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Cos'è l'intelligenza? Cosa si intende per essere intelligenti?

(intelligenza fluida e cristallizzata, la fluida è la base di qualsiasi intelligenza dato che spiega ad un soggetto come svilupparla senza l'aiuto di nessuno, senza andare a tentativi

soft skills e hard skills

intelligenza fluida e l'abilità di pianificare in ogni scenario, anche quello adattivo

da riscrivere ponendo nell'abilità il concetto di intelligenza ripetuta in grado di comprendere e operare mediamente nello scenario, andando oltre il singolo atto di intelligenza)

Con il termine intelligente si definisce la facoltà umana di poter usare il linguaggio come strumento per operare nel mondo, l'intelligenza è lo strumento cognitivo più caratteristico e potente dell'essere umano.

Questa facoltà è strettamente umana ed è possibile grazie alle proprietà peculiari della nostra struttura celebrale.

Intelligenza infatti letteralmente vuol dire "leggersi dentro", quando pensiamo infatti è come se stessimo leggendo e parlando con noi stessi, rendendoci difficile riuscire a capire come pensi un animale, dato che non è dotato di un linguaggio.

Siamo così abituati ad associare pensiero e linguaggio che non solo non ci accorgiamo quando pensiamo senza usare il linguaggio, ma facciamo anche fatica a immaginarlo negli animali.

L'intelligenza quindi a livello pratico altro non è che il nostro strumento mentale di linguaggio/pensiero che ci aiuta a comprendere il mondo e agire in esso.

A differenza di quello che comunemente si pensa è difficile misurare questa intelligenza in termini matematici, il Q.I. è uno strumento abbastanza semplicistico e infatti negli ultimi decenni sono nate diverse ipotesi che tentano di smontare e superare questa forma di misurazione.

Il primo passo che è stato mosso in questa direzione è stato quello di spezzettare il concetto di intelligenza, ipotizzando l'esistenza di intelligenze multiple.

In questo articolo verrà trattato il concetto di intelligenza in modo utilitaristico, piuttosto che tentare di costruire ipotesi e spiegazioni totali del funzionalmente dell'intelligenza, la si analizzerà da un punto di vista pratico e di come questo concetto possa aiutare ogni persona a comprendere meglio la realtà da un punto di vista esistenziale.

Cosa facciamo noi con la nostra mente? Perché pensiamo? Come ci avvantaggia questo linguaggio come strumento? La risposta è che tutto questo ci avvantaggia nel raggiungere i nostri obiettivi, ci dà modo di vivere una vita più complessa, più variegata e di raggiungere obiettivi altrettanto complessi.

Si può vedere l'intelligenza come lo strumento che usiamo per conoscere il mondo circostante, per rappresentarcelo nella nostra mente così da comprenderla e poi definire una stategia d'azione.

Tutta questa comprensione produce due effetti:

- il primo è quello di conoscere cosa c'è di fronte, dare un significato ad ogni cosa;

- il secondo è che da questa stessa intelligenza possiamo sviluppare delle abilità, con le quali poi raggiungiamo i nostri obiettivi. 

 

Ci adattiamo al mondo perché lo capiamo e lo conosciamo e da questa conoscenza abbiamo il potere di cambiarlo, di intervenire per soddisfare i nostri bisogni.

 

L'abilità è il frutto dell'intelligenza stessa, è l'aspetto reale dell'intelligenza, un soggetto intelligente è tale perché di fronte ad obiettivi e problemi riuscirà a capire cosa fare.

Con il termine abilità si evidenzia quell'insieme di credenze che il soggetto acquisce, tramite l'esperienza o lo studio, che gli danno il potere di agire per quello che desidera.

"Se fai questo allora" "per fare questo è necessario che" "quel simbolo significa questo" sono queste le regole acquisite danno modo al soggetto di operare efficacemente in un contesto, un operaio ad esempio sa come si usa un martello, un trapano o come si fa una traccia dopo averlo acquisito non perché vi è nato.

Le abilità non nascono solo tramite l'intelligenza, ma come detto nell'articolo in questo modo sono più potenti, danno modo di comprendere meglio nello scenario, di fare azioni più accurate, più precise ed è per questo che come esseri umani siamo riusciti a costuire robot o computer mentre un animale per lo più è riuscito ad affinare solo abilità di caccia o di costruzione di un rifugio.

Per riassumere possiamo vederla in questo modo, ogni volta che pensiamo con il linguaggio e usiamo questo linguaggio per conoscere la realtà e comprenderla stiamo facendo uso dell'intelligenza, quando con questa intelligenza sviluppiamo una conoscenza finalizzata al raggiungimento degli obiettivi stiamo sviluppando delle abilità.

