Home
Psicologia
Raziologia
Puzzle della Comunicazione
Diario
Test
Info & Contatti
 
- Solitudine -
riabilita aiuti

"La solitudine non è necessariamente un sentimento negativo, non puoi dire che non ti piaccia sentirti solo quando insegui le tue passioni"

Cos'è la solitudine? Cosa si intende per sentirsi soli?

(arrivare a sentirsi soldi

solitarietà

l'ergastolo della solitudine, quando è negativa, la persona si sente imprigionata nell'assenza di rapporti significativi

solitudine che aumenta nel soggetto con dipendenze affettive quando viene lasciato)

La solitudine è il sentimento che si prova nel momento in cui non si ha nessun essere umano con cui interagire e la persona si ritrova solo con se stessa e questo crea inevitabilmente un comportamento differente e una serie di sentimenti.

La solitudine viene erroneamente tradotta in un sentimento negativo perché la maggior parte delle persone tende a vivere questa condizione con questa connotazione cadendo in errore e non comprendendo invece che questo sentimento non solo è più complesso di quanto si pensi, ma è soggettivo e ha sfumature che vanno dal negativo fino al positivo.

La solitudine va analizzata sotto due aspetti:

- il primo è quello della cessazione dell'adattamento sociale, gli altri in qualche modo ci stimolano, ci trasmettono qualcosa ma anche ci spingono a fare un continuo sforzo teso ad adattarsi, a seguire delle norme, ad evitare o fare comportamenti in base alla sensibilità dell'altro e la sensibilità che si ha nei confronti delle reazioni degli altri. La solitudine in questo caso spinge ad una diminuzione significativa di stimoli sia positivi che negativi, anche questi soggettivi in base alla personalità del soggetto, ma in ogni caso c'è una diminuazione della stimolazione e attivazione da parte dell'esterno;

- il secondo è strettamente collegato al primo, quando tutti questi stimoli esterni vengono meno si ha più tempo e spazio che il soggetto può sfruttare ma che non tutti sanno sfruttare, facendo si che la mancanza di stimolazione esterna si trasformi in un contatto con il vuoto interiore o comunque con attività non particolarmente piacevoli, con l'attivazione di pensieri scomodi, etc... Questo punto è fondamentale perché non tutti sono in grado di avere attività da coltivare in solitudini, non saper cosa fare di questo tempo e mancanza di stimoli.

 

A seconda di come si svolgono questi due punti il sentimento di solitudine sarà differente, una persona che vive gli altri come una tortura sarà notevolmente appagata dal "staccare" viceversa una persona che trova piacevole questo stimoli esterni sentirà questo staccare come un danno, come l'aver perso qualcosa di piacevole e quindi è probabile che tenderà a fare in modo che avendo un sociale ricco non si stacchi mai.

Il secondo punto ci suggerisce che una persona che ha attività e modi di passare in modo piacevole il tempo da solo non avrà problemi a passare il tempo in questo stato, viceversa una persona che non sa cosa farsene del tempo da solo (Tranne quando ha dei compiti da svolgere) tenderà a viverlo male e quindi a rifuggire questo stato.

In base a come il soggetto vive la solitudine e di conseguenza si comporta nasce il concetto di estroversione e introversione, che va visto come un bipolo che sfuma in base ai sentimenti di solitudine provata, una serie di sfumature di grigio che hanno cinque punti principali:

- estroversione non equilibrata o totale, il soggetto prova piacere e rifugio nel sociale e non possiede alcun modo per passare il tempo in solitudine, punta in ogni modo a vivere circondato da altri e vive male i momenti in cui è da solo, ne soffre. il soggetto punta totalmente all'estroversione;

- estroversione equilibrata, il soggetto prova un piacere intenso per il sociale maggiore a qualsiasi attività possa svolgere da solo, ma nel caso non ha nessuno con cui non uscire non vive in modo negativo l'attività da sola anche se preferirebbe uscire e infatti quando sceglie preferisce nella quasi totalità dei casi puntare al sociale, il soggetto punta ad un'estroversione ma non totaleggiante come nel punto precedente;

