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Cosa è una norma?

Le norme sono quelle regole che il soggetto usa nel momento in cui agisce in un contesto sociale diretto o indiretto.

Norma sociale, proviene dal gruppo stesso, sono norme che nascono dalla spinta delle persone stesse di quel gruppo, con dinamiche relative e che evolvono continuamente;

Norma religiosa, proviene dalla religione, 

Norma legale, le persone non seguono la legge come se fosse un testo sacro, non la conoscono direttamente, la vivono per l'appunto come una norma sociale, del loro gruppo. Lo stato ha il compito di fare in modo, seguendo le leggi sociologiche, di fare in modo che i vari gruppi recepiscano al meglio le leggi in norme legali. Pensiamo al sud Italia, dove i gruppi di quel posto seguono raramente la legge, proprio perché non hanno le stesse norme legali che sono presenti ad esempio al nord Italia.

 

Si definisce norma tutte quelle regole che il soggetto usa per interagire con gli altri e raggiungere i suoi obiettivi sociali.

Il mondo è meccanicistico e il soggetto per esperienza o educazione acquisisce queste regole che spiegano come va il mondo, una regola ad esempio è "se prendo una cosa in mano e la lascio questa cade a terra" oppure "se dico stronzo a qualcuno questo può rimanerci male".

Ogni persona usa queste regole per sé, non vengono usate solo per spiegarsi il mondo, le norme descrivono in particolar modo le regole da usare con gli altri affinché si possa risultare "normali" e non avere problemi.

DA RISCRIVERE

Il mio comportamento sarà quindi la risultante di "ciò che voglio" con "come credo che si arrivi a ciò che voglio".

Questo fenomeno è definito morale, il soggetto nella sua mente è in grado di formulare quello che crede sia la strada giusta, viceversa parlerà di strada sbagliata, o di aver commesso dei sbagli se nota che quello che pensava fosse giusto in realtà lo porta fuori strada e non all'obiettivo.
La morale è "posto un obiettivo cosa faccio per arrivarci, qual è la strada giusta? Attingo alla mia conoscenza o nel caso mi informo anche chiedendo all'esterno".

 

In tutto questo la norma dove sta? La norma descrive l'applicazione della regola, la norma si potrebbe definire come la pianificazione mentale che il soggetto fa a partire dalle regole che possiede, in altri termini le norme altro non sono altro tutte le regole che il soggetto può utilizzare per i suoi obiettivi.

Le norme si dividono in:

- giuridiche/legali, tutto ciò che il soggetto fa o non per evitare problemi con la legge;

- sociali, tutto ciò che il soggetto fa e non fa per evitare problemi con gli altri;

- efficacia, tutto ciò che il soggetto fa perché crede che così arriverà all'obiettivo prefissato.

 

Questo ci fa capire un punto fondamentale, la moralità del soggetto non è definitiva o statica ma è dinamica in base alle credenze che ha in quel momento, in base alla società di quel momento e la legge di quel momento. Se il soggetto scoprisse che la società ora giudica sbagliato mettersi il costume lungo, il soggetto per evitare problemi potrebbe considerare giusto non indossare il costume lungo.

Se cambia una norma giuridica e il soggetto ne viene a conoscenza tenderà a modificare il suo giudizio morale su cosa è giusto o sbagliato per i suoi obiettivi, se cambia una norma sociale la stessa cosa e se cambia la visione interna del soggetto sulle regole del mondo anche.

La norma, anche se può in apparenza sembrare un sinonimo di regola, è utile perché ci fa capire cosa sta spingendo il soggetto ad agire in un determinato modo, ne evidenzia le regole usate per il comportamento e ci aiuta a capire il concetto di normalità in un gruppo sociale, che è la media fra tutti i comportamenti dei singoli, comportamenti che i soggetti attingono dalle norme che possiedono, dalla visione delle cose che possiedono.

Il sistema è complesso ma con il concetto di regola, norma e morale si può capire come il soggetto agisca per degli obiettivi in base alle credenze di quel momento che lo portano a dire cosa è giusto o sbagliato per l'obiettivo e gli obiettivi prefissati.

 

La sinderesi che ruolo gioca in tutto questo? Definisce il fenomeno della scelta degli obiettivi, dove il soggetto si chiede se quella cosa sia un bene o un male, la moralità spinge il soggetto verso la meta, a come fare giusto per raggiungere l'obiettivo, come ci si comporta per, la sinderesi si chiede "ma questo obiettivo farà il mio bene" ma anche in generale "questa cosa per me sarà un bene o un male, mi conviene avvicinarmi o allontanarmi?".

 

 

Norma inconscia

Il soggetto sente che ci sarà una punizione o un premio in base ad uno specifico comportamento, non c'è una chiara spiegazione che i lsoggetto pensa o sa dare. Queste norme potrebbero portare a conseguenze e comportamenti mprevisti al pari di una norma di efficacia distorta o non valida.

 

Le norme producono i doveri

Il soggetto sa che se non fa alcune ci saranno conseguenze negative e quindi lo fa per evitare tale scenario, nella scelta di ciò che è giusto o sbagliato questo produce un dovere nel soggetto.

 

FINO A QUI

 

Si definisce norma quell'azione o direzione che il soggetto sceglie per sé basandosi su quello che crede essere meglio per sé.

