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Cosa è la responsabilità? Cosa si intende per essere responsabili?

(collegare con attribuzione

collegamento con ponderare)

Il concetto di responsabilità evidenzia la capacità che ha l'essere umano di trovare la causa di ciò che è accaduto e quindi di capire se dietro un fatto ci sono specifiche persone. 

La responsabilità è un concetto fondamentale in campo esistenziale perché la persona percepisce chiramente che le conseguenze sociali avvengono non per il fatto in sé ma se si viene considerati responsabili di tale fatto, conseguenze sia positive che negative.

Da qui nasce il sentimento di responsabilità, collegato a sua volta al senso di colpa (per quanto riguarda la paura di essere puniti da altri o che vi siano conseguenze negative).

La responsabilità ha un risvolto paradossale in quanto il soggetto se non si sente responsabile, anche se di fatto lo è, potrebbe non provare alcun senso di colpa o paura, nessun timore delle conseguenze.

 

(coresposnabilità e la fallacia del capro espiatorio, il soggetto anche se ha una quota di responsabilità può essere usato come capro espiatorio specialmente se i giudizi non riescono a capire il concetto di coresposansbilità, saràsufficiente dimostare o ammettere che c'è stata una parte di responsabilità per portare altri a pensare "ah vedi, allora è colpa tua". Viene usata specialmente da chi sa o si sente coresposnabile per neutralizzare il senso di colpa e dare tutta la colpa ad un altro soggetto coresponsabile)

 

Essere responsabili vuol dire determinare le proprie azioni in base alle conseguenze che si possono prevedere e per questo anche accettare tali conseguenze, tutto ciò che questo comporterà, quali doveri andranno seguiti, per quanto tempo ci saranno conseguenze da seguire.

 

La responsabilità è la presa di conscienza della dinamica degli eventi, ogni evento ha delle cause e la causa ed è ciò che è quindi concettualmente ciò che è responsabile.

Essere responsabili vuol dire rendersi conto delle conseguenze anche perché non rendersi conto delle proprie responsabilità non ci protegge dalle conseguenze ad esse collegate.

Da qui nasce il senso di colpa, cioè quell'emozione adattativa che ci aiuta a capire consciamente e inconsciamente che comunque ci sono dei danni ed essere responsabili è conveniente sia per prevenirli sia per intervenire tempestivamente per ridurne l'entità.

Si parla di responsabilità per intendere l' agire conoscendo le conseguenze, per questo si parla di "prendere le proprie responsabilità", proprio perché la persona le conosce e le accetta.

 

Quando tutto va male chiedersi quante scelte errate e mancate sono state fatte nel passato per produrre tale situazione

 

FINO A QUI

 

Cosa succede quando il soggetto proprio perché conosce le conseguenze non agisce, anche li è responsabilità, solo che questa è meno visibile e non ha impatti significati nell'esistenza proprio perché non c'è un'azione anche se le conseguenze ci sono lo stesso.

Diverso è il discorso quando il soggetto fatica a prendere in generale le responsabilità perché questo fatto di prevedere conseguenze lo rende continuamente insicuro.

Qui si entra in un fenomeno complicato dove la persona fatica a determinare le proprie azioni, ha vulnerabilità sparse che lo inibiscono quando si tratta di pensare a ciò che può succedere o succederà.

 

 

La responsabilità si collega alla prudenza perché quest'ultima si basa su possibilità di pericolo (e poi?).

 

 

 

Quando una persona non è responsabile si definisce irresponsabile e questo ha tre specifici modi:

- edonista, sceglie il presente nonostante questo senso di responsabilità. La visione del soggetto si basa sul preferire il presente (qui le motivazioni sono differenti), la persona se ne frega del futuro e delle conseguenze collegate al dovere e alla sua responsabilità, anche se vede le conseguenze se ne frega di esse perché sono nel futuro e preferisce un'azione non tarata sulle conseguenze ma sul piacere presente;

- spontaneo, non ha sviluppato un senso di responsabilità conscio o inconscio, il soggetto vive ancora in uno stato di spontaneità che terminerà quando sviluppare una visione responsabile, non c'è il futuro ma ancora solo una visione limitata al presente, non riesce a comprendere le conseguenze di ciò che ha fatto, non percepisce il suo suo collegamento con le conseguenze future collegate in qualche modo alla sua persona;

- dissoluto, il senso di responsabilità sparisce ad esempio per effetto eurofico o per effetto di sostante come l'alcol. Il soggetto, in uno stato alterato di lucidità, è come se non vedesse più la responsabilità, non la sentisse più.

 

 

 

La persona inizia a sviluppare la responsabilità per comprensione o condizionamento ogni qualvolta una sua azione ha prodotto delle conseguenze che in quale modo sono state note al soggetto. Il senso di responsabilità cresce quanto più il soggetto vive e fa esperienze, iniziando a comprendere che alcune azioni hanno delle conseguenze, conseguenze che si ripercuotono sul soggetto stesso.

La responsabilità per convenienza conviene dividerla in:

- responsabilità sociale, si interseca con il fenomeno della morale, il soggetto sviluppa quelle regole che gli fanno comprendere le dinamiche sociali;

- responsabilità oggettuale, il soggetto sviluppa quell regole che gli fanno comprendere le dinamiche oggettuali, della realtà stessa.

Responsabilità e senso del dovere sono strettamente collegati, proprio perché la persona sa quali sono le conseguenze sa quali doveri si attivano in alcuni scenari, dove va a finire se si prendono alcune scelte.

Quando il soggetto parla di "scrupolo" si evidenzia quel sentimento di responsabilità in cui si percepiscono conseguenze negative, anche se minime, di solito quando non c'è modo di annullarle e sebbene la determinazione migliore propenda in quella direzione il soggetto comunque continua a farsi degli scrupoli per quelle conseguenze negative.

 

 

Senso di responsabilità e scaltrezza, quanto più la persona ha sofferto quanto più conosce le regole collegate a quella sofferenza e ciò lo aiuta ad essere responsabile e comprendere quale strada prendere per non risoffrire più in quel modo.

