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- Impulsività -
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Cos'è l'impulsività?

(l'impulso è più rapido della coscienza ed è utile/necessario in alcuni frangenti, collegare con comportamento)

L'impulsività è un tipo di comportamento che ha origini non a livello di coscienza ma in una zona del nostro cervello più inconscia in grado di produrre schemi di reazioni rapidi.

L'impulso è qualcosa che ognuno di noi avverte dentro di sé, l'impulso a dire una cosa, a fare una cosa.

Pensate quando state discutendo con qualcuno e sentite quella spinta netta dentro di voi ad esempio di urlargli addosso che è un coione.

L'impulsività esiste fino a quando c'è una coscienza che percepisce questo impulso, altrimenti si parla di parossismo in quanto l'emozione è talmente intensa da uscire fuori da sola spegnendo la coscienza.

 

Ci sono soggetti che nonostante avvertano questi impulsi non ne sono molto consapevoli, tendono a viverli quasi come degli spettatori e li lasciano uscire fuori senza nemmeno opporsi.

Questi soggetti vengono definiti impulsivi, proprio perché la loro coscienza non tende ad intervenire. Questa situazione non può essere giudicata a priori, perché ci sono casi in cui l'impulso è funzionale e altri dove è disfunzionale.

Qual è la differenza fra impulsività e istinto? Il soggetto istintivo è colui che usa le emozioni che prova come bussola per capire le scelte da fare, l'impulso invece è uno schema d'azione che il soggetto sente dentro di sé.

Nell'istinto si usa l'emozione come informazione, per capire se qualcosa è giusto o sbagliato, se è un bene o un male, il soggetto la usa come bussola di comportamento.

Facciamo un esempio di impulsivo, due soggetti stanno facendo sesso e entrambi i partner seguono l'impulso, quello che la voglia produce, muovendosi e scegliendo le posizioni non razionalmente ma seguendo per l'appunto quegli impulsi inconsci che escono fuori.

Nell'impulsività il tutto inizia a prendere una sorta di "onda" interiore che si fatica a contenere, il soggetto sente dentro di sé l'azione da fare, come se il nostro corpo ci dicesse esattamente cosa fare e quindi agire di impulso vuol dire solo "lasciare che questa cosa che spinge per uscire esca".

L'impulsività, in base a quanto descritto sull'articolo dell'affetto può manifestarsi in diversi modi differenti:

- impulsività temperante, il soggetto dà il via libera a quell'impulso perché pensa che tale comportamento, sebbene di origine inconscia, non avrà conseguenze negative;

- impulsività intemperante, il soggetto non ha nessun filtro coscio fra sé e le emozioni;

 

L'intemperante ha tre spiegazioni:

- impulsività dissoluta, il soggetto virtualmente ha delle inibizioni che lo frenano, ma che a causa dell'umore elevato (euforia) o sostanze psicoattive non avverte e di conseguenza agisce come se non avesse alcun freno;

- impulsività irresponsabile, il soggetto non pensa minimamente alle conseguenze, non ha alcun filtro e nessuna inibizione a frenarlo;

- impulsività edonistica, il soggetto nonostante percepisca le conseguenze le minimizza, le annulla, ha una forma mentis che lo giustifica e invoglia a seguire il presente nonostante la percezione di determinate conseguenze negative.

 

 

L'impulsività temperante non è rapida come un impulsività dissoluta o irresponsabile, almeno che il soggetto valutando una certa tipologia di impulsi non li etichetti come "non pericolosi" e dopo un breve controllo li faccia uscire in modo rapido (si legga recinto delle conazioni/emozioni).

 

 

La differenza fra impulsività e disinibizione

Uno dei paradossi, nonché delle confusioni maggiori riguardo all'impulsività, è che l'impulsività solitamente nasce proprio dall'inibizione. Mi spiego meglio, immaginate una persona inibita che ha paura di dire a qualcuno quello che pensa, questo reprimersi tenderà ad aumentare le emozioni che prova, sopporta sopporta e cresce maggiormente ciò che si porta dentro fino a quando le emozioni sono così intense che finirà per dire ciò che pensa impulsivamente, dove le emozioni stesse superano l'inibizione stessa del soggetto.

Non ha alcun senso dire ad un soggetto inibito di essere più impulsivo, perché è già così, ma ad un soggetto inibito l'unico consiglio saggio che gli si può dare è di lavorare sulle inibizioni per disinibirsi, per riuscire a scegliere di agire o meno su base razionale e non emotiva.

 

DA INTEGRARE

 

Questo sito definisce il borderline come un soggetto che a causa della sua sensibilità, del suo essere esposto a stimoli intensi e della sua mancanza di temperanza (o bassa) finisce per cambiare continuamente umore e comportamento.

