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- Fobia -
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Cos'è la fobia?

Il termine fobia deriva dal greco e si traduce in italiano con il termine repulsione. L'utilità di questo termine è di essere usato come suffisso in modo da descrivere rapidamente un fenomeno.

Si legga repulsione per approfondire.

La fobia non è un disturbo, ad esempio se io dico "fobia sociale" sto solo dicendo in termini rapidi che quel soggetto sta sperimentando per un periodo variabili di tempo una repulsione verso il sociale.

Ma le dinamiche della repulsione vanno indagate, bisogna capire se c'è ansia, se c'è odio, quali sono le emozioni alla base di questo fenomeno repulsivo.

Non solo va considerato anche la componente che ci sono soggetti che nonostante provino questa repulsione riescono a vincerla, altri invece hanno una condotta evitante, cioè assecondano lo stato emotivo che provano.

 

 

DA RIVEDERE

Facciamo un esempio per capire, prendiamo l'ansia che nasce nei confronti degli altri, prendiamo quattro casi differenti:

- fobia sociale, che sfocia in disturbo. Un soggetto desidera ardentemente avere amici e un partner ma a causa di questa paura invicibile che prova per gli altri fatica a conoscere gente o integrarsi, questo gli impedisce di vivere la vita e di fatto questa fobia sociale è un disturbo.

- fobia sociale, che non sfocia in disturbo. Un soggetto desidera ardentemente avere amici e un partner e nonostate la fobia sociale, grazie ad un mix di casualità e fortuna si ritrova comunque con un piccolo gruppo di amici eun partner,  eredità dell'infanzia o incontri fortuiti e nonostante l'ansia invincibile per alcune situazioni sociali il soggetto ha la vita che desidera. La fobia sociale rimane, gli causa problemi, lo fa soffrire ma non è al punto da disturbarlo;

- ansia sociale che sfocia in disturbo. Un soggetto desidera ardentemente avere amici e un partner, l'ansia sociale che prova lo porta a volte ad uscire altre volte a stare a casa, questa condotta risulta essere insufficiente e nonostante il circolo sociale e le attività sociali che riesce a fare con fatica non sono abbastanza per raggiunere i uoi obiettivi, non riuscendo a farsi un partner e avere un circolo di amici appaganti.  L'ansia, nonostante venga vilta ogni tanto, evolve a disturbo perché comunque gli impedisce di raggiungere i suoi obiettivi.

- ansia sociale che non sfocia in disturbo. Un soggetto desidera ardentemente avere amici e un partner, l'ansia sociale che prova lo porta a volte ad uscire altre volte a stare a casa, questa condotta risulta essere sufficiente e nonostante non riesca a vivere la socialità a pieno, quelle piccole vittorie avute sono state sufficienti per farsi un circolo sociale appagante e trovare un partner. ce a fare con fatica non sono abbastanza per raggiunere i uoi obiettivi, non riuscendo a farsi un partner e avere un circolo di amici appaganti. L'ansiaa sociale rimane, gli causa problemi, lo fa soffrire ma non è al punto da disturbarlo.

 

Questi quattro punti di vista ci fanno capire esattamente la differenza fra fobia e ansia e soprautto che fobia e ansia non sono strettamente collegati ad un disturbo, il disturbo dipende da altri fattori contingenti.

 

Uno dei principali problemi è che le persone abusano della terminologia fobia o meglio la usano con l'accezione che aveva nell'antica grecia, dove con fobia si intendeva genericamente qualsiasi forma di paura, avversione, repulsione, etc..

Un esempio ne è il termine "omofobia" dove non si intende la paura dell'omosessuale, ma tutta una gomma di emozioni e comportamenti differenti che si concentrano prevalentemente sulla voglia di allontanare, emarginare e impedire agli omosessuali di esistere. 

Nel campo psicologico e psichiatrico sopratutto la fobia ha preso questa definizione, ma va anche tenuto a mente che spesso viene usata in un'accezione antica che potrebbe causare confusione.

 

FINO A QUI

Per fare un esempio pensiamo a qualche esame che ognuno di noi nel corso dell'esistenza ha affrontato almeno una volta, si può dire che un numero significativo di persone ha affrontato quell'esame con paure e ansie differenti che hanno causato un po' di problemi al soggetto ma che sono state considerate normale e umane, specialmente perché non hanno impedito lo svolgimento dell'obbiettivo posto.