- indifferente, un soggetto che prova un piacere simile fra stare solo o con gli altri, finirà per scegliere l'uni o gli altri in base alla voglia o i maggiori stimoli del momento, ma da un punto di vista statistico il soggetto tende a fare una sorta di 50 e 50 e non si sbilancia in alcun modo verso l'introversione o l'estroversione;

- introverso equilibrato simile all'estroversione equilibrata solo che qui il soggetto prova più piacere per le attività svolte da solo non che l'attività sociali, quindi il soggetto se può scegliere tenderà a preferire e scegliere l'attività in solitaria, vivendo la solitudine nel migliore dei modi possibili, scegliendo il sociale o in occasione che davvero trova piacevoli o quando non riesce a tirarsi indietro; 

- introverso non equilibrato o totale, il soggetto prova un grande interesse e piacere nello stare da solo e invece prova disagio allo stare con gli altri, questo fenomeno capita quando il soggetto ha sviluppato ansia sociale o sociofobia e quindi tende ad evitare il sociale rifugiandosi in una solitudine felice, il problema di questa componente è che mancando l'equilibrio la solitudine verrà contaminata da mancanze sociali che il soggetto in qualche modo a volte avvertirà per quanto possa essere piacevole il tempo passato da solo.

 

Il paradosso dell'estroverso totale disadattato sociale o sociofobico.

 

Pensiamo alla solitudine provata da un soggetto introverso equilibrato, questa solitudine sarà perfino più bella dell'interazione sociale ed è per questo che è fondamentale chiedere alla persona cosa prova quando dice di sentirsi sola, quando parla della sua solitudine, ogni solitudine è diversa.

Va fatta attenzione anche ad un fenomeno che viene fatto rientrare erroneamente nella solitudine ma che solitudine non è, ovvero la qualità delle interazione che il soggetto prova.

Quando la persona non trova persone affini potrebbe erroneamente parlare di "solitudine mentre sta con gli altri", ma questo è un errore concettuale, quello che si prova in questi casi è insoddisfazione e inappagamento dai propri rapporti, cioè vivere le interazioni senza che si raggiunga dagli altri quello che si vuole veramente. 

 Quando in seguito ad un allontanamento da queste persone non affini o non compatibili la persona prova solitudine questa potrebbe assumere una connotazione negativa data dalla percezione di una realtà in cui fatica a trovare persone che vuole avere vicino, quindi una solitudine dove potrebbe star da sola quando in realtà vorrebbe qualcuno che non trova.

Per comodità si può parlare di solitudine "negativa" quella provata dall'estroverso non equilibrato, sentimento che viene aggravato dall'invidia e dalla percezione che "gli altri" in quel momento si stiano divertendo, ad esempio la solitudine si può amplificare durante il weekend o durante l'estate quando non si ha qualcuno con cui uscire.

L'uso di socialnetworks aggrava questo fenomeno, la persona nella sua solitudine guarda queste persone che le ricordano che "loro si e lei no".

 

Solitudine per scelta

Solitudine perché non si gradiscono gli altri

Solitudine perché non si è graditi

Solitudine per inibizione

 

Un racconto dal web che parla di obiettivi sociali che non si riescono a raggiungere la conseguente solitudine

"Sono in un periodo in cui la mia autostima è vacillante.
Si oscilla tra l'onnipotenza e l'incapacità di esistere nel giro di uno schiocco di dita, e sento dentro di me una voglia spasmodica di socializzare.
Non in gruppo, ma uno ad uno.
Vorrei tanto conoscere persone con cui parlare confrontarmi scambiare, sento l'urgenza di mettermi in gioco con qualcun altro, e una volta finito trovare qualcuno di nuovo con cui parlare e arricchirmi delle conoscenze ma....

...ma non trovo modo di farlo.
Non conosco persone nuove, non parlo con nessuno, non mi muovo. Non so come farlo, le poche ragazze che ho avuto le ho avute per congiunzioni astrali, gli amici che ho sono amici storici (arriviamo ai tempi delle medie) e non mi aprono opportunità e le uscite di gruppo non mi garbano.
Vorrei avere un "appuntamento" al giorno, non tanto per rimorchiare ma quanto per poter parlare viso a viso con una persona e scambiare con lei pensieri sulla vita, l'universo e tutto quanto.

