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Cos'è un problema?

(collegamento con le tipologie di blocco,

scelta e risoluzione

nella vita reale non c'è nessun deus ex machina, le cose o te le risolvi da te o non ne uscirai mai

da riscrivere sulla base della nuova triade obiettivo, problema e stabilità

la percezione della lacuna da colmare, se il soggetto pensa che la lacuna da colmare sia enorme tende a lasciar perdere, mentre una lacuna minore tende ad essere colmata)

Ogni essere vivente agisce per obbiettivi, che ne sia conscio o meno, quando il soggetto agisce sta di fatto eseguendo un compito che lo porterà all'obbiettivo stabilito, sta risolvendo un problema che corrisponde alla domanda "come faccio ad avere ciò che voglio?".

Questa definizione sembrerà strana a molte persone perché terndono ad usare il termine problema solo quando ciò che hanno di fronte non lo riescono a risolvere in modo lineare.

In realtà ogni obiettivo è un problema, il quale si può dividere in due tipi:

- problema con ostacoli, detto anche a soluzione non lineare. Sono problemi difficili perché richiedono che il soggetto capisca come fare per risolverli, ritrovandosi momentaneamente in uno stallo da superare, richiedendo uno sforzo maggiore;

- problema senza ostacoli, detto anche a soluzione lineare. Il soggetto non avverte di fare nessuno sforzo, pianifica tutto senza particolari problemi, sa cosa fare, sa come farlo e ha le risorse per farlo.

 

Ma un problema come si risolve? In tre passaggi:

- definizione e comprensione del problema, capire l'obiettivo che ci si è posto e capire tutti i passaggi da fare per raggiungerlo, descrivendo tutti i sotto obiettivi da raggiungere in modo progressivo. Comprendere e pianificare;

- possedere tutte le abilità ,  ogni fase del piano andrà eseguita e ciò può essere fatto se il soggetto è in grado di comprendere e agire in ogni passaggio del piano;

- possedere tutte le risorse, la vita non è solo agire, in alcuni è necessario avere le risorse per farlo.

 

Se il soggetto sa e può svolgere ognuno di questi tre passaggi si tratterà di problema lineare, altrimenti si tratterà di avere degli ostacoli da risolvere prima.

Qui si arriva al primo punto cruciale, non tutte le persone sono in grado di risolvere un problema non lineare senza l'aiuto di qualcuno, non possiedono quella che si definisce intelligenza fluida in grado di fargli capire quali passaggi vanno fatti per superare questi ostacoli e capire cosa fare.

Una persona che sa compiere il percorso di risoluzione di un soggetto viene definita concreta e tenace. Concreta perché riuscirà a portare ogni problema a termine, concretizzando tutto il percorso fatto. Tenace perché il soggetto non si fa abbattere da nulla, qualsiasi ostacolo troverà lo supererà perché crede di poterlo fare e sa come fare.

Parlare di intelligenza fluida pone l'accento sull'abilità del soggetto e se le possiede, la concretezza è il lato pratico, si guarda la persona nel suo arrivare all'azione, nel concretizzare tutto al fine di produrre un cambiamento.

Quando la persona non riesce a superare una fase nel problema non lineare si parla di stallo.

 

Quando insorgono problemi improvvisi (ad esempio danni che vanno risolti) una persona può reagire in due modi:

- risolutezza, la persona inizia fin da subito con l'affrontare e l'eliminazione/superamento del problema;

- irrisolutezza, la persona reagisce negativamente alla presenza di un problema facendo azioni che sono inefficaci o perfino aggravano la situazione di partenza.

 

(non confondere con la resilienza che invece riguarda l'emozione negativa, anche se in alcuni casi un problema può causare emozione negativa e quindi richiedere anche la resilienza oltre che la risolutezza)

 

L'irrisolutezza appare come una situazione paradossale perché la persona altro non fa che aggravare il problema stesso. Non accetta il problema o non ne sa gestire il lato emotivo, potrebbe vedi una spinta a combatterlo creando un'amplificazione del problema, generando emozioni negative e rendendo tutto ancora più difficile e pesante, il problema stesso è un problema perché la persona non accetta di avere problemi e reagisce negativamente al fatto di avere un problem

Risolutezza, una persona che inizia da subito a risolvere un problema senza insofferenza.