Questo già ci fa capire che il test di intelligenza inizia ad avere poco senso inteso in questo modo, ogni persona sviluppa intelligenze differenti, c'è qualcosa di separato che conviene misurare? La risposta è si e per comprenderlo è necessario scomporre l'intelligenza in quattro caratteristiche:

- intelligenza acquisitiva, detta anche sagacia, il soggetto qui ha uno strumento di base che gli dà il metodo di approccio a tutto ciò che ancora non sa, come muoversi quando è necessario capire qualcosa e sviluppare delle abilità per poter agire;

- intelligenza emotiva/affettiva, detta anche regolazione emotiva, è un'abilità talmente importante per ogni essere vivente che non conviene lasciarla nel gruppo delle abilità;

- intelligenza induttiva/deduttiva, detta anche logica, anche questa abilità è talmente importante che conviene separarla.

- intelligenza acquisita, detta anche cristallizzata o abilità, tutte le intelligenze che il soggetto sviluppa.

 

Le macrocategorie sono due, intelligenza fluida e cristalizzata.

Ognuna di queste caratteristiche può essere misurate, ma va fatto separatamente, non esiste l'intelligenza "generale" al più si può parlare della triade fondamentale per ogni essere vivente, che è sagacia, regolazione emotiva e logica. 

La nostra esistenza non può trascindere da queste tre componenti, misurarle può predirci il comportamento di un soggetto.

Una scarsa logica ci predice che il soggetto farà numerosi errori deduttivi e crederà a cose non valide, una scarsa sagacia ci dice che il soggetto non saprà cosa fare di fronte a nuovi scenari che non conosce, la mancanza di regolazione emotiva ci dice che il soggetto sarà vittima delle sue stesse emozioni, specialmente quando queste non le conosce, capisce o sono particolarmente intense.

L'intelligenza emotiva/affettiva è fondamentale per arginare il ruolo distruttivo che le emozioni compiono nel pensiero e del prendere alcune azioni, l'intelligenza emotiva rende il soggetto lucido e impedisce che si agisca per impulso, per parossismo o che erroneamente si usino le emozioni come strumento guida, dandogli un qualche valore (l'esempio del sesto senso e dell'istinto).

 

L'intelligenza acquisitiva, o la sagacia, è quella con cui scopriamo il mondo, che ci dice cosa fare quando siamo in stallo e che sopratutto ci aiuta ad evitare di sviluppare convinzioni che ci intrappolano.

 

Ma come si fa a stabilire la qualità del prodotto di questa intelligenza? La risposta è nell'analisi di tutti questi passaggi, di tutto ciò che viene "detto" e se vi è anche un solo errore si avrà un prodotto distorto, errato e non valido, definito "irrazionale".

Ogni singolo errore si definisce "stupidità", da qui il dualismo intelligente stupido, si è intelligenti fino a quando si usano queste componenti del linguaggio interiore senza errori, se si fanno errori si è stati stupidi e si è arrivati ad una conclusione irrazionale.

 

 

Questo fa capire quanto sia inutile misurare l'intelligenza, ciò che conta è essere intelligenti, non fare errori in modo che il proprio linguaggio interiore porti ad una visione valida della realtà, così da fare scelte giuste, efficaci, che ci migliorano l'esistenza.

Quello che conviene fare è misurare la stupidità, gli errori che il soggetto tende a fare, errori acquisitivi, errori deduttivi, errori emotivi e che lo portano ad un pensiero di scarsa qualità ed errato.

La domanda migliore da fare è "come si migliora l'intelligenza? Come si evita di essere stupidi?" e la risposta la troviamo nello studio di come si pensa senza fare errori, quindi studiando tutte gli errori di pensiero più comuni (Detti fallacie) e sviluppando la metacognizione, cioè la persona inizia a guardare al proprio pensiero per analizzarlo, inizia a capire che il suo pensiero è passabile di errore e che va analizzato costantemente senza farsi ingannare dalla sensazione di essere dalla parte della ragione, senza la fretta di agire di usare la conclusione che ha avuto in mente.

Per fare questo percorso si può partire dalla lettura di articolo dedicati quali come quello sulla crescita, quello sulle fallacie, quello sull'emotività, quello sulla logica, etc...

Nel momento stesso in cui si sviluppa il linguaggio e questo inizia a far parte del pensiero il soggetto diventa intelligente, ma essere intelligente non lo esclude dal poter essere stupido, cioè far errori, usare quell'intelligenza in modo errato e arrivare a pensieri irrazionali.

Questo pone l'accento sul fenomeno dell'intelligenza in divenire, pensiamo ad un persona che posta di fronte ad un compito si rileva stupida in tutti gli errori che fa, ma se chiediamo a questa persona di riterntare e ritentare, di prendersi il tempo che serve e di fare qualsiasi cosa pensi possa aiutarla a superare l'obiettivo (come studiare) ecco che dopo un periodo di tempo potremmo vedere che il soggetto è divenuto intelligente in quel compito.