Questa combinazione di caratteristiche è importante perché è necessario che un soggetto sia sensibile e al tempo stesso sia esposto ad eventi che attivano tale sensibilità, il tutto condito da un'intemperanza, cioè l'incapacità di saper fronteggiare tale emozioni e ciò che ne consegue.

Un soggetto potrebbe essere anche sensibile, ma se per qualche motivo è immerso in una realtà che non presenta quegli stimoli a cui è sensibili non manifesterà una condotta borderline anche se potenzialmente potrebbe farlo.

L'utilità di questo termine sta nell'inquadrare un soggetto, andando oltre il singolo fenomeno emotivo, dire che qualcuno è borderline ci aiuta a capire che se tale soggetto sarà esposto a specifici stimoli è probabile che tale soggetto avrà una netta reazione umorale/comportamentale.

Il comportamento del borderline è di due tipi:

- il primo si definisce comportamento diretto, l'emozione produce un comportamento emotivo direttamente collegato. Quindi il soggetto potrebbe avere comportamenti impulsivi di rabbia, di tristezza, di desiderio, cedere a continue scariche emotive che lo spingono in specifiche direzioni, il tutto condito da una scarsa lucidità;

- il secondo si definisce comportamento indiretto, i continui cambiamenti portano il soggetto a cambiare continuamente comportamento in quanto ogni cosa viene affetta dall'umore del momento, il soggetto appare sembre differente ma non solo, è anche esposto in modo significativo a fenomeni di euforia, disforia, depressione e mania, manifestando quindi tutta una serie di comportamenti paradossali. Ad esempio una persona con cui abbiamo una relazione potrebbe dirci in una fase di depressione che non ci ama più e non sente più niente per noi a causa dell'anedonia, poi cambiando l'umore e risentendo emozioni ci dice che ci vuole ancora e così via. 

 

Questo termine diventa utile per descrivere quei soggetti che appaiono burrascosi, che hanno un'esistenza piena di stimoli a cui sono suscettibili e che li spingono a continui comportamenti impulsivi e parossistici, finendo per avere una vita che è di reazione agli eventi che gli capitano. Ma non solo, ci fa capire quanto possa diventare ingestibile un soggetto vittima dell'umore, che non riesce a gestire stati di eurofira/disforia e di depressione/mania.

L'esempio lampante di borderline lo troviamo in un soggetto con scarsa temperanza che si è attaccato ad un partner incompatibile, un soggetto che verrà bombardato da tutta una serie di emozioni intense a causa di un partner che lo fa arrabbiare, lo lascia insoddisfatto, che a volte gli dà qualcosa e gli fa toccare il cielo con un dito, tutto questo manifestandosi in comportamenti estremi, con cambiamenti a volte anche repentini, proprio perché il soggetto non ha nemmeno la temperanza di resistere a tutte quelle emozioni intense.

Il borderline ha diverse sfumature in base a quanto è esposto ad emozioni intense e quanto è carente in temperanza, in ogni modo la manifestazione ha poco margine perché si passerà comunque da manifestazioni estreme ad alcune meno estreme, ma comunque percepibili, tangibili.

Ricapitolando quanto detto fino ad ora si definisce fase borderline quel fenomeno, più o meno duraturo, dove un soggetto con scarsa temperanza o insufficiente temperanza viene esposto a degli stimoli frequenti e variegati che scatenano reazioni intense.

Sono tre le caratteristiche necessarie affinché si abbia questa fase:

- soggetto con nulla o scarsa temperanza;

- soggetto tendente all'impersensibilità e suscettibilità;

- fase in cui si è esposti a numerosi stimoli a cui si è sensibile.

 

Esistono prevalentemente due tipologie di fenomeni borderline:

- soggetto in fase borderline che ha uno scopo di vita, questo soggetto si sente instabile, si rende conto che non sta inseguendo il suo scopo perché finisce per vivere reagendo a ciò che gli capita, sente di non avere in mano la sua vita perché si è ritrovato in una situazione altamente emotiva che non sa fronteggiare;

- soggetto in fase borderline che non ha uno scopo di vita, questo soggetto trova quasi sollievo in questa condizione perché in qualche modo dà un senso ad una vita che non ne ha. Questa burrasca emotiva interna non gli da modo di sprofondare nell'accidia perché tutto è pervaso da delle emozioni intense, imprevedibili che seppur non lo stanno portando da nessuna parte comunque gli stanno facendo fare un viaggio che chi non ha uno scopo non fa.

 

In entrambi i casi il borderline è un soggetto instabile e impulsivo che  ha una tempesta dentro che non sa affrontare, che lo inonda di continuo e che tende a compensare con altrettanti comportamenti disfunzionali, ad esempio anestetizzandosi con droghe, alcohol, gioco d'azzardo. 

Questo ci suggerisce che a volte il soggetto trovandosi in una burrasca tenta di argirnarla con una tempesta opposta, non sapendo che altro fare.

