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"Le cose che mi emozionano, le cose in cui credo, dare retta al cuore"

Cos'è l'istinto? Cosa si intende per essere istintivi?

Si definisce istinto nell'essere umano quel pensiero in cui il soggetto usa le proprie emozioni come sistema di guida, come bussola per capire quale scelta fare o confermare una scelta già presa.

In psicologia questo fenomeno viene definito come "azione guidata dall'emozione" o "ipotesi del marcatore somatico". Ma parlare di istinto più immediato per chi non è un addetto del settore.

Questo sistema di guida funziona grossomodo in questo modo "se sento emozioni positive vuol dire che la scelta che ho preso o sto per prendere è giusta, viceversa è sbagliata", il soggetto usa le emozioni che prova come bussola per fare delle scelte, per capire se ciò che sta facendo è giusto o sbagliato, la usa come bussola morale.

L'istinto in alcuni casi può essere più complesso dove il soggetto è come se sapesse cosa fare, ma senza che sia stato lui a fare calcoli ma qualche entità dentro di lui glielo avesse suggerito in qualche modo.

Il soggetto non fa un'analisi morale e razionale, prende delle strade d'azione ottenuto per intuito, consiglio o condizionamento, qualcosa che è venuta in mente senza un eccessivo sforzo e la analizza in questo modo "se provo emozioni positive posso procedere, altrimenti no".

Secondo i più recenti studi l'istinto ha un luogo nella nostra mente, avviene nella corteccia prefrontale vendromediale, questo cosa ci suggerisce? Che se durante una scelta si attiva quella zona del nostro cervello (immaginiamo che potessimo guardarlo in ogni momento) questo indicherebbe che abbiamo avuto un suggerimento dal nostro istinto.

L'istinto in termine tecnico (si legga comportamento per approfondire) si potrebbe definire come un agire impulsivo per scelta.

Queste emozioni vengono seguite perché solitamente vengono ritenute valide, quasi mistiche a volta, con soggetti che le esaltano dicendo "io ho il sesto senso" oppure "le mie sensazioni sono infallibili, non mi mentono mai".

L'assurdo è che ci si fida di un meccanismo che non si conosce a pieno, forse perché ci si concentra su quelle volte in cui ci è stato d'aiuto e non su tutte le volte che ci ha buttato fuori strada o ci ha fatto perdere delle opportunità importanti.

Ma questo sistema è valido? La risposta è un secco no, può essere efficace ma perché preferirlo quando possiamo il nostro pensiero conscio e lento per fare scelte miglioi?

Dov'è il limite del pensiero istintivo? Che senza accorgercene ci facciamo guidare dall'esperienza. Stiamo agendo tramite condizionamenti del passato, le emozioni che proviamo nascono da stimoli condizionati, essendo esposti ad uno stimolo simile si rievocano le emozioni condizionate.

Eccovi degli esempi che fanno capire meglio quanto sia poco saggio affidarsi all'istinto.

Prendiamo una donna che sta cercando un partner, si affida all'istinto secondo questo schema mentale, ci esco e se provo emozioni positive vuol dire che ci continuo ad uscire, se le provo negative vuol dire che non è la persona giusta per me e ci chiudo immediatamente tutti i ponti.

Esce con un uomo, questa donna non conosce la compatibilità o l'affinità, non sa come calcolarli, non sa analizzare chi ha di fronte, ma mettiamo il caso che ha incontrato un soggetto che è quasi un'anima gemella, con un'elevata compatibilità e un'elevata affinità.

Questa donna, come abbiamo detto si sta affidando però ad un sistema euristico guidato dalle emozioni, si sta affidando all'inconscio e percepisce immediatamente in quest'uomo delle emozioni negative che nascono dal profumo che indossa. Questo uomo ha scelto lo stesso profumo che usava l'ex quando la maltrattava, la donna non se ne rende conto e legge quelle emozioni come il "segno" che deve chiudere, perdendo un'occasione rara.

Lo stesso errore potrebbe accadere non per condizionamento del passato ma pensiero automatico, appena la donna vede quest'uomo a partire da dei vestiti o delle cose che dice, fa pensieri negativi che la portano a liquidarlo brevemente, pensando che quell'emozione negativa sia il segno di chiudere, sia quel sesto senso che le comunica cosa fare, non rendendosi conto che è solo una conseguenza del suo pensiero preconscio e di cui non ha nemmeno piena coscienza.

L'istinto funziona in altri modi, non necessariamente scartare o proseguire con un partner, c'è il caso in cui il soggetto lo usa con questo schema di pensiero "sento emozioni positive a riguardo, quindi posso procedere/avvicinarmici" o "sento emozioni negative a riguardo quindi forse è meglio lasciar perdere e allontanarmici" anche con sfumature comportamentali più complesse come la rabbia, dove si avverte la volontà di combattere e cambiare ciò che non si accetta. 

 

Attenzione a non confondere l'istinto con l'impulsività, nell'impulsività si seguono degli automatismi d'azione, non c'è una traduzione dell'emozione per prendere una scelta, ma si lascia spazio ad un comportamento condizionato in modo diretto.

L'istinto è un'euristica rapida, perché il soggetto non deve fare nessun calcolo, riprendiamo l'esempio della donna, ci vogliono numerose energie per analizzare un partner, capirne affinità e compatibilità, per non parlare del lavoro su stessi per comprendere e acquisire questi concetti/strumenti, mesi e mesi di lavoro con se stessi e con l'altro risparmiati semplicemente affidandosi a questo sistema emotivo, nell'usare l'emozione come informazione.

