando il soggetto non è in grado di fissare un obiettivo, solitamente conseguenza dello stato di accidia o traumi emotivi;

- apatia, evidenzia l'assenza di passioni vissuta in modo negativo dal soggetto, che vorrebbe in quel momento invece avere emozioni intense;

- pigrizia, evidenzia il fenomeno in cui si è fissato un obbiettivo (noi o un esterno) ma non c'è motivazione sufficiente per vincere la percezione della spesa e dell'eventuale stato negativo durante il percorso, il cosìdetto "non ne vale la pena". Il soggetto pigro è colui che ha una motivazione insufficiente nel contesto che gli impedisce di poter dire "ne vale la pena!";

- indolenza, evidenzia il fenomeno in cui i doveri sono così scarsi da essere insufficienti, il pigro è colui che non prova abbastanza piacere per spingerlo all'azione, il desiderio è insufficiente, nell'indolente è il bisogno/dovere ad essere insufficiente;

- akrasia, definisce quel tipico fenomeno in cui un soggetto inizia un'attività ma poi l'abbandona. Cosa succede? La motivazione iniziale c'è ma il soggetto produce tutta una serie di errori che gli impediscono di avere dei piccoli risultati immediati che lo continuano a motivare. L'akrasia è una conseguenza naturale e umana che si manifesta ogniqualvolta il soggetto inizia un progetto sul lungo periodo senza che consideri il "ritorno nel presente". Almeno che il soggetto non è abilissimo nell'anticipazione o ha una volontà infinita, senza dei piccoli feedback positivi, senza dei piccoli ritorni finirà per perdere motvazione, per credere che non sia possibile, etc.. fino a quando non smetterà di agire. L'akrasia tecnicamente parlando ha due cause, il soggetto sta agendo correttamente, il progetto si crea ma non ha considerato un piccolo ritorno immediato motivazione. Il soggetto è talmente inefficace, fa delle azioni che non costruiscono nulla e vedendo questo fallimento si arrende;

- velleità, simile alla pigrizia, c'è un obiettivo fissato (a prescindere da esterno o interno) in cui virtualmente il soggetto ha la motivazione per raggiungerlo  ma non è in grado di percepire e anticipare l'utile e la gratifazione per motivarsi. La velleità si manifesta in quei soggetti che nonostante hanno dei sogni, non riescono da soli a motivarsi e anticiparli, a fare il collegamento con il piacere futuro che possono avere e quindi non hanno motivazione. Se queste persone potessero fare un salto nel futuro o immergersi nel corpo di un altra persona che vive già quelle emozioni allora troverebbero la motivazione, ma senza quell'assaggio, senza un aiuto non ce la fanno e non partono. Mentre nell'akrasia il soggetto parte ma poi si ferma nella velleità non parte proprio, il classico "l'anno prossimo mi metterò a dieta" mentre lo dice ci crede anche ma questa dieta non inizierà mai.

- alacrità, ;

- solerzia, ; 

- entusiasmo, definisce l'umore di chi è motivato, come appare all'esterno, cosa tende a fare, come questo stato influenzi il suo comportamento anche in ciò che non è strettamente collegato all'attività in questione;

- persuasione, la motivazione che nasce solo dal desiderio e dal piacere, solitamente prodotta dall'esterno con un aiuto in termine di ricompensa o di migliormento della percezione;

- tenacia

- perseveranza, la motivazione che nasce solo da emozioni negative, dal bisogno e dal dovere;

- lena, la motivazione che nasce dal fatto che il soggetto crea dei bisogni e dei doveri che lo spingano in una data direzione, una perseveranza strategica autoindotta. Il soggetto crea della motivazione, su base prevalentemente negativa, che altrimenti non ci sarebbe; 

- diligente, termine utile perché descrive la motivazione nel tempo, analizza la costanza descrivendo una costanza di qualità;

- negligente, il contrario della diligenza, il soggetto ha una motivazione scostante e/o una motivazione insufficiente a coprire pienamente l'obiettivo da raggiungere. Il comportmaento diventa insufficiente al raggiungimento pieno dell'obiettivo anche se la persona manifesta una sua costanza. Ad esempio è negligente lo stutende che studia solo prima delle interrogazioni, c'è una costanza di fondo ma questa è insufficiente e viene fuori al momento in cui si analizza la sua preparazione;

- indefesso, evidenzia la motivazione piena, uno studente indefesso è uno studente che in sua giornata di studio non trascura nulla, impara tutto in modo completo. Questo fenomeno è alla base della diligenza;