Vedo persone per cui tutto questo è facile. Uno scambio di battute all'università, un sorriso ben riposto, e ci si vede poi.
Io no. E non solo non capisco perchè, ma vorrei tanto poter fare come loro in questo periodo.

Sproloquio a parte, come si può arrivare a sfogare questa voglia di conoscenze? Corsi, siti, tutto inutile. Mi rimane l'amaro in bocca per la mia incapacità di parlare il linguaggio giusto, non che non sia capace di relazionarmi, non sono capace di sembrare abbastanza interessante."

FINO A QUI

La solitudine cresce sul terrone fertile del pessimismo, cioè del fatto che il soggetto non pensa "ok sono solo, mi sento solo ma farò in modo che questo non accada più" iniziando una serie di azioni che lo distrarranno (non facendolo sentire più solo) e che a fine di questo percorso lo porteranno all'interazione sociale desiderata ma che per diversi motivi prima non aveva.

La solitudine quindi cresce e si alimenta sull'immobilismo di una persona che per diversi motivi non fa nulla, perché crede di essere inadatto, di incapace, che gli altri non lo desiderino, che non abbi valore, che sia antipatico e che questa condizione "sia immutabile" spingendolo a rimanere in un limbo fatto di inazione e solitudine.

L'ottimista sa che non sarà mai solo fino a quando esisteranno altri esseri umani con cui potrà stringere rapporti soddisfacenti e compatibili, quindi anche se in un momento della sua esistenza si ritrovasse ad essere solo e sentirsi solo sa che sarebbe solo una cosa momentanea e risolvibile.

 

La solitudine non è una condizione assoluta, diverse persone passano frangenti in cui sono sole (per conseguenza o per scelta) senza sentirsi solo, sono persone che hanno sviluppato un'autonomia, cioè interessi personali da coltivare che gli danno modo di passare un periodo di tempo da soli senza sentirsi soli.

L'introverso si potrebbe definire come "l'autonomo per eccellenza" ma anche un estroverso che interessi personali può avere un'autonomia anche significativa a seconda dei suoi interessi, anche se la priorità per quest'ultimo resta il sociale.

 

Una persona che ha un'autonomia nulla come fa a non sentirsi solo? La risposta è nell'espansività, cioè il soggetto espande la sua rete sociale in modo tale da avere sempre qualcuno con cui uscire o chiacchierare e non essere mai solo.

Per una persona con un'autonomia nulla quindi la solitudine è la conseguenza di una espansività insufficiente e non l'aver sviluppato un numero di rapporti sufficiente a coprire statisticamente ogni momento della sua esistenza.

Sarà la frequenza della solitudine provata dal soggetto a far comprnedere quanto è stata insufficiente la sua espansività.

 

La solitudine non va confusa con due fenomeni:

- il primo è quello del vuoto e senso di colpa che nasce dai condizionamenti sociali, il soggetto inizia a sentire il martellamento fatto su famiglia, figli, dei rapporti che se non ha non lo fanno sentire solo ma incompleto;

- il secondo è quello del rapporto inappagante, il soggetto potrebbe anche se non essere solo ed essere sempre circondato da persone comunque non vedere in quei rapporti un appagamento, questo perché la sua estroversione è più complessa e articolata e cerca persone con cui vivere esperienze di un certo tipo che quelle che ha conosciuto per lo più non possono dargli. Queste persone erroneamente esprimono frasi come "mi sento solo anche se ho molti amici" ma questo crea solo confusione e non lascia trasparire il senso di frustrazione per i loro obbiettivi sociali e non che si sentano sole, ma che non abbiano trovato quelle persone con cui invece starebbero meglio.

 

Questo secondo fenomeno si potrebbe definire come "espansività fallimentare" il soggetto ha stretto numerosi rapporti per coprire la solitudine ma ha fallito nella qualità di questi rapporti in funzione del proprio appagamento.

 

Che comportamento può assumere una persona che prova solitudine a parte quello già descritto di essere ottimisti e costruirsi la propria rete sociale che manca?