Lo stallo è sempre momentaneo, anche se non si vedono possibili soluzioni al momento non vuol dire che non ci siano, chiedere aiuto quando non si hanno le risorse sufficiente per affrontare da soli il problema.

 

FINO A QUI

 

 

Il problema si presenta prevalentemente in tre forme:

- carenza di risorse, manca il tempo, mancano gli strumenti, mancano i soldi, quindi il soggetto prima troverà le risorse e poi potrà proseguire;

- carenza di adattamento (anche disadattamento), detto anche blocco, il soggetto manca della comprensione e delle regole per poter agire;

- insorgenza di un ostacolo, c'è qualcosa che casualmente si frappone fra il soggetto e l'obbiettivo e va prima rimosso prima di poter proseguire, qualcosa che impedirebbe o danneggerebbe l'obbiettivo posto.

 

Non necessariamente ogni problema può essere risolto, in alcuni situazioni i problemi saranno tali che il soggetto non riuscirà a risolverli e fallirà l'obbiettivo posto per quante strategia di risoluzione del problema possa trovare.

Si definisce facile uno scenario privo di problemi, progressivamente invece si definirà sempre più difficile quanti più problemi il soggetto incontrerà che lo rallenteranno e richiederanno un intervento.

Per quanto un compito possa essere lungo e complesso può essere al tempo stesso facile per il soggetto se non vi sono problemi.

Questo ci fa comprendere che fino a quando il soggetto procedere in modo lineare con il raggiungimento dell'obbiettivo e con il compito che ha definito non c'è alcun problema, quindi l'obbiettivo è da considerarsi facile.

Questo spiegherebbe anche perché uno stesso obbiettivo con la pratica diventa sempre più facile, in quanto la persona proprio perché lo pratica spesso, anche se all'inizio trova problemi che lo mettono in difficoltà a furia di farlo si troverà pronto con le risorse, adattato ad ogni evenienza e possibilità operativa che capiterà e rimuoverà nel tempo tutti gli ostacoli, portando ad una situazione in cui il soggetto stesso lavorando su un obbiettivo ciclico lo ha reso privo di problemi e quindi facile o comunque meno difficile.

 

Il problema non va confuso con ciò che non si accetta, sentimento che nasce da ciò che si percepisce come un danno. In alcuni casi il soggetto potrebbe vedere il problema in quest'ottica, come qualcosa che lo danneggia, che preferirebbe non ci fosse, finendo per stizzirsi quando insorge un problema.

Si parla di vulnerabilità di personalità per intendere quella situazione in cui il soggetto non riesce ad avanzare del problem solving a causa di sue caratteristiche di personalità assenti o che sono presenti e impediscono al problem solving di avanzare in modo efficace o proprio di avanzare. 

Il blocco è quindi da analizzare per comprendere il ruolo della personalità nel fatto che il soggetto non progredisca nella risoluzione del problema, nel fatto che la stessa personalità del soggetto assume il ruolo di causa del problema stesso.

Questo spiegherebbe la nascita del disturbo, il fatto che il soggetto ha degli obbiettivi che fanno parte della sua esistenza e del suo scopo e non riesca a raggiungerli.

 

FINO A QUI

(gestione del problema, per evidenziare come una persona affronta o non affronta il problema, il come si comporta, che scelte fa, come la pensa)

Si definisce problema qualsiasi evento o oggetto si frapponga fra il soggetto e il suo "benessere" inteso come raggiungimento dei propri obbiettivi.

Il problema non necessariamente è una "presenza negativa" ma può consistere anche nell'assenza di qualcosa di necessario, come comprendere lo scenario, mancanza di risorse, mancanza di adattamento, etc...

Il concetto di problema è generico, cioè indica un qualsiasi tipo di impedimento che si mette dinnanzi alla persona, mna scendendo nel particolare troviamo ad esempio:

- vulnerabilità, riguarda i problemi a livello di personalità;

- crisi, riguarda i problemi dati dal cambiamento negativo degli eventi;

- ostacolo, evidenzia quei problemi che come risoluzione hanno la semplice rimozione e allontanamento da sé.

Quanto più una persona è adatta nella risoluzione dei problemi tanto più verra giudicata sagace, prendiamo 10 persone e assegnando loro un compito che presenta problemi si potrà osservare che ognuno di loro userà metodi diversi per risolverlo (specialmente se non stati formati da qualcuno per farlo o non formati dalla stessa persona) e fra tutti spiccherà il metodo migliore, portando quella persona ad essere giudicata dagli osservatori come la più sagace di quel gruppo.