Sebbene questo punto possa essere considerato banale e scontato in realtà non lo è affatto in quanto ogni persona è tenuta a sottostare a due filtri comportamentali:

- filtro normativo, detto anche la legge, una persona non può fare quello che vuole

- filtro morale negativo, che riguarda tutto ciò che il soggetto crede sia sbagliato, una visione che nasce dall'esperienza adattativa del soggetto nel contesto in cui è vissuto e quindi da tutte le regole comportamentali 

 

Cioè che traspare da questi due punti è il concetto di regola, la persona si attiene a delle regole dettate dall'esterno "legge" e delle regole interne che lo portano a vedere quello che secondo lui sarebbe sbagliato fare, nel momento in cui il soggetto elimina dal suo spettro di scelta tutto questo che percepisce come vietato o sconveniente fare.

Allo stesso tempo il soggetto sceglierà l'azione sempre basandosi su delle regole interne, attintendo quindi al suo serbatoio morale e a volte anche legale, per fare quella che ritiene essere la scelta giusta.

Ogni volta che vediamo una persona agire è altamente probabile che questo soggetto segua delle norme più o meno comuni agli altri, essendo nello stesso gruppo, nello stesso ambiente, sotto lo stesso "peso legale" producendo quella che viene definita la normalità.

Sebbene sia complesso da vedere nell'insieme ogni persona sa che il suo comportamento è legato alle regole della realtà in cui si trova (ogni luogo ha diverse conformazioni) e alle regole sociali del gruppo in cui si trova, le credenze degli altri, il modo che hanno di disapprovare, etc...

Per un soggetto integrato e adattato in un dato ambiente tenderà a prendere scelte normaltive simili o compatibili agli altri, per questo la normalità è così facilmente percebile, basta andare in luogo per vedere come la gente di quel luogo per alcune cose si assomigli tutta.

 

DA RISCRIVERE

[aggiungere il piacere di punire gli altri in base alle proprie norme]

 

Elenco di disambiguazione per fare chiarezza:

- Norme, ciò che è normale e ciò che non è normale, per capire le norme è sufficiente che vi domandiate "se vado nella piazza del mio paese cosa vedrò? Qual è la normalità della piazza del mio paese?" la risposta è possibile proprio perché crescendo e socializzando avete fatto quell'esperienza tale (socializzazione) da aver acquisito una serie di informazioni riguardo a ciò che accade in quel posto e quali sono i gruppi che lo frequentano e quali sono anche le relative norme in essi. Questa serie di credenze per comodità vengono definite norme perché appunto aiutano il soggetto a sapere non solo cosa accade "normalmente" in un posto ma anche come comportarsi se desidera essere giudicato normale e apparire normale a sua volta. Un esempio di norma potrebbe essere "una persona che va in piazzia tende a chiacchierare con chi incontra, prendersi un caffè per passare il tempo e farsi una passeggiata" oppure "in piazza ci va un gruppo di persone che conosco e so come la pensano riguardo a diverse cose e se non parlo di calcio mi considereranno un anormale";

- valori, letteralmente ciò che vale, con questo termine si va ad indicare quello che nella mente della persona esiste sotto forma di giudizi e categorie. Se una cosa vale vuol dire che sarà giudicata positivamente, questo è il sunto del valore, quindi una persona che approva e giudica positivamente una coppia che si è sposata vuol dire che per lei quello era un valore. Da un punto di vista tecnico il valore descrive quello che è il modo giudicare di un soggetto, quali metodi usa e quale categorie ha sviluppato come "giusto sbagliato" "bene male" etc.. che usa per capire e catalogare la realtà, come se valore intendesse al tempo stesso quello che vale e non vale per la persona, ciò che conta e ciò che non conta e così via;

- Regole, il soggetto interiorizza prevalentemente per condizionamento "premi e punizioni" a partire dall'esterno in base a ciò che ha fatto o detto e quindi per condizionamento sa che alcune cose lo porteranno ad essere punito altre ad essere premiato. Qui la situazione si fa complessa e a volte paradossale perché i genitori se "scollegati socialmente" potrebbero generare delle regole disfunzionali nel contesto sociale in cui il soggetto andrà ad interagire arrivando perfino a danneggiare il processo di socializzazione. Le regole di fatto costringono il soggetto, nel versante negativo, ad agire in un determinato modo in quanto per condizionamento prova delle emozioni negative e quindi seguirà la regola per evitarle altrimenti soffrità. Un soggetto che passa diverso tempo nella società potrebbe non avere la necessità di sviluppare norme o inferenze perché a furia di "fare errori" con relativa conseguenza negativa interiozzerà delle regole efficaci che lo guideranno verso un comportamento integrativo senza che si renda realmente conto di concetti come norme, di valori altrui o di inferenze sociali; 

- legge, la legge è statale e fa si che i cittatidini e i gruppi che occupino uno specifico territorio possano coesistere a prescindere dalle differenze e dalle tendenze animalesche distruttive che qualcuno può avere esercitare. La legge può essere vista come l'evoluzione di quella che può essere vista come un'enorme organizzazione di persone accumunate da lingua e vicinanza culturale/morale e quindi servono protocolli affinché garantendo la massima liberpossibile comunque si limitino i comportamenti che andrebbero contro la liberaltrui, in sintesi si tenta di raggiungere un bilanciamento il più equo possibile;