Non necessariamente però il soggetto sviluppa un senso di responsabilità valido, potrebbero nascere errori di percezione e generalizzazioni che potrebbe portare ad un senso di responsabilità disadattativo, l'esempio del genitore che punisce e crea un senso morale nel soggetto che lo porta a credere che tutti quanti reagiscono come il genitore, quando non è così.

 

 

Evitare le responsabilità, evitare di agire, evitare l'esistenza stessa.

Prendersi le proprie responsabilità è inevitabile, prima o poi qualche strada va presa, ma quando il soggetto ha paura di numerose conseguenze o vede conseguenze negative ovunque ecco che si potrebbe arrivare al disturbo.

Quando il soggetto evita alcune responsabilità in modo selettivo non è necessariamente un disturbo, specialmente se ciò che fa rispecchia l'autenticità del soggetto e sono scelte prese consapevolmente. Ogni responsabilità presa o evitata dal soggetto va analizzata caso per caso e non generalizzando pensando che chi ad esempio non prende la responsabilità di fare un figlio o sposarsi stia sbagliando a priori.

 

APPUNTI:

esperimenti riguardanti il concetto di responsabilità e relativo condizionamento li troviamo nel Iowa Gambling Test e nella teoria del marcatore somatico, il senso di colpa è probabilmente il sentimento più evidente e comunicabile ma altri minori condizionamenti potrebbero portare il soggetto comunque ad essere influenzato nelle sceltistintive]

 

FINO A QUI

Si definisce responsabile quel soggetto che si rende conto e si focalizza sulla conseguenze delle proprie azioni, andando quindi a pensare in alcuni casi ancora prima di agire sull'esito di quello che andrà a fare.

La responsabilità si suddivide in due settori esistenziali:

- Responsabilità personale, il soggetto sviluppa delle regole riguardo al proprio comportamento perché ha imparato che se non fa alcune cose gli capitano eventi spiacevoli (dove gli altri non sono minimamente collegati) ad esempio che se mangia troppo la sera la notte dormirà male e il giorno dopo avrà acidità. Se il soggetto la sera mangia troppo si sentirà in colpa per ciò che ha fatto o potrebbe sentirsi in colpa al solo pensiero di "sto per mangiare troppo";

- Responsabilità sociale, il soggetto sa che nel momento in cui fa delle azioni è possibile che se venga ritenuto essere causa di qualcosa dalle persone esterne potrà subirne delle conseguenze, che spaziano fra punizione, allontamento o un qualsiasi timore che riguardi la persona nella sua soggettività. Per la responsabilità sociale il soggetto potrebbe basarsi sulle norme o su delle particolari regole sociali che ha interiorizzato e non necessariamente sulla conoscenza che ha di un esterno.

 

Sentire la conseguenza negativa, condizionamento basato sui feedback. Il paradosso del "condizionamento basato sulla visione altrui" nella responsabilità sociale.

Percepire la conseguenza negativ, il soggetto prevedere le conseguenze negative, le anticipa le emozioni basandosi su ciò che pensa che accada.

 

La responsabilità descrive il fenomeno dal punto di vista conscio o meglio il soggetto che percepisce possibili conseguenze negative anche se non sa definirle non è che il guardare oltre favori da dalle norme che scattano rapidamente stimolate dall'esterno, dove la persona si rende conto che fare o non fare determinate cose avrà delle conseguenze.

Questo cosa vuol dire? Che sentirsi responsabili non significa solo "sono la causa" ma che la persona ha chiaro in mente quali sono le conseguenze implicate, quelle già avvenute e quelle che potranno accadere in futuro, la responsabilità pone l'accento sull'intera presa di coscienza da parte del soggetto sull'azione, sull'effetto che ha avuto e sulle conseguenze presenti e future.

Si parlerà quindi di causa o concausa quando si desidera porre l'accento in maniera selettiva solo sull'inizio, sull'azione e sull'evento che ha fatto partire ogni cosa, mentre si parla di responsabilità per evidenziare il fenomeno nella sua interezza inclusa la presa di coscienza da parte del soggetto.

In alcuni casi le conseguenze definibili e si parla di responsabilità personale o sociale conscia in altri casi no, la persona avverte che se non seguirà quella regola ci saranno conseguenze personali o sociali ma non riesce a definirle, percepisce questa sensazione sgradevole e nient'altro.

Un esempio di responsabilità sociale la troviamo nel bambino che inizia a rendersi conto che quando gioca a volte viene sgridato, quando urla o quando rompe qualcosa e potrebbe iniziare a temere così tanto un rimprovero da smettere di giocare proprio perché inizia a rendersi conto che quando gioca può fare qualcosa per cui venire sgridato. 

Un altro esempio lo possiamo trovare nel mondo del lavoro dove il soggetto si rende conto che quando ha il compito di fare qualcosa nel momento in cui fa un errore questo danneggia l'organizzazione dell'azienda intera, producendo rallentamenti e danneggiando anche gli altri, questo potrebbe quindi portarlo ad avere paura delle reazioni di queste persone, non solo in termini di licenziamento ma anche della loro rabbia, dei loro giudizi o di qualsiasi altra reazione negativa si possa essere sensibili. Quindi la responsabilità consiste nel sapere che ogni qualvolta potrebbe fare errori esserci delle conseguenze negative, cosa che potrebbe mandarlo costantemente in ansia e portarlo ad esclamare "non posso reggere questo livello di responsabilità".

In alcuni casi la responsabilità personale e sociale coincidono quando il soggetto proietta le sue regole negli altri, ma non tutti commettono questa fallacia, alcune persone sanno che gli altri hanno modi di giudicare e di reagire soggettivi e che non possono essere previsti fino a quando non si conoscono. Per questo il soggetto entra in ansia, perché non sa di quello che fa cosa potrà essere sbagliato, cosa genererà una reazione, cosa andrà bene e cosa no.

