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- Istrietismo -
togli aiuti

"Se mostro agli altri quello che vogliono vedere mi tratteranno bene, mi vorranno bene e non mi faranno del male"

 

Cosa si intende per istrietismo? Cos'è la componente istrietica? Chi è un istrietico?

Con questo neologismo si definisce quel fenomeno in cui un soggetto è sensibile agli altri, ha paura di essere giudicato, di come potrebbero comportarsi se mostrasse chi è, come la pensa e per questo tende a produrre un comportamento simulato, finge di essere diverso da quello che è, fa anche cose che non gli piacciono, in modo che gli altri non capiscano chi è realmente.

L'istrietico è colui che mette una maschera, rientrando nel fenomeno dell'ignavia.

Attenzione, questo fenomeno non necessariamente viene vissuto in modo positivo dal soggetto, come prima cosa conviene chiedersi come il soggetto viva tutto questo.

Un istrietico potrebbe essere un soggetto che durante l'infanzia veniva punito continuamente, continuando a vivere con la paura conscia e inconscia che ciò avvenga sempre e quindi spinto a difendersi mostrando a tutti lo stesso comportamento che mostrava ai genitori, perché quando faceva così non vevina punito.

Con questo esempio viene fuori anche uno dei problemi principali nell'istrietismo, cioè che il soggetto mette una maschera presumendo che l'altro lo punisca, presumendo che sia la cosa giusta da fare ma potrebbe essere tutto un film del soggetto.

Per alcuni soggetti però è più semplice così, mostrare una maschera di sé fa comunque meno paura perché essere puniti per una cosa che non esiste, sapendo che l'altro non ci ha preso, fa tendenzialmente meno male che esseri puniti/giudicati per ciò che si è, per essere stati scoperti.

L'istrietismo basce anche dalla presa di coscienza da parte del soggetto del giudizio distorto degli altri, del fatto che gli altri non hanno il giudizio "infallibile" ma che al contrario tendono a far ricorso alle deduzioni per giudicare non quello che hanno di fronte ma quello che pensano di aver di fronte.

Diventa più comodo mostrare quindi prodotti semplice, prodotti non fraintendibili, maschere semplici e oggettivamente approvate che diventano una sorta di passepartout sociale.

Si legga giudizio per approfondire questa problematica.

 

 

 

Un esempio di istrietismo: 

"mi da un fastidio tremendo sapere che c'è qualcuno che si fa un'idea di te sulla forma e sui contenuti di cosa scrivi, ovvero le famose deduzioni (sarebbe da aprire un topic anche sul metodo deduttivo), uno dei miei grandi problemi, indipendentemente dall'essere fraintesi o meno 
Percìo ora espongo brevemente uno dei tantissimi (miliardi) di problemi che ho: dare una buona impressione agli altri.

Io anche se non me ne rendo conto credo di soffrirne, cioè voglio (anche se non lo sono sempre, in passato molto di più rispetto a oggi) essere sempre bravo, perfetto, simpatico agli occhi degli altri in modo che non pensino male di me, non riuscendo o sentendo addosso tanta pressione e responsabilità va a finire che o faccio casini o non faccio proprio nulla..."


 

In questo abbiamo di fronte un soggetto che ha la volontà di essere istrietico ma fallisce, ma vorrebbe riuscire a trovare la maschera e metterla in atto in modo che la maggior parte delle persone approvino anche se non è realmente lui.

 

 

Siamo tutti istrietici? La risposta è no, ma la maggior parte della popolazione si.  

Come si fa non essere istrietici? Si legga ignavia.

 

DA RIVEDERE

 

Si definisce istrietico colui che conoscio del relativismo del giudizio punta a quei comportamenti che presume  possano dargli il maggior consenso possibile, cioè vengano giudicati positivamente da più persone possibili.

L'istrietismo non va confuso con la succubanza o con l'onore, la succubanza si basa sul fatto che la persona soffre per alcuni giudizi negativi e tenta di fuggirli in ogni modo, l'onore invece prende in considerazione la reputazione sotto un profilo pratico quindi si punta all'integrazione con gli altri.

L'istrietismo si fonda su due aspetti:

- approvazione comportamentale, la persona farà scelte e comportamenti sapendo che sono quelli che gli altri approveranno, l'esempio classico del figlio che sceglie medica perché è quello che il padre approverebbe e che al tempo stesso si iscrive a piano perché è quello che la madre approverebbe;

- apprezzamento, il soggetto sa che per il valore sebbene sia soggettivo ha comunque dei tratti statisticamente più diffusi, la persona quindi investe in quei campi sapendo che otterrà giudizi di apprezzamneto, quindi si investe nel cercare un lavoro apprezzato dagli altri, si investe sul proprio aspetto esteriore e qualsiasi altro elmento la persona pensa che possa portarlo a giudizi di apprezzamento dall'esterno.

 

L'istrietismo ci fa capire come il soggetto sia motivato

 

Istrietismo razionale, la persona fa scelte che non daranno problemi a livello esistenziale e saranno coerenti con altri obbiettivi di vita.

Istrietismo irrazionale, come ad esempio la scelta edonistica di chi si indebita per comprare la macchina da sfoderare agli altri ma poi avrà problemi economici e ripercussioni.

Solo analizzando caso per caso, la scelta del soggetto, gli altri obbiettivi e facendo argomentare si può stabilire se la persona è stata razionale o irrazionale nell'inseguire il piacere istrietico.

Qual è la differenza fra istrietismo e apparente? Diverse in alcuni casi si può essere apparenti per istrietismo, ma a livello concettuale è apparente colui che per diversi motivi investe solo nel migliorare la sua superficie.