 

 

L'istintività nasce per tre motivi:

- il soggetto non è stato mai educato al pensiero lento, al riflettere e pendoraree, o perché non ha metodi deduttivi e fatica a fare conclusioni o andare alla ricerca di elementi da consocere o per pigrizia mentale, perché non percepisce chiaramente il vantaggio di un pensiero profondo, riflessivo ed accurato, non gli è stato mai spiegato, non gli è stato mai fatto capire la differenza in tal senso;

- il soggetto ha una componente di psicopatia, più pensa più è probabile che veda elementi che generino insicurezza, che lo portino ad avere paura, con l'istinto evita di guardare a qualcosa che lo frenerebbe. il soggetto non sa pensare e quindi riflettere diventa quasi un nemico che aggira con le euristice rapide, fra cui questa euristica emotiva qui in particolare;

- l'efficacia del condizionamento in contesti semplici, dove il condizionamento è sufficiente a risolvere problematiche già vissute e basate su poche variabili in modo pressoché immediato. Il soggetto si rende conto che le euristiche rapide tendono a funzionar ein contesti semplici, utilizzandole ovunque senza rendersi conto che nei contesti complessi portano praticamente quasi sempre in errore.

 

 

Questo ci fa comprendere che prendere una persona qualsiasi e dirle "non usare mai l'istinto perché è sbagliato" sarebbe un'imprecisione, è fondamentale invece far comprendere i limiti di questo strumento. 

La riflessività è utile in scenari complessi, è utile se il soggetto sa pensare in modo scientifico, ma l'istinto in alcuni casi ha una sua utilità, sopratutto prima di eliminare la componente istintiva la soggetto è necessario elimianre la psicopatia e insegnare al soggetto a pensare.

Si legga comportamento per approfondire.

 

Appunti:

detto anche euristica emotiva.

 

https://www.stateofmind.it/2019/03/emozioni-diffidenza-fiducia/

 

FINO A QUI

 

La persona istintiva a cosa sta facendo riferimento? Si rivolge a tutte quelle emozioni che si provano per condizionamento o per pulsione, quindi la persona altro non fa che seguire il suo passato quando si rivolge all'esterno.

Il più grande problema dell'istintività è che è inaccurata, il condizionamento o le pulsioni si basano su degli stimoli attivatori, questo vuol dire che le nostre emozioni non vanno ad elaborare la realtà nella sua complessità ma si attivano per semplici stimoli.

Se nostro padre ci ha fatto soffrire per un'esistenza intera e qualcuno ci ricorda nostro padre, anche solo per come porta i baffi, il nostro istinto potrebbe dirci di scappare, ma è chiaro che questa scelta non avrebbe il minimo fondamento di utilità a livello esistenziale.

Una persona istintiva potrebbe affermare frasi come "Non so cosa consigliarti. Io seguo l'istinto, se una cosa mi fa venire il mal di pancia, vuol dire che non è buona. E' la pancia che decide."

Ma ci sono anche casi in cui il soggetto usa l'istinto parzialmente, lo considera, non si affida totalmente ad esso.

Va fatto attenzione a non confondere l'andare a istinto con l'affidarsi ai propri pensieri automatici.

Questo in cosa si traduce? Che quando una persona usa frasi come "io ho un sesto senso" potrebbe sia indicare che è istintiva e usa le proprie emozioni come bussola di comportamento sia che si affida ai pensieri automatici.

Questi due fenomeni non sono completamente separati ma vanno considerati in questo modo perché potrebbe capitare che comunque il pensiero automatico spinga in una direzione mentre l'emozione in un'altra e non siano sempre correlati.

 

 

Per comodità si può parlare di istintività totale e istintività parziale.


La formazione che spinge all'istintività

Una persona istintiva potrebbe spingere, sia direttamente che indirettamente, un'altra persona (come un figlio) a credere e seguire l'istintività, pensando che sia efficace, che sia valido.

 

L'istinto può essere uno strumento efficace in sistuazioni semplici, dove lo stimolo è probabilmente un indicatore valido e si possono avere risposte dal condizionamento ed esperienza passata, ma è inefficace in situazioni complesse.

Uno di questi è appunto l'analisi di una personalità per compatibilità, andare ad istinto vuol dire prendere grosse cantonate perché una persona è unica e troppo complessa e il condizionamento delle esperienze passate porterà solo fuori rotta.

 

FINO A QUI

 

Nel linguaggio comune il termine istinto tende a produrre fraintendimento a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- istinto o più comunemente detto "andare ad istinto", la persona chiama istinto l'interpretazione delle proprie emozioni, in cui vede le emozioni positive come una conferma a procedere in tale direzione e quelle negative come una disconferma e un suggerimento a cambiare strada/evitare;  

- istinto come sinonimo di stato parossistico e stato borderline, la persona si definisce istintiva per intendere che tende a perdere con frequenza lucidità a causa delle emozioni intense che prova e che la portano ad agire di impulso o comunque che ne influenzano il comportamento;

- istinto come sinonimo di pulsioni e riflessi innati, la persona chiama istinto quelle che sono le pulsioni ad esempio con frasi "è normale seguire i propri istinti come quello di fare sesso, mangiare, etc..) o quelle che sono reazioni di base come il riflesso di suzione, riflesso di fuga in caso di panico, riflesso di freezing, riflesso di combattimento etc..