-  perfuntorio, evidenzia il fenomeno in cui la motivazione, di solito negativa, si basa prevalentemente sul bisogno e il soggetto appena smette di avvertire quel bisogno si ferma. Ad esempio lo studente che studia solo per paura del genitore, quindi fa 30 minuti contati che sono stabiliti per non essere punito. Ciò che si evince è che non c'è minimamente l'obbiettivo commisurato all'apprendimento, al futuro del bambino. Ogni volta che qualcuno non vede l'ora di finire per liberarsi di un bisogno, di un dovere, di un'emozione negativa si sta predisponendo ad un fenomeno per cui ciò che farà potrebbe essere non sufficiente o comunque non essere equiparato ad un prodotto fatto per piacere, per voglia di fare, come obiettivo chiaro in mente. Il perfuntorio oscilla fra qualcosa fatta male e a metà fino ad arrivare a qualcosa che anche se sufficiente comunque non è il top, fatta "tanto per" e non per obiettivo fissato. Una condotta perfuntoria è alla base della negligenza;

pervicacia, la motivazione che nasce dalla voglia di vincere e basta, orgoglio. Tutta la motivazione che ruota intorno alle emozioni di dominio e orgoglio. Evidenzia il fenomeno della motivazione che nasce dalla pulsione più bassa e profonda, quella del dominio. L'immagine della pervicacia è quella del guerriero che in battaglia urla, si dimena e manifesta in modo chiaro sul volto le emozioni di chi vuole distruggere e dominare sul nemico. L'immagine della pervicacia è nitida quando il generale incoraggia il suo battaglione ricordandogli che è il più forte, di quanta gloria e ricchezze otterrà con la vittoria, facendo leva sugli istinti più bassi e predatori dei condottieri che si lancieranno alla battaglia fra grida e urla. La pervicacia dell'atleta che urla e si dimena mentre affronta l'avversario e cerca di dominarlo. La pervicacia si manifesta in un comportamento tipico definito "grinta", che ci ricorda e descrive quel grido di dominio misto a piacere e dolore, di chi da il massimo pure di dominare e godere del dominio.  La pervicacia nasce dalla base dell'orgoglio, nel pensare di essere sconfitti o di poter vincere, trova la sua motivazione nel dominare e non essere dominati, con manifestazioni più o meno eclatanti, non necessariamente la pervicacia si manifesta con la grinta e lo sguardo tipico di chi vuole distruggere un nemico;

- oblomovismo, descrive quel particolare fenomeno in cui una persona mossa all'azione prevalentemente dal bisogno e dai doveri, precipita nell'indolenza quando questi vengono meno, aggiungendoci un'esistenza vuota il soggetto finisce in uno stato simile a quello depressivo, dove in realtà è stato svuotato di motivazioni negative, che la sua esistenza era comunque priva di senso. Fenomeno ad oggi sempre più diffuso perché oggi le persone hanno più tempo per riflettere sulla loro condizione.

 

Oscillazione fra indolenza e perfuntorio, il pendolo di chi vive per dovere scarsi, dove a volte questi lo spingono all'azione facendo il minimo indispensaibile e a volte sono 

 

 

TEst

 

Quali potrebbe essere le cause in cui ci si fissa un obiettivo e non lo si riesce a fare? Pigrizia, che nasce da errori del soggetto nell'aver pensato di essere motivato a sufficienza quando in realtà non lo era.

 

Come si definisce il fenomeno in cui c'è uin entusiasmo e motivazione iniziale e poi svanisce nel breve/medio termine? Demotivazione, che nasce probabilmente dal fare i conti con la realtà, rendersi conto che quell'attività non è così piacevole come si era pensato o che si è cambiati nel mentre e quella stessa cosa non suscita più emozioni motivanti.

 

 

Ma le motivazioni possono essere più complesse e anche andare in contrasto fra loro, argomento che verrà approfondito nel corso dell'articolo.

 

 

Un'esistenza lassista, quando tutto ciò che muove il soggetto viene vissuto in questo modo

"Qualsiasi cosa faccio,non vedo l'ora di finirla.
Uscire,lavorare,qualsiasi attività casalinga e fuori.Alcune cose le faccio proprio guardando l'orologio
A pensarci, è fuori dalla cosa solo il dormire.Perfino la doccia mi rompe e mi sbrigo.Sto in internet compulsivamente ma non mi soffermo,se leggo un articolo deve essere breve o lo chiudo.No capirò mai quelli che hanno "le passioni"e si soffermano.Io scappo via da ogni cosa. "

 

La motivazione per qualcosa che accade nel futuro:

- motivazione realista, il soggetto fin da subito analizza presente e futuro, pro e contro;

- motivazione concentrata sul futuro, il soggetto si concentra solo sull'obbiettivo e non pensa alla spesa o sofferenza da affrontare. Numerose probabilità di iniziare ma non è detto che il soggetto sarà costante una volta che si renderà conto della spesa;

- motivazione concentrata sul presente, il soggetto si concentra solo o maggiormente sul presente e sullo sforzo da fare per raggiungerla, questo diminuisce la motivazione e diminuisce le probabilità di agire. Da qui il consiglio di "agisci e basta".