Pensiamo invece al soggetto che a causa di quelle emozioni sistematicamente ha evitato l'esame o l'ha affrontato in modo tale da avere un rendimento così basso da essere bocciato, questa persona sarà definita fobica perché ha a che fare con un problema che le sta rovinando l'esistenza.

Ecco che la fobia è utile perché in un attimo ci fa catapultare nell'esperienza soggettiva del soggetto che vive quella situazione come un problema e come un disturbo più o meno invalidante e disfunzionale. 

La caratteristica della fobia è che il soggetto la percepisce in un modo così intenso da essere distruttivo, da qui se ne deduce che esistono due tipologie di fobie:

- fobie non distorte ma che trovano la loro causa su paure intense e radicate nel soggetto, causate da traumi, condizionamenti e che lo portano a sentire in modo sproporzionato un evento o temerlo al punto tale da percepirlo come inaccettabile, il soggetto si rappresenta senza errori ciò che accadrà, le possibili conseguenze ma la reazione emotiva è comunque tale da impedirgli di vivere funzionalmente quell'esperienza;

- fobie distorte, la paura intensa è correlata alle conseguenze distorte percepite dal soggetto, credendo che accadranno elementi negativi che invece non ci saranno.

La fobia si descrive quindi come il potere inibente ed evitante che hanno paura e ansia sul soggetto suggerendoci che il nocciolo del problema si presenta sottoforma di conflitto interno che il soggetto sistematicamente perde.

Un esempio pratico di fobia e di "ansia normale" la troviamo nella differenza fra sociofobico e timido. Il timido è colui che nonostante le difficoltà più o meno evidenti comunque ha rapporti sociali più o meno normali anche se vissuti con difficoltà, mentre il sociofobico è colui che ha perso quello scontro numerose volte al punto da non avere rapporti sociali soddisfacenti.

La fobia viene erroneamente definita come qualcosa di irrazionale ma ciò è errato, ma il modo migliore per comprendere la fobia è quella di comprendere la dinamica ansiosa.

La fobia si presenta in tre varianti:

- paranoica valida, il soggetto va in paranoia perché teme un evento che realmente può accadere;

- paranoica non valida, il soggetto va in paranoia perché teme un evento che invece non accadrà anche se pensa erroneamente di si o comunque anche se accade non sarà come il soggetto se lo rappresenta nella propria mente;

- apprensiva, la persona teme un evento che sa che accadrà (pensate all'esame fissato, c'è una scadenza e non una possibilità che avvenga).

Questo ci fa comprende come due forme di fobia su tre si basano sulla realtà suggerendoci che il problema sia più radicato nel soggetto e che l'ansia e la relativa fobia siano la conseguenza del fatto che il soggetto provi emozioni negative intense nei confronti di quel fenomeno, così intense da non riuscire nemmeno a vincerle.

Nel caso della paranoia non valida è sufficiente far comprendere al soggetto che ciò che teme non accadrà ma questo anche se risolve momentaneamente il problema lascia comunque un problema più profondo irrisolto in quanto quando accadrà realmente ciò che si teme ecco che la fobia risalterà fuori.

 

Il caso del "so che non accadrà ma ho paura lo stesso e la fobia si presenta ugualmente"

Questo fenomeno non è imputabile alla fobia ma all'angoscia, cioè a prescindere da quello che la persona pensa l'inconscio si attiva e produce una condotta simile a quella fobica, si parla di fobia solo se la persona è in ansia e il tutto può essere osservabile consciamente, cioè il problema nasce dai pensieri che fa il soggetto.

Come si risolve la fobia? Andando alla radice del problema e aiutando il soggetto a cambiare e/o a decondizionarsi in modo tale che possa affrontare quella situazione con un conflitto superabile o senza conflitto alcuno.

Quando le persone si limitano a credere che sia sufficiente "esporsi" per superare la fobia dimostrano di non aver compreso quanto sia complicato il fenomeno, quando una pesona ha paura di un determinato evento non è quasi mai solo per condizionamento ma anche perché il soggetto ha nel tempo acquisito una percezione distorta.

Se non si aiuta il soggetto a rappresentarsi quello scenario, a comprenderlo la sola esposizione non è sufficiente anzi potrebbe peggiorare la situazione perché il soggetto soffrendo si condizionerebbe ulteriormente all'evitamento.

In alcuni casi è sufficiente l'esposizione in altri è invece necessario una ristrutturazione della personalità, un cambiamento per vedere la realtà sotto una luce diversa che faccia meno paura.