Diversi ma i più frequenti, specialmente fra i disfunzionali, sono:

- borderline e dipendenza, il soggetto nel caso trova qualcuno o alle persone a cui è già affezionata tende ad attaccarsi a loro, producendo fenomeni quali condiscenza, cioè far di tutto pur di non perdere l'altro;

- comportamenti strategici di soddisfazione, la persona in base a ciò che crede gli altri cerchino tenta di darlo pur di interessare qualcuno e trovare. Ad esempio una donna potrebbe concedersi facilmente agli uomini solo per "ternersi vicini" oppure un uomo potrebbe iniziare ad offrire cose continuamente pur di tenersi strette le persone, fenomeni che assumono un significato chiaro quando vengono interpretati sotto la luce della ricerca di qualcuno pur di non restare e sentirsi nuovamente soli.

 

Il primo è il tentativo di "non sentirsi soli sfruttando al massimo la rete sociale che già si ha" mentre il secondo è i tentativo di "trovare qualcuno concedendosi e dando affinché l'altro sia interessato e venga per quello".

L'espansività richiede tempo ed energie ma sopratutto l'obbiettivo è quello di creare rapporti e relazioni che abbiano un individualismo più autentico e non improntanto sullo svendersi pur di avere qualcuno.

Questo fenomeno ci fa comprendere quanto sia fondamentale il supporto terapeutico per queste persone, crescere per diventare ottimisti e poi darsi da fare per creare la rete sociale che manca, il tutto con il supporto di un terapeuta.

 

 

Solitudine e psicopatia

La solitudine aumenta il tempo a disposizione per pensare e questo sentimento alimenta un'eventuale psicopatia.

 

 

La solitudine è un sentimento soggettivo perché ogni persona ha un desiderio differente riguardo al numero di rapporti significativi che desidera e come li desidera.

 

Quanto meno una persona è autosufficiente quanto più è probabile che si senta sola in quanto necessiterà di un numero elevato di persone per riempirsi la propria esistenza.

 

Essere soli vuol dire non avere nessuno o non avere abbastanza persone a cui si è simpatici e creare un circolo appagante;

Essere soli in campo sessuale vuol dire non riuscire a trovare nessun partner sessuale.

 

Essere soli e chiedersi perché:

- non essere in grado di valorizzarsi, cioè far arrivare i propri valori all'esterno, una specie di marketing esistenziale

- essere inibiti e non poter anche desiderandolo far arrivare i propri valori all'esterno,

- mancano le basi per poter avere rapporti, la persona per diversi motivi si ritrova isolata e non sa come arrivare ad altre persone

- la persona realmente possiede pochi valori

- la persona è disadattata e un comportamento così negativo da oscurare i propri valori e portare gli altri a lasciarla perdere

 

BOZZA

la solitudine nella persona non autosufficiente, la solitudine che non esiste nell'introverso, la solitudine dell'estroverso e della persona vuota.

 

solitudine per scelta (introverso) e solitudine forzata (antipatico) le persone antipatiche faticano a capire il lorostato perché dall'esterno non sono trasparenti, per educazione le persone non tendono a dire "stare con te è pesante" ma tendono a dire "guarda sei una persona simaptica però hai troppi problemi" o  non dire nulla.

 

DA RIADATTARE DA SOLITARIETA'

"La solitarietà è godere nello stare da soli, e godere ancora di più quando questo stato viene alternato a momenti di compagnia con persone compatibili"

"Non tutti quelli che sono soli finiscono per sentirsi soli, alcune persone imparano a bastarsi facendo in modo che gli altri non siano un bisogno ma una fonte aggiuntiva di gioia"

"Voglio essere solitario e circondarmi di persone che vogliono essere solitarie"

"Sto bene da solo, ma non sono un solitario. Cerco gli altri per scelta, non per timore della solitudine. E scelgo con chi stare. Perché siamo fatti per stare con pochi. (Agostino Degas)"

 Cos'è la solitarietà?

"Bisogna imparare a stare soli. solo così si può imparare a stare con gli altri, altrimenti ci stai perché ne hai bisogno. Bisogna fare a scuola un'ora di insegnamento alla solitudine, imparare a bastarsi." 