 

La migliore statisticamente, specialmente per una persona che ha una percezione chiara della realtà, è la seconda in quanto il soggetto inizia ad agire e anche se rischia di spendere risorse comunque inizia qualcosa che potrebbe portare a termine e che con una visione realista (distorta) o concentrata sul presente potrebbe non iniziare nemmeno.

Considerando invece una persona che non commette errori la migliore è la prima.

A cosa pensi prima di iniziare una cosa a lungo termine? Su cosa ti focalizzi?

 

Strategie di motivazione:

- iniziarla anche solo per 5 minuti, così da fare l'esperimento e poi se piace si continua senza affidarsi all'intuito o alla presunzione di sapere come sarà;

- iniziarla così da usare l'avversione alla perdita per motivarsi, il soggetto non accetta di aver agito a vuoto, iniziato qualcosa ed essersi fermato.

 

 

La scala della motivazione:

- avolizione, motivazione zero, No azione

- pigrizia, motivazione insufficiente per agire, No azione

- perfuntorio, motivazione scarsa, il soggetto fa cose fatte male o lasciate a metà, tipica del dovere scarso

- alacre/solerte, il soggetto ha la motivazione piena per compiere un'azione efficace, tipica dell'alacre e del solerte

 

Diversa dalla scala della costanza

FINO A QUI

quando la motivazione supera la sofferenza, si parla di grinta, il soggetto agisce nonostante la sofferenza manifesta, che traspare, tipo gli ultimi cento metri in una corsa nonostante il dolore ad una caviglia

analisi della motivazione, osservare quali erano le motivazioni a inizio dell'azione, quali sono quelle attuali, comprendere quali sono le motivazioni in gioco, come son cambiate, se ci sono errori di percezioni in ciò che ha motivato o demotivato, etc..

quando le persone da esterne percepiscono in modo distorto la situazione motivazione del soggetto, scambiando ad esempio una fase di accidia per pigrizia o apatia. Errori che nascono da una mentalizzazione errata e per lo più egocentrica.

conflitto di motivazione e resistenza alla frustrazione, il primo ci fa comprendere come una persona che non agisce non necessariamente è pigra ma potrebbe avere un conflitto interno dove anche se ha una spinta all'azione ne ha una intensa a non agire

motivazione e confort zone, il soggetto si rend econto che è facile agire laddove mancano motivazioni negative e conflittuali, diventa difficile invece dove ci sono motivazioni alla non azioni, paura, etc..)

Con il concetto di motivazione si risponde alla domanda sul perché le persone agiscano, il motivo che spinge le persone all'azione spiega perché esista la vita fatta di dinamismo e non di immobilismo, porsi queste domande vuol dire scoprire a livello specifico perché le persone agiscono, cosa le muove.

Quando si parla di motivazione ci si sta chiedendo "cosa sta spingendo una persona a fare quella cosa? Perché la sta facendo?" e la risposta la troviamo nel desiderio o un bisogno, cioè le persone agiscono o per raggiungere il piacere o per allontanare il dispiacere.

Tutta la motivazione umana e vivente esiste in funzione di due gruppi di emozione, emozioni che poi a livello specifico hanno numerose sfumature e si manifestano nella loro unicità motivazionale, se così si può definire.

La motivazione analizza il momento presente, cioè ci si chiede "perché ora la persona sta agendo" ma questo non toglie che la persona possa essere costante nel tempo, cioè rimanere motivata dallo stesso motivo o altri motivi, oppure avere fasi di demotivazione o perdere completamente la motivazione, fenomeno che viene definito costanza.

Per ogni azione c'è una motivazione e un interesse, in alcuni casi il ritorno è presente ma in altri casi la persona tramite l'anticipazione agisce per obbiettivi futuri che comunque gli producno emozioni fin dal presente altrimenti non agirebbero.

In sintesi la motivazione non esiste solo in base a ciò che si può avere immediatamente ma anche in base a emozioni che nascono sulla base di eventi futuri.

La motivazione ha diverse sfumature di intensità, una motivazione scarsa potrebbe portare ad una mancanza di dilegenza e a fare le cose in modo approssimato, specialmente quando ci sono protocolli e procedure da seguire, si legga diligenza per approfondire.

Una motivazione alta viene definita nel linguaggio comune come entusiasmo, queste persone sono ricche e straripanti di energie infatti l'etimologia del termine è "avere Dio dentro di sé" anche se in questo stato si manifestano episodi euforici e anche maniacali.

La motivazione si suddivide per comodità in due gruppi:

- motivazione intrinseca/estrinseca, riguarda ciò che motiva il soggetto e che può essere o il percorso o il risultato o entrambi;

- motivazione interna/esterna, se la motivazione è nata da sé o se invece è stata alimentata da persone esterne.

