Home
Psicologia
Raziologia
Puzzle della Comunicazione
Diario
Test
Info & Contatti
 
- Evitamento -
riabilita aiuti

Cos'è l'evitamento?

 

Si definisce evitamento quel fenomeno in cui il soggetto sceglie di non esporsi a quell'evento in cui ci sono dei pericoli. L'evitamento si potrebbe definire come la regolazione emotiva che il soggetto applica su di sé per evitare di entrare in contatto con ciò che gli procura dolore.

L'evitamento può avvenire in due modi:

- conveniente, il soggetto evita scenari non necessari, si risparmia solo dolore e nient'altro. Ad esempio un soggetto che ha paura delle scimmie e sta lontano da tutti quei paese dove vi sono le scimmie e sta lontano dagli zoo. Non perde niente nell'evitare le scimmie;

- paradossale, il soggetto in realtà fugge da ciò che gli è necessario per vivere. Pensiamo a chi ha paura del giudizio degli altri, fuggendolo in continuazione, il soggetto finisce per perdere numerose opportunità, perde rapporti e si ritrova ad essere frustrato su tutti i suoi obiettivi sociali che non riesce a raggiungere.

L'evitamento paradossale lo si riconosce immediatamente perché il soggetto avverte chiaramente la presenza di un conflitto interno, dove evita anche laddove ne ha bisogno, verso qualcosa che desidera e al cui tempo stesso ha paura.

Se il soggetto continua ad evitare è perché non ne può fare a meno, ha livelli così elevati di paura da non riuscire a fare altrimenti.

Nell'evitamento paradossale si evince che la scelta migliore non sarebbe quella di evitare, ma di cambiare affinché il soggetto sia in grado di non provare più quell'emozione negativa o di provarla in maniera ridotta.

Come si interviene in questi casi? Sono due le strade:

- ristrutturazione, il soggetto cambia la sua visione dell'elemento che gli faceva così paura, cambiando la visione prova emozioni diverse o addirittura non le prova per nulla;

- acquisizione di strumenti di fronteggiamento (coping). Invece di intervenire a monte del dolore come nella ristrutturazione qui si interviene a valle, il soggetto sviluppa degli strumenti per intervenire rapidamente sul dolore che prova, in modo tale che questo diminuendo o sparendo possa lasciar spazio ad azioni diverse dall'evitamento.

 

Siccome lo stesso evitamento potrebbe iniziare ad essere vissuto con dolore il soggetto potrebbe procrastinare invece di evitare, avendo così l'illusione che si farà ma non oggi, non provando nemmeno dolore per quella che invece è una perdita nella visione evitante.

 

 

L'evitante paradossale baratta un presente meno doloroso con il suo futuro, rimane stabile, non cresce, non avanza in un'esistenza che è comunque con una scadenza e, a prescindere da come la si sarà vissuta, finirà.

 

 

FINO A QUI

La previdenza potrebbe essere distorta e il soggetto evitare un pericolo che è solo nella sua testa, per questo a volte l'evitamento ha un ruolo chiave nel mantenere un disturbo in quanto il soggetto continua ad evitare un pericolo che non c'è e il solo fatto che lo evita fa si che il soggetto non si renda mai conto dell'errore che fa.

Previdenza casuale, previdenza intenzionale.

L'evitamento è un fenomeno che può esistere solo in quanto la persona può fare previsioni sul futuro, si evita quindi in modo anticipato si annulla un'attività prevista perché tale attività produce ansie o altre emozioni negative.

L'evitamento si concretizza in due modi:

- annullamento preventivo, il soggetto annulla l'attività prevista che alimenta l'ansia, quindi non c'è uno spostamento fisico ma solo un cambio di programma;

- allontamento preventivo, il soggetto fisicamente fa in modo di non presentarsi nel luogo in cui si svolgerebbe l'attività ansiogena, quindi ad esempio il soggetto rimane a casa e non va in una festa.

L'evitamento potrebbe manifestarsi con una fuga senza dare spiegazioni oppure potrebbe manifestarsi con una serie di scuse e spiegazioni prendendo delle scuse per fare in modo che gli altri non comprendano cosa è successo o comunque non ne comprendano le motivazioni reali.