Ho trovato questa frase su internet, firmata da Vasco Rossi, ma non so se sia sua, il significato della frase è molto vicino alla all'AB, tanto appunto da riportarla in questo articolo "fondamentale" della solitarietà.

La frase parla di bisogni, ma l'AB risponde che è un questione di convenienza e di necessarietà se lo scopo della propria esistenza è la felicità.

La soliterietà definisce quindi uno stato, in cui la persona ha raggiunto una consapevolezza e autosufficienza tale da avere delle passioni che gli danno la possibilità di stare da solo e comunque essere gioioso senza il bisogno di nessuno.

La solitarietà è un fenomeno che viene messo in diretto contrasto all'identità sociale che dilaga nella quotidianità, tante persone che crescono con la credenza che sviluppare legami sia necessario e inevitabile, che sia normale sentirsi soli e cercare continuamente altre persone, che sia normale dipendere da una rete sociale che si crea come scudo contro la solitudine e il proprio vuoto interiore.

Con la solitarietà la persona invece può essere sola senza provare l'emozione della solitudine solitudine perché di fatto non è sola ma in compagnia della sua consapevolezza e delle sue passioni.

L'autosufficienza è necessaria anche per poter risolver problemi o essere in grado di fare tutto senza che qualcuno ci aiuti.

Esempi eclatanti di persone non autosufficienti sono mammone che non sa fare nulla e "deve intervenire la madre", o la ragazza impaurita che va avanti sapendo che c'è qualcuno pronto ad aiutarla, come il fidanzanto altrimenti rimarrebbe ferma inibita dal terrore di affrontare problemi da sola.

La solitarietà quindi si basa su:

- autosufficienza

- passioni da ruotare

 

La solitarietà però non va confusa con il divenire eremiti o con il sociopatico che fa tutto questo per allontanarsi dalla società, una persona solitaria non si isola dalla società anzi tende a ricercare nella stessa persone non a cui legarsi, ma persone con cui condividere le sue passioni, persone compatibili.

Non avendo bisogno di trovare qualcuno nell'immediato puà prendersi tutto il tempo necessario per selezionare, senza accontentarsi di compromessi, e una volta trovati aumentare la sua gioia che c'è anche nell'essere solitari, collaborando, non a caso nella frase citata si dice "altrimenti ci stai perché ne hai bisogno."

Questi legami sociali sono quelli che poi ritroviamo nello scambio di "figurine/bisogni", io mi lego a te e tu ti leghi a me, e aiutiamoci a vicenda a non sentirsi soli, cazzeggiamo, facciamo quello che capita, basta che non siamo soli.

Quindi non c'è uno schema preciso nello stare soli o nello stare insieme, con la persona programma la sua realtà per passare in modo indifferente da uno stato di gioia solitaria ad uno stato di gioia condivisa senza che nessuno dei due stati sia obbligato, sia un bisogno.

 

Già in passato alcuni filosofi hanno teorizzato la necessitudine della solitarietà e allo stesso tempo quanto questa sia difficile da raggiungere, ecco una frase di Francesco Bacone:""Chi ottiene gioia in solitudine o è una bestia selvaggia o un dio".

 

Il test della morte: come comprendere sei hai raggiunto la solitarietà "simula la morte delle persone che hai ora intorno, dalla prima all'ultima, e simulale infine tutte contemporaneamente". Qualsiasi emozione tu abbia provato diversa dalla gioia, indica dipendenza e mancanza di autosufficienza. "Ma come?" esclameranno alcuni di voi, una persona muore e tu provi gioia? La risposta è un secco "si" e ora bi spiegherò perché? Tutte le persone che ora conoscete moriranno, che muoiano prima o dopo per voi non fa alcuna differenza, e se la fa non siete coerenti, perché questo indicherebbe che avete bisogno di loro, se una persona con cui ho avuto modo di condividere durante il corso esistenziale morisse fra cinquantanni sorriderei per la gioia che abbiamo provato e condiviso, il ricordo stesso mi ridarebbe parte di quella gioia, idem se morisse domani, dato che se la ricordo è percHé abbiamo condiviso, condiviso di meno che se morisse fra cinquantanni, soffrire per la sua perdita sarebbe non solo inutile e immaturo rievocando un pianto istintuale infantile, in cui piangendo ottenevamo ciò di cui avevamo bisogno, e ora il pianto equivale a quello, piangere sperando che torni la persona di cui abbiamo bisogno, ma fa prendere due piccioni con una fava alla morte, rendendoti la vita infelice fino a quando anche tu morirari, praticamente ci sono tre morti, la prima della persona che è andata, quella immediata che porta alla sopravvivenza di chi non accetta che una persona se ne sia andata, sofferenza che in alcuni casi accellera in modo rilevante, la morte della persona, si pensi all'esempio delle coppie anziane, di cui morto il primo dopo poco muore il secondo di "crepacuore".