- protocollo, all'interno di gruppi organizzati si definiscono delle linee guida. Si parla di protocollo in quanto il soggetto è tenuto ad avere un particolare tipo di comportamento anche se alcuni protocolli potrebbero limitare a dire cosa non fare. Non seguire i protocolli porta da punizioni date dall'organizzazione (sempre nei limiti della legge) fino all'espulsione dall'organizzazione stessa, in quanto quei protocolli sono stati definiti proprio per l'efficacia e l'efficienza di cooperazione per l'obbiettivo che l'organizzazione si è posto;

- inferenze sociali. A differenza della norma dove il soggetto si limita ad osservare per capire qual è il comportamento medio e la normalità di una situazione le inferenze servono a capire le dinamiche causa effetto, a capire perché succedano alcune cose, quale azioni genera una specifica reazione e quindi maggiori sono le inferenze che si sviluppano a livello sociale quanto più si può capire cosa accade e perché ma soprattutto si sa cosa fare e cosa non fare per ottenere determinate reazioni, per favorire ad esempio l'integrazione o sapere cosa fare o rispondere in alcune situazioni. Le inferenze sono il punto focale dell'adattamento sociale, ma anche la conoscenza delle norme e dei valori di un gruppo di persone aiuta ad integr.arsi e interagire senza attriti. Si potrebbe dire che le inferenze sono qualcosa di più generale ed è come se rendessero il soggetto un "sociologo ingenuo" o "sociologo naturale" mentre norme e valori sono più specifici e conoscerli aiuta ad integrarsi meglio a livello locale. Un esempio di inferenza sociale è "se dico ciao ad una persona ciao questa mi risaluterà" oppure le persone che dicono di prendersi un caffè in realtà stanno dicendo di incontrarsi per fare una chiacchierata e passare il tempo, etc.. o ancora "se riesco a generare emozioni positive in chi ho vicino aumento le probabilità di risultare simpatico e essere ricontattato";

- Consuetudine sociale, un soggetto che conosce le norme e relativa normalità può quindi sapere in anticipo se in un dato contesto c'è consuetudine o se invece le norme variano a seconda del tempo e delle circostanze. Esempio in questo bar è consuetudine che ci siano costantemente persone e si fanno le stesse cose mentre in quell'altro bar ci sono periodi dell'anno in cui è frequentato da persone diverse e quindi cambia il clima del locale;

 

- convenzione sociale, si parla di convenzione sociale nel momento in cui il soggetto senza dire nulla inizia a seguire le norme, le regole, i valori e le inferenze che ha acquisito con il fine di integrarsi in un gruppo. Questa convenzione è una comodità tale che in caso di efficacia garantirà ai soggetti di integrarsi senza mai che si discuta di tale argomenti.

 

 

Il concetto di norma perché è cruciale nell'esistenza delle persone? Perché è come se dicesse al soggetto "ti è sufficiente fare così per non suscitare alcuna reazione negli altri, per essere percepito normale favorendo l'integrazione e diminuendo le probabilità di tensioni e attriti".

Ma non solo la norma è ciò ogni persona usa per poter sapere cosa attendersi dalla realtà, senza rimanere completamente sorpresi o andare alla cieca in scenari semi sconosciuti. La norma è la conoscenza di base che l'uomo ricerca per capire, per sapere in anticipo e in caso di insicurezza anche per avere qualche certezza a cui aggrapparsi.

La norma aiuta a fare previsioni e simulazioni su ciò che attende e facilita anche le scelte, sapere che in piazza si parla di calcio vuol dire segliere di andare in piazza perché si è interessati a quella normalità, andare li e trovarla.

Questo ci fa capire perché esista il conformismo e  perché è un vantaggio, conformarsi vuol dire sfruttare ogni singolo vantaggio che fornisce la consuetudine a livello integrativo.

Lo sviluppo della normalità segue grossomodo tre fasi:

- osservazione distale, il soggetto non conosce ancora quasi nulla di quelle dinamiche e si limita ad osservarle da lontano;

- osservazione prossimale, il soggetto ha acquisisto della conoscenza parziale che gli dà modo di avvicinarsi a dei gruppi iniziando un'interazione che aiuterà ulteriormente nel capire e fare esperienza;

- comportamento normale, quando il soggetto acquisisce queste norme e inizia a seguirle.

 

Queste tre fasi possono essere viste come un ciclo che si ripete ogni qual volta il soggetto si avvicina ad una realtà con norme differenti, ciclo che può essere definito di normalizzazione perché più il soggetto avanza più sa quali sono le norme da seguire e quindi diventa normale, sviluppa un comportamento normale e che gli altri percepiranno in tal senso.

La socializzazione consiste nell'avere quelle basi, date ad esempio dalle dinamiche famigliari, che aiutano il soggetto in questo percorso di osservazione fornendo un minimo di basi per quella che sarà una iniziale e poi progressiva integrazione. Ecco perché alcuni procedono nella socializzazione, altri si fermano e altri perfino vengono emarginati in quanto potrebbe avere comportamenti non normali, fare errori fin da subito che innescano una serie di reazioni di allontamento, discriminazione e perfino bullismo. 