L'evitamento può essere frammentata o sistemica, ad esempio un soggetto all'università potrebbe evitare solo alcuni esami riuscendo ad affrontarne altri oppure iscriversi all'università ma evitare tutta l'università, non fare alcun esame e non presentarsi ad alcun evento.

L'evitamento si potrebbe definire come una scelta preventiva di non seguire un percorso per non avere a che fare con qualcosa che si teme, qualcosa che si esperisce in modo ansioso.

L'evitamento è percepito come un bisogno, che produce un senso di estrema liberazione e di sollievo nel momento in cui il soggetto cede ad esso e così si libera da quell'evento che lo faceva soffrire e mandava in ansia.

L'evitamento quindi è ad esempio non parlare con qualcuno per paura di come reagirà, non avviare un rapporto per paura che finisca o che ci siano delusioni, non andare in un locale per paura di incontrare qualcuno etc...

L'evitamento si basa sulla previsione del futuro, mentre la fuga e l'allontamento sono fenomeni che nascono nel presente in base alle emozioni che uno scenario può suscitare.

La prima cosa che conviene chiedersi quando si parla di evitamento è "quanto è frequente?" e come seconda cosa "questa frequenza come è percepita dal soggetto? Lo disturba?".

 

L'evitamento basandosi su una previsione potrebbe basarsi su un film che si è fatto il soggetto, cioè su una previsione distorta che non accadrà, portando il soggetto in una dimensione paradossale che lo porta ad evitare qualcosa che in realtà è solo nella sua testa. Il rischio di distorsione è elevato, per questo in alcune terapie si consiglia l'esposizione perché ci si rende conto che è sufficiente che il soggetto veda la realtà dei fatti per rendersi conto che era solo un suo film mentale. Viceversa esporsi quando il soggetto aveva previsto un evento temuto reale ha l'effetto opposto, in quanto il soggetto ne viene traumatizzato e aumenta la condotta evitante.

Chi consiglia l'esposizione a priori è una persona che non ha compreso il fenomeno dell'evitamento, l'esposizione è da consigliare solo in casi specifici in altri invece è necessario lavorare sulla personalità del soggetto evitante per fare in modo che non tema più alcuni eventi.

 

Evitamento e fobia sociale, qual è la differenza?

Non c'è alcuna differenza in quanto parte della fobia sociale potrebbe basarsi sull'evitare le situazioni temute, un'altra parte potrebbe invece basarsi sull'affrontarle ma non riuscire a raggiungere i propri obbiettivi sociale e viversela in modo soddisfacente, un'altra parte potrebbe essere fuggire di fronte a specifici scenari. Fobia sociale è un termine generico che raggruppa tutte quelle paure ed emozioni negative che il soggetto non riesce a vincere (perdita nel conflitto interno) e che lo portano a fallire nel raggiungimento dei suoi obbiettivi, in questo specifico caso obbiettivo sociali.

Quindi per comodità si potrebbe parlare di sociofobia con profilo evitante, per evidenziare come parte o gran parte della sociofobia sia collegata all'evitamento che il soggetto compie.

 

La differenza fra evitamento e fuga

Si parla di fuga quando il fenomeno avviene nel presente, il soggetto all'improvviso si rende conto che la situazione è negativa e desidera liberarsi da queste emozioni negative andando via.

 

La differenza fra stile evitante e disturbo evitante

Nel primo caso il soggetto sebbene eviti diversi scenari è riuscito comunque a costruirsci una esistenza appagante o comunque accettabile, continuerà ad essere evitante ma non sarà disturbato, viceversa nel secondo punto evidenziamo come l'evitamente sia alla base del disturbo del soggetto.