 

 

L'intelligenza e il blocco

L'intelligenza è progettata per essere dinamica, la stessa componente di intelligenza acquisitiva ci fa capire come la struttura di base cresce sempre di più, acquisiamo conoscenza e concetti dall'esterno quando ci mancano. Alcune persone potrebbero sperimantere, quando non riescono a procedere in questo percorso, in un blocco, cioè non riuscire a trovare il modo di acquisire ciò che manca per procedere nella conoscenza, rappresentazione e comprensione della realtà, senza questo passaggio non si può fare nulla, non si può esercitare un'abilità per raggiungere un obiettivo, si rimane spiazzati di fronte ad una cosa che non si ha modo di fare propria con il pensiero. Qui si evidenziano già i limiti di alcune persone nella loro intelligenza, arrivando a conclusione che non possono arricarci o non avere un'intelligenza in grado di non avere blocchi, sapere come aggirarli.

Questo ci fa capire quanto sia fondamentale non la genetica ma l'educazione, il contesto in cui si cresce, per generare soggetti con un'intelligenza che tenderà a crescere, che si bloccherà sempre meno, che farà sempre meno errori.

Da qui si potrebbe parlare di due forme di intelligenza:

- statica, il soggetto ha un'intelligenza che non muta, acquisisce le cose in quel modo, gestisce le emozioni in quel modo, deduce in quel modo e non vi è cambiato, con quello che sarà in grado di vedere fra razionalità e irrazionalità;

- dinamica, il soggetto ha raggiunto un livello di intelligenza tale da fargli capire l'utilità di migliorare, di fargli capire la possibilità di migliore, di crescere nella sua intelligenza per avere una visione sempre mediamente più razionale della realtà.

 

Da un punto di vista tecnico si potrebbe riassumere l'articolo in questo modo "essere intelligenti, cioè esseri dotati di intelligenza, non implica che si sarà sempre razionali, anzi l'errore è dietro l'angolo, tutti fanno errori, tutti possono essere stupidi, la differenza la fa chi cresce e investe per fare meno errori e sopratutto chi è in grado di riconoscerli e correggerli, senza saltare a conclusione, senza credere che ciò che pensa è perfetto".

 

Appunti:

- intelligenza emotiva, cosa mi può succedre se provo emozioni positive intense, cosa mi può succedere s eprovo emozioni negative intense? Euforia e mania, per le emozioni positive. Disforia e depressione per quelle negative.

 

intelligenza emotiva, riconoscere leemozioni in sé  e negli altri, conoscerne le dinamiche e gli effetti, saper regolare le emozioni in sé e negli altri, saper sfruttare le emozioni per raggiungere

 

 

Carenza di intelligenza fluida e depressione

"Sono una ragazza depressa, come molti altri, che non ha più paura di esporre quello che è, ma soprattutto, che non ha più voglia di essere quello che è.