 

La fase borderline è composta prevalentemente da due stati emotivi:

- impulsivo, quando in qualche modo è presente con la coscienza ma a spinta emotiva è intensa e o sceglie di seguirla o vi si oppone inutilmente. A seconda del soggetto questo stadio può essere vissuto in diversi modi, c'è chi si rende conto che è impulsivo e sta distruggendo la sua esistenza così e inizia a viverlo in modo egodistonico, c'è chi nemmeno se ne accorge che è impulsivo e dei danni che sta facendo con questa condotta;

- parossismo, quando perde totalmente la lucidità.

 

 

 

Il borderline rappresenta l'estremo dell'instabilità, una instabilità continua.

 

Quando questo stato diventa un disturbo?

Quando il soggetto percepisce che questo suo modo di essere non lo fa vivere bene, lo porta ad essereu na persona che non gli piace essere, specialmente se lo allontana dal suo obiettivo di vita.

 

 

 

Borderline ed istintività 

Alcuni soggetti non riescono ad uscire dal borderline perché hanno una componente istintiva che ha contribuito a produrre la situazione in cui si trovano. Non riescono a  capire che l'esistenza non può essere vissuta solo tramite istinto, cioè affidandosi alle emozioni, ma che alcune scelte vanno fatte razionalmente. Questi soggetti potrebbero precipitare in un vortice in cui capiscono che c'è un problema ma non ne escono perché continuano a pensare che nelle emozioni ci sia una risposta, quando sono le emozioni il loro principale problema e il fatto di non riuscire a sviluppare una visione morale migliore, una sinderesi migliore, per riprendersi in mano la loro esistenza.

 

 

 

FINO A QUI

Alla base dell'impuslività c'è una scarsa tempanza, una coscienza che si piega più o meno facilmente, che non tende a considerare e valutare le proprie azioni, non pone un freno secondo il quale tutto va orientato ad uno scopo di vita, ad un benessere futuro. 

Esempi di impulso, ci si è appena messi la medicina su un'infezione cutanea, l'infenzione pizzica, sentiamo la voglia di grattarci. Si definirà impulsivo  il soggetto che si gratta andando contro se stesso in quanto grattandosi la medicina non avrà effetto. 

 

La procrastinazione ha anche una sottotipologia impulsiva, il soggetto rimanda l'attività da fare perché preferisce cedere alle attività del momento più gradevoli, più immediate (qual è la differenza con l'edonismo?)

 

Appare evidente come l'essere umano è in grado di costruire e produrre tante cose perché ha il potenziale di opporsi all'impulsività, che è la componente che più ci avvicina al mondo animale. Si parla infatti di regolazione emotiva prevalentemente come quel fenomeno in cui il soggetto è in grado di impedire che un impulso del momento, che un'emozione, lo porti a fare azioni che siano disfunzionali, deleteree e che gli impediscano di portare avanti i suoi progetti.

L'impulsività è di due tipi:

- deliberata, il soggetto in qualche modo anche se ha degli obiettivi o sa che non conviene cedere a quell'impulso finisce alla fine per cedergli. Non è abbastanza motivato per conseguire quell'obiettivo futuro o di interessarsi alle conseguenze future e preferisce seguire l'emozione del momento, a volte aiutandola anche neutralizzando per assurdo il suo stesso obiettivo futuro, aiutando a vincere il conflitto in favore del momento presente.

- inconscia, il soggetto in quel momento non ci pensa nemmeno al futuro, non c'è un dualismo fra "presente e futuro" il soggetto vive in una dimensione dove guarda solo al presente per motivi biologici (pensiamo ad un animale o un bambino) e di mancata erudizione, un soggetto anche adulto che non ha la percezione del futuro.

 

L'impulsività deliberata ci parla della personalità del soggetto e sopratutto dell'obiettivo che si è scelto e di tutte le lacune che questo possiede. L'esempio potrebbe essere quello di cui fa una dieta, resistere alle emozioni che spingono all'eccesso calorico e che impedisce la dieta. Si legga costanza per approfondire come resistere agli impulsi.

 

Tutti gli impulsi sono disfunzionali? No, qui c'è il ruolo del soggetto che giudica l'impulso e l'impatto e nel caso è tenuto ad intervenire per regolarsi a livello emotivo.

 

A livello generale il termine impulsivo va accostato ad una persona che tende ad inseguire le emozioni del momento, ciò che gli dicono di fare, cosa che ha un'accezione negativa in quando mediamente queste emozioni porteranno anche ad azioni dalle conseguenze negative che danneggeranno la qualità esistenziale del soggetto o i suoi obiettivi nel caso più grave.

 

FINO A QUI

 

L'impulsività è tale se 

L'impulsività non va confusa con il parossismo, il parossismo definisce un fenomeno simile ma che avviene nonostante il soggetto sia riflessivo a causa delle intense emozioni che prova.