 

L'AB sceglie di ridefinire l'istinto sulla base del primo significato, definendo istintive quelle persone che si appoggiano sulle loro emozioni come strumento per scegliere, ad esempio una persona che ha più bivi davanti a se e imbocca quello che più di tutti gli trasmette emozioni positive. Queste persone si riconoscono dall'esterno nella loro fase istintiva perché tendono a parlare utilizzando frasi come "io sento che.." "ho provato delle emozioni che non posso fare a meno di ignorare e che mi fanno capire delle cose" proprio ad indicare che le emozioni vengono usate per fare una scelta.

Quindi è necessario avere in mente che alcune persone usano erroneamente il termine istinto per riferirsi o alla perdita di lucidità (che a sua volta chiamano erroneamente razionalità) o per riferirsi alle pulsioni e i riflessi innati che fanno parte di ogni persona.

Una volta chiarito cosa è e cosa non è l'istinto è necessario fare un ulteriore distinguo fra quello che è un istinto attivo, in cui la persona va a considerare anche le emozioni più fievoli come eventuali indicatori e un istinto passivo in cui le emozioni sono così intense che il soggetto non va nemmeno a fare un'indagine anzi acquisisce un profilo istintivo proprio perché finisce per pensare a queste emozioni come qualcosa che gli dicono e suggerisco una possibile scelta.

L'istintività passiva è probabilmente largamente diffusa nella popolazione mentre quella attiva forse meno.

L'istintività non va confusa nemmeno con l'assioma di piacere, ovvero ogni persona agisce per inseguire ciò che trova piacevole ma ci sono scenari in cui non sempre c'è un piacere netto nelle scelte, oppure ci sono sistuazioni generate ad esempio da altri bisogni o da doveri, quindi qui l'istintività gioca un ruolo cruciale perché il soggetto in base alle varie emozioni che prova.

L'instintività va a sopperire alla carenza di consapevolezza di un soggetto che non è in grado o di capire qualcosa o di scegliere e prendere decisioni, questo vuol dire che più un soggetto si trova in blocco e difficoltà nel tentare di capire o fare una scelta quanto più è probabile che ricorrerà all'istinto o ad altri mezzi.

Prendiamo ad esempio uno stato di incertezza in cui una persona non sa se fare una data attività o meno, questa persona inizia a pensare a questa attività e cerca ogni possibile propria reazione emotiva per vedere se quella attività è da intraprendere o meno, quindi se la persona si sentirà contenta o comunque sentirà emozioni positive probabilmente prenderà una scelta di proseguire viceversa invece si allontanerà. Prendiamo invece un esempio in cui un soggetto non sa se fare l'esame o meno e più pensa all'esame più prova emozioni così intense di paura da spingerlo all'evitamento. In questo secondo caso non si tratta di istinto, l'istinto si riferisce esclusivamente al primo caso dove il soggetto usa le emozioni per fare una scelta che non è chiara e che al tempo stesso non ha altri metodi per fare una scelta. Nel secondo caso non si tratta di istinto perché le emozioni si sono già sostituite a quella che è una scelta che la persona stava facendo consciamente tramite l'ausilio delle emozioni, la persona nel secondo scenario è entrato in una dinamica dove sta "subendo le emozioni" che ne stanno influenzando il comportamento.

L'istinto nella sua variante più disfunzionale si manifesta come un soggetto che invece di riconoscere le proprie fragilità e il fatto che la realtà può essere capita e studiata si rifugia in una sorta di "divinizzazione" dell'istintività asserendo che l'unico modo per poter realmente capire ed agire qualcosa è viverla in modo tale che le emozioni che nascono possano essere una bussola comportamentale, un inno antiscientifico e anti collaborativo in quanto il soggetto l'unica cosa che può fare è agire, tentare e sperimentare in quanto il resto viene visto come inutile.

Pensate ad un soggetto fumatore che non riesce a smettere di fumare perché l'istinto gli suggerisce che il fumo è una cosa positiva dato che fumando si sente meglio, si sente più rilassato oltre al vario benessere e condizionamenti positivi vari. Un soggetto fumatore e istintivo che possiede la visione istintiva sopra citata apparirà come un soggetto delirante che afferma che non smette di fumare fino a quando non "sente" che i danni del fumo esistono e quindi ad esempio non smette di fumare fino a quando non si fa una lastra ai polmoni che lo traumatizza o che sente che fumando inizia a provare emozioni negative.

Qui un racconto dal web:

"secondo me, nessun ragionamento, per quanto ben fatto e persuasivo, può servire. Ovvero non è che, se concordo con un argomento, ho risolto. Bisogna che lo faccia mio. Come dire: se leggo i danni del fumo, non smetto lo stesso, fino a che gli argomenti non li sento.
Quindi occorre un discorso logico-emotivo, cioè un metodo che riconosce sia la ragione, sia le emozioni. Tenendo conto che la nostra prima reazione all'ambiente è emotiva, mentre quella razionale si forma dopo."