 

"

class="messageTitle">Tenere il profilo basso...ad un certo punto può diventare pericoloso

class="messageBody">
Quando parlo di me, o dei miei risultati, trovo prudente tenere il profilo basso. Preferisco, nel caso, sorprendere con risultati che nessuno si aspetta, che correre il rischio di sopravvalutarmi, sentendomi poi ridicola alla prova dei fatti. Per cui in genere sto sul "si tira avanti con qualche ovvia difficoltà". Oggi però sto mettendo in discussione questo atteggiamento dopo una breve conversazione che ho avuto qualche ora fa. Trovo una conoscente /ex collega in un negozio, ci salutiamo e poi lei mi chiede come va il lavoro, visto che ora siamo in posti diversi. Inizialmente le ho risposto in modo generico, "si tira avanti". In realtà odio quel posto, quel lavoro e i colleghi quasi tutti, ma mi guardo bene dal parlarne in modo negativo con altri, per ovvie ragioni di sopravvivenza. Lei però incalza parlando dicendo "eh ci sono sempre problemi" col sorriso di chi la sa lunga e mi specifica una mansione dove ha difficoltà, a me è venuto spontaneo dire in quale mansione mi trovavo in difficoltà io. Questo perché sono *abituata* a presentarmi come la persona media che qualche difficoltà ce l'ha e non come la campionessa che fa tutto facilmente. 
Dopo però mi sono morsa la lingua. Ho pensato che è stato uno sbaglio parlare di una mia difficoltà nello specifico, che poteva diventare una "cosa da rigirare contro di me". Credo che quella ragazza, al massimo, potrà parlarne con altri colleghi, tanto per fare la conta di chi ha più difficoltà o di chi ce l'ha più grave. Il responsabile del settore invece osserva direttamente e valuta i risultati ottenuti e poi non credo che nessuno abbia con lui un rapporto tale da poter fare pettegolezzi.
La scorsa stagione ho avuto parecchie difficoltà, tanto che non sapevo nemmeno se mi avrebbero richiamata. Nel frattempo c'è stata una suddivisione e mi hanno spostata in un altro luogo, con pochi colleghi che conoscevo già, molti nuovi e parecchio "ostici" e un nuovo responsabile. A questo giro vado un po' meglio, vuoi la pratica e vuoi anche il fatto che il nuovo responsabile, non conoscendomi, ha valutato soddisfacenti i risultati odierni. Non sono tra i più brillanti e veloci, ma nemmeno tra i più scarsi, sono nella media con tendenza al miglioramento.

Ora il mio dubbio è: ho fatto male, nell'ottica del tenere il profilo basso, a parlare di una mia difficoltà specifica? Secondo me sì, era meglio rimanere sul vago e sul generico. Cosa ne pensate?"

 

DA RISCRIVERE

 

Si definisce evitamento quel fenomeno in cui un soggetto su base ansiosa fa in modo di non entrare in contatto con l'evento o l'oggetto che scatena l'ansia. Ad esempio si può definire un fenomeno di evitamento un soggetto che nemmeno si presenta all'esame per l'ansia che questo gli produce. Oppure una persona che invitata ad una festa non si presenta perché anche se lo desidera l'ansia lo spinge ad evitare.

L'evitamento esiste su base di previsione, cioè la persona proprio perché può prevedere l'evento fa in modo di non trovarcisi e si contraddistingue nettamente da fenomeni dell'allontamento, che sono per l'esattezza fuga e repulsione.

Nella fuga il soggetto in preda ad emozioni negative suscitate dalla situazione sceglie di andare via, la repulsione invece è l'opposto dove il soggetto resta dove è ma da in modo di tenere lontano la fonte delle emozioni negative.

La repulsione ci fa comprendere come probabilmente anche se si ha paura sia il risentimento ad avere la meglio dando la motivazione a "combattere".

 

Fuga ed evitamento invece sono due fenomeni strettamente collegati alla paura, la fuga alla paura del presente dato da ciò che si ha di fronte e l'evitamento invece si basa sull'ansia, sulla percezione dello scenario.

L'evitamento presenta una situazione paradossale, cioè quella che si potrebbe definire come "l'evitamento di uno scenario che non si sarebbe presentato". Pensiamo ad una persona che ha paura di fare una brutta figura o ha paura di incontrare una data persona, questa persona potrebbe evitare lo scenario sulla base di quello che pensa sia un evento che si presenterà, quando poi invece questo non accade.

L'evitamento può anche essere basato sulla paranoia, il soggetto nonostante sa che l'evento può presentarsi come potrebbe in ogni caso la sola possibilità che si manifesti è sufficiente a mandarlo in paranoia e portarlo all'evitamento.

L'evitamento è strettamento collegato con le problematiche e gli errori ansiosi, gli errori della percezione e il primo passo da fare per diminuire l'evitamento è questo e solo in seguito andare a comprendere e risolvere le emozioni di paura.