L'impulsività va ricollegata alla spinta di far tutto il più velocemente e con risparmio mentale possibile, facendo uso di euristiche rapide, del non avvertire l'utile di riflettere, del farsi trascinare dalle emozioni come qualcosa di positivo, che va fatto, cercando quanto prima possibile la scarica emotiva.

L'impulsività si sviluppa in tre modi:

- mancata istruzione, non nasciamo riflessivi, la riflessività nasce solo se il soggetto viene istruito a farlo, c'è un percorso di erudizione che diminuisce l'impulsività;

- apprezzamento e desiderabilità sociale, le persone che ricercano la velocità e l'immediatezza ritenendole sinonimo di intelligenza paradossalmente spingono verso l'impulsività, non rendendosi conto di quanti danni ed errori fanno in questo modo;

- educazione che spinge all'impulsività, al fare le cose velocemente. Collegata in parte con il punto precedente, ma qui è proprio diretto.

 

Essere impulsivi o riflessivi.

 

Distinguere nettamente l'impulsività dall'irrazionalità, sono due cose differenti,l'

 

DA RIVEDERE

parossismo

furore

irruenza

livore

impulso

emotività

concitazione

 

 

Fenomeno derivato dal condizionamento che si manifesta nel furore, cioè in situazioni a lucidità nulla. Si legga emotività per approfondire.

 

[collegamento con il concetto di concitazione, una persona impulsiva verrà descritta dall'esterno dal comportamento concitato, la difficoltà di portare pazienza quando si raggiunge il livello degli impulsi

 collegamento con raptus

collegamento con furore, quella impulsività particolarità collegata a risentimento e ira

impeto, quando con l'impulsività si distrugge qualcosa, una impulsività distruttiva, spaccare la roba, lanciare roba, etc...]

Nel linguaggio comune il termine impulsività è diffuso anche se potrebbe portare a fraintendimento a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- impulsività per intendere la sfera pulsionale, le pulsioni di base come la fame, la sete, la sessualità etc.. che viene riferita con frasi come "mi è venuto l'impulso di mangiare e ho mangiato";

- impulsività come sinonimo di istintività "ho agito di impulso" per intendere "ho agito di istinto, seguendo le mie emozioni e sensazioni";

- impulsività per intendere il fenomeno in cui la persona a causa di un'intenso stato emotivo, perde di lucidità e fa azioni in uno stato definito dall'AB come "stato emotivamente passivo" (cioè che subisce passivamente le emozioni e relative conseguenze) persone che parlano in termini di "non ero in me, ho agito di impulso senza pensare, ero troppo scosso";

- impulsività come sinonimo di spontaneità o disinibizione "agisci di impulso senza pensare troppo" per intendere un consiglio per essere più spontanei e disinibiti.

 

Un racconto dal web:"da un paio di ore mi sento di esplodere, di non farcela, sono al limite della disperazione, ho questa paura di esplodere che non so neanche come descriverla. Sono stanco e molto stressato, nervoso, preoccupato.
Oggi sono accadute una serie di cose(da questa mattina presto) che hanno minato la mia serenità e adesso mi trovo in questo stato che non so neanche bene cos'è. Non riesco a capire la causa specifica di questo malessere. E ciò mi fa preoccupare ancora di più. Sto diventando pazzo? Che problemi ho?

So che sono agitato e che non riesco a calmarmi.
E' la prima volta che provo tutto ciò, o almeno in questa entità.
Mi sono messo a correre e a fare anche un po' di attività anaerobica, ma non so, non è servito a molto.
Ho mangiato bevuto una bevanda zuccherata e un po' di cioccolato.
Ho anche mandato a quel paese tutto ciò che avevo in programma di fare questa sera, importante o meno, ma che mi scocciava fare.
"

 

Qui si avverte come il soggetto abbia scelto di non dare sfogo alle proprie emozioni sia da un punto di vista impulsivo ma forse anche borderline e la conseguenza è l'agitazione. Il soggetto è in una dimensione in cui forse non capisce quanto questo sia normale e nella sua paranoia vede possibilità illusorie. Ciò a cui tenta di opporsi è la normalità di numerose persone che lasciano che gli impulsi e le emozioni prendano il sopravvento per poi esaurirsi spontaneamente.

 

 

DA RISCRIVERE ELIMINANDO IL CONCETTO DI BORDERLINE

 

L'AB sceglie di ridefinire l'impulsività sulla base del terzo significato, per spiegare accuratamente le azioni che la persona compie in uno stato dove sono le emozioni intense a "comandare", spodestando la coscienza e buttando la persona in uno stato di non lucidità.