Quello che questo soggetto lascia trasparire è che è insicuro e a causa dei propri deliri e delle proprie convinzioni finisce per poter appropriarsi della scienza e dell'esperienza che è al di fuori di sé, sono soggetti che danno risposte come "si capisco quello che dici, può essere anche valido ma non mi convince" soggetto che finirebbero per convincersi solo dopo che ad esempio istintivamente trova quel qualcosa che lo sconvolge così tanto da dargli certezze a livello istintivo o altre certezze (riguardo ad altri fenomeni) ma che nella sua insicurezza e nella sua personalità fragile non è in grado di capire tramite discussioni e studi esterni.

 

 

 

Non si faccia l'errore quindi di bollare l'istintivo come qualcuno che non pensa o pensa poco, è più probabile che si tratti di persone insicure che non sanno affrontare e gestire questi eventi di dubbio e necessitano di un base certa che trovano nell'emozioni, qualcosa che gli dia certezze come:

- "se provavo quelle emozioni ci deve essere per forza una ragione, ho fatto bene a seguirle";

- "anche se dovesse rivelarsi una scelta sbagliata comunque l'avrò fatta sulla base di quello che provavo, quindi comunque non era sbagliato, ho fatto bene, tutti avrebbero fatto così".

Questo spiegherebbe perché persone che in apparenza sembrano pensanti, che hanno costruito e programmato tutto alla fine "si perdano in un bicchiere d'acqua" perché l'ultima mossa viene presa a livello emotivo portando la persona a prendere una "cantonata".

 

L'istintivo consapevole è invece colui che riconosce le proprie fragilità, che fatica a capire la realtà, a fare scelte e gestire le probabilità e che trova un rifugio di comodo nell'istintività che anche se lo aiuta sa che lo porterà di fatto in balia degli eventi, una persona che non giustificherebbe mai ciò che fa ritenendolo giusto perché "tanto è così per tutti" e non c'è modo di poter affrontare le cose con sicurezza se non si hanno le emozioni alla base su cui fare forza e "sentire che è la cosa giusta o migliore da fare" ma sa che è appunto un palliativo per quello che lui non sa gestire e capire facendo leva sul pensiero senza ricorrere a questi mezzi.

 

Esistono due livelli di istinto:

- uno che potrebbe definire euristico, la persona taglia corto nei pensieri tanto sa che alla fine le basterà seguire tutto ciò che le viene in mente e che sarà "approvato" dalle proprie emozioni;

- uno che potrebbe essere definito algoritmico , la persona non taglia corto nel pensare, pensa e ripensa  produce diverse scelte che hanno anche un fondamento pratico, scelte che la persona sa a livello di convenienza quale le conviene prendere eppure alla fine nonostante questi calcoli la persona si sente insicura e sceglie su base emotiva a dimostrazione di come probabilmente il suo tentativo di arrivarci con il pensiero non abbia dato una risposta che è in grado di accettare o che ritiene sufficiente;

 

 

Il secondo punto porta alcuni soggetti a dire "segui ciò che senti che non sbagli mai", sono persone che nel loro egocentrismo pensano che la loro fragilità sia universale, che ogni altra persona produca mentalmente dei risultati scarsi, non validi o ritenuti non sufficienti e quindi suggerisce di tagliare corto che tanto non serve a nulla ed è sempre meglio essere emotivi almeno si hanno certezze "facili".

 

Pensiamo alla donna che si sposa perché le sue sensazioni le suggerivano che era l'uomo giusto, uomo che poco dopo la tradisce e la picchia, notizia che nei fatti di cronaca torna ciclicamente; ma le sensazioni non erano infallibili? Non erano una verità? Come mai quella donna ha sposato un uomo sentendo che era quello giusto e poi non è andata così?

La risposta è che nelle sensazioni e emozioni non c'è alcuna verità, raramente c'è un fondo di validità perché al contrario delle credenze comuni la maggior parte delle sensazioni ed emozoni non sono innate, non sono un dono mistico, magico o di Dio ma si basano sugli eventi che hanno condizionato la propria esistenza.

Ma perché tutto questo si è diffuso? Perché "si deve pur vivere" e quando non capisci la realtà e non hai nulla ti aggrappi a quelle poche cose che hai ed essendo già il mondo emotivo la bussola per eccellenza nel campo dell'assioma di piacere è facile che il passaggio poi diventi "userò queste emozioni come bussosa anche per fare delle scelte".

 

Approfondimento sul fatto che nel seguire le emozioni come bussola comportamentale o fonte di certezze non c'è alcuna validità 

 Come abbiamo già detto l'inconscio non ha nulla di naturale o di universale, ciò che una persona prova da adulta è frutto di un condizionamento, della sua esperienza unica e dove sta scritto che quelle emozioni sono state condizionate in modo tale da essere una bussola comportamentale? Sopratutto se si pensa a quanto fallimentare è stata la crescita per alcune persone, generando emozioni infondante, basti solo pensare a quante paure infondante una persona sviluppa e conscio di questo poi nonostante questo si affida pensano che le emozioni siano fonte di verità assoluta?