Questo ci suggerisce che per comodità conviene suddivedere la responsabilità sociale in due:

- responsabilità sociale conosciuta, quando il soggetto sa cosa succederà in un determinato gruppo di persone che conosce;

- responsabilità sociale ignota, che porterà il soggetto in caso di punti sensibili ad andare in paranoia dato che non sa più quale effetto potranno sortire le sue azioni.

Il fenomeno della responsabilità è complesso e può presentare diversi problemi differenti che ora verranno brevemente elencati:

- iper responsabilizzazione, il soggetto ha ricevuto un numero elevate di regole tale che queste vanno in conflitto fra loro o comunque diviene quasi impossibile poterle rispettare tutte o rispetterne qualcuno, si pensi alla regola "devi essere sempre perfetto" oppure una persona che è stata educata ad avere un elevato standard comportamentale;

- responsabilità distorta, il soggetto in qualche modo finisce per vedersi come causa o concausa di qualcosa anche se in realtà non è, quindi inizia a vedere possibili conseguenze ed avere timori infondati;

- paranoia e responsabilità sociale, il soggetto entra in una dimensione di paranoia in quanto non sapendo esattamente cosa possa succedere socialmente se fa qualcosa di "sbagliato" inizia a temere il peggio e stare in un continuo stato di inquietudine al solo pensiero di poter fare qualcosa.

 

Ci sono persone che convivono con la responsabilità senza che abbiano particolari problemi a riguardo, sono persone che tendono a seguire le regole, a non temere particolarmente le conseguenze sociali e non hanno una visione distorta delle cause e se ce l'hanno va a loro favore (cioè vedono cause altrove) e non contro.

Sono persone che non hanno particolari sensibilità alle possibili reazioni sociali e quindi a prescindere che siano uno scenario sociale conosciuto o incerto "se ne fregano" delle possibili conseguenze.

Per altre persone il problema non si pone perché nonostante possano avere problemi di responsabilità hanno sviluppato delle strategie di coping in grado di aiutarle, strategie che prendono il nome di "meccanismo di deresponsabilizzazione" che per lo più consiste nell'autoconvincersi di qualcosa.

Un esempio di deresponsabilizzazione lo troviamo nei rapporti dove una serie di azioni da entrambi i partner portano ad un danno, il soggetto invece di riconoscere di essere stato concausa e quindi avere timore delle conseguenze si autoconvince che la colpa sia solo del partner focalizzandosi sulle azioni di quest'ultimo che hanno prodotto il danno e non le proprie, non vede alla dinamica nella sua interezza.

Questo esempio ci suggerisce che nelle dinamiche di concausa (dove ci sono altre persone coresponsabili) sia più facile deresponsabilizzarsi di quelle dove ci si rende conto di essere l'unica causa in gioco e quindi non è così facile dare la propria responsabilità ad un altro.

La responsabilità in termini comuni si potrebbe sintetizzare nella "paura di sbagliare" dove il soggetto non teme lo sbaglio in sé ma le conseguenze.

Il termine responsabilità deriva infatti dal concetto di responso, proprio ad indicare che la persona si concentra sulle conseguenze delle sue azioni.

Si definisce irresponsabile quella persona che non pensa alle conseguenze delle proprio azioni né da un punto di vista delle regole personali né dal punto di vista sociale. Quante volte vi sarà capitato durante l'infanzia di fare delle cose senza pensare e poi però sentirsi responsabili con il senno di poi e per questo sentirsi in colpa e soffrirne?

Si definisce non responsabile, un soggetto che ha analizzato la situazione e nonostante sapeva a cosa andava incontro lo ha fatto lo stesso. Qui le persone potrebbero confondersi e usare il termine responsabile come sinonimo di causa, il significato invece va tenuto coerente per capire questo passaggio, non sei responsabile non vuol dire "non sei la causa" ma "sapevi cosa avresti causato e l'hai fatto lo stesso". Pensate ad un padre che dice al figlio "non sei stato responsabile nel lasciare tua sorella più piccola incustodita", proprio a sottolineaere di come sapesse cosa doveva fare e delle conseguenze se non lo avrebbe fatto, ma nonostante questo ha scelto comunque di non essere responsabile. Di solito questo accade quando il soggetto desidera qualcosa più delle possibili conseguenze che ha considerato.

In questo caso il soggetto ne soffre delle conseguenze? Potrebbe succedere ma non è detto, lo scenario qui descritto è complesso perché di fatto coesiste una responsabilità personale con una sociale, cioè c'è sia il figlio che ha assunto la regola del "devo guardare mia sorella" e c'è anche il genitore che agirà di conseguenza in base a come ci si comporterà. Quindi se il figlio da una parte riesce ad aggirare la regola è probabile che quando si sentirà scoperto dal genitore scatterà la responsabilità sociale, avrà paura delle ripercussioni, etc..

Ogni scenario di non responsabilità è un caso a sé, va analizzato come reagisce la persona nel caso un esterno vada a sottolineare la sua responsabilità personale o vada ad esternare il suo punto di vista su ciò che ha fatto, quante credenze il soggetto ha dispiegato per autoconvincersi, etc..

La responsabilità personale è una dinamica che riguarda solo il soggetto, la logica qui è abbastanza lineare in quanto la persona possiede delle regole che se segue non avrà problemi se le infrange e si sentirà responsabile proverà emozioni negative.

La responsabilità sociale invece è una dinamica estramente complessa, complessità che di fatto è ingestibile. Se una persona è consapevole di quanto le persone sia uniche in cosa accettano o no di fatto si rende conto che per quanto tenti di fare e dire cose che vadano a  "genio" a tutti, non ci riuscirà mai e ci sarà sempre qualcosa che per qualcuno è sbagliato. Questa situazione da alcune persone viene risolta con responsabilità personale per farsi da scudo seguendo la logica del "non mi importa cosa dicono e pensano gli altri, faccio solo quello che io ritengo giusto". Quanto più una persona è sensibile alla responsabilità sociale e quindi alle possibili conseguenze sociali di un'azione quanto più è probabile che, senza strategie di coping, finisca inghiottito in un vortice di paranoia e inquietudine proprio perché ognuno ha la sua visione delle cose, pensate al detto "qualsiasi cosa tu faccia troverai sempre qualcuno che ti dice che è sbagliato", una persona che quindi soffrirà se un esterno le dirà che ha sbagliato e che è "colpa sua" se è successo qualcosa.