Ma un istrietico che sceglie di fare il medico non sta facendo nulla di apparente, ciò non toglie che l'abbia fatto per il giudizio degli altri.

 

 

 

L'istrietismo letteralmente si traduce in "capire l'etica del posto in modo tale da fare quelle azioni che socialmente saranno pià approvate e apprezzate". Dove per etica si intende appunto capire il pensiero deglia ltri così da poter, analogamente a come fa l'istrionico, agire per catturare i giudizi degli altri.

L'istrietismo è un neologismo in quanto nel linguaggio comune non c'è un termine per esprimere questo concetto.

 

FINO A QUI

[Aggiungere il collegamento con il prestigio, popolarità e reputazione

l'istrietico che ricerca l'immagine pubblica, quindi si interessa alla ricerca del giudizio positivo di ogni singola persona o la maggior parte di esse

senza la socializzazione come si può sapere cosa gli altri approvano e cosa no? Che collegamento c'è con la devianza? Il collegamento con l'autoimmagine?

aggiungere il fenomeno della ribalta e del retroscena

il meccanismo di difesa del fare in modo che si ricerchino i giudizi  negativi, il soggetto è così sensibile all'istrietismo che sa quanto sarebbe insoddisfatto o risentito nel non avere feedback positivi quindi preferisce eliminare quest'ansia continua presentandosi come un prodotto negativo e risolvere il problema alla radice, niente ansia, niente investimenti, si appare "negativi" andando a chiudere anche possibili spiragli o voglie

l'illusione che piaccia a tutti o debba piacere a tutti]

no.

 

Per capire meglio l'istrietismo conviene tenere a mente la sensibilità al giudizio e di come questa possa evolvere, sono due le possibili strade che questa può seguire:

- la prima è per l'appunto l'istrietismo dove il soggetto investe affinché gli altri lo giudichino positivamente così da poterne trarne piacere

- la seconda è la succubanza, la persona investe affinché gli altri non lo disapprovino, non lo giudichino in modo negativo provocandogli imbarazzo. La succubanza non necessita necessariamente di un giudice esteriore, la persona arriva a modificare il comportamento per vergogna essendo lei la prima a sapere che alcune cose sono sbagliate e passabili di disapprovazione ed essendo succube di questa sua stessa morale agisce in tal senso.

 

In entrambi questi fenomeni sarà la sensibilità al giudizio più altre caratteristiche di personalità che determineranno il quanto si è succubi o istrietici e verso chi, verso quante persone etc..

Sarà comunque la sensibilità al giudizio, cioè la morale del soggetto nei confronti dei temi a cui più sono sensibili come ad esempio la bellezza, le abilità specifiche così come anche la considerazione del giudice a determinare l'orientamento di questi fenomeni. In linea generale si potrebbe affermare che quanto più la persona possiede una morale simile a quel giudzio che riceve e più considera "importante" colui che la giudica più saranno intense le emozioni che proverà sia in positivo che negativ. Immaginate questo scenario dove un gruppo di pedofili vi disapprova e vi giudica negativamente perché non siete dei pedofili, vi imbarazzereste? Vi vergognereste mai di non essere pedofili in un posto dove la morale imperante è verso la pedofilia?

 

Con questi due termini si capisce chiaramente la differenza fra il bambino succube dei giudizi del genitore che agisce per evitare che questi lo disapprovino e invece il bambino che inizia a mettersi  in mostra con i genitori ma anche con altri per ricevere approvazione, per ricercare giudizi positivi e farsi ad esempio dire bravo.

L'istrietismo per logica è qualcosa di meno pesante della succubanza questo perché se il soggetto ha modo di sottrarsi da questa ricerca del giudizio positivo è difficile invece scappare da una società giudicante per soggetti sensibili al giudizio ma che non concordano con quella morale. Pensate al conflitto interno che prova una donna a cui è stata inculcata una morale maschilista e inibitoria sessuale che la costringe a vestirsi o comportarsi in un determinato modo pena imbarazzo e vergogna ma dall'altra parte un intenso desiderio di scardinare e comportarsi diversamente. Questa donna è succube di una serie di giudizi in cui non crede e percepisce questa situazione come pesante e sofferente, differente sarebbe stato il caso in cui questa donna concordasse con tale visione morale e quindi non percepirebbe alcun peso o conflitto nell'essere succube di quei giudizi esterni che lei per prima seguirebbe per vergogna.

 

Uno degli esempi più lampanti di istrietismo è del bambino che agisce in funzione delle persone presenti, facendo delle azioni o degli investimenti per sentirsi poi dire "bravo". Questo la dice lunga sul quanto in alcuni casi sia precoce questo fenomeno, dove un bambino non viene educato ad una motivazione intrinseca e nell'investire in attività piacevoli ma viene motivato estrinsicamente dall'istrietismo in funzione di chi gli dice bravo.

Il paradosso dell'istrietismo e di chi inizia a conoscerlo è che la persona di fatto è costretta a piegarsi al relativismo dell'altro per poter essere approvata, cioè la persona sa come l'altro giudica e quindi mette in atto quel comportamento specifico pur di ricevere l'approvazione. 

Con la succubanza questo fenomeno è molto meno marcato e circoscritto perché la persona semplicemente si allontana da quelle persone che potrebbero costringerla a questo cambiamento che percepisce come forzato, come se si rendesse conto che il giudizio degli altri (effetto autorità ed accesa sensibilità al giudizio) anche se sia distante dai suoi modi di vedere e pensare comunque la fa soffrire costringendola quindi ad una scelta o rimane con quelle persone ma cambia per non essere disapprovata o invece si allontana. Siccome la succubanza quasi nessuno se la sceglie e non può arginarla in alcun modo (almeno che non vada a lavorare alla radice diminuendo la sensibilità al giudizio) è probabile che il soggetto si allontani da questi soggetti (o almeno gra parte di loro) non ricadendo nella dinamica dell'estroverso che invece proprio perché ricerca il piacere nell'approvazione si lancerà in queste avventure di metamorfosi e di ricerca del comportamento più approvato mediamente per acquisire maggiore reputazione e maggiori singoli giudizi positivi.