 

Approfondimento sulle emozioni di paura che sono alla base dell'evitamento e la scaltrezza

Essere scaltri vuol dire imparare dagli errori, un esempio eclatante per comprendere la scaltrezza è quella dello scottarsi con il fuoco o qualcosa di rovente, dopo la prima esperienza traumatica il soggetto diventerà scaltro in quella circostanza cioè avrà un attenzione maggiore a non rifare lo stesso errore ed eviterà di prendere qualcosa di rovente o avvicinarsi eccessivamente al fuoco.

Qual è il paradosso della scaltrezza? Che mentre il fuoco "danneggia sempre" altre cose non danneggiano sempre, esistono persone buone e cattive, esistono scenari simili ma alcuni fanno male e altri no, quando la persona cresce in un ambiente che l'ha traumatizzato frequentemente questo potrebbe sviluppare una scaltrezza disfunzionale nei confronti della vita, iniziare ad evitare una serie di cose perché considerate minacciose e finendosi per rinchiudersi in una prigione di "non vita" in quanto per vivere è necessario prendere dei rischi, necessario fare alcune cose ma se la persona le percepisce come minacciose e le evita sistematicamente ecco che non può più vivere.

 

La scaltrezza pone l'accento su un fenomeno inconscio che va risolto con l'esposizione, da qui non si faccia l'errore di pensare che ogni paura sia risolvibile con l'esposizione, un conto sono i traumi passati verso qualcosa che il soggetto vivendo vedrà che non fa "sempre male" come pensava, un conto sono le ansie e paranoie basate non sull'inconscio e sul condizionamento ma su errori e paure reali del soggetto, sul vedere le cose in modo tale che producano quella paura e l'esposizione in tal senso peggiora solo la situazione.

 

 

 

 

 

DA RIVEDERE 

L'evitamento è su base ansiosa, si contraddistingue dall'allontamento per l'assenza di esperienza, la persona fa in modo di non avere nulla a che fare con la fonte ansiogena.

Mentre l'allontamento si basa su feedback reali la persona evitante potrebbe basarsi su cose che esistono solo sulla sua testa, ma in alcuni casi potrebbe anche evitare scenari calcolati in modo valido.

 

 

Pagina di disambiguazione

 

 

- allontamento, generico atto di prendere le distanze, può avere numerose sfumature a seconda di come si svolge la dinamica di allontamento ad esempio nell'evitamento ci si allontana mentre nella repulsione si allontana l'altro;

- repulsione, il generico fenomeno in cui una persona allotana qualcosa da sé;

- evitamento, il generico fenomeno in cui una persona si allontana da qualcosa che percepisce essere una minaccia, cioè fonte di emozioni negative, l'evitamento quindi ha una base simulativo e preventiva;

- fuga, analogo all'evitamento con la differenza che la persona si allonta (scappando) dopo che ha provato quelle emozioni negative; uindi fugge;

- inibizione,

 

Evitamento è un comportamento che la persona attua nel momento in cui compie delle simulazioni e da queste simulazioni sceglie di prendere una strada diversa e di allontanarsi da quello scenario e cicorstanze che non accetta.

Qui si capisce come la validità di questa simulazione determina la validità dell'evitamento stesso perché se la persona percepisce un evento che non esiste o lo percepisce in modo diverso da quello è finirà per evitare qualcosa che in realtà non esiste se non nella sua mente.

Mentre si parla di evitamento valido quando la simulazione è valida e il soggetto si allontana in modo preventivo da ciò che colpirebbe delle sue fragilità.

Qui il punto focale non è l'evitamento in sé ma le fragilità di un soggetto che lo spingono ad evitare ciò che lo fa soffrire, quindi quello che conviene fare non è spingere una persona ad affrontare ma risolvere la fragilità che lo spinge ad evitare.

Qui si manifestano una serie di interventi e strategie fallimentari che sono per "l'esposizione a tutti i costi" ma la realtà psicologica di un soggetto non funziona così, spingere ad affrontare l'evento può servire ad un evitante non valido per dimostrargli che l'evento negativo non esiste se non nella sua mente, ma all'evitante valido non è di aiuto anzi contribuisce a creare ulteriori traumi spingendolo verso ciò che lo fa soffrire.