Queste persone potrebbe finire in una dimensione di evitamento in quanto non riuscendo a reggere questa responsabilità sociale l'unica via di uscita è appunto non avere a che fare con gli altri per la paura di essere giudicati sbagliati e colpevoli di qualcosa, sentirsi responsabili e subire le eventuali conseguenze sociali.

Qual è la differenza fra responsabilità sociale e istrietismo? Il soggetto istrietico è motivato dal piacere che prova nel sapere di essere approvato, la responsabilità sociale spinge ad agire per il timore delle reazioni che avranno gli altri nei suoi confronti.

Qual è la differenza fra responsabilità sociale e succubanza? Qui non c'è alcuna differenza, la succubanza fa parte di quei possibili timori che costituiscono il senso di responsabilità, cioè è una delle varie sensibilità che alimentano la paranoia di un soggetto e che lo spingono ad interrogarsi sulla responsabilità delle sue azioni,  qui infatti il soggetto temendo il giudizio negativo, che lo fa soffrire per imbarazzo, è conscio che alcune sue azioni potranno essere seguite dagiudizi negativi che saranno rivolti a lui.

 

La responsabilità appare chiaro essere un meccanisma difensivo da parte del soggetto, il mezzo con cui in anticipo tenta di evitare la sofferenza causata da delle regole o dalle conseguenze sociali delle sue azioni, il problema non è la responsabilità in sé ma queste caratteristiche sensibili che fino a quando esisteranno porteranno il soggetto in questa dimensione difensiva di responsabilità. Da qui si capisce che la responsabilità in termini esistenziali si suddivide in responsabilità superflua, che scompare nel momento in cui il soggetto eliminare quelle sensibilità e timori secondari, come la paura di essere disapprovato, le regole interne, la paura della rabbia di qualcuno etc.. ma comunque rimane una responsabilità esistenziale basata sul fatto che considerare socialmente le conseguenze delle proprie azioni a livello sociale è un vantaggio, è la lungimiranza che caratterizza la saggezza di una persona.

Da un punta di vista specifico quindi ogni responsabilità è un pensiero difensivo che si basa su quello che il soggetto più teme come conseguenza, quindi una persona succube si focalizzerà su questi aspetti ad esempio.

 

Responsabilità sociale e sociofobia/comportamento evitante.

 

 

L'errore di stabilire le conseguenze sociali per sé e per gli altri, si chiede al soggetto perché non agisci? perché sei in ansia? cosa pensi che potrebbe succedere socialmente? Il soggetto risponde con scenari distorti e non validi.

Cosa vuol dire prendersi delle responsabilità? Due cose:

- sapere che una volta che si è iniziata un'attività poi questa andrà portata avanti altrimenti ci saranno delle conseguenze sociali, non è qualcosa da cui ci si può tirare indietro facilmente o fare diversamente da come le persone intorno accettano. L'esempio di fare un figlio;

- avere delle regole interiori che spingono a compiere determinate tappe, come il fatto che un soggetto sia stato cresciuto con delle regole come si pulisce ogni giorno, si fanno i figli. La persona con questa frase sottolinea il "segui le regole che ti sono state date" anche se potrebbe essere usato erroneamente in quanto il soggetto non capendo che ognuno ha le sue regole pensa che dicendo "segui le regole" poi si comporterà come si comporterebbe lui.

 

Se invece si traduce erroneamente responsabilità con "causa" allora vuol dire riconoscere di essere stato causa o concausa di qualcosa.

 

La responsabilità personale e il paradosso del "dipende da te"

Quante volte avrete ascoltato verso di voi o verso altre persone la frase "dipende da te" per intendere che qualsiasi cambiamento o risultato potete ottenere è strettamento collegato alle vostre azioni. Qual è il problema di questa frase? In apparenza nessuno ma scavando a fondo ce ne sono numerosi. Primo fra tutti il concetto di concausa, una persona si ritrova in una determinata situazione perché specialmente nella parte iniziale della propria esistenza ha subito delle pressioni e sollecitazioni esterne che hanno contribuito largamente al ciò che è, sia in positivo ma anche in negativo quindi questa frase può dare fastidio perché sembra che non si tenga conto dei numerosi problemi ereditati che non "dipendono"  dalla persona. La cosa diviene ancora più pesante quando questa frase viene detta da quelle persone che sono stati la causa dei problemi come un genitore che o non ha fatto a sufficienza o ha fatto perfino errori, quindi come può una persona accettare che un genitore le dica "dipende da te" specialmente in amibiti come potrebbe essere la sociofobia o un trauma che quel genitore ha contribuito a produrre. Il modo migliore per parlare alle persone non è dirle "dipende da te" ma dirle "so che ciò che sei e i problemi che hai non sono solo stati causati da te ma ora la situazione è questa, se non ce la fai da solo chiedi aiuto a qualcuno e inizia a fare per te stesso" il che si potrebbe tradurre "chiudi con il passato ora dipende da te, tentaci da solo o con l'aiuto di qualcuno".

 

Responsabilità passiva e attiva

La responsabilità esiste a prescindere del livello di sviluppo della persona, questo cosa vuol dire? Che per comodità si può parlare di responsabilità passiva quel momento in cui il soggetto vive di educazione, di istinto e nemmeno comprende cosa sta facendo e perché, responsabilità attiva quando la persoan è finalmente conscia e in grado di agire pensando alle conseguenze. 