 

Prima di proseguire con l'articolo è necessaria avere chiara la differenza che c'è fra approvazione e reputazione, si parla di approvazione quando c'è un giudizio su una singola attività esempio "ma che bel quadro che hai fatto Marco" mentre la reputazione è una stima sul soggetto "Marco è un bravo pittore e una brava persona, guarda i suoi quadri e guarda quante cose buone ha fatto nella sua vita".

Questa differenza è fondamentale perché l'istrietico potrebbe interessarsi ad uno o all'altro o ad entrambi, quindi per comodità si parlerà di ricerca del giudizio positivo ma nello specifico potrebbe riguardare sia l'approvazione che la reputazione.

La persona potrebbe interessarsi ad ogni giudizio o solo al giudizio di alcuni, ma qui a differenza della succubanza non ci sono particolari differenze esistenziale se non nell'intensità del piacere che uno prova e l'analisi delle dinamiche. Capire la dinamica istrietica in questo caso vuol dire tentare di capire per il soggetto X abbia fatto quell'investimento, se l'ha fatto per il giudizio di più persone o una sola.

La dinamica dell'istrietico è utile perché ci fa capire che una parte variabile del comportamento e anche del divenire di un soggetto è stata dettata dalla ricerca di un piacere proveniente dai giudizi altrui, in alcuni casi genereci e in alcuni particolari fatti per il giudizio di persone specifiche e del piacere che il loro giudizio positivo può trasmettere.

 

 

 

L'istrietico a differenza del succube non prova imbarazzo o vergogna quando recepisce giudizi negativi (almeno che non abbia anche una componente di succubanza) ma può provare questi due sentimenti:

- insoddisfazione, in quanto contava di provare piacere ma non ha ricevuto ciò che cercava;

- risentimento, non accetta che i suoi investimenti siano stati inefficaci o che comunque gli altri non l'abbiano giudicato come desiderava.

 

 

 

Il concetto di immagine pubblica, l'istrietico di fatto si interessa anche al piacere che può ricavare dal fatto di sapere che pubblicamente viene stimato in un determinato modo facendo la media delle reputazioni che gli altri hanno di lui.

da rivedere

 

- la seconda è da ritrovarsi nel ricercare maggiore emozioni possibile e quindi la persona ricerca l'approvazione totale in modo da provare quante più intense emozioni di piacere possibile complice l'idea del "mi approva il mondo intero ed ogni essere vivente".

 

Questo istrietismo totale è impossibile e porta le persone ad andare letteralmente in tilt quando si rendono conto che per quanti sforzi facciano non riescono a trovare l'approvazione totale, specialmente nelle persone con una visione assolutistica che si sentono "distrutte" da pochi giudizi negativi che sono in grado di annientare risultati eclatanti come l'essere approvati dalla maggior parte delle persone.

In linea generale l'istrietico è colui che si nutre dei giudizi positivi, dell'approvazione mettendolo come priorità e in alcuni casi anche come scopo esistenziale. L'istrietico si può riconosce dall'uso di frasi come "e poi la gente che dice?" o "si così vai a far ridere la gente" indicando quanto si interessi al giudizio degli altri, quanto conti per lui essere approvato e non disapprovato. Non è però facile distinguere un istrietico da una persona che invece è solo sensibile al giudizio e l'imbarazzo e tenta di difendersi dalla sofferenza che questa disapprovazione le causerebbe, questo vuol dire che non ogni persona sensibile al giudizio diventa istrietica, di solito queste persone agiscono per evitare la disapprovazione ma non danno una particolare importanza all'approvazione, l'istrietico invece ragiona al contrario punta all'approvazione per nutrirsi del piacere che questo comporta.

Il linea generale l'istrietico lo si riconosce con poche domande, è un soggetto che mette come priorità il giudizio degli altri per il piacere che l'approvazione gli trasmette. Nei casi più estremi l'istrietico ricerca l'approvazione di ogni singola persona, in altri casi invece si accontenta della maggioranza o comunque dell'approvazione delle persone che reputa più autoritarie o di cui comuqnue maggiormente interessa il giudizio.

Non è raro che il soggetto parli di "gente" ma in mente abbia specifiche persone a cui pensa ogni volta e a cui fa riferimento su cosa fare affinché ricevere l'approvazione specialmente da quelle persone.

Per alcune persone l'istrietismo potrebbe essere perfino un valore, un dovere morale, persone cresciute con l'idea che è giusto ricercare l'approvazione dove il genitore in primis ha educato il soggetto a ricercare istrieticamente l'approvazione delle persone intorno, come se l'esistenza avesse uno scopo solo il soggetto viene approvato da chi gli sta intorno.

 

 

In sintesi è necessario quindi saper risconoscere l'istrietismo dalla sensibilità al giudizio e tenere a mente che per alcuni soggetti l'istrietismo è solo ricerca del piacere mentre in altri potrebbe essere frutto anche di un percorso educativo che li rende nevrotici come se essere approvati sia al tempo stesso un dovere e un piacere.

 

Uno dei casi istrietici più lampanti, nonché narrato dall'alba dei tempi è quello dell'eroe e delle sue gesta "audaci". L'audace è colui che si lancia in rischi ( a volte perfino mortali) perché sa che quel gesto gli porterà numerosa "approvazione" e lo renderà glorioso. L'audacia è estremamente rischiosa perché il soggetto ha poco tempo per pensare e quando non calcola attentamente i rischi, spinto dalla "golosità istrietica" potrebbe lanciarsi in azioni che lo danneggerano pesantemente o perfino lo uccideranno.