In età infantile e in età adulta questi cicli di normalizzazione sono differenti, in quanto un adulto che ha già socializzato altrove ha le basi per velocizzare questi cicli e passare poco tempo a fare l'osservatore distale e poi prossimale prima di capire le norme e iniziare a comportarsi da persona normale in un dato contesto e con un gruppo di persone.

Detto in altre parole vivere in un dato luogo e con una data cultura e morale media crea delle basi che avvantaggiano e velocizzano la osservazione distale e prossimale, il soggetto ci mette meno tempo a capire e cosa fare per avvicinarsi perché è "famigliare" quello che vede.

Mentre in età infantile ci sono ancora le basi da capire, fare inferenze sull'essere umano in generale, sviluppare quei metodi che poi saranno utili in ogni nuovo gruppo e contesto da studiare per capirne le norme.

Per capire quanto possa essere in alcuni casi esteso il fallimento educativo potrebbero nascere persone che nemmeno arrivano a capire il concetto stesso di norma, rinchiusi ad esempio in un enorme delirio dove pensano che ci siano comportamenti assoluti da seguire una sorta di giusto o sbagiato universale o comunque delle leggi sociali da seguire che fanno la differenza fra essere accettati e essere discriminati.

La normalità è il biglietto di ingresso più facile da esibire ad un gruppo per entrarvi e per rapportarsi in generale con gli altri, un concetto che una volta capito richiede appunto dei cicli per normalizzarsi in un contesto e poi campare di rendita in quanto una volta integrati sarà ancora più facile osserare cambiamenti (di solito lenti) e adattarsi ad essi.

Il comportamento si complica a livello sociale per chi non arriva a capire questo concetto di normalità o per chi nonostante lo capisce non è disposto a seguire tale norme.

I rischi che si corrono sono cinque:

- discriminazione da mancato interesse, il soggetto finirà per andare in luoghi con persone che sono lì proprio perché sono interessate a tale normalità e vedranno l'anormale come qualcosa che non gli interessa e che per questo saranno propensi a discriminare. La causa della discriminazione è data solo dal vedere che ci sono persone che non rispecchiano i loro interessi come a dire "io sono venuto qui perché la normalità è X, se tu fai Y nemmeno ti calcolo";

intolleranza verso l'anormalità, questo comportamento diverso potrebbe generare fastidio in quanto è come se il soggetto vedesse questa anormalità come una minaccia ad una convenzione che fa comodo. Per capire questo punto è necessario entrare nell'ottica che il soggetto non sta analizzando lo specifico comportamento anormale ma non sta accettando il solo fatto che si stia facendo qualcosa di anormale. Le consuetudini sono una comodità per il soggetto, trovarsi un anormale vuol dire vedersi minacciato da qualcosa che potrebbe distruggere la comoda consuetudine. Potrebbe generare fastidio anche perché il soggetto è come se venisse preso alla sprovvista da un comportamento non normale perché non poteva "attenderlo" e essere intollerante anche in questo come a dire "chi sei tu per farmi queste sorprese e togliermi il controllo che mi trasmette una consuetudine?". Almeno che il soggetto non porti pazienza o non si convinca che comunque quei pochi anormali non cambieranno le consuetudini il soggetto potrebbe divenire insofferente e manifestare risentimento, rabbia o rassegnazione. In questo punto di solito non si raggiungono intensità particolarmente elevate fino a quando il soggetto non percepisce che la minaccia diventa concreta e che gli anormali stanno diventando un numero elevato, producendo una risposta insofferente sempre più elevata;

- disapprovazione, l'anormalità dà in pratica il via libera al giudizio ovvero il soggetto una volta che vede qualcosa di anormale tende a focalizzarsi e di conseguenza giudicarlo e potrebbe finire per disapprovarlo. Il rischio qui è che persone succubi o istrietici, cioè sensibili al giudizio, soffrano per la disapprovazione che ricevono. La disapprovazione potrebbe non portare a nulla o potrebbe portare a i due punti successivi. In ogni caso è un rischio per soggetti istrietici o succubi che soffriranno per questo giudizio negativo ricevuto;

- devianza, analogamente al punto precedente con la differenza che in questo caso il soggetto non si limita a disapprovare ma vede quel comportamento come qualcosa con cui non ha intenzione di interagire e che spinge alla discriminazione del soggetto. Cioè è intollerante al pensiero di averci a che fare ma non ha problemi ad accettarne l'esistenza a patto che non interagisca con lui. Iniziano a manifestarsi intolleranze nel momento in cui il soggetto per diversi motivi si ritrova ad interagirci ad esempio per cause lavorative;

- indignazione, a differenza del punto precedente qui non solo c'è un giudizio di allontanamento ma c'è l'intolleranzaa ovvero il soggetto non ne tollera né la visione né l'esistenza in seguito a quello che percepisce come indecente. Anche qui come nel secondo punto scatta l'intolleranza con la differenza che lì non si accettava l'anormalità in senso generico mentre qui c'è una cosa specifica che non si accetta e che si tenta di "combattere", qui c'è la percezione di una cosa indecente da un punto di vista morale.

 

Quarto e quinti punto si potrebbero sintetizzare come "devianza=intolleranza che si risolve con la discriminazione" e "indignazione=intolleranza che non ha risoluzione se non nel separare fisicamente questi soggetti o cambiare/annientare la fonte dell'intolleranza".