 

Racconto dal web riguardo all'esposizione che non aiuta:

"L'ansia mi attanaglia da anni. 10 quest'anno, ad aprile. Ho iniziato a 14 anni, quando mi trovavo ad un'uscita scolastica, quando mi sentii svenire, senza perdere i sensi, per poi finire in ospedale. Quella sensazione si è riproposta ogni volta in cui uscivo di casa. Svolsi gli esami di terza media a casa. Pensai che fosse un periodo, allora mi iscrissi alla scuola superiore, che non frequentai, causa medesimi sintomi. Passato qualche mese ripresi ad uscire, con le giuste accortezze e senza mai allontanarmi di casa. Pian piano allargai il mio raggio, quella che qualcuno chiamerebbe "esposizione", pratica totalmente inutile, se non si risolve il problema di fondo. Ho galleggiato qualche anno in questa situazione mediocre, vivacchiando. Dopo qualche anno la paura di uscire era molto diminuita, ma poichè il fulcro dell'ansia non era stato risolto, la mia mente si è aggrappata ai conati di vomito. Ho sempre avuto il terrore di questi, in quanto in infanzia mi capitava spesso di vomitare, e la sensazione in gola del conato di vomito la soffro in maniera eccessiva, al punto da finire in pronto soccorso ogni qualvolta mi capiti un conato"

 

APPUNTI:

Un esempio lo troviamo nell'ipocondria, la persona inizia ad avere una fobia per delle malattie che reputa reali o probabile a partire da sintomi che non riesce a comprendere o che si spiega in modo erroneo.

Da una parte ci sono quindi emozioni di natura traumatica o di condizionata che richiedono un tipo di trattamento e dall'altra ci sono invece emozioni che nascono da una visione distorta delle cose che va modifica tramite ristrutturazioni della personalità. 

 

FINO A QUI

Quindi il sociofobico non solo manifesta che le sue paure sono diverse da quelle degli altri e che lo portano ad una condotta diversa ma sarà la persona stessa a lamentare di questi problemi e che desiderebbe che le cose fossero diverse.

Alla base della fobia ci sono emozioni "sproporzionate", cioè la persona proverà un livello di emozioni tali che è praticamente scontato (almeno che la persona non sia altamente motivata o abbia sviluppato strategie di coping) che finirà in una condotta non normale.

La fobia negli anni si è trasformata in quanto quello che poteva essere normale prima non lo è più ora.

Per capire questo passaggio pensiamo al livello di evitamento e paure che potevano avere le donne di cinquanta anni fa, se oggi prendessimo cinque ragazze del passatto e le mettessimo nella realtà odierna queste cinque verrebberro giudicate come fobiche mentre ai loro tempi questo sarebbe stato considerato normale.

La fobia va vista come un punto di partenza, cioè la fobia per esistere necessita di due passaggi:

- il primo è nel trovare l'anormalità, quindi si parlerà di giudizio preliminare di fobia quando si evidenzia un comportamento di paure e timore non normale;

- il secondo è di conferma del soggetto di interessato, si parlerà di fobia confermata quando la persona ammetterà o comunque farà capire di avere un reale problema esistenziale a causa di queste paure e di questi timori.

 

DA RISCRIVERE

 

Questo spiegherebbe perché ci sia confusione sull'argomento, ma quale di questi significati è quello esatto per descrivere la fobia? Parlando da un punto di vista prettamente accademico è il terzo, lo stesso DSM descrive la fobia in questi termini ponendo quindi l'accento su una questione utilitaristica vedendo nella fobia un fatto di anormalità nel livello di paura.

La fobia diventa quindi un modo per differenziare le paure della media nelle persone da cui deriva un comportamento normale e quelle che invece presentano un comportamento anomalo, comportamento che sarà inevitabilmente percepito come un disturbo dal soggetto stesso in quanto con il tempo si renderà conto di quante limitazioni questo stia producendo alla sua vita specialmente confrontandosi con gli altri.

La classificazione psichiatrica presenta diversi altri parametri con i quali condurre alla conclusione che si tratti di fobia, ciò non toglie che rimanere un termine il quale parla di una paura sproporzionata.

Qui sorgono i primi problemi, mettiamo caso che un soggetto abbia una paura sproporzionata causata da una ipersensibilità ma al tempo stesso sia una persona grintosa e in grado di combattere contro questo livello di emotività che altri lascierebbe pietrificati, questo fenomeno è considerarsi altrettanto una fobia?