 

class="messageTitle">Piacere agli altri

"Ecco, io e gli altri. 
Il mio problema principale è che voglio piacere a tutti costi agli altri. 
Perché?
Perché non voglio che mi giudichino male.
Attraverso questo mio modo di vedere gli altri, sto mascherando totalmente il mio carattere, perché ovviamente per piacere agli altri bisogna fare e dire ciò che fanno o dicono loro. Così faccio di tutto per piacergli, cambio pure opinione su certi discorsi. E ciliegina sulla torta...! In questo modo mi sto totalmente macellando in mille pezzi: sono ansiosa (per QUALSIASI cosa!), lunatica, e super timida. All'inizio pensavo che questo 'essere timida' potesse essere in parte un benefecio: cavolate! 
Il mio problema è questo: io sono una persona semplice, mi piace mangiare (ma non lo posso dire in giro, perché poi la gente mi dice che sono magra e non è giusto e mi manda a quel paese - sì per scherzo, ma io ci resto malissimo), mi piace cucinare, scrivere, leggere e poi boh, cioè, credo mi piacciano altre cose ma sono così confusa che non riesco neanche a ricordarmi quali sono queste altre cose. Mi sto nascondendo per gli altri, come faccio a tornare a galla e fregarmene di ciò che pensano gli altri?"
Questo racconto descrive una persona istrietica o una persona estramente sensibili alla disapprovazione al punto da generare questo enorme meccanismo difensivo? Difficile dirlo, il titolo e la parte iniziale del racconto suggeriscono l'istrietismo ma il resto del racconto invece propende per un imbarazzo così intenso da spingere il soggetto a fare di tutto per evitarlo. È necessario conoscere meglio questa ragazza per capire se sia istrietica o meno.
Un altro racconto che descrive un soggetto in questo caso non istrietico:
"Una cosa che ho notato è che mi sento ridicolo in tutto quello che faccio o dico, mentre per gli altri non è così. Infatti molte persone dicono cose anche discutibili, ma lo dicono tranquillamente, senza problemi. Io mi sento ridicolo in tutti, cioè mentre parlo mi giudico, ho paura di sembrare esaltato e sfigato. Per dire, non riesco neppure a dire una cosa tipo "per me la musica è importante e anche se non mi salva la vita mi ha salvato molte singole giornate". Vi giuro, anche solo scriverlo mi mette in imbarazzo. Eppure non è strano dirlo, no? Anzi, da quel poco che ho visto alla gente piace chi parla di queste cose, in maniera normale, cioè senza farlo da impacciato come lo farei io, insomma. Per dire, ho sempre pensato che dire cose come "nome di città a caso mi è entrata nel cuore, mi dona sensazioni incredibili, la amo ecc", fosse ridicolo, da film, invece conosco gente che lo dice tranquillamente, ovviamente! Io già ho paura di dire " nome di città a caso è la città in cui ho provato le emozioni più grandi". Non so, non ce la faccio, mi sento sempre ridicolo, esaltato, metto le mani avanti con le persone che poi chiaramente non mi prendono sul serio. Un esempio del fatto che bisogna essere convinti di se stessi, è quando ho viaggiato in macchina con un musicista, quindi uno che ne capisce molto di musica! Senza mettere le mani avanti ci ho parlato tranquillamente di musica, e lui mi ha dato dell'intenditore, mi ha detto che ne sapevo, quando insomma non è vero xD Ma ho comunque parlato, detto quello che sapevo, che provavo, non è che ho detto "ah ma io non so nulla di musica oddio la ascolto solo così a caso", o robe del genere.....perchè poi la gente capisce, non è scema, se tu parli con entusiasmo dei tuoi viaggi dicono ah ha la passione per i viaggi, che bello! Invece io mi sento ridicolo solo a dire che mi piace viaggiare, è assurdo!!"

 

 

 

L'inutilità di dire ad un istrietico "smetti di preoccuparti per il giudizio degli altri" quando è lui per primo a ricercare l'approvazione, ma sarebbe inutile anche per chi è succube perché queste persone non hanno scelta, è una conseguenza della loro personalità che rimarrà tale fino a quando non la modificheranno.

 

Istrietismo e competizione quando la persona è interessata oltre all'approvazione anche a vincere le persone con cui sente che c'è una sfida per chi sarà maggiormente approvata.

Queste persone uniscono l'interesse e il piacere di essere approvati a quello della competizione e quindi tendono ad entrare in competizione con amici, compagni di corso, parenti etc.. chiunque capiti "a tiro psicologico". Questa forma di istrietismo diventa estrema perché il soggetto si rende conto che non solo cerca approvazione ma anche la vittoria e di fatto non sa esattamente chi ha di fronte e quindi punta a dare il massimo di sé, non può concedersi il lusso perché se poi questo lo farebbe perdere non se lo perdonerebbe mai di non aver ricevuto l'approvazione che si da al migliore. Questo genera diverse tipologie di ansia, specialmente da prestazione perché il soggetto sa che se commettesse errori la prestazione potrebbe risentirne e non può accettarlo. La competizione genera tenzione che mediamente nell'istrietismo non c'è o  se c'è è bassa (specialmente verso quella non universale) dove il soggetto ha standard inferiori, si accontenta di qualsiasi forma di approvazione e se la prende con calma senza farsi particolari problemi.