 

Per capire il terzo punto ovvero il passaggio da "anormalità" a "giudizio" è necessario considerare che le norme vengono usate dal soggetto per prevedere, simulare e sapere cosa attendersi costamente dalla realtà, lo si usa in pratica per vivere in qualsiasi contesto sociale dove il soggetto per primo sa c'è una dinamica di convenzioni sociali. Questo vuol dire che il soggetto smette di focalizzarsi sul normale, sono cose che sa che accadono e sono così numerose che difficilmente ci va a pensare mentre al contrario quando accade qualcosa di anormale immediatamente la sua attenzione viene rivolta in quel versante e quindi aumentano esponenzialmente le probabilità che avvenga un giudizio su qualcosa che comunque è differente da quello che è la normalità del gruppo e del posto.

Questo vuol dire che dal giudizio potrebbe non nascere nulla o potrebbero scattare disapprovazione, devianza o indignazione.

[L'esempio che sta per seguire prende spunto da accadimenti reali ma non desidera spiegare o evidenziare ciò che è successo anzi viene usato solo per spiegare il concetto]

Un esempio sul burkini che riguarda l'attualità potrebbe aiutare, una donna completamente vestita entra in spiaggia cosa accade? Chiunque abbia frequentato quella spiaggia si rende conto negli anni che chi la frequenta percepisce come normale vestirsi e comportarsi in un determinato modo, quindi numerosi bagnanti passeranno inosservati ma ecco che questa donna vestita sarà subito sotto l'attenzioni di tutti. Cosa può succede? Usiamo la lista dei cinque rischi per capirlo:

- il primo punto in questo coinvolge le attività di uomini e donne che vanno in spiaggia in quanto tramite il costume c'è una maggiore possibilità di viversi la sessualità, il piacere della vista, ma anche di pettegolezzo del giudizio della forma fisica, dei confronti, etc.. queste persone possono farlo proprio perché c'è una normalità fatta di costumi scoprenti e il burkini va all'esatto opposto e quindi non hanno alcun interesse a lasciare che una donna come questa si integri. Se la donna indossa il burkini difficilmente si integrerà con queste persone e la loro sottocultura appena descritta. In sintesi questo punto ci fa capire come il burkini sia un ostacolo per le sottoculture che mediamente vanno al mare perché sanno che lì possono trovare una determinata normalità che li interessa e che per l'appunto il burkini impedisce, quindi la discriminano in quanto non fa parte di ciò che desiderano e si attendono dal mondo della spiaggia ma non stanno a pensare e giudicare il burkini in sé in quel momento, discriminano l'anormalità in quanto non rientra nei loro interessi;

- il secondo punto ci fa capire come alcune persone vedono quelle persone come una minaccia ad una consuetidine che fa comodo al soggetto e quello che comunemente viene definita "resistenza al cambiamento". Qui il fenomeno è quello di qualsiasi persona che non accettando qualcosa tenta di cambiarla non per la cosa in sé ma per ciò che rappresenta. Quindi va ricordato che alcune persone potrebbero non avere nulla contro il burkini ma desiderano solo che la spiaggia resti un posto con le sue consuetudini e la sua normalità senza cambiamenti, quindi qui non c'è il "siete sbagliati" con accuse di giudizio, ma con persone che anche nella loro ignoranza si lamentano che una donna vestita in quel modo in una spiaggia è qualcosa che li infastidisce. Perché qui non si parla di discriminazione? Perché più che discriminare e basta il soggetto è interessato ad intervenire in qualche modo per eliminare un elemento che vedo come rischio a quella normalità. Queste persone potrebbe al percepire la minaccia che sale entrare nel circolo dell'indignazione in quanto percepnedo il cambiamento in atto lo vedrebbero come qualcosa di inaccettabile;

- il terzo punto ci fa capire come una volta che scatta l'anormalità è facile che questa donna in burkini sia notata da tutti e giudicata da tutti. Pensiamo al punto precedente dove un soggetto non accetta l'anormalità e basta anche se non sa nulla del burkini ma comunque dopo ne rimane incuriosito, inizia a scavare ed ecco che non solo inizia a giudicare quella donna per quello che ha scavato ma anche per il comportamento che fa una volta che è sotto i riflettori, questo punto ci suggerisce comunque che se vedono qualcosa di sbagliato inizieranno a disapprovare ma potrebbe non finire qui. Questo ci dice che se la situazione finisse qui comunque potrebbero esserci rapporti con quella donna e perfino farla integrare. Immaginate la scena dove nonostante la minaccia di anormalità che cambia la consuetudine e la disapprovazione queste persone che giudicano la donna iniziano a parlarci e dialogare e trovano che sia squisita, che a parte questo burkini per il resto sono affini e vanno d'accordo ecco che potrebbe accadere qualcosa di improbabile ma comunque possibile;

- il quarto punto è un continuo del terzo che ci fa capire come alcune persone non si limiteranno a disapprovare ma potrebbero vedere quel burkini come una cosa deviante e quindi tenere quella donna a distanza. Questo vuol dire che anche se la donna tentasse di integrarsi, spiegarsi e farsi capire non accadrebbe quello descritto nel terzo punto ma ci sarebbe una discriminazione secca da persone che reputano il burkini una cosa sbagliata e con cui non intendono avere nulla a che fare;