 

C'è anche da dire che l'evitamento ha un impatto estremamente variabile a seconda degli scenari, un conto è evitare di stare a contatto con una persona che non ci sta simpatica un conto è evitare un esame universitario, nel primo caso la persona ha fatto una scelta a senso unico e che ritiene conveniente nel secondo caso la persona ha seguito le emozioni negative che l'hanno allontanata da quelli che erano i suoi obbiettivi e desideri.

Da un punto di vista tecnico l'evitamento segue la stessa logica dell'inibizione, ma in questo caso il soggetto invece di fermarsi a causa delle emozioni negative evita direttamento lo scenario (o nel caso fugge).

Questo ci fa capire che "non tutto è evitamento" specialmente se si sta giudicando dall'esterno il comportamento di una persona che potrebbe non star evitando ma scegliere di non fare qualcosa una volta che l'ha analizzata e sceglie di non farlo più o di preferire altro.

Quindi è necessario fare attenzione a non confondere evitamento quello che riguarda altri fenomeni di scelta.

 

 

Evitamento doppio

L'evitamento doppio evidenzia quel fenomeno che viene comunemente chiamato come "paura della paura" ma che l'AB preferisce chiamare doppio evitamento per rendere più chiaro e specifico il fenomeno. Di quale fenomeno stiamo parlando? Di quello in cui il soggetto si rende conto che a determinati stati emotivi (per lo più borderline) accadono delle reazioni fisiche e dei comportamenti "incontrollabili e imprevedibili" e il soggetto inizia a rendersi conto perché accadono, dove possono accadere e quindi inizia a generare un evitamento doppio in quanto il soggetto non solo è portato ad evitare lo scenario che genera emozioni negative ma anche le possibili conseguenze che si ha in quelle situazioni.

Un esempio di doppio evitamento lo troviamo nel sociofobico che non solo è spinto ad evitare la situazione sociale perché gli crea sofferenza come paura del giudizio, ma perché teme anche la possibilità che quelle emozioni negative siano così intense da generargli quella risposta imprevedibile e incontrollabile che renderebbe la situazione ancora più pesante, non accettando l'idea che possa venirgli un attacco di panico e dover scappare fuori o non poterlo fare e tentare di fermarsi con il rischio di non riuscirci, etc..

Questo fenomeno è frequente nei soggetti che hanno una sensibilità così accesa da sfociare frequentemente in questi stati, cosa che li traumatizza o comunque li porta a rendersi conto di una situazione delicata che li spinge maggiormente all'evitamento.

L'evitamento doppio fa leva non solo sul timore generale del "non so come potrei reagire, se potrei scappare, etc.." ma fa leva anche sulla fragilità specifica un sociofobico che teme il giudizio si rende conto che se andasse nel panico (cosa che sa che nel suo caso potrebbe succedere) o se avesse comunque uno stato borderline il comportamento che ne uscirebbe fuori sarebbe giudicato dagli altri e quindi ancora di più si accentua l'intensità dell'evitamento al punto che si può parlare perfino di "triplo evitamento" in alcuni casi.

 

APPUNTI:

L'evitamento non valido in persone che simulano continuamente

 

BOZZA

[da aggiungere evitare l'incontro con se stessi e il rifiuto di intraprendere un percorso terapeutico

 

Inibizione, evitamento e allontamento

l'allontamento indica il fenomeno della repulsione? l'evitamento della fuga per paura?]

 

Non tutto è evitamento

Più che altro è stato il frutto di un ragionamento pragmatico: "attualmente gli amici stretti che ho e con cui sono in contatto conoscono le mie difficoltà e tollerano le mie mancanze, i miei bidoni, il mio essere a volte giù di umore, la mia mancanza di voglia nel fare attività. Prima di entrare in una confidenza simile con nuove persone -ammesso e non concesso che poi accada- dovrei fare almeno un periodo in cui ci si vede con una certa frequenza, e in questo lasso di tempo io sarei costretto a indossare una maschera per non spaventarli, far finta che va tutto bene fino a quando non si giunge alla confidenza necessaria per esporsi e far capire che sto cercando di risolvere dei problemi."