 

Chiariamo la motivazione intrinseca/estrinseca:

- motivazione intrinseca, si riferisce a quella forma di motivazione che si basa sul fatto che l'attività stessa è piacevole e non si agisce solo per raggiungere un premio che sta alla fine;

- motivazione estrensica, l'opposto di quella intrinseca dove la persona durante il viaggio non prova piacere ma è comunque motivato dall'anticipazione del piacere che è alla fine di quel progetto.

Queste due forme di motivazione possono coesistere portando a quella che si potrebbe definire come una motivazione massima. 

Questo spiegherebbe perché quando si parla di motivazione le persone suggeriscono di "premiarsi durante il viaggio", ad esempio uno studente che passerà anni prima di arrivare al premio finale potrebbe premiarsi per ogni esame raggiunto e superato, in modo da aumentare anche la motivazione intrinseca e non basarsi solo su quella estrinseca.

 

Chiariamo la motivazione interna/esterna:

- motivazione interna, la rappresentazione dello scenario e relativa motivazione è nata dal soggetto e nessun altro;

- motivazione esterna, la motivazione è nata a partire da esterni che hanno portato il soggetto a pensare in un modo tale che lo motivasse.

 

La motivazione è un fenomeno abbastanza lineare ed è lo stesso motore che spinge ogni essere vivente, a rendere complicata la situazione nell'essere umano è il fatto che non siamo "pure emozioni" ma proviamo sentimenti più complicati, abbiamo una coscienza estesa e ci rappresentiamo la realtà in modo diverso e articolato.

Questo cosa vuol dire? Che a fare la differenza non è solo l'emozione in gioco ma anche come vediamo quello scenario, cosa ci si aspetta da esso, quali sono le conseguenze e le persone potrebbero fare errori allontandosi perdendo in motivazione che invece avrebbero avuto se solo avessero visto meglio le cose e le avessero comprese.

Questo vuol dire che alcune persone potrebbero motivarsi per cose che sono solo nella loro testa, altre invece non motivarsi perché non vedono motivi che in realtà ci sono ed altre che vengono motivate da una rappresentazione della realtà dinamica e costruita volta per volta.

Ed è proprio su quest'ultimo concetto che nasce la lena, cioè una persona che anche se manca di motivazione riesce ad autogenerarla, come?Attivando in qualche modo doveri, sensi di colpa e bisogni che la spingano ad agire. Facciamo un esempio, una persona sta preparando un esame ma non gli piace e questo lo motiva a non agire, la persona inizia a pensare al futuro e pensa che questa laurea non le darà nulla e anche questo lo demotiva, a questo punto la persona inizia a pensare a cose "se non studi all'esame farai una figuraccia" oppure "se non studi rimani indietro e sarai inferiore ai tuoi compagni di corso", la persona sfrutta in pratica la sua identità per prodursi emozioni negative che lo spingano ad agire nonostante la demotivazione o lo mativazione contraria.

Che vuol dire sfruttare la sua identità? Sa ad esempio che ha paura di fare una brutta figura e inizia ad immaginare tutti quegli scenari dove questo può avvenire, ciò alimenta il bisogno e il dovere di agire per non far accadere quegli scenari.

 

Seguirà ora la spiegazione di quegli scenari esistenziali dove ci sono problemi motivazionali inserendo il concetto di demotivazione. 

Si parla di demotivazione nel momento in cui l'iniziale motivazione viene meno, questo è un fenomeno più raro di quanto si possa pensare come vedremo dopo aver elencato i problemi motivazionali più comuni.

L'AB trova sei problemi esistenziali più significativi a livello di motivazione:

- apatia, letteralmente assenza di passioni, evidenzia lo stato di chi non riesce a provare emozioni particolarmente intense in un lasso di tempo. L'apatia è tale perché il soggetto vorrebbe fare qualcosa, sentirsi stimolato ma non ci riesce. Ad esempio chi sta a casa, non sa cosa fare, si pone mille obiettivi ma poi manca la voglia di concretizzare, di uscire, vorrebbe avere più voglia ma non la trova e sprofonda in questo stato di assenza di passioni che non lo fa stare bene. Solitamente l'apatico trova positivo che un esterno lo sproni o lo persuada, vedendolo come un aiuto a mettersi in moto e spezzare quello stato che lo fa precipitare nell'inazione. Come il soggetto si rendesse conto che tutto sta ad iniziare poi è più facile e le emozioni aumentano man mano. L'apatico tende a cercare soggetti di questo tipo, che lo aiutino a spezzare l'apatia in cui versa e da cui fa fatica ad uscire;

- abulia, a differenza dell'apatia l'abulia pone l'accento sull'accidia del soggetto che si manfiesta nell'incapacità di trovare obiettivi, di dare un senso, l'abulico è quello che non sa proprio cosa fare del suo tempo, non riesce nemmeno a definire qualcosa da fare talmente è povero di conoscenza di sé e di attività da fare;

- inerzia, si parla di inerzia per definire quella fase della vita di un soggetto in cui alcune attività vengono portate avanti perché sono state iniziate nel passato e non perché al momento siano realmente desiderate o volute dal soggetto. L'inerzia è tale perché il soggetto se volesse potrebbe abbandonare quell'attività ma la continua per questioni di credenze, una sorta di volontà a nonfermarla e di continuarla per l'appunto per inerzia. Ad esempio una storia con una persona che non si ama più, che volendo si potrebbe chiudere perché il soggetto non ha particolari paure ma per comodità, per non stare a cercare qualcun altro, etc..