Sofferenza empatica, la morte di una persona ci ricorda che moriremo e se una persona non ha accettato la morte, soffrirà perché il principio di realtà disseppellirà la testa da sotto la sabbia.

 

Solitarietà e dipendenza affettiva.

 

 

Dipendere dalle persone:

"Sono un ragazzo a cui piace divertirsi, stare con le persone e soprattutto viaggiare. 
vi spiego la mia storia.. qualche anno fa' stufo della mia vita, lavoro, decido di andarmene dall'italia e fuggo all'estero, da solo...ho vissuto per circa 1 anno fuori, ho viaggiato tanto, lavorato e conosciuto tantissime persone 
purtroppo sono dovuto ritornare in italia, e da qui è iniziato l'inferno.. 
Ho sempre odiato la mia citta', ho un brutto rapporto con i miei genitori e circa un anno fa' ho iniziato a soffire di attacchi di panico Dopo il mio primo attacco di panico ho notato una cosa, una cosa che non sopporto: non riesco piu' a stare da solo!! 
se dormo da solo ho ansia, se la sera sto' solo ho ansia, e soprattutto sono diventato dipendente dalle persone. 
Il pensiero di perdere alcune persone mi mette molta ansia, ho sempre bisogno di vedere qualcuno. 
Ho stretto un forte legame con una ragazza, una che mi piace , il pensiero di perderla mi fa' stare malissimo, voglio starle sempre vicino, abbracciarla e quando non sono con lei ho ansia, per non parlare poi che pur essendo solo un amica sono diventato estremamente geloso!"

Un esempio lampante di come la mancanza di solitarietà produca rischi esistenziali come ansia, panico, dipendenza sociale e affettiva, numerosi rischi di destabilizzazione.

DA RISCRIVERE

 

La solitudine è un sentimento che nasce dall'emozione negativa che si prova nell'assenza di contatto umano, di interazioni umane che si unisce con la presa di coscienza di non avere intorno a se un numero sufficienti di rapporti da intraprendere le attività desiderate.

Questo ci ricorda che ogni essere umano tende a soffrire se isolato, come se il contatto e l'interazione umana fossero quasi un imperativo biologico, si parla di tendenza perché comunque questo stato è aggirabile con l'autosufficienza e il riuscire a passare il tempo anche se da soli in modo gioioso, come se la persona riuscisse a distrarre e ingannare il suo stesso inconscio passando in modo piacevole il tempo; in sintesi si potrebbe dire che una persona che si annoia e non ha nulla da fare da modo a queste emozioni di fuoriscire.

Dall'altra parte è necessario che queste emozioni trovino riscontro anche a livello conscio per generare il sentimento di solitudine, dove la persona desidera avere qualcosa dalle persone esterne (ad esempio delle semplici attenzioni) o farci qualcosa insieme, ma in quel momento non avendo nessuno da contattare o non avendo in casi ancora più estremi alcuna persona disponibile, finisce per sentirsi sola.

Questo ci fa comprendere che quanto più una persona è autosufficiente (in pratica non si annoioa mai) quanto meno sarà probabile che possa sentirsi sola perché anche quando non ha nessuno, avendo qualcosa di soddisfacente da fare inganna il proprio inconscio e quindi riesce a passare anche lunghi periodi di tempo senza interazione senza che questo produca alcun sentimento o emozione negativa.

Questo spiegherebbe come sia possibile l'esistenza del fenomeno dell'introversione, dove le persone consciamente e senza soffrire passano diverso tempo in solitaria senza lamentarsi o avere un umore negativo, senza sentirse sole.