Il problema come già detto non è solo che il condizionamento non è sufficiente, non sopperisce a scelte complicate che solo una mente conscia può fare ma c'è anche da considerare che:

- alcune sensazioni saranno semplicemente errate, frutto ad esempio di qualcosa visto in un film o raccontanto in favole emotive o di qualcosa che si è soltanto immaginato e porteranno la persona a fare scelte errate, dato che l'essere umano a differenza dell'animale è in grado di condizionarsi anche con racconti inventati, facendo sentire e provare basandosi su una realtà che non esiste e in alcuni casi nemmeno può esistere (un esempio è il romantico che viene spinto dall'istinto nel ricercare qualcosa che non esiste, condizionato da film e racconti di fantasia);

- alcune sensazioni saranno frutto di un passato "fallimentare", dove si è cresciuti in un contesto mediamente peggiore di quello che invece rappresenta la realtà umane e sociale media, e dove l'inconscio spingerà la persona a stare lontano da tutti e tutto credendo che ogni altro essere umano sia potenzialmente come quel genitore che lo ha fatto soffrire quando stava crecendo, spingeranno la persona a perdere numerose occasioni esistenziali, a rinunciare a vivere parte della propria esistenza proprio perché l'istinto altro non fa che spingerle verso ciò che ritiene sicuro, sicurezza che corrisponde con lo stare lontano da molte persone e molte cose.

Ma mettendo caso che una persona cresca in un'utopia, che non abbia alcuna emozione fuoriposto e che abbia ricevuto un'esperienza tale da calibrare l'inconscio, perché un'emozione dovrebbe essere in grado di predire quelle che sono scelte complicate, scelte che avranno conseguenze nel futuro?

Ed è per questo che l'effetto istintività genera difatto persone dissolute, cioè persone che si orientano in cose che inizialmente danno loro piacere per poi però rivelarsi per quello che sono, scelte non lungimiranti che avranno delle possibili conseguenze negative.

 

Nelle sensazioni non c'è nessuna verità, le sensazioni sono uno strumento euristico che ci ha aiutato a sopravvivere in contesti diversi e queste non possono essere usate per fare delle scelte complicate ed articolate, non hanno alcuna validità, non c'è un grado di accuratezza che possa aiutare in fare questo passaggio, si tratta di un'illusione, di un passaggio forzato umano che usa uno strumento per coprire altre sue lacune come quella dell'insicurezza o del non sapere come affrontare in modo algoritmico e valido la realtà.

La scusa del "in passato le emozioni mi hanno aiutato" come nasce questa credenza illusoria:

- dal fatto che specialmente in età adolescenziale, l'istinto possa averla aiutata, un contesto in cui si è più animali che umani, un contesto quasi di sopravvivenza e dove le scelte sono ancora poco profonde o articolate e dove lo strumento istinto può avere un po' più di efficacia; 

- fallacia della coincidenza, la persona scegliendo per istinto prende una scelta efficace ma è come se fosse stata qualcosa di "casuale" e considera arbitrariamente solo i risultati positivi non considerando invece quelli negativi, non fa un rapporto che ne dimostrebbe la "casualità" e il rischio di fallimento;

- parte dei "successi" sono solo casuali, scegliere una strada per un motivo non implica che nel caso di successo quel motivo sia stato la reale discriminante, potrebbe essere anche solo una coincidenza, se io scegliessi di fare una cosa in base agli starnuti di mia nonna non vuol dire che lo starnuto di mia nonna ha qualche potere ma semplicemente che si è scelta una strada come se fosse casuale;

- un'altra parte dei successi è semplicemente "pura logica", causata da una ignoranza statistica, pensate alla donna che pensa che un uomo sia un porco per poi scoprire che lo è realmente, pensando di avere chissà quale potere predditivo, la realtà è che tutti gli uomini sono porci come è stato descritto nell'articolo e questa donna altro non ha fatto che fare una previsione simile a "dopo la pioggia tornerà il sole", autoconvicendosi che quello che ha scoperto è stato possibile solo al suo potente istinto, solo alle sue infallibili sensazioni;

- la restante parte dei successi è reale ma accade solo quando si segue l'istinto in contesti semplici e banali, lo si usa per scelte "banali". Come abbiamo già dimostrato le sensazioni si basano sul condizionamento e quindi in contesti semplici con poche variabili, contesti che si ripetono uguali nel tempo è sufficiente il ricordo del passato, è sufficiente la sensazione per poter agire in modo efficace.

 

Ricapitolando potremmo dire che la logica dell'istinto è limitata, se mi ricordo un errore fatto nel passato sarò più propenso a non farlo nel futuro, se in passato mi sono fatto male salendo sulla bici, quando ci salirò di nuovo e avrò il ricordo di quella sensazione tenderò a stare più attento.

Detto così sembra uno strumento valido ed efficace, allora perché l'AB lo critica così aspramente?

Perché questo è uno strumento valido quando si tratta di cose banali e pratiche, si tratta di eventi con poche variabili "porto la bici, cado, la prossima volta starò più attento".

Ma è uno strumento che quando viene usato in ambito esistenziale, viene usato per capire scelte rilevanti da fare, scelte delicate e complicate diventa uno strumento disastroso.

E' come cercare di costruire una casa con un cucchiaino, l'esempio fatto sulla donna che sente che l'uomo che ha di fronte è giusto è un esempio eclantate. L'inconscio si limita a dire che quella persona "va bene" solo perché ha un comportamento che potrebbe ricordare una persona del passato che ci ha fatto stare bene, questo è l'inconscio, uno strumento abbastanza banale che ricorda tutto, ma come si può basare la scelta complessa di fare un matrimonio con innumerevoli variabili fontamentali per capirne se può funzionare o meno sulla sensazione di un momento?