Questo stato comportamentale viene definito anche stato borderline e non personalità impulsiva per evitare un problema comunicativo che potrebbe portare alcune persone a pensare che esistano persone che hanno impulsi e persone non che ce l'hanno. In realtà ogni persona è potenzialmente un impulsivo, fa parte della nostra biologia cerebrale, per questo conviene parlare di "stato borderline" per spiegare cosa stia accadendo e perché in una persona se questa raggiunge determinati livelli di intensità emotiva lasciando spazio libero a determinati impulsi condizionati durante lo sviluppo. A livello pratico si potrebbe dire che praticamente ogni persona si è ritrovata in questo stato, la differenza in termini esistenziali la fa la frequenza. Ci sono persone che entrano in stato borderline con frequenza variabile spaziando da persone che ci entrano raramente (una volta all'anno) a persone che ci entrano in pratica più volte al giorno.

Ad esempio ci sono persone che si ritrovano ad avere qualche sporadico episodio di impulsività al punto da poter affermare "non ho quasi mai a che fare con questo stato" mentre ci sono altre persone che invece ne hanno a che fare quotidianamente, una persona che ha frequenti stati borderline avrà una qualità esistenziale differente da chi invece ne ha di sporadici a causa delle conseguenze negative che questi generalmente comportano.

Questo vuol dire che ogni persona ha dentro degli impulsi che possono uscire fuori, fa parte della nostra natura (ognuno di noi riceve detyerminati condizionamenti) e quindi parlare di stato borderline aiuta a capire che ogni persona ha un potenziale di impulsività a prescindere se lo manifesta o meno.

E' necessario sottolineare che la parola "impulso" è differente dalla parola "compulsione" e "pulsione" sono tre termini differenti con tre significati differenti, essendo l'etimologia di questi termini simile potrebbe crearsi confusione.

Un esempio per capire cosa sia lo stato borderline è quello dove la persona prima agisce e poi dopo afferma frasi come "era come se non fossi io, avevo perso il controllo, sono cose che a mente lucida non farei", queste sono frasi che indicano il comportamento impulsivo, che la persona prima ha agito di impulso.

Altri esempi li troviamo nel momento in cui una persona non accetta qualcosa e si arrabbia così tanto da offendere, aggredire o alzare la voce verso una persona per poi dopo poco chiedere scusa ed affermare che aveva solo perso il "controllo" per intedere che era diventata poco lucida e che al suo posto erano fuorisciuti dei suoi impulsi.

Ma se una persona non è lucida, se una persona non è conscia di ciò che sta facendo, allora sulla base di cosa agisce? 

L'impulsività nasce dall'esperienza ed i condizionamenti ricevuti durante il corso dello sviluppo, l'inconscio assorbe la realtà circostante, è un mondo parallelo che è collegato ai sensi così come lo è la coscienza, è un entità che osserva e impara, in un modo diverso da quello che potrebbe fare la coscienza ed è in grado di riprodurlo come riflesso comportamentale, l'inconscio usa le emozioni come metro di paragone, l'inconscio  tende a riprodurre questi impulsi condizionati in situazioni emotive analoghe, ad esempio tende a riprodurre quelle azioni che ha visto fare agli altri per rabbia nel momento in cui la persona stessa si trova in quello stesso stato emotivo.

L'esempio più eclatante è quello del bambino cresciuto in un ambiente violento con genitori che ogni volta che si arrabbiavano lo picchiavano o vedeva che picchiavano altre persone. Questo bambino consciamente potrebbe essere cresciuto con il rifiuto totoale verso qualsiasi genere di violenza e consciamente non farebbe mai una cosa del genere, ma quella violenza "esiste dentro di lui condizionata sotto forma di questi impulsi" ed ecco che ogni volta che si arrabbia e perde di lucidità potrebbe picchiare qualche persona per poi ripensarci con il senno di poi e non riuscire a comprendere, specialmente le prime volte, come lui che disprezzava tanto quel comportamento sia stato a sua volta un "carnefice violento".

Questo è l'esempio più eclatante perché dimostra come l'impulso sia inconscio e si manifesti a prescindere da quello che la coscienza crede, dato che sfrutta i momenti di scarsa lucidità per uscire fuori, al punto da generare fenomeni così estremi da spingere una persona a comportarsi a livello impulsivo all'opposto di quello che in cui crede fermamente.

 

L'impulsività ha delle conseguenze, aggredire qualcuno andrà ad influire sul rapporto ma non per ogni cosa è così pensiamo ad una persona che durante questi stati di scarsa lucidità ha l'impulso di gesticolare, alzare la voce, avvicinarsi o allontanarsi da qualcosa, spostare le cose, etc.. sono azioni che hanno delle conseguenze ma non così eclatanti come ad esempio quella dell'essere violenti.

 

L'impulsività spiega il comportamento automatico che la persona mette in pratica quando non è più lucida, quando è l'incoscio ad agire tramite il meccanismo per cui lo stato emotivo intenso prende il sopravvento.