Un esempio dal web di istrietico competitivo:

"vorrei condividere con voi la mia personale esperienza con l'ansia, sperando di confrontarmi e di poter offrire uno spunto di riflessione.
Sostanzialmente la mia ansia è causata dalla paura di non raggiungere gli (a detta degli altri) elevati standard che mi prefiggo. Ebbene sì, se non è tutto "perfetto" non riesco e non mi va di vedere nessuno, mi nego vacanze, svaghi e divertimenti finchè non raggiungo gli obiettivi che mi sono posta; ho l'ansia da prestazione quando devo esporre qualcosa di mio ma non per paura di essere giudicata negativamente, bensì non sopporto di non essere la migliore in tutto quello che faccio. Devo sempre essere al meglio di me, i miei discorsi interiori sono tutti del tipo "se valgo 8 devo raggiungerlo tutto, sempre e comunque"; oppure " mi sento sprecata se non do' sempre il meglio di me"...
tutto questo mi causa: ansia, stress, insonnia, periodi di isolamento prolungato, insoddisfaizione, pressione, frustrazione (evvai!). Però non riesco proprio a capire perchè abbia paura a fare diversamente, non riesco e non voglio vedere cosa c'è dietro a questi comportamenti che mi stanno smangiando via la vita.
Di fondo so di essere una persona ambiziosa, che cerca successo, fama e riconoscimenti, anche se mi vergogno ad ammetterlo, davvero, mi vergogno tantissimo di dire che cerco queste cose, una parte di me mi dice di essere meno superficiale, piu' seria e più menefreghista... solo che non riesco, ne ho proprio bisogno!!!"

 

 

Il trasformismo dell'istrietico

Queste persone pur di essere approvate tendono a trasformarsi e cambiare il loro comportamento in base a chi hanno di fronte, queste persone di solito si rendono conto di questo e affermano frasi come "Non ho una personalità o meglio ce l'ho ma agisco come se non l'avessi dato che recito per il giudizio altrui in modo che gli altri mi approvino, posso farlo perché li conosco e so cosa gli piace e cosa approvano". La persona fa ciò di tutto per compiacere ogni persona che ha vicino per ottenere ciò che ricerca, l'approvazione.

 

 

 

BOZZA

qual è la differenza fra una persona istrietica e una che si vergogna?

 

La vergogna è invece quel fenomeno ansioso dove la persona prova un intenso imbarazzo a causa dei pensieri che la persona fa pensando che sarà certamente o probabilmente disapprovata, sentimento che viene potenziato da persone con condotte istrietiche.

 

Istrietici per scelta

istrietici per condanna, persone che non riescono a liberarsi da questa sensibilità al giudizio. Coem si spiega? Ignoranza sul concetto di giudizio, ignoranza sul concetto di autostima, sono persone che probabilmente hanno collegato la loro autostima al giudizio, la loro esistenza alla riprova sociale e quindi sono bloccati in una dimensione di succubanza nei confronti dei giudizi altrui.

 

 

da rivedere

L'istrietismo è un termine coniato dall'AB per descrivere il il fenomeno e il comportamento delle persone che sono sensibili ad una particolare tipologia di giudizio, quello morale. Detto in altri termini l'istrietismo intende evidenziare una sensibilità al giudizio esclusivamente morale, questo significa che ci sono persone istrietiche ma persone che non lo sono, sono sensibili comunque al giudizio ma non a quello morale, ovvero quello che grosso modo risponde alla domanda "cosa devo fare?" oppure "cosa non devo fare?".

Il termine istrietico nasce dall'unione di due termini "istrionico" e "etica", usando un parallelismo con l'istrionicismo, dove qui la persona non è interessata alle attenzioni ma è interessata al giudizio delle persone nei riguardi di quella che è la sua morale, ecco perché c'è anche il termine etica perché nella persona ingenuamente c'è l'illusione che la sua morale corrisponda all'etica, quindi anche se non cade nell'errore di assolutismo comunque ritiene che la sua strada sia quella "vera" o migliore senza metterla in discussione, senza nemmeno rendersi conto che forse per alcune cose nemmeno rispecchia l'etica (ricordando che conoscere l'etica è una cosa abbastanza complicata, l'unica etica che si può conoscere facilmente è quella famigliare, già quella di paese diventa più difficile, figuriamoci quella nazionale).

Questo interesse nei giudizi a volte si trasforma in "sensibilità", specialmente nei casi in cui la persona desiderebbe essere più libera da questa sua morale interna distaccarsene. In ogni caso quello che si riscontra è che un giudizio di approvazione genera un piacere, mentre quello di disapprovazione genera sofferenza. Quello che succede è che la persona quando riceve il giudizio non ha a mente il relativismo morale, anzi proprio perché crede di appartenere all'etica o ha delle credenze morali assolutistiche da per scontato che chi la stia giudicando la pensi esattamente come lei, quindi approvazione è un riconsocimento esterno che la fa sentire dalla parte del giusto, mentre una disapprovazione la fa sentire immediatamente sbagliata ed in colpa perché, almeno inizialemnte fino a quando crede che l'altro la pensi esattamente come lei.

 

La persona quindi quando riceve questi giudizi morale negativi ne soffre, almeno inizialmente, non può fare a meno di sentirsi sbagliata come se non fosse riuscita a "farsi approvare da tutti" però in seguito riesce comunque a superare la cosa nel momento in cui si rende conto che l'altro la pensa diversamente da lei, una persona da scartare e non adatta al giudizio universale e giusto che lei insegue.

L'istrietismo descrive il fenomeno di una specifica sensibilità al giudizio, non l'unica, sono numerose le forme di sensibilità al giudizio (si legga giudizio per approfondire) questa riguarda un particolare giudizio che fa sentire la persona sbagliata e in colpa sul versante morale quando lei desidera invece sentirsi approvata su quello che invece ritiene giusto e crede aver fatto giusto.