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Non saprei neppure come salutare o come fare il mio ingresso, possibilmente decente, nell'ambito di questa comunità. 
Sono una ragazza di ventotto anni. Troppi a mio parere. Troppi per poter pensare, immaginare, creare un possibile futuro che sia soddisfacente.
Ho sempre sperato di poter trovare, eventualmente, una via d'uscita, ma nel mio caso, credo di non poter fare più del dovuto ed il dovuto con cui mi trovo ad aver a che fare, è stato ridotto all'osso, da me, in prima persona.
Tutti veniamo al mondo per volere di qualcun' altro. Un volere esemplare, prezioso, ma non sempre gradito a chi di dovere. 
Risulterò banale, risulterò pesante, risulterò terribilmente scontata, ma forse attualmente, l'idea di risultare "netta" mi disturba meno, rispetto all'idea di non risultare affatto. Quindi, quello che farò sarà molto spontaneo. Cercherò di parlare, di parlarvi, per assicurami di farmi capire da alcuni, senza far fede a giri di parole forbiti e termini vagamente tristi e forti.
Sono una ragazza depressa, che da anni ormai cerca di far fronte a tutto quello che la depressione comporta, tramite psicoterapia in primo luogo e sconfinando nell'alcolismo durante i fine settimana più ardui.
Chiunque abbia avuto a che fare con qualunque forma di alcolismo, seppur vaga, seppur minima, sa a cosa mi stia riferendo e sa quanto sforzo, queste righe, mi stiano richiedendo.
Forse parlare di alcolismo vero e proprio, nel mio caso, potrebbe risultare eccessivo, ma credo ne valga la pena comunque. 
Posso restare settimane e mesi interi, senza bere alcolici, lo faccio per comodità e non quando devo uscire di casa, bensì al contrario, quando realizzo che il mio fine settimana resterà coperto dalle mura domestiche. Il pensiero di incrociare i miei familiari per le vie di casa mi distrugge, mi annienta, mai angoscia, come poche altre cose. eppure sono qui, eppure sono a "casa", circondata da ambienti che conosco bene e da persone che mai vorrebbero il mio male e tutto questo mi lusinga, ma faccio davvero fatica a concepirne la validità effettiva.
Non so in quanti si prenderanno la briga di leggere fino a tal punto. Io stessa, rileggendo quel che è stato scritto, faccio fatica ad arrivare fin qui, quindi, per chiunque volesse o riuscisse a farlo, i miei più profondi ringraziamenti ed una pacca sulla spalla.
Sono figlia unica, la tipica figlia unica problematica, nulla di particolare. Ho sempre avuto tutto e nulla mai mi è stato vietato veramente. Giochi, viaggi, esperienze artistiche. Nulla di tutto questo mi è mai stato proibito. Una ragazzina tranquilla, brava a scuola, piena di amici, che mai aveva fatto sospettare di poter dare alcun tipo di problema. 
L'inizio dell'università fu un colpo basso. Terribile. Improvvisamente mi sono sentita terribilmente incapace. Incapace di fare, ma soprattutto incapace di comunicare la mia incapacità di fare.
Una banalità, un'ansia generale, che pian piano, silenzio dopo silenzio ha preso a stringermi il collo.
Tra una tragedia e l'altra, ho ripreso gli studi, e giunta praticamente al termine del mio percorso, sono priva di prospettive. Priva di speranze e ricolma di vergona.
Adesso sono stanca, tanto quanto prima, ma senza tenere con me il ritegno con cui mi sono sempre fasciata il volto e l'anima. In questa vita ho sempre arrancato, tutto è stato sempre troppo, il bene un'utopia, l'angoscia una costante. Chi voglio prendere in giro?
Terapia, farmaci e sono ancora qui, in balia del mio malessere, disgustata da me stessa ed in questo momento, anche dalle righe sovrastanti da me scritte.
Scrivo solo perché nessuno trascuri mai i primi sintomi della malattia, perché chiunque, cominci il prima possibile una terapia, perché nessuno si nasconda e perché tutti abbiano le palle di mettere il proprio benessere prima di quello di chiunque altro. 
Io non sono stata in grado di farlo e questo è il risultato del mio non saper vivere, ma per gli altri, mia auguro qualcosa di diverso.
Se sto pensando al suicidio?
Di cosa stiamo parlando? Sarebbe l'epilogo migliore per questa storia ricco di sofferenza, paroloni e poco altro. Eppure sono ancora in dubbio. Forse perché spaventata dall'idea di non riuscire bene nel mio intento. Sarebbe ridocolo. Provare a morire e non riuscirci, ma data la mia incapacità, so che potrebbe capitare anche questo. Sarebbe un'ulteriore umiliazione, che non reggerei.
Quindi ecco, questo post è uno sfogo, una testimonianza, un qualcosa e qualcosa volevo scriverlo oggi, nel mezzo del nero della mia giornata.
Mi sento ridicola, ma pubblicherò il tutto comunque, sperando che qualcuno, leggendo, si renda conto di doversi curare e soprattutto di doversi voler bene, più di quanto possa dover fare un comune essere umano, un "sano", molto di più, fino a sfociare nell'egoismo talvolta.
La mia è una storia, banale, tanto quanto molte altre, ma che aveva davvero bisogno di essere battuta tramite tastiera.
A chi è arrivato a fine lettura, i miei complimenti, per esservi sorbiti tutte queste parole inutili."

 

FINO A QUI

L'intelligenza diventa un termine utile perché mette in luce la possibilità di divenirlo, vede la stupidità come una fase transitoria dell'essere umano, evidenzia quali sono le abilità che ci sono dietro e quindi capendole capire anche cosa fare volta per volta per divenirlo laddove non lo si è ancora.

L'attenzione si sposta sulla possibilità di rappresentarsi la realtà esterna e comprenderla, si va ad analizzare la qualità del pensiero e nello specifico il linguaggio, il come la persona "parla e pensa con se stessa" in quanto l'essere umano usa il linguaggio comprendere la realtà e nel momento in cui lo fa nei vari passaggi deduttivi potrebbe fare degli errori, quando si compiono errori per l'AB quel pensiero è da considerarsi stupido.

L'intelligenza consiste quindi nel processare le informazioni, acquisirne di altre e in tutto questo percorso fare dei passaggi privi di errori che portino quindi a conclusioni valide.