Qui è necessario fare una distinzione fra stato borderline e stato parossistico ovvero quello stato dove il soggetto ha perso solo parzialmente la lucidità e prova delle emozioni intense ma non tali da fargli "perdere la brocca". Nello stato parossistico accade che la persona avverta queste emozioni così intense che lo spingono ad agire in un versante, ad esempio la persona prova emozioni intense positive che lo spingono quindi in quella direzione (desideri, voglie, etc..) oppure la persona prova emozioni intense negative che lo spingono ad allontanarsi dalla fonte di quelle emozioni negative. La situazione qui è differente perché c'è una persona che ha ancora la facoltà di scegliere anche se è difficile farlo perché le emozioni lo spingono in un'unica direzione e potrebbero fargli cambiare i piani originari. Se la persona cede alle emozioni assecondandole vuol dire che sta compiendo un'azione "emotivamente influenzata" altrimenti si parla di persone che nonostante le emozioni in gioco ha continuato a prendere una scelta dettata da altre motivazioni e più coerente con il suo piano d'azione e progetto.  In questo stato non c'è alcun impulso ma si parla solo nel caso di azioni e scelte emotivamente influenzate se il soggetto non riesce a resistere e si lascia per l'appunto influenzare.

Il fenomeno è quindi a soglia, quanto più le emozioni salgono quanto più aumenta la probabilità che si passerà da "emozioni che tentano di influenzare una persona poco lucida" a "la persona non è più lucida e agisce di impulso", tenere questo punto a mente è necessario per non confondersi nel capire i vari fenomeni.

 

Ritornando allo stato borderline si potrebbe affermare che in questo stato la persona è come se tirasse fuori ciò che ha precedentemente assorbito, quindi tirasse fuori il comportamento dei propri educatori diventando di fatto simili a chi ci ha cresciuto e quindi considerati come "figlio" anche a livello umano e non solo di sangue.

A questo punto resta un interrogativo, perché alcune persone non si rendono conto di questo loro stato borderline? La risposta la troviamo nella "normalità". se una persona, sin dall'infanzia, manifesta questo fenomeno impulsivo difficilmente lo vedrà come qualcosa da criticare e finirà con il percepire normale questo doppio comportamento una volta lucido e una volta no. se a questo aggiungiamo che la persona potrebbe avere anche una generale noncuranza ecco spiegato il perché alcune persone nemmeno facciano autocritica su questo loro versante.

Di solito questa impulsività, questi stati borderline vengono analizzati solo nel momento in cui la persona inizia a non accettarli più per le conseguenze disfunzionali che comportano, ad esempio quando si rende conto che alcuni suoi impulsi la allontano da chiunque che finisce per vederli come un "mostro" o una "persona cattiva".

 

Quando una persona inizia ad analizzare i suoi impulsi, inizia a rendersi conto di ciò che ha dentro ed aumenta questa consapevolezza nei confronti delle sue dinamiche inconscie inizia a rendersi conto di questa sua parte nascosta e di quanto possa aver ereditato, anche se non l'ha voluto, parte di quei comportamenti che ha sempre percepito come odiosi e sofferenti nella sua infanzia.

Quante volte avrete ascoltato persone dirvi "a volte mi sembri tua madre" o "a volte mi sembri tuo padre", quel a volte si riferisce al fatto che il vostro comportamento non è sempre così ma che appare simile proprio in quei momenti di impulsività. Ciò che è simile non è la personalità ma il comportamento impulsivo che si è assorbito.

 

Qual'è la differenza fra compulsione ed impulso? La compulsione è il tentativo che fa una persona nel momento in cui tenta di cambiare ciò che non accetta e che potrebbe dare il via ad un circolo ossessivo.

 

Qual'è la differenza fra istinto e impulsività?

La principale differenza fra istinto e impulsività la troviamo nella base conscia e la lucidità che ha una persona istintiva. L'istintività consiste nel fare una scelta lucida, ovvero fare la scelta conscia di ascoltare le proprie sensazioni e farsi guidare da esse, come se la persona in quel momento non sapesse esattamente cosa fare e si affidasse alle emozioni come bussola comportamentale da seguire. Ad esempio una persona ha da fare una scelta ma non sa quale prendere e seglie la strada che le trasmette emozioni più positive o la fa sentire maggiormente sicura.

L'impulsività è diversa, la persona perde lucidità, la propria coscienza viene meno per lasciare spazio ad un comportamento impulsivo dove la persona in base ai vari stimoli che riceverà si comporterà seguendo dei pattern comportamentali ereditati e condizionati nel passato, agendo come se non fosse lei.