Non conta quanto la persona possa sentirsi insicura, è sufficiente un solo giudizio negativo anche inventato che la persona ripiomba nell'insicurezza perché è il fenomeno stesso ad essere debole sotto questo punto di vista, come se la persona proprio perché è stata educata a basarsi sui feedback esterni non può fare a meno di considerarli, come se fosse giusto solo se "tutti" lo riconoscono.

 

Con l'istrietismo si tenta di spiegare l'intero fenomeno, dalla considerazione della propria morale, all'assenza di metodo critico fino alla reazione emotiva ai vari giudizi e di come questa possa modificare l'umore al punto di portare una persona a rimettersi in discussione se vede il giudizio dell'altro "moralmente fondato".

L'ultimo tassello per comprendere la teoria dell'istrietismo e capire se realmente qualcuno è istrietico o meno è riuscire ad inviduarne le regole morali, individuare quelle regole a cui crede e che se non segue lo portano a sentirsi in colpa. Ogni persona ha questa componente più o meno estesa e con delle regole variabili, quindi qualcuno potrebbe essere istrietico su dei settori altri invece ne e così via, non esistono schemi fissi, è necessario inviduare quelle regole per rendersi conto che quando la persona verrà giudicata in quel versante si attiverà l'istrietismo. Da qui se ne deduce che una persona che elimina la morale dalla sua esistenza, che non ha più delle credenze che è obbligata a rispettare e che desidera rispetta, pena senso di colpa, non proverà più questo fenomeno e relative emozioni. Il linea di massima il senso di colpa è un utili indicatore per rendersi conto dove la persona potrebbe essere istrietica, dove possiede ancora questa morale specialmente se lo prova conseguentemente ad un giudizio.

L'istrietismo non scatta solo quando è un altro a giudicarci ma scatta anche quando la persona si autogiudica e si rende conto di star violando una propria regola morale.

L'istrietismo nel momento della disapprovazione morale si manifesta inizialmente come un'emozione negativa immediata di imbarazzo, cosa che accade per qualsiasi altro giudiziono negativo in generale, (fenomeno che nasce dal condizionamento) immediatamente dopo l'imbarazzo evolve includendo il senso di colpa, come detto precedentemente le persone tendono a pensare che gli altri siano come loro e quindi è come se considerassero la disapprovazione dell'altro "vera fino a prova contraria".

Se la persona poi analizzando e guardando il giudizio dell'altro si rende realmente conto di aver realmente fatto degli errori morali e di aver sbagliato inizia a provare un sentimento ancora più complicato, quello della vergogna, sentimento che porta a dei comportamenti soggettivi in base alla personalità della persona.

In questo sentimento ciò che aumenta è il senso di colpa dato dalla presa di coscienza e dal senso di responsabilità che ne consegue, e che continua fino a quando la persona non trova rimedio, non cambia, non segue quello che la sua morale gli impone di fare in queste situazioni, come se in alcuni casi la morale stessa avesse fortino strumenti per rimediare. Se non può rimediare la persona potrebbe rimanere bloccata in questa dimensione anche a tempo indeterminato, specialmente se ci sono giudizi esterni che continuano a fare leva su quel punto.

Se la persona invece analizzando e guardando il giudizio dell'altro si rende conto che in realtà non c'è niente di sbagliato, ma è la morale dell'altro ad essere diversa ecco che qualsiasi emozione sparisce.

In questo modo si comprende chiaramente quale sia la logica emotiva dell'emozione dell'imbarazzo, che si ritrova anche in altri giudizi e quella della vergogna che invece si ritrova solo in questo specifico caso, dove la persona riconosce di aver moralmente sbagliato.

Nel linguaggio comune su questi termini c'è una confusione totale,  come sinonimi le persone ci comunicano qualsiasi stato di sofferenza in seguito al giudizio provato, ma come vediamo anche nell'articolo del giudizio sono diverse le reazioni emotive, è necessario quindi fare attenzione a dare a questo termini il loro significato univoco altrimenti non si esce dalla confusione comunicativa e da quella che si potrebbe avere nella propria mente.

L'istrietismo è un fenomeno che è alimentanto dalla morale della persona, dalla sua chiusura mentale e dal suo assente metodo critico. Fino a quando la persona non eliminerà queste regole insegnategli non smetterà di provare queste emozioni sia negative che positive, ma sarebbe sufficiente rendersi conto che non può esistere nulla di assoluto e che ogni giudizio è relativo, non solo come significato ma anche come termini che si usano per rendersi conto che quelle parole che si ascoltano non possono essere usate fino a quando non si va all'altro e gli si dice "ma cosa intendi esattamente"? Ma nella loro ignoranza e morale la reazione è questo sentimento, che influenzerà le loro scelte e il loro comportamento. Fino a quando la persona crederà che esiste un qualcosa di assoluto e di giusto che viene riconosciuto dall'esterno, che esista qualcosa che si deve seguire che si deve fare e qualcosa che non si deve fare sarà "schiavo" sia in positivo che in negativo di questi giudizi, specialmente se chi li esprime la pensa allo stesso suo modo rimarrà istrietico.

 

Rifiuto della morale ma non riuscire a libersarsene comunque, perché accade? Sono due le cause:

- Perché la persona non ha sviluppato un'alternativa comportamentale e una consapevolezza tale da poter voltare pagina, quindi laddove c'è incertezza la persona finirà comunque per dire, non so cosa fare e la morale ritornerà prepotente facendo leva sui dubbi come  "e se fosse realmente così?" oppure "tanto non ho alternative";

- la persona non ha chiuso i ponti con gli educatori o omunque non è disposta a chiudere i ponti con quella consistente fetta di persone intorno a lei che la pensa in questo modo, quindi per comodità preferisce rimanere ancorata a questa morale, accettandone le conseguenze emotive e di comportamento, spiegando anche la possibile evoluzione di istrietismo a finzione istrietica per compiacimento, dove la persona finge in base alla morale do chi ha vicino per diversi obbiettivi.