 

 

 

 

 

Questo è uno di quei casi in cui l'esposizione è il metodo più efficace per "svegliare" una persona con i fatti senza andare a sistemare le sue problematiche deduttive e di pensiero in generale, quando il problema non è l'evitamento in sé ma le simulazione errate che spingono una persona ad evitare, facendole rendere conto che quelle situazioni che simulava non esistono se non nella sua mente e che proprio perché evita ed evitava non poteva accorgersene.

Il problema resta quando non c'è un errore di simulazione ma è la realtà presente o futura ad avere quell'effetto sulla persona e lì la risoluzione si attua diventando una persona diversa e priva di quelle debolezze inibitorie.

Questo vuol dire che esistono due tipologie di evitamento:

- uno basato sulla logica dell'inibizione, la persona prova emozioni negative e la sua reazione non è solo quella di fermarsi ma perfino di andare via, allontanarsi;

- uno basato sulla logica dell'ansia e della simulazione, la persona simula eventi che generano emozioni negative e quindi evita perfino di andarci si allontana da loro, eventi che potrebbero essere simulati in modo efficace o meno.

L'evitamento non va confuso con il concetto di evasione, si tratta di evasione e di evasività quando una persona non accetta qualcosa, ha a che fare con eventi che non generano paura ma generano noia, generano risentimento e che la persona potrebbe affrontare senza problemi ma che preferisce evadere perché ha di meglio da fare, ritornando al concetto espresso ad inizio articolo una persona che si allontana da qualcuno che ritiene antipatico non sta evitando ma sta evadendo.

L'evitamento al contrario ha alla base delle problematiche inibitorie, da una parte la persona desidera qualcosa ma dall'altro lato le emozioni negative la spingono ad andare via generando non pochi problemi in quelle persone che non hanno sufficiente grinta per combatterle e riuscire a prevalere sulle dinamiche evitanti.

Si parla di disturbo evitante di personalità nel momento in cui una persona non riesce a fronteggiare queste dinamiche inibitorie e simulatarie e si ritrova ad evitare qualcosa che le danneggia la sua esistenza e la sua normalità.

Uno dei disturbi evitanti di personalità probabilmente più conosciuto e lampante è quello sociofobico dove una persona a causa dell'imbarazzo e della vergogna (in generale di una spiccata timidezza) non riesce ad avere quel contatto sociale, quella rete sociale che in realtà desidera.

Il concetto di disturbo evitante di personalità diventa un'etichetta sterile se viene affibiata ad una persona senza alcuna specificazione, mentre risulta utile quando viene fornita in modo analitico andando a capire quali emozioni e quali sono le dinamiche alla base di un evitamento disfunzionale.

 

L'evitamento ha due manifestazioni:

- una che si potrebbe definire come "evitantanento per grinta insufficiente", la persona tenta di combattere ma non ce la fa e le sue battaglie vengono puntualmente perse tranne qualche sporadico caso;

- una che si potrebbe definire come "evitamento per scelta" la persona nonostante desideri è totalmente arrendevole e nemmeno ci prova ad opporsi quando prova quelle emozioni negative.

 

In psichiatria si commette l'errore di parlare di evitante come se esistesse un profilo con determinate caratteristiche, etichetta e definizione che l'AB scarta preferendo una definizione di disturbo evitante sulla base di quelle che sono le inibizioni e i sentimenti negativi che la persona nel suo caso specifico provoca e sulle quali va trovata una soluzione.

 

 

L'evitamento è nel temperamento? L'AB scarta nettamente la visione del "ci si nasce", la motivazione umana è una diretta conseguenza del piacere, alcune persone sviluppano delle emozioni negative e delle componenti ansiose che potrebbero inibire questo piacere ma si può cambiare e risolvere i propri problemi inibitori così come una persona con la grinta affrontare queste emozioni negative per tentare di superarle ed agire ugualmente.