Si definisce risoluta una persona che di fronte ad un problema non lascia che questo produca l'effetto del "doppio problema", dove la persona si lascia prendere da emozioni negative che creerebbero di fatto un secondo problema da affrontare, ma punta direttamente alla risoluzione dello stesso.

Come la persona pensa e agisce nei confronti dei problemi ci può indicare se questa abbia una visione ottimistica o meno della realtà, una frase che indica ottimismo è ad esempio "i problemi non finiscono mai, ma neanche le soluzioni" proprio ad indicare che la persona nel suo ottimismo sa che per quanti problemi le capiteranno troverà comunque dandosi da fare una soluzione ad essi.

 

 

 

Il problema sebbene sia un concetto generale si può raggruppare per comodità in tre sottotipi per evidenziare cosa accade quando il soggetto non può "direttamente agire per risolvere il problema":

- mancanza di adattamento, se il soggetto fosse stato da subito adattato (comprensione dello scenario e possessione delle abilità necessario all'azione efficace) non ci sarebbe stato alcun problema, il problema in questo caso esiste fino a quando non ci si adatta, dopo di che è risolto;

 

- mancanza di risorse.

In uno scenario ideale la persona ha un problema e agisce efficacemente per risolverlo ma non sempre questo è possibile ed è per questo che, come si evidenzia dalla lista precedente, porta il problema in alcuni casi ad avere due fasi, una di preparazione alla risoluzione del problema e una alla risoluzione del problema stesso.

Il concetto di preparazione apre le porte a tutta un'altra fenomenologia, come il fatto di essere saggi e prepararsi sui problemi che si possono prevedere (sia su base statistica che su previsione diretta).

 Per comodità si parlerà di "blocco" quando la persona non è in grado di prepararsi al problema o in una visione pessimistica della realtà crede che non serva o che sia inutile.

Il soggetto rimane quindi bloccato in questa fase dove sa che c'è un problema non agisce o perché non sa come fare o perché crede che non serve, pagando in termine di benessere questa situazione.

Si parla invece di inibizione quando il soggetto è preparato per quel problema ma insorgono paure che lo frenano e che lo inibiscono nonostante potrebbe agire per la risoluzione.

Per comprendere il concetto di blocco esistenziale è necessario comprendere prima due punti:

- pessimismo, nel caso il soggetto non si prepara perché crede che non serva e non ci sia modo, etc..;

- fallimento formativo, nel caso in cui il soggetto non sappia come preparasi, evidenziando un soggetto a cui mancano le fondamenta dell'esistenza ed è stato buttato al mondo in un contesto così disfunzionale da non avergli dato le basi minimo per usare qualche metodo che gli dia modo di prepararsi, anche solo per tentativi ed errori, ad una risoluzione di un problema.

 

 

 Questo porta alla conclusione che in ogni caso il blocco è qualcosa che si supera crescendo, sia per quanto riguarda lo sviluppo dell'ottimismo sia per quanto riguarda il porre rimedio al fallimento formatico e acquisire quell'adattamento di base nell'orientarsi al cosa fare quando c'è qualsiasi problema.

 

Il problema nel problema, il disadattamento

Il soggetto a differenza del punto precedente non è inadattato ma si è adattato in modo distorto e disfunzionale, quindi è un soggetto che agisce per la risoluzione del problema ma il risultato è che non risolve, lo aggrava o ne crea di altri. Qui c'è il rischio più elevato di non riuscire a superare il problema perché la persona potrebbe non rendersi conto del suo disadattamento o riuscire a migliorarsi.

Qui non c'è un blocco perché la persona agisce, al più c'è il rischio che la persona scivoli nell'ossessione e in una continua azione inefficace.

 

 

 

Non esiste una persona problematica, al più si potrebbe definire una persona come "avere problemi a stabiliare un rapporto con essa".

Quando una persona si pone un obbiettivo che non è motivato si parla di problemi motivazionali e si entra nello specifico ambito della motivazione.

Come si fanno a risolvere i problemi? Per l'AB la risposta è nel fare e nel metodo dell'ottimismo, si legga il relativo articolo per approfondire.

 

Il problema non necessariamente va risolto, si può ad esempio cambiare obbiettivo o si cambia e non si è più motivati per quell'obbiettivo.