L'istinto è uno strumento che da risposta approssimative in base all'esperienza avuta, strumento che per sopravvivere in un ambiente come la giungla, in un ambiente animale è altamente efficace e funzionale ma che nell'essere umano, in uno scenario umano complicato basato su scelte piene di variabili da prendere in considerazione andare ad istinto vuol dire o andare completamente a caso o portare avanti meccanismi disfunzionali condizionati da ambienti educativi fallimentari.

Quello che viene ritenuto una verità naturale altro non è che un meccanismo di adattamento all'ambiente che è stato utilissimo quando eravamo animali, ma che oggi ci limita e ci danneggia.

Un uomo che sceglie lo fa per investire in sé stesso e nel suo futuro, è necessario consocere, è necessario analizzare lo scenario, è necessario saper analizzare i pro e i contro, cosa e quanto conviene investire, quale sia la strada più conveniente, come si può pretendere che uno strumento che ha una logica basata sul ricordo passato possa essere uno strumento efficace per fare questa tipologia di scelte "umane".

 

 

Concludendo potremmo affermare che l'inconscio aiuta gli animali a sopravvivere, quindi essere istintivi ha una sua logica e convenienza nel mondo animale ma non ha più alcuna convenienza nel mondo umano dove la maggior parte delle scelte e delle decisione necessitan di essere prese in modo approfondito, le variabili sono diverse in gioco e il condizionamento di sensazioni tramite il proprio passato non è in grado di fare le scelte esistenziali che un essere umano prende, per questo essere istintivi altro non fa che diminuire la qualità esistenziale delle persone, cosa che avviene in modo visibile e netto quando sono state segnate da un'esistenza travagliata e per le quali la maggior parte degli eventi gli produrrà sensazioni negative, persone che probabilmente in questo specifico caso si rendono conto di quanto l'istinto non solo sia inefficace ma nel loro caso anche che essendo danneggiato alimenta i loro disturbi.

 

 

Per rendersi conto di quanto l'inconscio, le sensazioni e l'istinto possano essere una cosa disfunzionale prendiamo questo esempio, immaginate che quando eravate piccoli vostra madre vi sgridava sempre e mentre lo faceva indossava gli occhiali, il vostro inconscio potrebbe essersi condizionato sull'elemento occhiali e per questo farvi sentire a disagio con tutte le persone che portano questi occhiali o comunque vi rimandono inonsciamente all'atteggiamento di vostra madre, alle sue sembianze. Voi in quel momento non siete in grado di capire che il disagio proviene dagli occhiali perché il vostro inconscio non vi parla e probabilmente voi non siete in grado di fare questi collegamenti riguardando al passato, non ne avete alcun ricordo essendo un passato lontano. L'unica cosa che sentite è una sensazione sgradevole nei confronti di una persona e la persona istintiva penserà che l'inconscio le sta dicendo che quella persona è una brutta/cattiva persona, non compatibile e da cui conviene stare lontani.

Stareste allontanando qualcuno solo perché vostra madre aveva gli occhiali quando vi sgridava e il vostro inconscio si sia condizionato su quell'elemento o su quei modi di fare, quanta validità e funzionalità ci può essere nell'allontanare la presenza di persone solo perché hanno degli occhiali? Pensiamo a questo esempio al contrario, pensate a quante persone si avvicinano ad altre solo perché spinte da qualche benessere condizionato stimolato da qualcosa nell'altro, nei film è pieno di rimandi ad elementi come "scopri il profumo di suo padre se vuoi sedurla" facendo riferimenti al fatto che questa donna ha dei condizionamenti positivi e se riattivati le farete provare delle emozioni positive che andranno a vostro fantaggio, donna che si innamorerà di una "totale illusione, una emozione condizionata rievocata".

 

Chiunque riesca a rendersi conto di cosa sia questo strumento si rende conto che inseguire l'istinto equivale ad avere una esitenza casuale/disastrosa dato che usato nei contesti più rilevanti a livello esistenziale sarà totalmente inutile, contesti come:

- scegliere un partner;

- scegliere l'università;

- scegliere come comportarsi con le persone;

- etc..

Sono scelte che possono essere affrontate solo a livello conscio, avendo gli strumenti mentali adatti, senza compiere fallacie e senza affidarsi a credenze illusorie.

 

L'unico vantaggio che ha l'istinto è quello di muovere una persona anche se ha una consapevolezza nulla, pensate ad un bambino che comunque agisce nonostante la sua coscienza sia in via di formazione, così come accade negli animali, l'istinto nell'essere umano va considerato come una fase di passaggio, una spinta a fare esperienza solo fino a quando la coscienza non sarà sufficiente pronta a prenderne il posto, una fase che diventa invece definitiva ad esempio in quelle persone che si sono rese conto che ogni volta che scelgono solo pensando fanno per lo più danni.

 

 

 

L'istinto può essere utile?

Alcune persone potrebbe tentare di salvare l'istinto pensando che questo sia utile in alcuni casi, ma voi graziereste Hitler perché una volta potrebbe aver aiutato un vecchietto ad attraversare la strada? Gli strumenti vanno analizzati nell'insieme e anche le cose peggiori possono aver qualcosa di utile questo non vuol dire che tutte le sue componenti non valide e disfunzionali spariscono, sono talmente rari e scarsi i vantaggi di uno strumento nell'insieme sdisfunzionale che non c'è nemmeno da prenderlo in considerazione dato che l'uomo ha sviluppato uno strumento in grado di dargli ciò che ricerca, ovvero il pensiero, l'analisi, la deduzione, la lungiminranza.