 

Facciamo un elenco di disambiguazione per chiarire l'uso di questi termini:

- adattamento, definisce quel percorso di crescita che porta un soggetto ad essere in grado di comprendere ed eseguire efficacemente dei compiti in un settore circoscritto;

- intelligenza, definisce l'aspetto del pensiero, definendo intelligente una persona che è in grado di pensare senza fare errori e producendo conclusioni valide;

- razionalità, definisce l'ambito della scelta e della pianificazione dell'azione in rapporto ai propri obbiettivi. Questo concetto è fondamentale perché l'adattamento ci dice solo che una persona sa comprendere e fare alcune cose ma non è detto che poi un persona faccia ciò che lo porterà al suo obbittivo o comunque sia in grado di calcolare le conseguenze delle sue azioni nell'ottica della propria esistenza futura. Qui entra in gioco il concetto di razionalità e di saper fare scelte e pianificazioni funzionali a ciò che si desidera essere e avere nel proprio futuro. La razionalità si potrebbe vedere come il risultato dell'adattamento e dell'intelligenza, la prima nel saper cosa fare e come farlo e nella seconda nel calcolare senza errori cosa fare per il proprio futuro.

 

Non esiste la persona intelligente, esistono persone che sviluppano adattamenti, persone che sanno fare pensieri intelligenti e persone che sanno fare scelte razionali, ognuna di questa componente non arriva alla nascista ma si apprende e si sviluppa nel proprio percorso di crescita.

Il collegamento fra sapienza e intelligenza è minimo, è più conveniente puntare ad un adattamento specifico piuttosto che accumulare sapienza in generale sperando che questa prima o poi serva a qualcosa, non a caso la scuola ha un programma specifico con materie specifiche e non c'è un "studia e impara a caso quanto più possibile".

Intelligenza e adattamento sono collegati? Si l'intelligenza è in parte necessaria per essere adattati e comprendere scenari senza fare errori.

 

Forme di intelligenza pià frequenti hanno delle definizioni:

 termine per definire lo sfruttamente delle risorse intorno nel migliore dei modi, ingegno?

 - perspicacia, soggetto che utilizza euristiche rapide in modo efficace; 

- lungimiranza, chi guarda al futuro per capirlo e vederlo in anticipo in modo che tramite investimenti di previsione e prevenzione possa migliorarlo avendo ad esempio meno problemi in quanto avendoli visti l'ha prevenuti. Il vantaggio di anticipare è anche quello spendere meno energie a parità di problema perché lo si prende prima che cresca;

- scaltrezza, la scaltrezza pone l'accento sull'imparare dall'esistenza e dai suoi lati negativi, allo stesso modo di come una persona impara che il fuoco scotta e non ci si avvicina più allo stesso modo lo scaltro è colui che nell'esistenza sa cosa evitare e cosa non fare per non rimanerne "scottato". La scaltrezza pone l'accento su unadattamento valido del soggetto, cioè un evitamento e scelte funzionali alla sua esistenza, la scaltrezza si oppone invece a quegli stati dove le persone invece cadono nella trappola dell'evitamento disfunzionale;

- sveltezza, di azione e di pensiero. La sveltezza di pensiero gioca un ruolo fondamentale in quelle situazioni a tempo dove il fare una scelta relativamente rapida fa la differenza fra avere un risultato o meno. Ha un ruolo cruciale in questo tipo di scenari diventa invece inutile in altri tipi di scenari dove si ha più tempo a disposizione e anche persone non svelte possono arrivare a scelte razionali e di qualità. Più una persona è rapida nello scegliere e agire razionalmente più verrà giudicata svelta. La sveltezza d'azione giudica l'operosità di un soggetto e il suo adattamento in termini di velocità;

- adattamento, si definisce adattato un soggetto che ha sviluppato una visione e un'abilità in un contesto tale dapoter agire in modo efficace in quanto capisce lo scenario e sa cosa fare per raggiungere l'obbiettivo posto;

- astuzia, si guarda all'adattamento e alla pianificazione dell'obbiettivo in una condotta competitiva dove non c'è un raggiungimento lineare di un obbiettivo ma ci sono altre persone che desiderano raggiungerlo e quindi ci sarà anche una lotta fra le parti in cui vincerà il soggetto in grado di prevedere le mosse degli altri e quindi muoversi di conseguenza. L'astuzia evidenzia quel particolare tipo di iintelligenza nel saper fare un piano strategico basato anche sui  i piani altrui, essere più efficaci, prevedere le mosse, etc..;