 

"credo che dopo tutti questi anni è ora di fare i conti con questa cosa scomoda.

allora 7 anni di non fare nulla.
dal 2015 posso dire che mi sono rimessa un po' in moto la maggior parte degli obiettivi li ho portati a termine.
quindi da quel momento sicuramente ho sentito maggiore responsabilità in me stessa.

ma prima?
nel senso io ho dato la colpa a mille cose: ai miei genitori, alla mia infanzia, alle amiche, all'ex ragazzo, ai compagni di scuola, alle mie passioni ecc..
sicuramente hanno influito.
dal 2015 mi sono detta che la responsabilità è mia dei miei casini.

ma parlando con i vari psicoterapeuti mi hanno smontato tutto dicendo che non c'è colpa in queste cose.
effettivamente oggi ci pensavo: io alla fine in quegli anni li non sapevo neanche lontanamente cosa volesse dire fare un'azione da sola, compiere un passo.
non sapevo ne come affrontarlo, ne cosa fare, ma non avevo neanche la consapevolezza delle cose.
insomma anche volendo, come potevo prendermi la responsabilità? non sapendo cosa voglia dire are una cosa dall'inizio alla fine.
alla fine pensandoci manco il liceo volevo finire..."

 

fino a qui

una persona che si sente responsabile di qualcosa cosa prova? Senso di colpa? Contrizione?

La responsabilità di per sé non è un problema, lo può diventare nel momento in cui il soggetto:

- sviluppa una percezione distorta dove inizia a vedersi responsabile di qualunque cosa, confondendo coresponsabilità e responsabilità

- entra in paranoia in quanto

[da aggiungere responsabilità e scrupoli

– non prevenire un danno a sé o agli altri equivale ad averlo causato, come si spiega questo? O con una regola dove ha interiorizzato il fatto che deve sempre fare il possibile o con le fallacie deduttive dove si percepisce in questo modo coresponsabile e poi diviene responsabile secondo la logica del "se io avessi fatto qualcosa o comunque qualcosa di diverso non sarebbe successo", in quanto si aggiunge anche l'incertezza del "non saprò mai cosa sarebbe successo se avessi ftto qualcosa" e da qui le emozioni che scattano prendendo per possibile il fatto che agendo lo avrebbe impedito;

una persona che agisce per senso di colpa può essere confusa con un ossessivo

da aggiungere il collegamento con il vittimismo

evitare le responsabilità vuol dire che il soggetto riconosce quei scenari dove non solo ha una morale ma che una volta intrapresi non riuscirebbe più a tirarsi indietro a nascondere a se stesso ciò che deve o non deve fare, ad esempio un conto è "devi fare un figlio e devi sposarti" il soggetto potrebbe avvertire questo dovere ma comunque non avendo nulla di concreto che glielo ricorda può trovare più facile continuare ad evitarlo, ad esempio allontanando anche quelle figure che glielo ricardono. Se un giorno invece realmente si sposa e fa un figlio il solo fatto di vivere con quelel persone ed aver iniziato un percorso ormai reale lo porterà continuamente a sentirsi responsabile e non potrà più tirarsi indietro o comunque sarà esponenzialmente più difficile]

Nel linguaggio comune il termine responsabilità tende a produrre fraintendimento a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- responsabilità per intendere gli obblighi previsti dalla legge, dove il soggetto se non li rispetta può essere punito sia civilmente che penalmente;

- responsabilità per intendere quello specifico scenario in cui un soggetto ha delle persone che dipendono da lui e quindi dalla sua condotta determinano cambiamenti anche in queste persone, gli scenari più comuni dove si usa questo termine sono nella famiglia "prendersi la responsabilità di altre persone, in primisi figli" o lavorativo quando la persona ha dei dipendenti a suo carico. La maggior parte di questi scenari sono comunque legiferati e il soggetto è tenuto comunque a degli obblighi;

- responsabilità per intendere la sensibilità al senso di colpa ovvero soggetti che possiedono determinate regole morali che li portano a provare senso di colpa quando si sentono responsabili di aver violato e aver "disubbidito" a quello che è il loro dovere.

 

Il secondo significato è una variante specifica del terzo, cioè si definiscono responsabilità una specifica porzione di regole che se violate produrrebbero senso di colpa. 

 

L'AB sceglie di ridefinire la responsabilità sulla base esclusiva del terzo significato dato che il primo significato viene più chiaramente descritto dal concetto di "obbligo legale" e il secondo in quanto una variante specifica del terzo.

Il concetto di responsabilità diventa utile per capire le dinamiche del senso di colpa e del dovere in quanto il soggetto non prova nulla se non si sente direttamente responsabile.

Le persone erroneamente pensano che che senso di colpa e senso di responsabilità siano la stessa cosa in realtà il senso di responsabilità è fondamentale per il senso di colpa altrimenti questo non susisterebbe, cioè il sogetto si sente responsabile, ovvero colpevole di avr violato quella regola che invece non andrebbe violata.

Questo vuol dire che si parla di responsabilità esclusivamente quando il soggetto ha un dovere che lo porta a provare (o gli potrebbe far provare) del senso di colpa perché se si sente in colpa vuol dire che si è sentito in parte o completamente responsabile di aver violato il dovere.

Quando una persona afferma "fuggo le responsabilità" sta intendendo che fugge da qualsiasi scenario in cui sa di avere delle regole, sa che il solo entrarci come luogo fisico o per scelta produrrebbe l'attivazione di queste regole con il rischio di poter fare qualcosa di errato con conseguente senso di colpa.

In alcuni casi la persona usa questa frase non tanto con accezione al senso di colpa quanto accezione ansiosa, cioè il soggetto definisce responsabilità quegli scenari standard umani o imposti ma verso i quali nutre diverse paure e il solo pensiero lo manda in ansia, si legga ansia per approfondire.

 

Capire questo punto è fondamentale per rendersi conto che il non provare senso di colpa avviene in due scenari:

- la persona non ha alcuna regola in quello scenario e qualsiasi cosa fa non prova senso di colpa;

- la persona ha delle regole ma non si sente responsabile e non collega le sue azioni e scelte alla regola violata, quante volte vi sarà capitato di sentirvi in colpa solo dopo che una persona vi ha fatto notare che avete sbagliato qualcosa facendovi sentire responsabile cosa che fino al momeno prima non avvertivate minimamente?