 

- indolenza, specifica forma di apatia dove ciò che manca è la motivazione data dal bisogno, dalla spinta a liberarsi dalla sofferenza. Una persona potrebbe ad esempio affermare "prima avevo paura del giudizio degli altri e questo mi spronava, ora ne sono indolente" ma l'indolenza potrebbe essere anche negativa laddove il bisogno era conflittuale, spingeva a non fare e nel momento in cui questo va via il soggetto può agire senza problemi;

- noia, il sentimento conseguente all'apatia e l'inazione, la persona si ritrova in una fase di sofferenza psicologica perché il non avere nulla da fare e il non fare nulla viene percepito negativamente;

- demotivazione, accadono degli eventi che vanno ad alterare la percezione e le emozioni del soggetto portando ad una nuova visione delle cose che non è più motivante o comunque non come prima. Demotivazione da visione della realtà (la motivazioen era su base distorta) demotivazione da cambiamenti, demotivazione da percezione distorta, il soggetto con nuovi pensieri distorti non ha più la stessa motivazione;

- accidia, il fenomeno in cui il soggetto quando fa qualcosa per dovere o emozioni negative nei confronti di attività che non trova piacevoli e suscitano emozioni negative. L'accidia descrive il conflitto per eccellenza, da una parte emozioni che spingono a fare e dall'altra un'attività trovata sgradevole. Un'attività che produce tedio e che quando questo tedio vince genera l'accidia;

- lassismo, la persona fa il meno possibile in quanto mossa da emozioni negative e appena riesce a liberarsene "così basta per non soffrire" smette di agire, il lassismo evidenzia come questa motivazione porti ad azioni ad efficacia minima o a volte anche inefficaci, cioè quando questa forma di motivazione ha queste specifiche conseguenze. Nel linguaggio comune questo fenomeno viene descritto erroneamente come pigrizia. Qual è la differenza fra lassismo e accidia? Il lassista non esperisce alcun conflitto interno, agisce il meno possibile per liberarsi dalle emozioni negative, come il senso di colpa, agendo in modo inefficace o facendo numerosi errori, non ha alcun obbiettivo ma solo quello di agire per liberarsi dalle emozioni negative che ha dentro;

- inconcludente, definisce il fenomeno in cui il soggetto all'inizio è motivato facendo iniziare un percorso e un progetto ma questa motivazione viene meno durante il percorso o insorgono dei conflitti che la frenano. Ad esempio perché era una motivazione illusoria, il soggetto all'inizio era motivato dal come aveva percepito l'evento e vivendolo scopre che non era come pensava. L'inconcludenza è la conseguenza della demotivazione;

- abbattimento psicologico, si definisce una particolare forma di accidia in cui il soggetto è la causa principale della sua accidia sviluppando un pensiero pessimista. Questo fenomeno è così diffuso da rendere utile evidenziarlo. Il soggetto anche se è motivato di fatto questa motivazione non arriverà quasi mai all'azione perché il soggetto è motivato a non agire pensando di non poterlo fare (detta anche impotenza appresa se deriva da feedback e fallimenti avvenuti). Il soggetto pensa in modo più o meno valido di non aver le risorse sufficienti o l'adattamento necessario per poter svolgere tale ruolo. Chi sviluppa una visione improntata sull'autoefficacia e l'ottimismo sa invece che anche se mancasse qualcosa, questa può essere recuperata al più la domanda è "mi conviene investire per inseguire questo obbiettivo?" chi non arriva a porsi questa domanda ma si ferma immediamente è una persona che si è arresa/abbattuta. Questo fenomeno è strettamente correlato all'agenticità del soggetto;

- pigrizia, il soggetto ha una motivazione non sufficiente per superare lo scoglio dell'azione. Il concetto di pigrizia si comprende nel momento in cui ci si rende conto che ogni azione ha un peso, quindi affinché un soggetto sia motivato è necessario che questa motivazione sia anche superiore alle "motivazioni contrarie" che sono una costante, investimento di risorse, di tempo e di energie anche se ogni soggetto le possiede in modo diverso. La pigrizia non va confusa con l'apatia, la pigrizia si potrebbe definire "sono poco motivato  farlo e questa motivazione è insufficiente all'azione" questo termine viene usato a volte anche per intendere l'apatia sopratutto rivolgendosi alle persone che "non agiscono" chiamandole appunto pigre. Il pigro procrastina;