 

Avere problemi non risolvibili che causano emozioni negative, come si procede in questo caso? Con l'elaborazione, fare in modo che il soggetto cambi punto di vista e arrivi a non vederli più come problemi o comunque non più in quel modo.

 

DA CANCELLARE 

Quando una persona ha questo blocco si parla di problema mentre quando la persona non ha alcun blocco si parla di compito.

La soluzione del problema richiede non solo l'adattamento ad esso ma anche che il soggetto lo capisca e riesca a rappresentarselo in modo valido mentalmente. 

Il concetto di adattamento ci suggerisce già che la persona abbia una percezione non distorta ma questo potrebbe non essere sufficiente perché il problema è talmente particolare che non è questione di distorsione ma proprio di non riuscire a vederlo.

Questo cosa significa? Che per alcuni problemi la soluzione potrebbe essere strettamente correlata solo alla questione di adattamento ad esso e quindi in caso di blocco sarà sufficiente riadattarsi o adattarsi ad esso per la prima volta ma in alcuni casi la risoluzione del problema è correlata anche ad altre due variabili:

- divergenza di pensiero, mettersi in discussione sui vari elementi rappresentati, vedere ogni oggetto nel modo più prototipale possibile, formulare quante più possibile rappresentazioni della realtà basandosi per l'appunto sulla modifica di ciò che si vede, non guardando ad esempio una sedia come una sedia ma come una serie di elementi strutturati in quel modo ma che possono essere modificati.  Questo porta ad un fenomeno mentale chiamato ristrutturazione percettivo-cognitiva;

- flessibilità di pensiero, la flessibilità di pensiero invece si riferisce alla mancanza di scetticismo verso i propri pensieri. La persona flessibile è l'opposto di usa credenze senza metterle in discussione, riprende procedure o ne acquisisce di nuove e le usa con convinzione, non si pone la domanda se ciò che sta usando con certezza possa essere errato, se quella regola forse non sia valida in quel contesto, se la convinzione a cui è arrivato possa essere distorta.

 

La flessibilità in sintesi ci dice che il soggetto non si fermerà alle prime conclusioni, non riprenderà in modo rigido ogni credenza che ha ma sarà dinamico mentalmente e sarà pronto a mettersi in discussione mentre il pensiero divergente ci suggerisce che la persona avrà una forma mentis prototipale, scomporrà lo scenario nella sua più piccola parte, non darà per scontato alcun elemento e tenterà di vederlo in ogno modo possibile. Questi due metodi sono necessari affinché la persona possa scartare la sua visione che anche se era priva di errori comunque non era in grado di fornire una soluzione o fare in modo che si potesse arrivare a fornire una soluzione.

Prima di proseguire un breve elenco di disambiguazione per fare chiarezza con altri significati che potrebbero essere confusi con il concetto di problema:

- Per avversità si intendono quella serie di elementi che non sono riconducibili alla volontà del soggetto e che statisticamente colpiscono più o meno ogni persona, questi elementi possono essere previsti in parte (se il soggetto ha l'abilità per farlo) e questa previsione aiuta a fare un lavoro di prevenzione che renderà più facile risolverli e gestirli cosa che invece sarebbe diversa se il soggetto non si preparasse avendoli previsti.

- Per ostacolo si intende qualcosa che aumenta il carico di lavoro ma che il soggetto non ha alcuna difficoltà nel fare, sa già come superarlo e affrontarlo.

- per impedimento si parla di un elemento che rende impossibile la risoluzione di un problema e quindi id fatto quel problema non può essere preso come problema. Pensiamo ad una persona che è nata con due gambe e desidera averne tre, questo è un impedimento. Sono obbiettivi irrangiungibili almeno per il livello tecnologico attuale. Oppure una persona che si trova a New York e ha il bisogno di stare in Cina in un'ora, il fatto che sia in quella città è di fatto un impedimento insormontabile.

- Il blocco è ciò che produce il problema.

 

 

 

 

 

Si parla di difficoltà per definire il grado di lontananza che la persona percepisce dall'essere adatto, pensiamo ad una persona che è al primo anno di università e desidera divenire un ingegnere fisico per capire e risolvere numerosi quesiti complessi che ha nella sua mente, la persona sa che questo problema sarà risolto dopo anni e anni di adattamenti mentre sarà meno difficile per una persona risolvere un problema che richiede solo del riadattamento.