 

Impulso ed automatismo una sottile differenza ma fondamentale

Alcune persone potrebbe confondere quello che è un impulso con ciò che è un automatismo. La differenza consiste che mentre l'impulso avviene in assenza di lucidità e quindi lascia trasparire quel comportamento "teatrale" di chi non è più lucido l'automatismo è invece frutto di una persona che euristicamente agisce e anche se lucida non usa quella lucidità per analizzare la situazione in modo analitico ma appunto si affida a queli automatismi che potrebbe aver sviluppato per esperienza. Si legga euristica per approfondire.

 

Prendiamo un racconto tratto dal web:

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"Mi è capitato durante una discussione di dare uno schiaffo al mio ragazzo. 
in realtà non è successo una volta sola, ogni volta promettevo di non farlo più ma puntualmente è ricapitato. 
Non so cosa mi prende, mi sento pervasa da un forte senso di rabbia e non riesco più a connettermi col mio cervello e la mia razionalità. Non riesco a mantenere la promessa di non farlo più. Quasi sempre è capitato perché discutevamo sulla gelosia che letteralmente mi acceca. 
Lì per lì mi sembra una cosa poco importante perché ovviamente la mia intenzione non è quella di fare del male al mio ragazzo, tutt'altro, forse è un modo per attirare l'attenzione? Forse è un modo per far capire quanto mi fanno male certe parole?
Mi sembra quasi che mi sia dovuto, che non ci sia nulla di male, forse perché ho avuto un'educazione molto dura e sono stata abituata a ricevere schiaffi.
Per me è normale ma mi rendo conto che non dovrebbe esserlo e non so che fare non so come far capire al mio ragazzo che sono veramente pentita, che non mi piace come mi comporto.
E puntualmente lo faccio senza pensarci e poi mi sento uno schifo. E' successo tre volte, lui ormai non mi crede più quando gli chiedo scusa e ora è arrabbiatissimo con me."
Questo è l'esempio di impulsività estrema in cui fuorisce un comportamento che la coscienza percepisce come inaccettabile.
L'impulsività è composta solo di riflessi comportamentali? Si, alla fine ciò che realmente conta è ciò che la persona dice e fa in quello stato e tutte le azioni che fuoriscono dall'inconscio sono il prodotto di ciò che è stato assorbito, di ciò che è stato condizionato.
Questo è l'esempio di un'impulsività estrema dove la persona arriva a percepire come inaccettabili questi suoi impulsi anche se in questo caso non sa spiegarselo nonostante abbia compreso che in parte c'entra l'educazione violenta ricevuta, ma va fuori strada nel momento in cui si pone la domanda se lo fa per attirare l'attenzione.
 
 

Impulsività positiva alla base della simpatia facilitata

Pensate a tutte quelle discussioni dove la persona si diverte, perde di lucidità a causa delle emozioni positive intense e quindi inizia a mettere in atto ad esempio degli impulsi appresi da un genitore o educatore simpatico, impulsi che non danneggiano la situazione anzi "rallegrano" l'ambiente. Poi ci sono altri impulsi neutri come quello di muovere le braccia durante una discussione, fateci caso più perdete di lucidità più il vostro corpo inizierà a muoversi a dimostrazione che quello che sta uscendo fuori sono gli impulsi di "dialogo" che avete ereditato, se analizzerete il contenuto e siete degli attenti osservatori con buona memoria osserverete che anche le frasi sono simili a quelle di chi vi ha educato, come se il cervello riproducesse come un proiettore interi dialoghi passati. 

 

 

C'è un modo per arginare lo sviluppo di impulsi? Si sviluppando un metodo critico nella prima infanzia impedisce che questi impulsi vengano acquisiti, il bambino in questo modo guarda all'esterno e ai propri educatori vedendoli come persone che possono fare errori, vedendoli con uno sguardo più dubbioso e questa consapevolezza diminuisce l'assorbimento inconscio da persone che non vengono più percepite come "semi dei".

 

Impulsi e impeto

Si definisce impeto quel particolare impulso che ha una connotazione violenta, quindi uno impulso che si basa su schiaffo, un'offesa, etc..

 

Impulso e irruenza

Si definisce irruenta quella persona che a causa dello stato borderline che prova inizia ad avere impulsi che impediscono alle parti di avere una discussione calma e in cui ognuno può esprimersi senza essere interrotto. L'irruento tenta a prevaricare, ad interrompere e immetersi nel discorso senza lasciare che l'altro finisca.

 

Che collegamento c'è fra pulsione e impulsività? La frustrazione data da pulsioni non soddisfatte o una soddisfazione particolarmente godereccia potrebbe produrre emozioni così intense da generare uno stato borderline.

 

Come si può fare per ridurre o annullare il comportamento impulsivo?