Viceversa quanto meno una persona è autosufficiente quanto più avrà modo di avere momenti di noia e vuoto e se non avrà nessuno con cui interagire o nulla con cui distrarsi potrebbe finire per sentirsi sola, specialmente se desiderebbe passare quei momenti con altre persone facendo cose che in quel momento non può di fatto fare.

Questo spiegherebbe perché alcune persone investano nell'espansività, cioè facciano in modo di avere quanti più rapporti possivi all'attivo così da trovare con elevate probabilità qualcuno con cui svolgere attività nel momento di vuoto, di noia, senza che si sentano sole.

E' necessario fare attenzione a non dare per scontato che ogni momento di noia si trasformi in solitudine, affinché si tratti di solitudine è necessario che in quel momento la persona desideri fare qualcosa di sociale e non abbia modo di farlo, senza quel desiderio la noia evolverebbe semplicemente in un sentimento negativo generico dove la persona non accetta di non avere nulla da fare e fa evolvere quell'emozione negativa di noia in un sentimento, cioè in qualcosa di più pensato.

 

In sintesi potremmo affermare che quanto meno una persona è autosufficiente e quanto più ha desideri sociali quanto più sarà probabile che i momenti di noia evolvino in solitudine se non troverà qualcuno con cui riempire quei momenti di noia, queste persone hanno tre modi per eliminare questo sentimento:

- investire nell'espansività, di fatto rimangono con la loro stessa personalità ma fanno in modo di avere quei rapporti necessari a non rimanere quasi mai soli;

- investire nel ridimensionamento dei desideri sociali, anche in questo modo le persone restano quasi uguali con l'unica differenza che la persona rinuncia o fa in modo di non desiderare più qualcosa di sociale, ritrovandosi nei momenti di noi a non sentirsi più sola ma lasciando che quel momento di vuoto resti tale o evolva in un altro sentimento negativo;

- investire nell'autosufficienza, la persona fa in modo che non ci siano più momenti di vuoto riempiendoli con lo sviluppo di passioni ed interessi.

 

Gli ultimi due punti ci fanno comprendere che per diverse persone essere soli a livello fisico non vuol dire sentirsi soli a livello emotivo, per alcune è perfino un momento positive dato che sono sole, non gli pesa e portano avanti attività gradevoli, mentre per altri anche se non si sentono soli affrontano comunque momenti negativi a causa del loro vuoto.

Nel primo caso invece ci rendiamo conto che alcune persone potenzialmente potrebbero sentirsi sole solo che non lo fanno perché hanno sviluppato una strategia definita anche "la fuga per solitudine" dove la persona riesce a scappare verso qualcuno prima che la solitudine si abbatta su di lui.

 

La scelta più convienete individuata dall'AB è quella di investire nell'autosufficienza e al tempo stesso nel trovare una rete di persone compatibili con qui passare del tempo, in questo modo la persona non rischia di sentirsi sola ma al tempo stesso non si isola da una socialità che può essere comunque piacevole sopratutto quando ci si circonda di persone compatibil e si evita di finire come nel primo o secondo caso, dove la persona di fatto esce con chiunque piuttosto di non sentirsi sola o che nei suoi momenti di vuoto anche se non si sente sola comunque soffre in altro modo.

 

 

Quando non hai nessuno oltre i parenti  

 

Sentirsi soli anche quando si hanno rapporti disponibili

la persona anche se ha qualcuno da contattare non lo fa perché nella sua mente è necessario che siano gli altri a ricercarla (di solito è una aspettativa che nasce dal romanticismo o da persone che hanno desideri sociali prevalentemente istrionici, cioè sono alla ricerca di attenzioni), sono persone che dall'esterno potrebbero essere considerate come "stupide" ma in realtà queste persone non hanno i rapporti che ricercano e quindi di fatto è come se non avessero nessuno. Questo discorso vale per qualsiasi altra motivazione, se la persona ricerca qualcosa che i conoscenti non possono darle finirà per sentirsi sola anche se ha modo di contattare qualcuno.

 

ultima modifica il: 18-09-2018 - 13:29:44
Sito Realizzato da Palombizio Valerio Giuseppe