 

Frequenza di evitamento nelle fasi cruciali dell'esistenza

Ci sono momenti nel corso dell'esistenza dove essere intraprendenti è relativamente facile dove basta seguire il flusso degli eventi in cui si è direttamente coinvolti (ad esempio a scuola salvo rari casi si finisce in qualche modo per essere invitati a qualche evento o essere invitati da qualcuno). Saltare questi passaggi fa perdere diversa esperienza "facile" dato che essere intraprendenti senza alcun collegamento con l'ambiente in cui ci si trova è più difficile che farlo quando invece si è letteralmente trascinati in quella "nuova esperienza", ad esempio un adulto che tenta di recuperare questa esperienza persa ma senza più quelle condizioni facilitanti che aveva nel passato. Questo vuol dire che ci sono momenti dell'esistenza dove la persona si ritrova a prescindere dalla sua volonesposta ad un flusso di occasioni, come ad esempio un torrente in piena nella stagione primaverli, una persona spinta verso eventi nuovi e se una persona evitante si arrivano ad accumulare in un breve periodi di tempo una serie di rifiuti verso l'esterno.

Questo vuol dire che in questi periodi la frequenza di evitamento può essere un indicatore sia della personalità del soggetto ma anche di quanta esperienza e contatti la persona stia perdendo nei confronti di quella che può essere considerata una media, le fasi più rilevanti per quelle che saranno le future lacune della persona.

Questo discorso non si può applicare a chiunque per alcune persone il problema potrebbe non essere l'evitamento, persone che per diverse cause hanno sviluppato precocmente una personalità altamente antipatica e sono state isolate dall'esterno. Ma questi sono casi rari, se siete persone che pensano di aver perso determinate esperienze, di aver perso un bagaglio è molto probabile che la causa sia da ritrovarsi nell'evitamento, nell'avere preferito non buttarsi, non andare o andare e rimanere in disparte alle varie opportunità che l'esistenza vi ha dato.

Questo potrebbe generare un disturbo diverso, dove la persona ossessivamente rifiuta il passato per queste scelte evitanti fatte (disturbo da evitamento passato?).

Come recuperare queste lacune? Studio dell'esistenza (saggezza e consapevolezza esistenziale) e intraprendenza, a qualcunque età si può recuperare (anche se le stesse esatte esperienze fatte all'epoca non si possono recuperare) l'unica cosa che cambia è la difficoltà.

 

L'evitamento a scadenza

Alcune dinamiche di evitamento tendono a cessare immediatamente nel momento in cui la persona riceve delle rassicurazioni o degli elementi che fanno cessare le emozioni negative e le inibizioni, un esempio lo ritroviamo nella sociofobia dove una persona ha paura del rifiuto e quindi fino a quando si trova in quello stato di incertezza tende ad evitare, poi se invece accade qualcosa che le fa pensare e credere che sarà accettato in modo "certo" ecco che le emozioni negative scompaiono e la persona si tuffa. Alcuni evitamenti non sono a scadenza per il semplice fatto che statisticamente non sono elementi che possono essere rassicurati o che possono essere influenzati da qualche accadimento, sono emozioni negative radicate nel soggetto che non hanno modo di essere allievate fino a quando non cambierà la persona stessa.

 

"esempio dal web

quando conosco una persona, e dopo un po' di tempo sento che mi ha accettato, che mi sento adeguato e lei si mostra sensibile e disponibile alle attese, d'un colpo più o meno parecchie ansie e paure e ossessioni scompaiono.
Quello che credo mi succeda è che dopo che mi sento adeguato, accolto, senza giudizio, e l'altra non mi dà pressioni o aspettative, pressochè tutte le paure, ossessioni e ansie spariscono."

 

Un altro esempio ma che parla dell'errore da simulazione errata:

"All'università mi è capitato di frequentare, anzi mi sono imposto di frequentare, giri di amicizie che come prima impressione non mi convincevano. Con mia grande, grandissima sorpresa ho scoperto che i miei erano perlopiù pregiudizi basati su un distorto senso di superiorità morale (io persona sensibile gli altri estroversi superficiali), in realtà frutto della frustrazione per i miei problemi. Superata questo, ho potuto fare cose di cui in passato non mi ritenevo interessato e/o capace, mi sono divertito tantissimo e in sostanza ho scoperto una parte di me che prima ignoravo o peggio reprimevo. E' una cosa che tuttora mi sorprende tantissimo, anche perchè mi ha permesse di vivere in modo buono/ottimo l'esperienza universitaria, e dopo i drammi del liceo è stata una boccata di vitalità e ottimismo.