- tedio, tedium vitae, si potrebbe definire come il sentimento che prova la [da riscrivere] o assenza di motivazione positiva a livello esistenziale trasformando l'esistenza stessa in una grande noia a cui possono far da contorno solo bisogni e doveri. L'esistenza per il soggetto perde di significato in quanto non c'è niente o quasi nulla di positivo, restando in alcuni casi solo motivazioni negative all'azione. Il tedio può essere prodotto anche dalla depressione e da una intensa anedonia;

 

- accidia, evidenzia un particolare tipo di conflitto emotivo, e di conseguenza motivazionale, interiore dove il soggetto da una parte è spinto all'azione da bisogni, doveri o senso di colpa ma la stessa attività da compiere produce altrettante emozioni negative che fanno da freno. Il classico esempio di accidia è quello del lavoratore, che spinto a lavorare dal bisogno di denaro o dalla paura di perdere il lavoro, al tempo stesso sta fermo e non riesce ad agire perché odia quello che fa, lo disprezza. Pensate allo studente che percepisce il bisogno di studiare per la paura del voto negativo o delle conseguenze ma al tempo stesso percepisce studiare come un'attività pesante, noiosa che se potesse non farebbe. Comprendere questo fenomeno è fondamentale per non confondersi con la pigrizia che invece descrive una scarsa motivazione fin dall'inizio;

- indolenza, letteralmente si traduce con "assenza di dolore", a differenza dell'accidia evidenzia il fenomeno per cui la persona non avverte più dentro di sè quelle emozioni negative che lo spingevano all'azione. Riprendendo l'esempio precedente si parla di indolenza quando lo studente che studia per l'esame smette di studiare quando non c'è alcun esame in vista, non avverte più il bisogno di studiare perché non c'è nessuna emozione negativa a motivarlo nell'immediato oppure perché il professore è talmente "buono" da non mettergli paura e quindi non studia;

- noia, la persona ha delle attività piacevoli ma in un dato momento non trova nulla da fare o il modo di farlo;

- tedio, ;

 

- negligente, la persona non trova piacevole l'attività che fa che percepisce come un dovere e dalla quale non vede l'ora di liberarsi, negligente indica appunto questo essere sbrigativi in quanto la persona agisce quel tanto che basta per liberarsi del senso di colpa;

- neghittoso,persona che per diversi motivi si ritrova frequentemente in stato di demotivazione;

- pigrizia, fase in cui la motivazione è divenuta insufficiente per spingere l'azione, simile all'indolenza ma in questo caso si parla di desiderio insufficiente;

- procrastinazione, il soggetto ha rimandato il da farsi, strategia utile per non fare i conti con i propri problemi, se la persona rimanda non si rende conto della sua mancanza di motivazione.

 

Come si può osservare da questo elenco la demotivazione la troviamo parzialmente nel punto dell'apatia e nel tedio, la demotivazione si può riassumere in tre punti:

- percezione distorta, il soggetto assume una percezione distorta riguardo allo scenario finendo per vedere qualcosa che non lo motiva più, non gli piace più o ne diventa indolente. Ma questo è dato solo dalla percezione che ha acquisito, se ritornasse a guardare le cose in modo più valido la motivazione ritornerebbe. Nel dettaglio la percezione ha indotto uno stato apatico momentaneo, dal quale è insorta la demotivazione;

- apatia momentanea da depressione, il soggetto non avverte più il piacere a fare e di conseguenza si demotiva a causa di una depressione in corso che sta producendo anedonia, tolta la depressiona ritorna la motivazione;

- cambiamento, la persona cambia e quello che prima suscitava una motivazione ora non lo motiva più.

Il concetto di demotivazione ci dice che il soggetto ha perso un'iniziale motivazione, ma la maggior parte dei problemi motivazionali ruota intorno all'accidia e all'abbattimento, da una parte c'è la persona che è motivata a fare ma allo stesso tempo motivata a non fare e dell'altra parte c'è una persona motivata a fare ma che crede di non poterlo fare.