Si parla di facilità quando la persona risolve un compito, cioè di fatto è un problema perché sa già esattamente cosa fare per superarlo.

Semplicità e complessità invece descrivono il numero di variabili in gioco in base a quanto la persona soggettivamente percepisca quel numero di variabili, mediamente parlando fino a quando la persona riesce a rappresentarsele in mente lo si considera semplice quando inizia a divenire necessario annotarsele per potersele rappresentare meglio o pensare contemporaneamente il soggetto potrebbe iniziare a percepire la complessità.

 

Ricapitolando sono tre la fasi intorno alla risoluzione di un problema:

- porsi un obbiettivo;

- percepire il blocco e tentare di risolverlo per adattamento o riadattamento;

- iniziare e mantenere un approccio flessibile e divergente al problema e al relativo scenario.

 

Si parla di analogia quando la persona trova la soluzione in uno scenario che così come è organizzato suggerisce una soluzione. 

Un racconto dal web:

"Sono tornato in ufficio oggi, dopo 4 giorni di vacanza (week-end incluso).
L'altro ieri, 30 maggio, nonostante fossi a casa, ho avuto una crisi d'ansia piuttosto prolungata a causa delle seguenti 3 commissioni:

  1. Avendo appena comprato casa, ho dovuto compilare i moduli per intestarmi le varie bollette
  2. Per lo stesso motivo, ho dovuto informarmi per disdire il contratto della chiavetta internet
  3. Ho dovuto ritirare del materiale in un negozio


Nella mia testa, ognuna di queste incombenze è stata scomposta in più parti. Per esempio, per quanto riguarda l'ultima commissione ho dovuto:
1. Calcolare i tempi di percorrenza con i mezzi pubblici, in modo di arrivare prima che il negozio chiudesse
2. Controllare di avere con me contante sufficiente
3. Poiché la risposta al punto 2 era "NO", prelevare al bancomat
4. Fare il percorso con i mezzi pubblici
5. Arrivare al negozio
6. Attendere il mio turno
7. Comprare ciò di cui avevo bisogno
8. Pagare
9. Tornare a casa

Ovviamente, questa tabella di marcia non è una cosa che faccio di mia spontanea volontà, ma in modo automatico.
Cosa se ne deduce? Per quanto mi riguarda, credo si possa dire che:

- è un modo per tenere tutto sotto controllo
- è una modalità profondamente stressante e ansiogena, perchè genera la domanda: "Se mi accade un imprevisto, non so come fare"
- l'eventuale imprevisto, quando accade, degenera nella crisi di panico
- Arrivo alla sera distrutto
- Varie ed eventuali: non aggiungo altro per non tediarvi troppo

Chiaramente, è una cosa che non controllo di mia spontanea volontà, ma mi sto rendendo conto che mi crea più disagio che benefici. Uno su tutti: arrivo alla sera stremato, tanto che non ho quasi mai voglia di uscire."

 

Questo è un racconto che fa trasparire come per alcuni soggetti i problemi e la relativa soluzione siano un compito doppiamente difficile a causa di altre caratteristiche di personalità che gli remano contro. Il nodo centrale di questo racconto è nell'imprevisto, la persona non è in grado di affrontare e risolvere i problemi normalmente a causa delle emozioni che possiede, non ha modo di prendersi del tempo per risolverlo, di fare errori acquisitivi (quindi si esclude il tentativo ed errore), la persona non ha altra soluzione che tentare invano di avere un "programma perfetto" che gli impedisca di avere imprevisti cosa che non esiste.

Il punto centrale della questione non è il problema ma le emozioni e una personalità che non danno modo al soggetto di poter affrontare e risolvere il problema in modo normale, in cui l'unica cosa che conta è analizzare la situazione e trovare una soluzione.

 

La domanda a questo punto è "i fenomeni che osserviamo intorno alla difficoltà che presentano le persone quando stanno risolvendo un problema sono da considerare parte del problema stesso?" per l'AB la risposta è si, questo sito stesso nasce come qualcosa che aiuti siano nell'adattamento, sia nel capire la realtà ma anche a fare i conti con queste fragilità, con una parte di noi che rema contro noi stessi ristruttarando anche questa porzione qui. 

 

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ultima modifica il: 16-01-2019 - 13:32:15
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