- il quinto punto dell'indignazione è quello che ha visto donne essere costrette a togliersi il burkini, cioè persone che non giudicano accettabile e non transigono che una donna in una spiaggia vada in quel modo. Chi si indigna è perché non desidera che questo fenomeno possa esistere e quindi o va cambiato/distrutto o va allontanato in modo che non sia più visibile ai loro occhi e al loro giudizio. Da un punto di vista tecnico per queste persone ciò che vedono è l'antitesi dei valori, cioè che meno ha valore in assoluto. Giudicano quindi quel qualcosa come sbagliato e intollerabile per la loro scala di valori finendo per far di tutto per annientare o tenere quelle persone lontne da loro, ovvero fuori dal loro gruppo etnico. Non riescono a vederlo come una subcultura da discriminare ma della quale comunque tollerarneo la presenza, desiderano o che si annientino o che si cambino o che se ne vadano. La crociata quindi all'inizio può essere indefinita perché ciò che conta è che comunque quel fenomeno non sia più sotto la loro vista.

 

Questi punti aiutano a chiarire una dinamica complessa che di solito viene riassunta solo con il termine indignazione senza che si capiscano i vari livelli e la varie possibili risposte comportamentali. L'indignazione ci fa capire come il soggetto abbia una scala di valori diversa e finisce per non accettare in alcun modo quello che vede. Qualcuno erroneamente potrebbe pensare che l'indignazione nasca solo dall'ingnoranza ma non è così, ci sono casi dove l'ignoranza alimenta l'indignazione ma il punto focale è proprio che alcune cose sono inaccettabili per quel soggetto e che è utopistico sperare che tutte le persone del mondo possano vivere nello stesso posto. Il burkini nasce da una cultura profondamente diversa e lontana dalla nostra occidentale ed è scontato che mediamente troverà persone che vedendolo spazieranno dalla disapprovazione fino all'indignazione.  CI saranno persone tolleranti e che hanno un enorme margine di giudizio e riescono almeno a tollerarne la presenza e ce ne saranno altro che invece non la riescono a tolleareo e l'indignazione fa parte della loro liberreagire in questo modo entro i vincoli che la legge pone. Chi pensa di avere il valore "giusto e universale" in tasca è un illuso ed è palesemente in errore, se gruppi di persone vivono in una parte della terra e altri in un'altra è proprio per questa logica, ovvero eliminare le tensioni fra culture incompatibili e questo conta maggiormente negli spostamenti dove se ne deduce che conviene migrare laddove a livello culturare si viene per lo meno tollerati. La soluzione è se ti metti il burkini e vedi che la cultura che abita in quel posto ha quella reazione di indignazione hai tre possibili risposte coerenti:

- o te lo levi; 

- o te ne vai;

- o lo mantieni accettando comunque l'indignazione che si riceve (ma anche qualsiasi altra risposta comportamentale descritta nell'articolo).

La percentuale di persone che si indignano potrebbe fare la differenza su quale strada scegliere, pensiamo al caso in cui in una spiaggia la maggioranza sembra essere tollerante nonostante un giudizio diffuso di devianza verso tale comportamento, mentre la prima o la seconda diventano preferibili quando la maggior parte è indignata. In ogni caso si sarebbe in errore se si reputassero gli altri in errore come se fossero dei mostri o degli oppressori della libertà.

C'è anche una quarta strada, quello di lottare per cambiare la visione di queste persone indignate (specialmente se ci sono errori di pensiero dietro o credenze distorte ad alimentare tale indignazione) ma potrebbe rivelarsi una lotta contro i mulini a vento e sarebbe utopistico sperare che qualcosa cambi nel breve periodo, diverso è se un soggetto è conscio che si sta sacrificando per qualcosa che avverrà fra decenni o forse secoli, accettando tra l'altro le conseguenze come quella in cui sindaci fanno leggi che obblighino queste donne a togliersi il burkini, che le persone arrivino anche a manifestare rabbia nei loro confronti, etc.. 

In sintesi sia chi si indigna parlando di valore universale asserendo che gli altri sono sbagliati e sia il soggetto che fa la vittima asserendo che gli altri non gli concedono la libertà di essere sono in errore. Il primo non capisce che esistono culture diverse dove non c'è migliore o peggiore ma solo incompatibilità che va risolta con allontamento e separatismo senza asserire nient'altro mentre il secondo è in errore perché non capisce che è lui l'intruso in una cultura nativa che ha i suoi valori in quanto si sta inserendo in un contesto socioculturale che ha avuto la sua evoluzione culturale che a sua volta si è organizzatain varie sottoculture e non è lamentandosi o invocando qualsiasi sua credenza illusoria e assolutistica che potrà cambiare questo dato di fatto. Per capire pienamento questo punto è necessario avere chiara in mente la differenza sottoculturale non cadendo in generalizzazioni tipo "in Francia è così" o "in Europa è così" ma vanno analizzati scenari specifici come la donna con il Burka e la spiaggia specifica con le persone specifiche.