Oppure la fobia si determina non sulla base della paura ma del comportamento? Per l'AB l'unica risposta possibile è quella del comportamento, ovvero definire fobico un soggetto che per diverse cause si ritrova ad avere una paura che non gli fa avere un comportamento normale.

Questo spiegherebbe ad esempio perché le persone parlino di ansia normale e ansia patologica, con ansia normale si riferiscono per l'appunto alla vita normale che le persone fanno nostante l'ansia, di quanto questa sia comunque comune e diffusa mentre con l'ansia patologica si riferiscono appunto alla fobia, il termine ansia è errato in quanto si riferisce alla manifestazione biologica ma il concetto che si intende trasmettere è proprio quello di un comportamento normale nonostante la paura e un comportamento non normale definito per l'appunto fobico.

 

Il problema a questo punto diviene "ma chi stabilisce chi è normale e cosa non è normale?" per l'AB la risposta è la persona che si ritrova a vivere questo problema, quando una persona si rende conto di essere diversa dagli altri e di avere un problema a livello di paura o comunque di inibizioni allora si può parlare di fobia e comportamento fobico.

L'AB propone questa versione "si definisce fobico qualsiasi soggetto che a causa di un fenomeno umorale negativo e inibente si ritrova a vivere una realtà non soddisfacente, cioè non vive come in realtà desiderebbe fare", la paura diventa inibizione in quanto non solo la paura è in grado di attivare un comportamento inibente o evitante, sparisce il concetto di normalità sociale che diviene solo un elemento opzionale ciò che conta è che il soggetto si renda conto che non riesce ad avere ciò che desidera a causa di una serie di emozioni negative frenanti.

La fobia non va necessariamente vista come una cosa persistente, pensiamo alla fobia degli insetti, il soggetto avrà raramente a che fare con insetti se vive in città, quindi una persona si definirebbe fobico agli insetti proprio perché si rende conto che quando c'è un insetto la sua esistenza viene eccessivamente alterata, non riesce più a fare ciò che sta facendo, cosa che si aggrava nel momento in cui vede che un'altra persona in un attimo prende quell'insetto e lo butta via o lo allontana senza problemi.

 

 

Ricapitolando la visione della fobia presenta due caratteristiche:

- la prima è che non c'è in gioco solo la paura ma qualsiasi sentimento ed emozione sia in grado di inibire il soggetto e spingerlo all'evitamento;

- il secondo è che il soggetto è conscio di quanto questo stato gli stia impedendo di vivere come desidera e di soddisfarsi/appagarsi ma anzi stia diminuendo la sua qualità esistenziale.

 

La fobia in un'ottica analitica descrive quella che è la scelta razionale, il soggetto si rende conto che le emozioni gli impediscono di essere razionale ovvero agire per raggiungere i suoi obbiettivi.

  

La fobia ci porta ad una dimensione fragile e complessa ovvero "perché una persona prova quelle emozioni? Cosa sta pensando? Cosa sta provando? E perché?"

Queste domande non avrebbero potuto avere una risposta completa se non si fosse andato oltre il concetto di paura, prendiamo la sociofobia, ci sono persone che hanno paura del giudizio ma pensiamo a quelle persone che si allontano da esso perché non lo capiscono, o perché si allontano da esso perché hanno una tendenza al servilismo e non lo accettano e piuttosto si allontanano dalla società. Non è solo questione di paura e ci si può "fermare" o "allontanare" per altri motivi e non solo per paura.

 

 

Ma c'è anche la claustrofobia, la dismorfofobia chiunque ci sia passato o abbia avuto modo di interagire con persone con queste problematiche si è reso conto che in diversi casi la situazione è più complicata di una paura, ci sono tratti di personalità interi, credenze e metodi deduttivi dietro queste situazioni, ci si rende conto che si ha a che fare con persone che non solo non hanno una consapevolezza sufficiente a rendersi conto di cosa esattamente stanno fancedo di disfunzionale.

C'è un intero mondo fatto di credenze, deduzioni, condizionamento da scoprire per poter capire la fobia di un soggetto, è necessario entrare nel suo mondo e come questo veda la realtà per capire anche dove interevenire.

La fobia potrebbe essere frutto di pochi errori ma in alcuni casi potrebbe essere la conseguenza di un delirio del soggetto.

 

Il termine fobia così presentato rende la visione psicoterapeutica più costruttiva, si può parlare di fobie senza necessariamente chiamare in causa il disturbo e ci si focalizza sull'esistenza del soggetto. 

 

ultima modifica il: 15-09-2019 - 10:26:23
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