 

Quando ad un bambino gli si chiede di fare qualcosa questo potrebbe non farla e i motivi più probabili sono:

- apatia, non sente nulla né di positivo né di negativo per agire, ad esempio non ha paura di essere sgridato o delle conseguenze e non ci vede un vantaggio nel farlo. Indolente o abulimico o anedonico;

- accidia, sa che se non lo fa verrà sgridato ma l'attività è talmente sgradevole (avversione) che vince quest'ultima e quindi preferisce essere sgridato non che soffrire nel fare quella cosa. Il sentimento di accidia è doppiamente spiacevole perché la persona sa che come fa fa soffre e sa che non fare lo porterà specialmente alla fine, quando ci saranno le conseguenze negative del non aver fatto. Il bambino potrebbe superare l'accidia nel momento in cui il genitore arriva a fare minaccie (spronare) o promesse di premio (persuadere) così intense da superare l'avversione;

- pigrizia, il bambino sa che verrà sgridato ma non lo sente in quanto sa che la punizione arriverà fra ore o giorni e quindi non agisce, qui ad esempio se la madre ritorna con un tono di voce alterato potrebbe farlo agire in quanto si passa da uno stato di "sarò punito" a "sto per essere punito" e arriva la motivazione.

Questi concetti sopra descritti ci aiutano a comprendere quali possono essere le cause diverse alla demotivazione e all'inazione.

Quando si prendeno in esame fatti reali si scopre che alcuni sono semplici e lineari ma altri sono più complicati, potrebbe esserci un mix di inerzia, di accidia, pigrizia, apatia, percezione distorta, anedonia e depressione, etc... In questi casi uscire dal problema è più complicato e lungo, ci sono diverse cose da fare. Un esempio:

"Mi sto facendo sempre di più vincere dalla pigrizia e dall'inerzia. Non ho assolutamente la voglia e la motivazione per continuare a studiare e andare avanti, nonostante abbia "quasi" finito la tentazione di mollare tutto è enorme.
Mi è sempre un po' mancata la voglia di studiare, fin da quando ne ho memoria la scuola e lo studio erano una specie di tortura per me. Ma bene o male sono sempre riuscita ad andare avanti, a "fare uno sforzo per finire" per non deludere le aspettative altrui. Sarà che liceo e università sono due cose completamente diverse, che adesso è tutto più centrato sulle mie spalle e sulla mia capacità (quasi inesistente) di saper gestire il tempo e dividermi il lavoro da fare, fatto sta che questa mancanza di motivazione e voglia si è quadruplicata. Soprattutto in questo periodo, e in generale nell'ultimo anno. I primi tempi riuscivo anche a tenermi a passo e ad avere un minimo di motivazione, che sia stato per l'ambiente e la situazione nuova, ma ultimamente sto proprio a zero. Non capisco come facciano certe persone ad essere sempre così costanti e ligie e precise, mentre a me se anche capita un giorno in cui mi sento motivata e faccio programmi e piani di studio, il giorno dopo torno come prima. Poi vedo tutto come assolutamente inutile. A che mi serve studiare? Per fare degli esami in cui mi sono impegnata e prendere dei voti ridicoli? Per prendermi una laurea che non mi servirà a nulla? Per cultura personale? Ma la cultura me la posso fare anche per conto mio, e sicuramente in modo più piacevole.
Mi sto facendo prendere dalla pigrizia e mi sento una pessima persona. Passo le giornate a non fare nulla, mi sveglio tardi e sto sempre al computer, se anche ci provo a mettermi a studiare mi distraggo ogni tre secondi per la più piccola cosa, non riesco a concentrarmi. L'unico luogo in cui riesco a studiare un minimo è la biblioteca ma non ci vado più.
E' un'inerzia che ho nella mia vita in generale, non ho più voglia di fare nulla, anche di uscire per piacere. Sto sempre a pensare ai miei problemi, al fatto di essere sbagliata, di non avere degli amici e un ragazzo, mi ci fisso e non faccio nient'altro. E probabilmente sono tutte scuse, perchè se anche li dovessi risolvere 'sti problemi prima o poi mi farei comunque riprendere dalla pigrizia, è nella mia natura. Dovrei cambiare proprio il mio modo di essere e di pensare, ma come si fa?"

 

 

 

 

 

Motivazioni celate a sé o agli altri

un racconto dal web:

"Mi capita spessissimo,ma soprattutto in passato, di pensare che quando vado a fare una cosa,il senso non sia legato a quel qualcosa, ma a qualcos'altro.
Tipo che so, mi invitano ad un evento e penso che non me ne frega niente,però penso che magari in segreto si prepara un incontro(con un amico o con una lei),che quindi il senso di partecipare all'evento non è quello dell'evento stesso,ma c'è un senso intrinseco,nascosto.
oppure oggi pensavo di andare al pronto soccorso per farmi medicare un piede,poi ho pensato che perdevo sicuro 12 ore per una piccolezza e così ho optato per il fai da te. Però poi mi è passato per la mente il pensiero: e se li al pronto soccorso conosco magari un'infermiera con cui combino qualcosa.
E' una cosa che mi capita di frequente sebbene meno che in passato.
Perchè alla fine mi rendo conto che è una speranza di trovare un'appiglio nel mondo andando però a compiere un'azione che non mi appartiene. E quindi mi viene il pensiero che alla fine è una gran cazzata fare cose al di là di ciò che siamo in realtà,cose che non sentiamo nostre con l'idea che magari ci portano qualcosa. Cosa potranno mai portarci? Conoscenze e contatti che non ci riguardano come non ci riguardano i luoghi o le azioni in questione.
Eppure quel dubbio: "ma forse chissà,magari sarebbe un'occasione per..."
resta sempre li inchiodato nel cervello. Anche quando le poche volte che si è agito ragionando così non si è concluso mai niente,perchè è così,quando si ragiona al di la di se stessi non succede alla fine mai niente."