L'unico modo duraturo e costante è la prevenzione emotiva, cioè fare in modo di non superare la soglia emotiva e conservare nel tempo un livello di intensità tale da non intaccare la lucidità. Sembrerà una cosa banale ma non lo è per chi si rende conto che ogni soggetto ha una sensibilità differente ed è questa la causa principe.
Questa prevenzione emotiva può avvenire in due modi:

- investimento atarassico, il soggetto attua un cambiamento dentro di sé che lo renderà meno sensibile e più tollerante;

- evitamento di ciò che il soggetto sa che gli provocherebbe intense emozioni.

Con il termine atarassia l'AB intende un cambiamento di personalità teso a ridurre la sensibilità del soggetto, sopratutto nei confronti di quello che non accetta, in questo modo le emozioni che proverà saranno ridimensionate e non lo condurranno in quello stato borderline, si legga atarassia per approfondire.

L'evitamento sebbene sia una strategia e non una risoluzione produce comunque lo stesso risultato, anche se in questo modo tenderà comunque a capitare qualche imprevisto (o qualcosa a cui il soggetto non pensava potesse fargli quell'effetto) e non ha lo stesso grado preventivo che ha la strada atarassica. Per evitamento non si intendono forme di distrazione ma una fuga preventiva nei confronti di quello che il soggetto sa in anticipo possa generargli questa perdita di lucidità, ad esempio una persona sa che nei rapporti amorosi tende a provare emozioni intense e quindi evitamento in questo caso vuol dire non instaurare rapporti amorosi.

Come ultimo scoglio c'è la via del stoicismo, questa strada consiste nello sviluppare delle tecniche che aiutano il soggetto a contrastare lo stato borderline e riacquisire subito "la gestione della situazione". Ad esempio la persona potrebbe studiare i propri impulsi e fare in modo che nel momento in cui li riconosce usi questo "punto di riferimento" come qualcosa per riprendersi e stoppare immediatamente l'impulso che stava per portare avanti. Oppure fare in modo di condizionarsi e generare un altro tipo di comportamento impulsivo, una sorta di contro impulso teso ad annullarne il primo. Lo stoicismo si riconosce perché si vede una persona che inizia o sta per iniziare ad agire di impulso ma poi in qualche modo riesce a riprendersi e fermarsi. Questa strada la si potrebbe vedere come una battaglia che il soggetto avvia nei confronti degli impulsi, strada che viene scelta da quelle persone che non hanno intenzione né di attuare la strategia dell'evitamento né di intervenire/cambiare la loro personalità (o non sanno come farlo).

Lo stoicismo ha infinite strategie, ogni persona che avvia questa strada finirà con il tempo con il trovare quelle che sono più efficaci nel suo caso o comunque quelle che casualmente scoprirà e riuscirà ad usare efficacemente. Lo stoicismo è qualcosa che non dà garanzie e non assicura alcun controllo, mediamente chi sceglie questa strada riesce a ridurre i casi di impulsività ma non ha quella drastica riduzione che si avrebbe invece nel caso dell'atarassia o dell'evitamento. Una persona che sceglie questo percorso quindi di ritrova comunque con l'avere a che fare con frequenza minore in stati borderline. Ma non finisce qui il soggetto rischia anche di generare un effetto "pentola a pressione" non tanto per quanto riguarda l'impulso in sé ma per la situazione che l'ha generato in cui il soggetto potrebbe solo limitarsi a fermare l'impulso ma non fare nulla per sfogare o cambiare la situazione che l'ha generato. Questo potrebbe portare quindi nel tempo ad un fenomeno sempre più pesante e che sarà a sua volta più difficile da fermare stoicamente. Questo non accade in ogni metodo stoico, ci sono alcuni metodi stoici che invece contemplano l'interevento e lo sfogo per fare in modo che non si accumuli.

Le considerazioni dell'AB sono quelle di preferire l'atarassia o e di inseguire la strada dell'evitamento solo se il soggetto nonostante eviti e lasci determinate cose comunque rimanga con un numero di alternative tali da appagarlo, scartando invece la strada stoica per il fatto che non produce una riduzione significativa e rischia di generare conseguenze perfino più negative dall'accumulo di impulsi non sfogati che finiscono per sfogare in un unico impulso ancora più devastante.

APPUNTI:

- Il raggiungimento dei desideri in uno stato impulsivo, andando contro le proprie inibizioni, contro le proprie simulazioni nefaste, ma nella scarsa lucidità ciò che rimane è solo il desiderio di raggiungere il piacere.
- Perché non si riesce a fare a meno di urlare?

- impulsività e fare scenate;

- impulsività e overreacting;

- dall'esterno è facile osservare somiglianze impulsive ad esempio fra padre e figlio, cosa che è invece più difficile per il figlio riconsocere dei suoi impulsi simili al padre,;

- un impulso si può generare anche a partire da pochi episodi se sono particarlemente intensi da un punto di vista emotivo per l'osservatore.

ultima modifica il: 24-05-2020 - 16:49:28
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