- accortezza, con questo termine si evidenzia quel fenomeno di selezione delle informazioni della realtà per carpirne quelle più utili per capire lo scenario, capire cosa sta succendo e avere maggiori informazioni possibili per gli obbiettivi che ci si pone. Una persona accorta nel sociale è ad esempio una persona che sa cosa guardare, dove porgere l'attenzione e cosa guardare di continuo (passare da una cosa all'altra per non perdere nulla) chi non è accorto difficilmente capirà che sta a succedere. Un altro esempio di accortezza è nella vigilanza, se ad esempio la persona teme che possa accadere qualcosa essere accorti in questo caso vuol dire sapere dove guardare per capire se sta succedendo. In sentesi l'accortezza è ciò che dà modo al soggetto di accorgersi di cose che stanno accadendo e quindi osservarle per poterle capire, se nemmeno ci se ne accorge in pratica non si ha modo di fare nulla;

- arguzia, definisce una persona particolarmente abile nella retorica finendo per essere creduta dagli ascoltatori. Si definirà arguto un discorso particolarmente efficace, scritto secondo le regole della retorica;

- prontezza, rapidità data dall'adattamento;

- spigliato, si definisce spigliata la persona che mostra un adattamento sociale migliore di altri, specialmente per confronto. Una persona spigliata sarà quella che capisce lo scenario sociale al volo e sa agire al meglio oppure è spigliata la persona che ha la risposta pronta. Pensate a quante volte vi sarà capitato di ripensare ad una discussione che non accettate l'esito e solo con il senno di poi avete pensato "caspita potevo rispondergli così" questo vuol dire che non siete state sufficientemente abili mentre una persona vicina a voi lo è stata, quindi è lei la spigliata in quel contesto;

- sagacia, descrive l'adattamento alla risoluione dei problemi, più una persona li risolve con rapidità e senza cadere in problematiche emotive quanto più è sagace;

- acume, per comprendere questo concetto si può pensare alla differenza nel fiuto del cane e quello dell'uomo. Messi in uno stesso scenario il cane avrà un fiuto superiore, riuscirà ad odorare cose che l'uomo non potrà e con uno spettro di informazioni più ampio. L'acume è lo stesso a livello esistenziale dove un soggetto ha un numero maggiore di vocaboli e parole per poter fiutare la realtà, comprenderla e rappresentarsela. L'acume si sviluppa acquisendo più termini per categorizzare la realtà. Una delle locuzioni che più descrivono questo fenomeno è "mi mancano le parole" dove la persona pensa o parla ma è come se gli mancassero le parole per concettualizzare e comprendere meglio, da qui si comprende che chi invece quelle parole le sviluppa è più sagace (oppure per sagacia l'efficienza del metodo?);

- avvedutezza, sottolinea l'adattamento di un soggetto soprattutto dal punto di vista della percezione di un fenomeno, una persona che capendolo lo sa gestire e affrontare senza che sia una "brutta sorpresa" e anzi addirittura prevederlo. L'avvedutezza sottolinea quindi l'esperienza di un soggetto che ci ha avuto già a che fare o comunque l'ha studiato ed è preparato. Un esempio "quella persona è avveduta, aveva già intuito i problemi che potevano venirgli con quella casa e li ha saputi gestire al meglio".

[da aggiungere intelligenza fluida e cristallina, due raggruppamenti utili di abilità in campo esistenziale

non esiste la persona stupida, esistono pensieri stupidi, esistono conclusioni stupide

l'intelligenza emotiva per l'AB diviene consapevolezza emotiva, si legga emozioni per approfondire

il problema dell'etichettare una persona come intelligente impedisce alle persone di guardare una personalità nelle sue sfumature, non redendosi conto ad esempio che una persona normale può comunque avere delel carenze e delle fragilità in alcune parti e dire delle castronerie in altre, quando si riduce la personalità ad un'etichetta si smette di guardare la realtà nella sua complessità e si smette di capire la persona oltre che rimanere sorpresi quando accadranno cose che sembrano andare in contrasto con quella definizione

 

l'intelligenza si vede nelle simulazioni, quanto più la persona prevede senza errori gli scenari futuri, formula ipotesi senza errori quanto più è intelligente, cioè deduce senza cadere in fallacie

 

teoria: dato che con il concetto di abilità e adattamento si chiarisce l'efficacia settoriale di un essere umano, con l'intelligenza si potrebbe specificar in particolar modo l'assenza di distorsioni cognitive, che è una costante invece della persona dato che le deduzioni si fanno in ogni ambito. Si definirebbe intelligente una persona che non cade in nessuna fallacia e in nessuna euristica, lasciando che i vari settori vengano descritti in modo più chiaro dal termine adattamento, quindi ad esempio quella che oggi viene chiamata intelligenza sociale diverebbe "adattamento sociale"]

Nel linguaggio comune il termine intelligenza è un giudizio che viene usato prevalentemente come etichetta positiva quando si osserva il risultato di qualcuno senza capire cosa ci sia dietro e perché.