 

Questo secondo punto ci riporta al fenomeno della finzione e recita per ricevere una particolare tipologia di giudizio, dove la persona nonostante consapevolmente si sia resa conto che la morale assoluta non esiste è motivata a fingere per compiacere l'altro. Il compiacimento per ricevere un giudizio di approvazione istrietico fa parte di un fenomeno più vasto dove la persona recita per ricevere particolare giudizi, questo vuol dire che le persone fingono per ricevere determinati giudizi o non riceverli e non necessariamente c'è sempre di mezzo il compiacimento o come in questo caso il compiacimento morale.

Perché si attua questa finzione per approvazione morale? Per tre motivi:

- il primo è che la persona rendendosi conto che non c'è un'unica morale assoluta per paura di perdere qualcuno a causa di questo finge una morale che non ha, la persona ha paura che l'altro vada via se scopra questo fatto, quindi la persona lo compiace per paura di perderlo;

- il secondo è che la persona si rende conto di quanto piacere le da l'approvazione e quindi finge chi non è solo per essere approvata, lo compiace perché questo inganno gli da gioia che altrimenti non avrebbe;

- la terza analoga alla seconda è che la persona si rende conto che continua a provare imbarazzo e vergogna per questi giudizi negativi anche quando questi sono diversi dalla sua morale e quindi tenta di compiacere gli altri per non riceverli.

Il caso descritto nel terzo caso, è un caso in cui la persona per assurdo si ritrova in uno stato ancora più sofferente di quello istrietico classico, c'è una persona che una volta che inizia a mettersi in discussione arriva a rendersi conto che la sua morale non è l'unica, ma non arriva a smontarla, questa persona quindi invece di soffrire solo quando si sente sbagliato per la sua morale inizia a sentirsi sbagliato ad ogni giudizio di disapprovazione morale, come se pensasse davvero di aver sbagliato qualcosa in base al punto di vista dell'altro e quindi ne soffre, si sente in colpa. La persona in pratica è come se volesse essere giusto per tutti, ma non può, persona che si ritroverà a sentirsi in colpa per ogni persona che le espone la sua morale e la fa sentire sbagliata. Per questa persona l'unica soluzione è fingere altrimenti soffrirebbe in pratica con chiunque lo reputi sbagliato in base a quella che è la sua morale.

In questo caso se a persona non finge l'unica cosa che può fare è assecondare chiunque la faccia sentire sbagliata, asseconda la morale di tutte le persone che si impongono su di lei, generando un robot morale (si legga il racconto a fine articolo).

 

Ricapitolando potremmo dire che l'istrietismo descrive il fenomeno di quelle persone che inseguono una morale che per come è stata costruita è sensibile ai feedback esterni, la persona si sente nel giusto se segue questa morale e le persone esterne le confermano che sta facendo "bene" viceversa soffre se qualcuno le dice il contrario, spingendola a "verificare" provando imbarazzo e a provare vergogna nel caso si rendesse conto che è effettivamente così.

Ma in alcuni casi le persone si svegliano da questa visione chiusa, assoluta e fatta di regole trovando due gruppi di risveglio,  dove da una parte troviamo una persona che potrebbe rimanere bloccata in questa dimensione nonostante desideri uscirne completamente e dall'altra parte persone che invece da questo risveglio iniziono a fingere.

L'istrietismo classico, senza risveglio, è abbastanza lineare come fenomeno, le persone nella loro ignoranza continuano imperterriti su questa strada che sarà fatta di approvazioni e disapprovazioni senza rendersi conto di quanto illusoria sia la loro dimensione. Diventa più complicato nel momento in cui la personasi sveglia parzialmente, dato che il fenomeno si complica sia a livello comportamentale sia per le motivazioni che ci sono dietro ad esempio quando finge e il come lo fa.

 

L'ultimo scoglio per una persona che intende eliminare completamente il proprio istrietismo potrebbe essere l'imbarazzo non tanto per il giudizio in sé, ma per il senso di colpa che potrebbe essersi condizionato. Come se la persona anche se a livello conscio e di sentimento non provasse più nulla si ritrovasse comunque a combattere e lasciarsi inquinare da quei 4,5 secondi di emozione automatica ogni volta. Qui la risposta è nel decondizionamento.

 

 

Un esempio di risveglio parziale e di fingere per ricevere determinati giudizi che potrebbero avere come motivazione anche il compiacimento per approvazione morale: 

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Premettendo che il fingere per ricevere giudizi è un comportamento che va oltre l'istrietismo e la moralità ma riguarda il fenomeno del giudizio in generale, ciò che va capito è se realmente ci sia una componente istrietica,

 

Sto sempre attenta al giudizio degli altri

"ho paura sempre comunque e costantemente di fare brutte figure, sono sempre in tensione, sempre attenta a quello che dico per il terrore di fare qualche gaffes ed essere derisa alle spalle, o peggio di non essere più cercata perchè sono stata imbarazzante. Ho sempre il terrore che tutti mi parlino alle spalle, che tutti pensino male di me e facciano cose "cattive" nei mie confronti, quindi sento il dovere di dirglielo per chiarire, oppure di allontanarmi direttamente."