 

Ignavi, sono quei soggetti che sanno cosa comporta uscire fuori dalla normalità e quindi per paura delle conseguenze anche se hanno desideri diversi e pensieri diversi continuano a conformarsi con gli altri per non rischiare di essere disapprovati, considerati devianti o perfino di generare indignazione ed essere di fatto costretti ad andarsene e subire l'attacco degli indignati. Le motivazioni sono differenti e a seconda della situazione è da considerare se la scelta sia conveniente o meno.

 

Norma e legge

La legge viene sempre prima della norma, il ruolo della norma lo si potrebbe vedere al giorno d'oggi come "ciò che è alla base delle convinzioni sociali e delle dinamiche sociologiche di base e non potrebbe essere differente in quanto danno un orientamento minimo per interagire con gli altri senza essersi accordati".

Punto di incontro culturale

Con questo termine l'AB definisce, anolgamente al punto di sonder, quella consapevolezza che porta un soggetto a rendersi conto che ci sono culture differenti (sottoculture) alcune che possono coesistere (gruppo etnico) e altre invece che non possono coesistere in quanto la sola presenza genera indignazione all'altro. Questo spiegherebbe perché alcune persone che non hanno questa consapevolezza fatichino a capire ma anche a prevenire determinate dinamiche, se ad esempio un soggetto ignorante parte e si sposta per 500km e finisce in un luogo con una cultura incompatibile finirà comunque per scoprirlo dopo se prima non aveva la consapevolezza minima necessaria per anche solo considerarla questa possibilità. Questa consapevolezza aiuta a capire e rendersi conto che non è tutto razzismo, ma che in alcuni casi c'è una incompatibilità culturale che si può risolvere solo se una delle due culture cambia o se queste culture continuano a vivere distanti e separate.

Per comodità si potrebbe dire che quando si parla di "etnie differenti" si implica e sottolinea che quelle culture sono incompatibili fra loro.

Per l'AB la responsabilità è da ambo i lati, sia chi si sposta andando in un luogo dove non è gradito, sia chi accoglie senza che prima abbia pensato o meno al problema di questo nuovo arrivato incompatibile, in ogni caso il problema ha comunque un'unica soluzione prendere il nuovo arrivato e spostarlo in un luogo dove possa essere almeno integrato per gruppo etnico. A livello politico questo problema non è di facile risoluzione in quanto ci sono masse di persone che si spostano in uno stato di disperazione in quanto il paese di origine ha problemi come guerra, carestie, mancanza di lavoro etc.. ma nel piccolo si hanno comunque gli strumenti per capire cosa sta succendo e perché senza cadere nella fallacia semplicistica del "se non sei per l'accoglienza è solo perché sei razzista".

Il collegamento fra norma e status.

 

Le persone che hanno capito il concetto di norma e le conseguenze specialmente sul versante devianza ma non sanno spiegarlo tendono solo a dire quanto sia fondamentale viaggiare così da riuscire a svegliarsi per esperienza diretta sul relativismo culturale.

Le persone quando parlano di devianza tendono a dire che ciò che vedono è "storto" mentre quello non deviante è "dritto".

FINO A QUI

anormalità e devianza

[da aggiungere il concetto di stigmatizzazione

norme e ilarità]

Nel linguaggio comune il termine norma non è usato se non come sinonimo di legge, regola, dovere etc..

L'AB riprendere questo termine invece per fare chiarezza fra i fenomeni:

- legge , ciò che va rispettato altrimenti il soggetto viene punito penalmente o civilmente da specifiche istituzioni statali;

- regola, linee guida che il soggetto segue o da spinta emotiva o per euristica;

- norma , ciò che il soggetto induce per adattarsi socialmente e adattarsi alla normalità che ha intorno, si rende conto che se non intende avere attriti e disapprovazione conviene che insegua il comportamento normale seguendo appunto quelle che ingloba come "norme" tramite esperienza e osservazione.

 

In realtà il termine norma riguarda quelle specifiche regole comportamentali che sono alla basi della normalità, cioè si definisce normale una persona che segue grosso modo la maggior parte delle norme comuni seguite da un gruppo di persone.

Le norme vengono acquisite per lo più per induzione, quindi ad esempio un bambino inizia a vedere che i bambini ogni qualvolta uno si fa male vanno a chiedere come sta e quindi sviluppa la norma "se qualcuno si ferisce vai a vedere come sta" oppure vede che i bambini quando si incontrano si salutano con una stretta di mano e quindi sviluppa "quando lo incontri vai a stringergli la mano" e così via.

Questo ci suggerisce come i genitori e gli educatori in generale siano la prima fonte di induzione per un bambino che potrebbe però acquisire delle norme diverse da quel contesto in cui andrà ad interagire (norme non valide) generando una serie di conseguenze che verranno analizzate nell'articolo.



Quando gli educatori producono in un bambino delle norme disfunzionali si parla comunque di fallimento educativo in quanto si espone il bambino ad un rischio non indifferente dato che non avendo le basi potrebbe essere preso di mira per questa sua debolezza e inferiorità (per confronto) dalle prime manifestazione di bullismo e di dominanza nelle dinamiche di gruppo.

Questo si ripercuote anche sul percorso di socializzazione che potrebbe avere come esito nei casi più estremi anche quello dell'emarginazione piuttosto che dell'integrazione e dell'acquisizione continua di nome. Cioè può accadere che una persona nonostante l'immersione nei contesti sociali comunque per le difficoltà e per il fallimento educativo che ha innescato questo circolo vizione finisce per non sviluppare quelle norme, per non adattarsi a causa dei continui allontamenti e bullizzazioni altrui.