Di fatto si tende a definire intelligente ogni persona che porti a compimento qualcosa e quindi si va a definire persona intelligente colei che in termini pratici si è rilevata essere adatta e portare a compimento un obbiettivo.

Viceversa si tende a giudicare stupida che invece fallisce in qualcosa.

Non necessariamente questo giudizio viene usato in questo modo a volte si giudica intelligente come sinonimo di approvazione, dove il soggetto va a giudicare intelligente ad esempio pensieri e modi di fare simili a suoi.

Grosso modo comunque il giudizio di intelligenza corrisponde a quello che l'AB ha definito come azione efficace da adattamento.

Quanto più il successo è eclatante e vistoso quanto più le persone intorno tendereranno ad esprimere il giudizio di intelligenza.

La questione si complica perché le persone quando fanno questo giudizio non stanno giudicando parte della personalità (l'adattamento) ma hanno una visione ignorante e riduttiva e affibiano questa etichetta alla persona. 

Questo confusione anche alla persona stessa perché si ritroverà a giudicare una stessa persona nel tempo inizialmente intelligente ma poi quando la vede fare qualcosa di stupido (cioè errori e fallimenti) inizierà a giudicarla in entrambi i modo con etichette come "quella persona è intelligente ma anche stupida" dato che non ha modo di giudicare in modo accurato e quindi l'unica cosa che può fare è giudicare una persona intelligente e stupida allo stesso tempo dimostrando i limiti e la nulla utilità di questo metodo di giudizio.

In linea di massima le persone finiscono per fare una stima quando capitano questi episodi e quindi se sono stati maggiori i casi di intelligenza la persona sarà considerata intelligente altrimenti stupida.

In altri casi, specialmente quelli con poca conoscenza, il soggetto a partire da sparadici casi tende ad estendere il risultato quindi idealizzando persone che sono apparse intelligenti ma anche etichettando come persone stupide quelle che hanno fallito alle prime occasioni di conoscenza.

Questo fa capire perché le persone socialmente più esperte sappiano quanto siano fondamentale le prime impressioni, specialmente nell'ambito dei successi o fallimenti perché le persone a partire da questo tenderanno a considerare una persona come "interamente stupida" o "interamente intelligente" per estensione.

Questa è la media della società, persone che giudicano rigidamente anche nel campo dell'intelligenza e sarebbe utopico pensare che dall'aggi al domani le cose cambino e le persone riescano a capire e giudicare nell'ottica di adattamento o nell'ottica di agenticità.

Proprio perché c'è il concetto di adattamento e disadattamento a spiegare chiaramente l'efficacia umana in un settore l'AB sceglie di ridefinire l'intelligenza per avere un giudizio chiaro e unico sulla qualità della percezione.

In altri termini si definisce intelligente il pensiero di un soggetto che non presenta distorsioni così rilevanti da indurre la persona a percepire qualcosa che non esiste.

Questo passaggio è fondametnale perché di fatto c'è una leggera distorsione in ogni cosa, sarebbe utopico pensare che un soggetto non commetta alcun errore, non abbia qualche credenza errata anche di poco, con intelligenza e stupidità si va a prendere in considerazione la separazione che c'è fra una distorsione minima ma che nell'insieme porta a capire la realtà e quella che invece è talmente accentuata da portarte la persona fuori strada, vedere una realtà che non esiste e commettere una serie di errori.

C'è quindi un pensiero intelligente o un pensiero stupido, non una persona intelligente e non una persona stupida, due categorie di giudizio utili ad analizzare la qualità del pensiero al momento anche se comunque le persone potrebbero prenderla come un'offesa o un giudizio di adattamento/disadattamento.

Questo ci suggerisce che l'adattamento altro non è che un pensiero intelligente accoppiato ad una abilità, la persona capisce la realtà e poi sa come agire per ottenere ciò che desidera.

Viceversa il disadattamento può essere causato o da un pensiero stupido, cioè qualità bassa del pensiero o da inabilità.

In termini pratici un pensiero intelligente è un pensiero che al tempo stesso sia:

- privo di fallacie o comunque con minime e non rilevanti fallacie;

- con dati più o meno validi, privi cioè di errori minimi o di numero basso.