Quindi penso sia sempre meglio prima provare."

 

 

Un esempio di evitamento:

"Sono una studentessa fuori sede ed abito ad un'ora dal mio paese. La mattina appena sveglia le mie coinquiline mi comunicano di voler fare una cena a casa con dei loro amici e che vogliono presentarmi un ragazzo che potrebbe interessarmi. Io comincio ad impanicarmi, a sudare, ad avere l'ansia è mille pensieri per la testa perché mi sentivo spoglia e impaurita. Vado all'università per seguire le lezioni ma l'unica cosa che volevo fare era scappare, fuggire da qualche parte. Cosi nel pomeriggio tornando a casa mi faccio prendere dall'irrazionalità del momento e invento una brutta scusa( non mi era mai capitato di dire una bugia del genere) dicendo che mio padre si era sentito male e quindi metto tutto in valigia e me ne vado, sentendomi una persona davvero orribile perché sulla salute degli altri e sulla propria non si scherza. Sono una ragazza solare, genuina, mi piace fare tante cose per arricchire la mia vita ma a volte non riesco proprio a gestire queste situazioni perché mi sento fragile e ho scarsa autostima. Mi piacerebbe parlare con voi che so che mi capite e provate le mie stesse sensazioni."

 

DA CANCELLARE

Spostando l'attenzione sulle cause e applicando a queste la definizione di disturbo scopriamo che si tratta di disturbo evitante solo quando la persona ha delle ansie tali da impedirle di portare avanti i suoi scopi e obbiettivi che aveva portato avanti senza intoppi fino a quel momento.

Detto in altri termini una persona arriva ad avere un disturbo evitante quando queste ansie si presentano in determinato settori esistnziale e sono tali da spingere la persona a compiere degli evitamenti che modificano e/o interrompono il corso in quei settori esistenziali che fino a quel momento invece non avevano avuto intoppi.

Pensate ad una persona che da un momento all'altro ha un'ansia sul lavoro che le impedisce di lavorare, fino al giorno prima andava al lavoro e questa interruzione vuol dire che la persona ha un disturbo evitante di personalità, cioè l'evitamento sta disturbando la sua esistenza.

 

Invece se un giorno capitasse di andare in ansia per qualcosa ed evitarla, non si tratta di disturbo ma di un singolo evitamento che al limite può far perdere un'occasione, un'opportunità, ma non si tratta di disturbo perché non ha alterato l'esistenza ma è stato soltanto una delle tante cose intacca la qualità esistenziale e contribuisce all'infelicità.

 

 

Metodo stabilizzante

Autoconvincersi di eviterlo fino all'ultimo momento per poi invece agire lo stesso. Alcune persone per impedire che l'ansia destabilizzi/disturbi l'esistenza o ne intacchi la qualità e allo stesso non perdere alcuna occasione/opportunità potrebbero autoconvincersi fino all'ultimo momento di evitare così da spegnere l'ansia e poi alla fine invece di evitare realmente affrontare l'evento nonostante la paura e avere quindi una piccola sofferenza in fase finale con il risultato di non aver avuto ansie e non essersi tirati indietro dall'evento.

Questo metodo non è facile, come non è facile l'autoconvincimento in generale, ma sopratutto non è infallibile (come qualsiasi altra cosa del resto) infatti non è difficile assistere al fallimento nel momento in cui la persona all'ultimo tenti di agire nonostante la paura e nonostante abbia deciso di evitare, probabilmente perché comunque bloccati dalla paura o da altro. L'utilizzo di questo metodo anche se non infallibile tende ad aumentare la qualità esistenziale sia perché eliminano l'ansia sia perché alla fine alcuni eventi poi non li evitano, come può stare una persona che è sempre in ansia perché non evita, o che comunque non è in ansia perché alla fine evita tutto e di fatto non esiste?

 

 

Non confondere l'evitamento con la demotivazione

 

 

 

 APPUNTI:

- qual'è la differenza fra inibizioni ed evitamento?

- Quale è la differenza fra evitamento e prudenza?

- L'evitamento nella sociopatia, l'evitamento più frequente.

ultima modifica il: 12-01-2019 - 13:18:16
Sito Realizzato da Palombizio Valerio Giuseppe