 

La responsabilità di fatto è un variabile che rende più complesso quello che invece è la regola, se il senso di colpa fosse direttamente collegato alla regola allora lo scenario sarebbe lineare ma il senso di colpa è collegato non solo alla regola ma al fatto che la persona poi se ne percepisca responsabile e collegi la sua azione al fatto che è stato lui a violare quella regola.

Questo ci fa capire perché alcune persone si sentano in colpa quando da fuori si vede che non ha violato la regola o viceversa la persona non si sente in colpa nonostante un esterno veda che invece la persona ha violato quella che è la sua regola, questo perché non solo la persona può percepire in modo distorto gli eventi (o non percepirli affatto come nell'esempio in cui uno non se ne accorge) ma può anche agire intenzionalmente per distorcere la percezione come mezzo difensivo per non sentirsi in colpa e quindi autoconvincersi che "non c'entra nulla".

Va capito ed accettato che la responsabilità è uno scenario soggetto così come sono relativi i doveri e le regole che una persona possiede  prova. Chiunque pensa di potersi mettere nei panni di un altro nel senso di colpa è completamente fuori strada essendo questa probabilmente il sentimento più complesso, variabile e soggettivo che esiste dato che variano sia le regole che la percezione di responsabilità da persona a persona.

Fare un'analisi delle cause è qualcosa di possibili anche dall'esterno, ma il senso di colpa non funziona per causa ma funziona per "regole interne" e "percezione di responsabilità".  Ricapitolando è necessario tenere a mente che "essere causa di" non necessariamente porta una persona a sentirsi responsabile e sentirsi in colpa sia perché potrebbe non avere doveri e regole a riguardo, sia perché potrebbe nella sua percezione delle cose non vedere la sua persona e relative azioni come causa (percezione distorta).

Sono due i fenomeni esistenziali rilevanti:

- il primo, già trattato, è il meccanismo di difesa della deresponsabilizzazione, dove il soggetto intenzionalmente tenta di attribuire la responsabilità di eventi ad altre persone in modo che non essendo lui la causa e l'artefice e non essendo coinvolto non può provare senso di colpa. Questa tecnica viene usata sia preventivamente sia quando inizia a provare senso di colpa nel momento in cui inizia a vedersi responsabile di qualche dovere infranto;

- il secondo riguarda la percezione distorta dove in alcuni casi le persone non solo si sentono responsabili ma anche totalmente responsabili, quante volte vi sarà capitato di ascoltare frasi "la causa è tutta mia, mi sento terribilmente in colpa" e poi notare che seppur il soggetto fosse causa in realtà non era l'unica causa ma era una concausa ma nella sua visione delle cose non riusciva a distinguere questo elemento aumentando il senso di responsabilità e di conseguenza il senso di colpa.

 

 

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che ogni persona che ha delle regole attua un processo mentale di ricerca della responsabilità per capire quanto sia responsabile, questo processo può essere fallace sia quando viene svolto in modo analitico sia quando viene svolto in modo euristico portando una persona a sentirsi responsabile laddove in realtà se non avesse fatto errori si sarebbe accorto di non esserlo.  Esistono tre possibili esiti al processo di ricerca delle responsabilità (quattro se si include anche quando la persona non lo fa):

- accurato e valido, il soggetto processa in modo valido le sua azioni e inazioni nei confronti dei suoi doveri e delle sue regole in generale;

- non valido intenzionalmente, il soggetto fa errori o si autoconvince prevalentemente per evitare la responsabilità e senso di colpa, difficilmente una persona si responsabilizza (almeno che non ricerchi il senso di colpa per dei specifichi motivi). Questo è un meccanismo difensivo per eliminare un sentimento sgradito;

- non valido non intenzionalmente, il soggetto a causa della distorsione cognitiva  percepisce una realtà errata calcalando in modo errato il fatto che sia coresponsabile o meno, si responsabilizza o deresponsabilizza in modo non intenzionale.

Questo fenomeno di analisi e attribuzione delle responsabilità si definisce responsabilizzazione o deresponsabilizzazione a seconda dei casi.

 

Sapere come una persona distruisce la responsabilità fra se e gli altri è fondamentale per capire cosa stia accadendo e quale di queste tre possibilità sia in corso e se il relativo senso di colpa sia per lo meno la conseguenza di un qualcosa di valido o non valido non intenzionale.

 

I soggetti iper doverizzati (che hanno sviluppato innumerevoli doveri) non è raro che manifestino un meccanismo difensivo e quasi automatico che attuano immediatamente in ogni scenario (percepito a rischio) per capire se sono responsabili di qualcosa e quindi passabili di poter essere accusati o autoaccusarsi e finere per sentirsi in colpa. 

Sono persone che altrimenti proverebbero una mole esagerata di senso di colpa proprio perché per l'eccessivo numero di regole che hanno è quasi scontato che giornalmente le infrangano più volte.

Altri come meccanismo difensivo evitano l'azione o di mettersi sotto i riflettori per evitare che altri li portino a fare pensieri di responsabilizzazione ed eventuale senso di colpa.

Per le persone iper doverizzate è un incubo ascoltare solo la frase "per me hai sbagliato in ... a fare così ..."

Questo si avverte anche in quei soggetto non iperdoverizzati ma che sono stati esposti a doveri impossibili e ricorrenti come "non fare errori, non creare casino, non creare problemi", sebbene non abbiano un volume di regole esagerate comunque hanno delle regole impossibili da sostenere costantemente e che generano comunque un volume di senso di colpa e responsabilizzazione giornaliero elevato.

Sono persone doverizzate su aspetti dell'esistenza cruciali.

In linea teorica maggiore è la frequenza del senso di colpa maggiore è la probabilità che il soggetto entri in una dimensione difensiva sia evitando le situazioni sia tentando di deresponsabilizzarsi in modo intenzionale autoconvincerso e distorcendo la realtà a proprio vantaggio.

Per capire se rientrate o meno in questo frangente fatevi una domanda "hai mai evitato qualcosa perché hai preventivamente analizzato uno scenario e sapevi che avresti potuto fare delle cose per le quali una volta sentitoti responsabili avresti poi potuto sentirti in colpa?" oppure ti sei mai autoconvinto di non aver fatto qualcosa sapendo che altrimenti se ti fossi sentito responsabile ti saresti sentito pesantemente in colpa?