 

 

Pigrizia da effetto tempo e insufficiente anticipazione

la persona sa che fare o non fare alcune cose porta a piacere/dispiacere, ma la cosa è talmente lontana nel tempo che non la sente e quindi vive la situazione con pigrizia. Non è apatia, perché se la cosa fosse presente agirebbe ma il fatto che sia lontana nel tempo la porta a non sentirla e di conseguenza a non avere motivazione. Il fenomeno classico del pigro è quello del pentimento, in quanto quando inizia a sentire e quindi ad avere motivazione potrebbe pentirsi di non aver fatto/iniziato prima e si rende conto che ormai potrebbe essere troppo tardi o comunque ora farlo richiede uno sforzo superiore in quanto se si fosse iniziato prima si sarebbe potuto diluire maggiormente nel tempo oppure che il fatto di non aver agito ora ha delle conseguenze da pagare, ma queste conseguenze emotivamente non le percepiva all'inizio, non le riesce ad anticipare altrimenti non sarebbe stato pigro. La pigrizia è utile perché ci fa comprendere come in realtà una passione ci sia, ma è lontana nel tempo da quando è necessario agire, il soggetto in futuro questa passione la avvertirà chiaramente ma quando sarà troppo tardi.  La pigrizia è uno stato che si ritrova frequentemente nell'individualismo, quando al soggetto viene richiesto di fare qualcosa ma al momento non avverte le conseguenze negative del non fare anche se le immagina, oppure la persona che non riesce ad inseguire progetti anche se sa consciamente quali sono i piaceri futuri se lo fa o i dispiaceri se non lo fa, ma nel suo presente non riesce a sentire questa passione. Non è pigro colui che non si rende conto del futuro, chi non pensa al futuro è semplicemente una persona non lungimirante e non pigra

 

Un esempio che ci fa capire come la motivazione sia estremamente ballerina per alcuni soggetti in base agli accadimenti:

"ho compiuto da poco 26 anni, sono uno studente di ingegneria ad 8 esami dalla laurea triennale e con un maledetto senso di colpa addosso.
Sono sempre stato uno studente modello, sin dalle elementari, fin quando non è accaduto un evento che ha irrimediabilmente sconvolto la mia vita: la perdita di mia madre, avvenuta quando avevo 18 anni, e successiva alla perdita di mio padre, avvenuta quando di anni ne avevo 12.
Loro erano il mio punto fermo, anche nello studio, e dopo la loro perdita ho perso interesse per ogni cosa, ritenendo di non aver più nulla da dimostrare a nessuno.
Andare all'università fu per me un trauma, una sorta di ulteriore distacco da casa che ha suscitato in me sempre un pò di ansia.
Dopo i primi anni di università passati a latitare tra pochissimi esami svolti, conobbi una ragazza. Fu lì che la mia vita trovò di nuovo un senso: 9 esami dati in circa un anno ( e chi studia ingegneria sa di cosa parlo), e la sensazione di essere a cavallo e di poter finalmente concludere gli studi.
2 anni fa mi ha lasciato: da allora, solo 2 esami sostenuti con il minimo voto.
Oggi scrivo qui perchè quello che mi accade da qualche giorno a questa parte (sono in periodo di esami) mi sta enormemente preoccupando: quando la sveglia suona, al mattino, sono pervaso da un senso di angoscia tremendo, ho quasi paura di svegliarmi ed affrontare il mondo, inizio a sentire delle fitte al petto e dei formicolii addosso.
Inizio a pensare al fatto che io sia un fallito, uno zimbello per tutti, che non troverò mai un lavoro, che farò una vita schifosa e che quindi ormai non abbia alcun senso alzarsi dal letto e continuare a studiare.
A questi momenti tremendi alterno momenti in cui mi autoconvinco del fatto che io debba farcela, lo devo a me ed ai miei genitori, ma questi momenti, col passare del tempo, tendono a palesarsi sempre meno.
Anche adesso, mentre scrivo, sto provando le sensazioni descritte prima.
Forse sbaglio l'approccio, forse tendo a demonizzare questo mondo, ma questi esami rimasti mi sembrano una montagna invalicabile, e sono certo che se continuerò a vederli come tali non riuscirò mai ad arrivare in cima."

 

 

 

ultima modifica il: 30-11-2019 - 18:55:07
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