Questo ci suggerisce che oltre la socializzazione normale che hanno alcune persone esistono altri due esiti:

- mancanza di socializzazione, il soggetto non viene esposto a sufficienza nel contesto sociale perdendo l'acquisizione delle norme progressiva;

- socializzazione inefficace, il soggetto a causa delle dinamiche di partenza (sia in termini di norme ma anche di altre fragilità di personalità) si ritrova in una situazione tale da non riuscire a portare avanti questa socializzazione finendo per essere emarginato e non sviluppare le norme con conseguenze negative specialmente per il futuro.

In alcuni casi le cose potrebbero presentarsi contempornamente con un soggetto che passa periodo di isolamento a periodi dove fa fatica a rapportarsi con gli altri.

 

Norme, regole e leggi sono tre tipologie di credenze che hanno differenti conseguenze, la prima determina l'adattamento nel sociale e l'esisto del processo di socializzazione fra integrazione o emarginazione, dell'allontamentanto, il secondo produce obblighi o doveri, il terzo invece la civilizzazione del soggetto e nel caso la punizione civile o penale se si rivelerà un soggetto incivile (che non segue la legge).

La conoscenza delle norme aiuta guidano il soggetto a comportarsi con uno specifico gruppo senza che nascano attriti, il soggetto diventa ciò normale agli occhi degli altri e per questo non tende ad essere allontanato o disapprovato.

 

Norma, attese e aspettative

A partire dalle norme i soggetti tendono a fare simulazioni sul comportamento altrui e in alcuni casi perfino aspettative (carico emotivo).

 

Anomia

Quando il soggetto si ritrova per diverse cause a stare in un luogo dove non ne conosce più le norme. L'anomia non ha derivazione da mancata socializzazione ma nasce da tre punti:

- la realtà è cambiata e il soggetto essendone rimasto fuori ha perso il filo di questo cambiamento;

- la realtà esterna è stata distrutta, si pensi ad una guerra improvvisa che di fatto fa crollare ciò che si era costruito, oppure un flusso migratorio improvviso che stravolge le persone che vivono in un determinato posto;

- il soggetto si trasferisce in un nuovo luogo.

L'anomia riguarda solo le norme, se invece crolla l'intero sistema morale si parla di amoralità. Le conseguenze dell'anomia si ripercuotono sull'integrazione in quanto il soggetto potrebbe non avere le basi per buttarsi in quanto conscio dei rischi dell'anormalità potrebbe rimanere inibito e rimanere privo di componente sociale.

 

Le norme e la simpatia sono le due strade che conducono a stringere qualsiasi rapporto. Questo potrebbe rendere difficoltoso dall'esterno capire se la mancata integrazione o il mancato rapporto sia da rincondurre all'assenza di uno o dell'altro o perfino di entrambi.

Come può una persona rendersi conto se ha avuto delle carenze in tal senso? La risposta è nella socializzazione stessa, se un soggetto ha passato la sua intera esistenza a tentare di socializzare ed è riuscito a raggiungere le tappe integrandosi e rapportandosi sia a scuola che durante le vacanze è da considerarsi un soggetto normale (alcune persone potrebbero aver avuto delle difficoltà nei primi anni poi superate), vicerversa se un soggetto ha avuto carenze e difficoltà ripetute non riuscendo mai a integrarsi in un gruppo o generare rapporti in un contesto specifico allora non è normale in quanto non hai trovato quelle norme sufficienti per portare avanti fino in fondo un processo di integrazione o di rapporto.

Il concetto di normalità è semplice, in quanto la persona sviluppa delle norme in grado di fargli riprodurre il risultato già ottenuto con persone che hanno quella stessa visione delle cose come a dire ce l'ho fatta e sto "andando liscio" in un gruppo o in un rapporto questo vuol dire che posso riprodurre questo con persone simili.

La normalità poi può essere più o meno estesa, nel senso che il soggetto conosce le norme di varie tipologie di gruppi e sottogruppi ma di per sé la normalità (di base) vuol dire essere adattati almeno in un gruppo ed essendo in grado di portare avanti i rapporti compiendo almeno una socializzazione completa.

Una persona non normale (cioè priva di queste norme e di un completo ciclo di socializzazione) viene considerata disadattata in quanto a a causa di questa mancanza sarà di fatto inabile e farà fatica a capire diverse situazioni sociali. Questa persona non avendo completato la socializzazione entra in una dimensione di emarginazione (che non non vuol dire necessariamente assenza di rapporti totale) ma in base al dove è arrivata nel capire la socialità si ritrovare con più o meno difficoltà a viversela, difficoltà a mandare avanti rapporti o rimanere integrata in un gruppo portandosi dietro l'alone del disadattamento.

Una persona normale invece nelle dinamiche di gruppo o di rapporto va liscia come l'olio perché nella sua mente ha le norme per agire, per sapere cosa fare, cosa attendersi, spiegarsi ciò che succede e così via.

Si legga normalità e socializzazione per approfondire.

 

 

ultima modifica il: 22-04-2019 - 9:12:41
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