Alcune persone usano degli escamatage anche curiosi come quello di procrastinare facendo in modo di scollegare la loro procrastinazione dall'equazione e arrivare alla fine a dire "non l'ho potuto fare quindi non è mia responsabilità" e autoingannarsi per non sentirsi responsabili e in colpa di qualcosa che dovevano fare e non hanno fatto.

"Io mi sento sempre in colpa.
Innanzitutto sul lavoro, sono un'infermiera, e mi sento sempre responsabile di un qualsiasi problema causato non da me, non da un altro, ma da forze maggiori. Ci rifletto e capisco che non dipende da me, eppure continuo a sentirmi in colpa e ho paura che altri mi giudichino male. Ma anche al di fuori dell'ambiente lavorativo (tra l'altro provvisorio, quindi cosa me ne può fregare di quello che pensano gli altri?) mi ritrovo a pensare che se oggi, qui, in questa situazione di vita, non sono felice, è colpa mia, me la sono cercata io e adesso mi arrangio. Sarà anche vero, ma se ho fatto determinate scelte, e ho sacrificato determinate cose e persone nella mia vita, ci sarà un motivo. Sono un essere umano, e in quanto tale sono travolta dall'incertezza del futuro, dalla paura dell'ignoto, mi sento spaesata, inadeguata, come tanti altri.
Cerco insomma di darmi delle spiegazioni per cui io faccio una cosa o perchè la penso così, ma questo senso di responsabilità mi tormenta. Vorrei rilassarmi nel mio tempo libero, distrarmi, invece questi pensieri mi tormentano e mi fanno vivere in uno stato di perenne ansia, e questo mi rovina la vita."

 

Il ruolo delle regole, è questa l'iperresponsabilizzazione? Il soggetto viene condizionato ad essere punito quando ad esempio non fa nulla per evitare che qualcosa avvenga e quindi finisce comunque per sentirsi responsabile.

 

Fuggire dalle responsabilità

 

Con questa frase si evidenziano due fenomeni differenti creano confusione:

- il primo fenomeno evidenzia un soggetto che sapendo che le sue azioni hanno avuto delle conseguenza evita quegli scenari e quelle persone che hanno a che fare con quelle conseguenze perché nella sua mente in questo modo è come se evita di pagare o di soffrirne, anche solo per come lui si rappresenta la realtà, ad esempio ha paura che qualcuno lo giudichi o gli faccia pagare per ciò che ha fatto;

- il secondo fenomeno è quello dove la persona per paura delle conseguenze si inibisce ed evita di agire, quindi non se la rischia.

 

 

FINO A QUI

 

La responsabilità è quindi uno dei meccanismi alla base della dinamica dei doveri (facenti parte della moralità) ricordandoci quanto sia complessa questa dinamica dato che c'è sia un relativismo sui doveri ovvero ogni persona ha i suoi particolari doveri che le sono stati inculcati e sia un relativismo di responsabilità a seconda di come il soggetto pon analizzerò e vedrà le responsabilità in gioco, se commette errori o meno e se tenta di deresponsabilizzarsi o meno.

La responsabilità comunque gioca un ruolo cruciale perché la persona potrebbe aver infranto i suoi doveri più intensi e non provare il minimo senso di colpa proprio perché non si sente responsabile.

 

Deresponsabilizzazione preventiva

Ci sono delle persone che, quasi automaticamente, di fronte ad un'affermazione che possa implicare una qualsiasi responsabilità (dall'avere ricevuto un libro in prestito all'assegnazione di un incarico), tendono immediatamente a negare e, poi, se non funziona la semplice negazione, a trovare scuse, questa è la deresponsabilizzazione preventiva. Anche questo causato dall'iper doverizzazione. Pensate alle reazioni che alcune persone hanno a prescindere nei problemi dove rispondono quasi di impulso con "non sono stato io" o "non è colpa mia".

 

Responsasibilizzazione esterna

Quando il soggetto non si era accorto di aver infranto un dovere e di essere responsabile ma è un esterno che glielo fa notare, quante volte avrete ascoltato persone affermare frasi come "non ci avevo pensato ora che me lo fai notare mi sento pesantemente in colpa". Questo succede frequentemente a soggetti che sono stati doverizzati ma non tanto da entrare nelle dinamiche di analisi della responsabilità preventiva, quindi a volte nemmeno ci vanno a pensare e non si sentono in colpa finché o la cosa diventa così plateale che se ne accorgo o qualcuno glielo fa notare. D'altro una norma morale per definizione è anche ambigua e sfruttabile dall'esterno, non ci vuole molto nel far sentire in colpa qualcuno se si conoscono i doveri che possiede e si "rigira la realtà" in modo che questa persona percepisca comunque di aver infranto una sua norma morale. 

Da qui nascono quei meccanismi utilizzati da manipolatori e truffatori che quando possono fanno leva sul senso di colpa reale, ma arrivano perfino ad alterare la realtà o mentire per generare senso di colpa e poterlo sfruttare a proprio vantaggio.

 

 

Un esempio di iperdoverizzazione e di continua analisi delle responsabilità:

"Salve, mi sono appena iscritta a questo forum, il mio problema è l'ansia causata dalla mia situazione lavorativa. Premetto che sono sempre stata una persona molto ansiosa ma sono sempre riuscita a controllare la situazione (anche se lo scorso novembre ho avuto avvisaglie di qualcosa che non andava) adesso invece non ci riesco più....non so cosa mi succede...Lavoro in un ente locale, mi occupo, in un posizione di responsabilità, di contabilità e forse vi sembrerà strano che un dipendete pubblico si faccia travolgere dallo stress e dall'ansia per il lavoro ma a è quello che sta capitando. Troppe scadenze ravvicinate, nuove norme e regole che mi sembra di non capire e sono crollata, miseramente. Penso sempre alle cose che ho da fare, non riesco a liberarmi dall'incubo di avere commesso errori e dalle conseguenze che potrebbero derivarne, mi sembrano tutte catastrofiche, non riesco a pensare ad altro. Ho la pressione alta, la tachicardia, mal di testa e collo e piango più volte al giorno, non dormo più e quando devo andare in ufficio non riesco nemmeno a fare colazione e non mangio quasi niente per tutto il giorno inoltre quando proprio sento la disperazione che arriva mi conficco fortemente le unghie nel palmo della mano. In famiglia (ho marito e una figlia di 14 anni in piena tempesta adolescenziale) cerco il più possibile di fingere un normalità che non c'è e spesso sono assente e irascibile.Ho provato a parlarne con mio marito ma lui non capisce mi dice prenditi ferie e rilassati....ma come faccio, le ferie non me concedono e in ogni caso non cambierebbe niente perchè nessuno farebbe il lavoro al mio posto. Ci sono stati due episodi che mi hanno fatto paura...un giorno della settimana scorsa a causa della mancanza di sonno mi sono ritrovata al centro della carreggiata e per fortuna la strade era deserta...(faccio 80 km in auto al giorno per andare e tornare dal lavoro) invece un altro giorno stavo andando volontariamente fuori strada poi però ho sterzato. Sono andata dal medico e mi sono fatta prescrivere un farmaco almeno per poter dormire, mi ha dato Xanax anche se era molto dubbiosa ma io come faccio se non dormo almeno un pò? Ho anche prenotato una seduta da una psicologa spero che mi aiuti davvero perchè io sto sempre peggio, mi chiedo è possibile ridursi così per lavoro? Per un lavoro che sto odiando e che mi sta facendo così tanto male?"

Quello che traspare da questo racconto è che l'analisi delle possibili responsabilità produce una doppia ansia:

- la prima che viene dal fatto di trovare un eventuale scenario in cui si potrebbe essere responsabili e sentirsi in colpa e in pratica il soggetto quindi inizia a temere che questo accada;

- la seconda è che la persona si proietta comunque in un futuro che altrimenti non avrebbe scandagliato e da questa simulazione potrebbe comunque trovare altri elementi che teme e che la mandano in ansia.

 

 

Responsabilità e ritegno

Alcune persone nonostante siano conscie del loro dovere e di quanto alcune azioni le possano far sentire responsabili si ritrovano ad esperire un conflitto interno in cui da una parte sono consci che alcune cose non le devono fare e che proverebbe senso di colpa se si sentisser responsabili di aver violato una loro regola morale ma dall'altra parte desiderano agire proprio all'opposto di quella regola morale. Queste persone di solito tendono a mantenere il ritegno cioè a far prevalere la morale sul desiderio ma quando per diverse cause potrebbero disinibirsi e far propendere il conflitto verso il desiderio (di solito accade in momenti di euforia) ecco che potrebbero ritrovarsi in uno scenario dove non solo si sentono responsabili del dovere che hanno infranto provando senso di colpa ma arrivare anche a sentirsi doppiamente responsabile e doppiamente in colpa perché proprio perché sapevano di cosa non dovevano fare hanno ceduto, come se questo fosse un ulteriore responsabilità da aggiungersi al dovere infranto che aumenta il senso di colpa provato.

 

 

 

APPUNTI:

Il gioco delle responsabilità

 

DA RIVEDERE

 

La sofferenza che si prova nel momento in cui una persona ci dice che abbiamo sbagliato (violato una norma) o che non abbiamo eseguito un dovere, o abbiamo fatto qualcosa che non dovevamo fare.

La responsabilità è l'autoconsiderazione e autopercezione di essere causa dell'errore, questo passaggio è fondamentale perché la realtà e le cause, le variabili sono intercollegate fra di loro, questo vuol dire che per una persona che guarda nell'insieme difficilmente si vedrà come causa pura, ed è da questo punto che si troverà una via di fuga per deresponsabilizzarsi.

Esempio, la madre riprovera il figlio affermando che ha sbagliato a fare una cosa che le èstata chiesta, dopo questa accusa il figlio potrebbe sentirsi responsabile e soffrire, c'è un'autorità che gli dice che ha sbagliato.

Ma il figlio potrebbe rispondere "non è colpa mia perché sono stato consigliato male da papà".

 

 

Ogni giudizio negativo implica una responsabilità altrimenti non ha effetto, 

Condizionamento a percepire ogni situazione in cui si è sotto i riflettori come possibil

Responsabilità etica, responsabilità legale.

Responsabilità elastica, ovvero alcuni doveri sono facilmente deresponsabizzabili se non c'è alcun osservatore esterno, si pensi al ragazzo che si sente di dover fare i compiti solo se un genitore lo controlla, se quest'ultimo lo dimentica ecco che il dovere nel bambino viene meno, cioè necessita che qualcuno dall'esterno "attivi" il senso di responsabilità e di conseguenza il dovere stesso.

 

 

Iperresponsabilizzati, la persona non accetta di essere responsabile di qualsiasi evento e quindi è costretta ad attuare tutti i suoi doveri affinché non si realizzi mai un evento che potrebbe farla sentire in colpa, perché le emozioni sarebbero devastanti. Ad esempio la persona si sente in dovere di essere disponibile e non arrecare danno perché non riuscirebbe a convincere con il fatto che una persona potrebbe essersi ad esempio suicidato a causa "anche sua". 

 

 

 

APPUNTI:



Sembra un meccanismo di autodifesa sempre in funzione, che prescinde dall'analisi dei fatti, come se vi sia una consolidata propensione irrazionale a non assumere mai la responsabilità di propri comportamenti invece di valutare la situazione. In Italia, sembra una paranoia diffusissima nella popolazione, che conduce ad uno stravolgimento dei rapporti interpersonali (dalla coppia alla famiglia, alla comunità, ecc.) fino a giungere alla creazione di documenti falsi o di ostacoli procedurali che rendono difficile, se non impossibile, l'analisi della realtà. Si può spiegare semplicemente in termini di insicurezza ?"

 

 

Mi sento responsabile, mi sento in colpa..

 

ultima modifica il: 04-01-2019 - 17:49:31
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