In questo caso c'è una componente istrietica? Si, analogamente al racconto precedente abbiamo una persona che è sensibile a diverse tipologie di giudizio, la costante è che la persona ha paura abbandoniche e paure che gli altri perfino si vendichino nei suoi confronti se non li compiace, probabilmente una conseguenza di quello che gli educatori le facevano se non faceva esattamente ciò che dicevano loro, non solo sotto il profilo morale. Anche in questo caso la persona finge un ruolo, anche se qui probabilmente si tratta più di inibizione e quindi la persona per evitare casini si nasconde, non si espone, etc..

 

 

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Il robot morale
Sono bloccato dal giudizio altrui. Basta che mi dicano una frase come: “La vita è tua” e percepisca un tono critico nel mio interlocutore che…mi blocco e faccio ciò che vogliono loro. Ecco, allora, che raramente ho fatto ciò che avrei voluto. Parlo anche di piccole cose: comprare un certo abito, avere determinati hobby, eccetera. 
Molto spesso, le mie scelte sono state discusse con amici, parenti e conoscenti: la lunghezza di queste discussioni ed il fatto che le persone si ostinassero a farmi cambiare opinione oppure – più raramente – a comprendere il mio punto di vista, mi ha trasformato in una sorta di robot che non si è mai espresso per quello che realmente è.
Questo è l'esempio lampante di come una persona finisca per preferire di evitare la disapprovazione e le relative conseguenze di al costo di ignorare la propria morale o ignorare la propria volontà (che vorrebbe evolversi diversamente dalla morale) influenzando le scelte e il comportamento, descrivendo il fenomeno descritto precendentemente.
 
L'istrietismo ha basi genetiche? Si come ogni fenomeno riguardante il giudizio, si legga giudizio per approfondire.
 
Una persona istrietica è tanto meno libera quanto più è radicata in lei una morale probitiva (per intendersi "ciò che non deve fare") dato che in quel contesto la persona non potrà fare nulla altrimenti si sentirebbe in colpa, si sentire disapprovata e proverebbe questo sentimento negativo quando giudicata o si autogiudica. Nel versante approvazione invece sarebbe esagerato parlare di assenza di libertà, quanto più di liberlimitata dato che la persona può comunque scegliere di andare dove non verrà approvata, ma il piacere dato dall'approvazione morale lo influenza e lo spinge in quella direzione.
La moralità sessuale italiano e una schiera di donne che faticano ad interfacciarsi con il sesso senza sentirsi in colpa e sentendosi giudicate e in colpa (o autogiudicarsi) continuamente ad ogni giudizio.
Esempio sulla sessualità femminile
Immaginate questo scenario, una ragazza intende scoparsi tutti i ragazzi che le piacciono perché desidera godere, gli piace e vede questa componente come un gioco che fà quando ne ha voglia. Quante persone la disapproverebbero? Quanto soffirebbe una ragazza che tenta questa strada ma conservando quella morale ad ogni giudizio si sentirebbe in colpa? Quante donne in parte desiderano fare questo ma non possono o non riescono nemmeno a pensarlo per quanto si sentirebbero in colpa (non risveglio, e risveglio parziale dall'etica).

 

 

Istriestismo e riprova sociale

Quando una persona ha delle regole assolute che percepisce comunque come negative e vede che ci sono persone che non le seguono, riesce a risolvere la dissonanza in suo favore a volte dicendo "ma se lo fanno gli altri perché non lo posso fare io" la persona riesce quindi ad ignorare una sua regola senza senso di colpa perché così fanno anche gli altri, convincendosi che non è sbagliato allora.

Riprova sociale come punto di riferimento per quelle regole che non possiede in modo "esatto" o che comunque sviluppa come modello di riferimento, la persona sa che non deve fare nulla di sbagliato anche in rapporto al contesto e quindi si adatta sulla base della riprova sociale specifica, come se il suo essere sbagliato non fosse tanto una questione assoluta ma un "è sbagliato ciò che gli altri dicono che è sbagliato".

 

APPUNTI  

Il genitore che ti rende schiavo dell'imbarazzo quando ti fa crescere dicendoti "tu sei meno di tutti, se gli altri ti disapprovano vuol dire che hanno ragione, devi darti da fare per riscattarti".

"Quant'è bello quando ti dicono che sei nel giusto"

il bisogno istrietico di essere approvato, di combattare contro la disapprovazione per non soffrire

 

Metodo di autointervento "vabbè ma non si può piacere sempre a tutti".

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- una guida per le persone vuote, almeno nell'isneguire giusto e sbagliato trovano emozioni per riempirsi il presente.

Istrietismo e considerazione degli altri come persone che giudicano continuamente

Nella quotidianità anche se l'istrietismo è un fenomeno largamente diffuso questo si presenta a livello comportamentale in due modi:

- da una parte c'è l'istrietismo che si attiva solo quando c'è il giudizio dell'altro espresso chiaramente, quando non c'è la persona non pensa e non considera altri eventuali giudizi o possibili giudizi;

- dall'altra c'è un istrietismo sempre attivo, perché la persona sa che ogni cosa che fa verrà giudicata dall'altra quindi tende a simulare costantemente i giudizi degli altri e questa porta di fatto ad essere istrietica sempre e non potersene fregare mai.

 

 

Istrietismo e imbarazzo (la confusione con la vergogna)

 

- usare la scusa del tanto a livello inconscio non riesco a cancellarlo chi me lo fa fare di cancellarlo a livello conscio

- il finto giudizio negativo del genitore teso a spronare ma che distrugge la personalità della persona;

- il giudizio considerato sempre come vero senza considerare che può essere finto e manipolativo;

- le conseguenze di dedurre i giudizi altri quali sono? Distorcere la realtà?

- le persone non si accorgono che giustificando l'istrietismo positivo (solo quando godono) accentuano la loro

ultima modifica il: 05-05-2020 - 11:48:34
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