 

 

 

Gli ulteriori danni a livello esistenziale delle persone istintive

Ci sono ulteriori risvolti negativi a livello esistenziale per le persone istintive che finiscono con il considerare alcuni metodi fondamenta perché la persona crede che con l'istinto ha tutte le risposte che le servono, ad esempio se una persona è compatibile, se una cosa la motiva, se una cosa finirà in futuro etc..

 

Questi due punti dimostrano quanto la qualità esistenziale di una persona si possa ridurre non solo perché è istintiva ma perché con questo strumento non segue metodi realmente validi e accurati che cambierebbero in meglio la propria esistenza ed eviterebbero numerosi problemi. Quante persone nella loro giornata combinano poco perché non programmano nulla convinti che con l'istinto basta attendere ed assecondare le sensazioni per avere il meglio dalle proprie giornate?

Ma c'è anche un terzo punto che è quello di comprendere e percepire la realtà deducendo a partire dalle sensazioni che si provano, dove la persona ancora prima di scegliere tenderà a vedere la realtà in base a come la sente, ed è sulla base di questa visione che si sentirà forte della decisione e scelta che prenderà. Questo potrebbe spiegare perché molte persone si pentano amaramente con il senno di poi delle decisioni prese, specialmente con se stessi, rendendosi conto che quello che vedavano non era reale e si sono fatti abbagliare, spiegando perché alcune persone non si rendano nemmeno conto di essere istintive.

 

 

Non rendersi conto di essere istintivi

Alcune persone potrebbero non rendersi pienamente conto di quanto sono istintive durante la lettura di questo articolo per due motivi:

- il primo perché non hanno mai preso coscienza di ciò che fanno e di come lo fanno;

- il secondo è perché senza rendersene conto trasformano la realtà in base a come la sentono, deducendo a partire da ciò che sentono finendo quindi inevitabilmente per fare una scelta basata su quelle originarie sensazioni, seppur indirettamente.

Nel primo caso per svegliare queste persone è sufficiente fare un test "durante la giornata, quando fai delle scelte quanto ci pensi su a riguardo? Quanto tempo investi nell'analizzare la situazione? " se la risposta è "poco" o "non lo so" probabilmente si tratta di istinto, specialmente se la persona invece da larga considerazione a ciò che sente.

Nel seconda caso invece è necessario svegliare la persona, facendole rendere conto che le fallacie che sta commettendo la stanno portando a vedere una realtà che non esiste, realtà illusoria che la porterà a fare scelte non valide.

 

 

Istinto e frequenza

Alcune persone potrebbero avere delle oscillazioni istintive marcate, passando da momenti in cui sono pienamente mentali a momenti in cui sono totalmente istintivi. 
L'essere istintivi è tanto più distruttivo quanto più si usa come mezzo esistenziale, questo spiegherebbe perché alcune persone che sono istintive solo in momenti di "cazzeggio" e "divertimento" possano avere un'esistenza senza problemi proprio perché di fatto si limitano a fare delle scelte in modo istintivo in un contesto al di fuori di quello esistenziale, prendendo le scelte e decisioni più rilevanti per il proprio presente e futuro basandoli sulla propria coscienza.

Alla luce di quanto detto conviene specificare che avere uno stile istintivo non vuol dire essere una persona che affronta l'esistenza esclusivamente in quel modo, conviene parlare di frequenza per comprendere come possano esistere varie sfumature di personalità da quella che è raramente se non mai istintiva a quella che è lo quasi sempre. 

Quanto più la frequenza aumenta quanto più l'impatto esistenziale potrebbe essere rivelante.

 

 

L'istinto nella sociofobia

Un chiaro esempio di quanto possa essere disfunzionale l'istinto lo ritroviamo nella sociofobia, persone che a causa di un'adolescenza travagliata sono stati segnati e provano varie sensazioni negative nell'interagire con altre persone, queste persone se ascoltassero l'istinto non farebbero altro che allontanarsi dalla maggior parte dei rapporti umani pensando che sia giusto, che l'istinto dice così e che quindi tendere a rimanere da soli sia la soluzione migliore

Di solito sono casi estremi come questi che fanno svegliare la persona, facendola rendere conto che l'istinto invece di aiutarla la spinge ancora di più verso ciò che la disturba.

Pensiamo al ragazzo che prova ansia nel momento in cui desidera conoscere una ragazza, se agisse di istinto scambiarebbe l'ansia come un "segno" a lasciar perdere, ma se smettesse di essere istintivo inizierebbe a rendersi conto che in realtà ciò che ha di fronte è un'inbizione che può sia sconfiggere al momento ma anche cercare di eliminare.

Si passerebbe quindi dalla condizione di "segue le sensazioni perché mi aiutano a vivere e scegliere come agire" a "scelgo io cosa fare della mia esistenza, alcune sensazioni mi remano perfino contro e cercherò di combatterle ed eliminarle".

 

 

 

Quale metodo iniziare ad usare per uscire dall'essere istintivi?

Un metodo efficace sopratutto all'inizio è quello di usare le sensazioni come punto di partenza per un'analisi conscia; specialmente all'inizio la persona farà fatica a fare un uso costante della sua coscienza per analizzare e criticare la realtà, come se l'istintività diventasse un automatismo nel tempo.