 

Ogni studio attuale sull'intelligenza va letto in termini di adattamento, quindi ad esempio una lista come questa diventa adattamento linguistico, adattamento logico matematico, etc..:

1.Intelligenza Linguistica: è l'intelligenza legata alla capacità di utilizzare un vocabolario chiaro ed efficace. Chi la possiede solitamente sa variare il suo registro linguistico in base alle necessità ed ha la tendenza a riflettere sul linguaggio. Possono averla poeti, scrittori, linguisti, filologi, oratori. 
2.Intelligenza Logico-Matematica: coinvolge sia l'emisfero cerebrale sinistro, che ricorda i simboli matematici, che quello di destra, nel quale vengono elaborati i concetti. È l'intelligenza che riguarda il ragionamento deduttivo, la schematizzazione e le catene logiche. La possiedono solitamente scienziati, ingegneri, tecnologi. 
3.Intelligenza Spaziale: concerne la capacità di percepire forme ed oggetti nello spazio. Chi la possiede, normalmente, ha una sviluppata memoria per i dettagli ambientali e le caratteristiche esteriori delle figure, sa orientarsi in luoghi intricati e riconosce oggetti tridimensionali in base a schemi mentali piuttosto complessi. La possiedono scultori, pittori, architetti, ingegneri, chirurghi ed esploratori. 
4.Intelligenza Corporeo-Cinestesica: coinvolge il cervelletto, i gangli fondamentali, il talamo e vari altri punti del nostro cervello. Chi la possiede ha una padronanza del corpo che gli permette di coordinare bene i movimenti. Ce l' hanno in misura peculiare ballerini, coreografi, sportivi, artigiani. 
5.Intelligenza Musicale: normalmente è localizzata nell'emisfero destro del cervello, ma le persone con cultura musicale elaborano la melodia in quello sinistro. È la capacità di riconoscere l'altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e contrappuntistiche. Chi ne è dotato solitamente ha uno spiccato talento per l'uso di uno o più strumenti musicali, o per la modulazione canora della propria voce. La possiedono prevalentemente i compositori, i musicisti e i cantanti. 
6.Intelligenza Interpersonale: coinvolge tutto il cervello, ma principalmente i lobi pre-frontali. Riguarda la capacità di comprendere gli altri, le loro esigenze, le paure, i desideri nascosti, di creare situazioni sociali favorevoli e di promuovere modelli sociali e personali vantaggiosi. È presente in maggior misura in politici, leader, imprenditori di successo, psicologi. 
7.Intelligenza Intrapersonale: riguarda la capacità di comprendere la propria individualità, di saperla inserire nel contesto sociale per ottenere risultati migliori nella vita personale, e anche di sapersi immedesimare in ruoli e sentimenti diversi dai propri. Non è prerogativa di qualcuno, benché la possiedano, in particolare, gli attori. 
8.Intelligenza Naturalistica: consiste nel saper individuare determinati oggetti naturali, classificarli in un ordine preciso e cogliere le relazioni tra di essi. È l' intelligenza tipica di biologi, astronomi, antropologi, medici ed altri. 
9.Intelligenza Esistenziale: rappresenta la capacità di riflettere consapevolmente sui grandi temi dell'esistenza, come la natura dell'uomo, e di ricavare da sofisticati processi di astrazione delle categorie concettuali che possano essere valide universalmente. È tipica dei filosofi e degli psicologi, e in parte anche dei fisici.

 

 Si legga intelligenza per approfondire.

FINO A QUI 

Questi sono i tre pilastri esistenziali che toccano ogni persona, tutte le restanti "intelligenze" conviene semplicemente chiamarle attitudini perché sono soggettive ed ognuno svilupperà in base alle sue personali esigenze.

 

Con l'intelligenza si evidenziano tre attitudini per far comprendere quanto siano fondamentali nell'esistenza di ogni persona, punti che andrebbero sviluppati a scuola e nell'ambiente familiare il prima possibile per formare una coscienza pronta per operare e comprendere in questa realtà.

 

 

 

L'intelligenza e l'innatismo

Alcune persone potrebbero far fatica a comprendere questa visione dell'intelligenza a causa di credenze riguardo l'innatismo pensando che intelligenti ci si nasca (ovvero avere queste tre particolari attutidini) in realtà non è così, tutte le persone che hanno manifestato attitudini precocemente era perché avevano condizioni facilitanti, genitori che l'hanno immersi in contesti stimolanti sin da piccoli e che non sono stati così fallimentari da inibirli o farli crescere in ambiente stressanti emotivamente.

Il non comprendere perché alcuni bambini siano stati più facilitati, il non comprendere il ruolo dei fallimenti educativi più o meno estesi porta l'osservatore ingenuo a dedurre a partire da questi eventi che esista un'intelligenza innata.

 

 

L'intelligenza emotiva nel dettaglio

l'intelligenza emotiva corrisponde all'assenza di alessitimia, alla comprensione di come si manifestano le emozioni a livello corporeo

 

L'intelligenza linguistica nel dettaglio

 

L'intelligenza critico/deduttiva nel dettaglio

 

Furbizia differenza

 

APPUNTi:

 

"tu sei davvero intelligente però a volte sei anche stupido" riferendosi al genio (ridefinito dall'AB).

 

 

 

 

 

 

ultima modifica il: 12-05-2019 - 9:14:26
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