Potrebbe essere conveniente usare queste sensazioni come promemoria utilizzando un metodo che potrebbe essere così descritto "ogni volta che le sensazioni si fanno più vivide invece di di interpretarle per farmi guidare mi ricorderò che in quel momento più che mai mi conviene analizzare la realtà per capire quanta validità ci sia nelle stesse sensazioni ed emozioni che sto provando, per non lasciarmi ingannare e fare così una scelta valida, coerente e sopratutto funzionale in base agli eventi e non alle sensazioni"

 

 

Qual'è la correlazione fra istinto ed assioma del piacere?

L'assioma del piacere ci dice che una persona sceglie di inseguire ciò che le da piacere e di fuggire da ciò che le da dispiacere e sofferenza, sono delle scelte semplici ma che possono comunque essere considerate istintive, ma il fenomeno dell'istinto diventa rilevante quando una persona usa le emozioni per discrinare e scegliere fra più opzioni.

 

 

 

Istinto e variazioni ormonali

Questa teoria spiegherebbe il comportamento, specialmente delle donne, che a causa delle loro variazioni ormonali, che variano anche le loro sensazioni abbiano comportamenti differenti in base alla fase del ciclo in cui si trovano. Per una persona istintiva sensazioni diverse equivalgono a comportamenti, modi di fare e scelte diverse dato che vedendo il mondo e agendo in base a ciò che sentono, se queste sensazioni cambiano anche loro di conseguenza cambieranno.

Infatti molte donne invidiano l'uomo perché avendo il testosterone più o meno fisso, non avendo variazioni ormonali questo avrà, anche se istintivo, un comportamento abbastanza coerente, mentre la donna avendo un ciclo di un mese non potrà non notare tutti quei cambiamenti, il modo diverso di sentire le cose che la porterà anche ad apparire incoerente nei confronti di se stessa.

 

La confusione fra istinto ed intuito (insight)

 

 

Istinto e insofferenza

Una dimostrazione pratica di come si comporti una persona istintiva nel momento in cui una persona dall'esterno la fa arrabbiare, una persona che sceglie di comportarsi come se fosse automaticamente dalla parte del giusto.

 

 

Un racconto dal web di un "pentito istintivo":

"Io "festeggio" i 15 anni di matrimonio civile, tra pochi alti e parecchi bassi, minime gioie e parecchi dolori, miseri piaceri e infinite noie ... Sto parafrasando ma è cosi, mai, mai e poi mai avrei pensato di finire così in fondo nella mia esistenza per non dar retta alla logica, all'opportunismo, al tornaconto personale prima che ai sentimenti ed emozioni. Non so se riesco a trasferirvi questo pensiero in maniera corretta, ma dovevo prendere altra strada o ancor meglio tenere la mia solitudine e introversione, non incrociarla con altrettanto. Una esperienza reale e un consiglio a tanti." 

 

Qui traspaiono due cose, la prima è di una persona che probabilmente a seguito di un momento positivo con una donna ha scelto di seguire le emozioni del momento piuttosto che seguire la logica della compatibilità ritrovandosi da lì a poco con un rapporto che per quindici anni l'ha portato ad continuo rimorso. C'è anche da dire che probabilmente anche la sua morale ha contribuito a tale scelta (morale che si è manifestata sotto emozioni positive che ha inseguito) morale che ad esempio lo ha spinto ad accasarsi, a legarsi, costruire un rapporto del genere, facendoci riflettere come la società ci incluchi un'educazione che genera delle emozioni che influenzano le persone e che più di tutte danneggiano le persone istintive, che ci cascano dentro "con tutte le scarpe".

 

Rendersi conto che essere istintivi non aiuta anzi peggiora la qualità esistenziale

Alcune persone si rendono conto che il loro essere istintivi non li aiuta, anzi li isola e allontana dal mondo sociale perché basandosi solo sulle loro sensazioni finiscono per non agire secondo quella logica sociale e reale, ma nonostante questo le persone non accettano questo conflitto fra il loro mondo emotivo interiore e la realtà formulando pensieri come "Perché le mie emozioni sono così diverse dalle persone che mi circondano ? Io vorrei vivere seguendo solo la mia sensibilità!"

 

APPUNTI:

l'istinto del giusto e lo sbagliato, la confusione etica perché non ricordando di quando è iniziata l'educazione, confondono quella sensazione come se fosse innata, da questo le persone costruiscono quel castello di credenze che giustificherà l'etica, la difenderà al punto da poter credere illusoriamente che l'etica è istintuale e innata per tutti

 

le persone non si rendono conto che quello che chiamano istinto, quelle sensazioni che usano per fare delle decisioni non sono qualocosa che viene da chi sa quale parte magica della loro persona o genetica, ma dal condizionamento che hanno rimosso e questo non dimostra che siano valide.

 

L'errata credenza che le proprie sensazioni siano esclusivamente una questione genetica e di chimica

Alcune persone istintive non conoscono o comprendono la logica delle sensazioni, non rendendosi conto che queste siano  a parte le pulsioni una cosa prodotta nel corso della loro esistenza, specialmente in quell'ambito delicato che è la prima infanzia e la prima adoloscenza, un periodo in cui non hanno ricordo probabilmente. Anche le pulsioni che sono inizialmente genetiche risentono comunque di un condizionamento e un'influenza nel corso degli anni.

 

ultima modifica il: 21-01-2020 - 19:17:20
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