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Cosa vuol dire dominare? Cosa si intende per dominio sociale?

(eccellismo

aggiungere goliardia)

Con il termine dominio si definisce una pulsione umana che spinge i soggetti a provare piacere nel caso si supera un'altra persona, questa viene superata in termine di valore, ci si sente vittoriosi, questa persona ci obbedisce, ci rispetta, etc...

Il dominio è una pulsione che caratterizza tutto il mondo animale, ma nell'essere umano questa componte diventa estremamente più complessa, perché mentre nel mondo animale questa pulsione spinge a competere prevalentemente in modo fisico, dove il soggetto più forte fisicamente vince sugli altri, nel mondo umano la competizione diventa estramente più complessa e si basa sulla percezione che il soggetto ha, su cosa fa i confronti.

Tutto il fenomeno fra percezione, azione e sensibilità viene definito orgoglio, cioè l'orgoglio è tutta quella parte della personalità che un soggetto sviluppa e che ruota intorno al concetto del dominio che va inteso come una pulsione.

Da qui anche il concetto di orgoglioso, una persona che si offende facilmente, che tende a competere con gli altri, proprio perché conserva una sensibilità e suscettibilità elevata al dominio, alla volontà di dominare e alla volontà di non farsi dominare.

Questo ci fa capire che se ogni essere umano nasce con una pulsione innata, un dominio che potremmo definire puro poi c'è chi sviluppa una personalità che tende a tenere fuori questa pulsione dalla propria esistenza, ad inibirla e chi invece la esalta, facendo della dominanza parte dello scopo della propria esistenza, una fonte da cui trarre piacere.

Quando il soggetto usa il dominio per motivarsi, è motivato dalla volontà di vincere, dominare e in alcuni casi perfino distruggere gli altri si parla di grinta.

Eventi sociali che si basano su questa pulsione:

- competizione sportiva, cosa spinge le persone a gareggiare e vincere? Il piacere che si prova nel momento in cui si vince, si dominano gli altri.

- bullismo, i bambini e gli adolescenti provano piacere nel prendere in giro e primeggiare sui bambini più sensibili e deboli, il piacere che si prova nel dominare i più deboli, nel vincerli;

- carrierismo, il primeggiare a lavoro con posizione di comando sempre maggiori, dominare tramite lo stipendio, la posizione lavorativa, etc...

- BSDM, pratiche sessuali basate sul principio di dominanza e sottomissione.

 

Anche il detto mal comune mezzo gaudio nasce da una dinamica collegata alla pulsione, il soggetto focalizzandosi su altre persone che hanno perso, sono state sconfitte, sono in una posizione negativa riesce a stare meglio perché non si sente così inferiore, riesce in qualche modo a "risollevarsi" a livello di orgoglio concentrandosi su chi sta peggio o come lui.

Per alcune persone uscire dal proprio paese può essere una liberazione, in quanto si sente in competizione solo con alcune persone e non con tutto il mondo, quindi andare via significa anche eliminare un po' di pressione e orgogliod alla propria esistenza.

 

Con questo termine si definisce una pulsione nota nel mondo degli animali, cioè il fenomeno che potrebbe essere descritto come quello di dominio.

Chiunque guardi un documentario si rende conto di come gli animali in modo diversi siano sensibili al possesso del loro territorio, al possesso del loro partner, etc.. comportamento evidente in quanto gli animali sono per lo più istinto e manifestazioni emotive.

Nell'essere umano questa pulsione c'è ma è più difficile da vedere in quanto questa si intreccia in una personalità più complicata ed elevata.

Per capire questo fenomeno e la trasposizione della pulsione di dominio nell'essere umano si possono fare degli esempi:

- possessività, sia di oggetti che di persone, perché non accettate che qualcuno si appropri delle vostre cose e le usi? Perché non accettate che il vostro partner possa fare sesso con un altro? 

- offesa, il fatto che qualcuno con alcune parole possa farvi sentire inferiore o attaccato al punto da provare emozioni sgradevoli a cui tentate di rispondere, perché reagire così a quelle che sono solo parole?

- vincita e perdita, come vi spiegate che vincere vi trasmette emozioni positive e perdere emozioni negative?

- invasione degli spazi personali, perché alcune volte non accettate che qualcuno invada i vostri spazi? Si avvicini eccessivamente a voi?

- bullismo, come vi spiegate che alcuni bambini e adolescenti trovino piacere nello schiacciare gli altri e viceversa chi viene schiacciato soffra così tanto?

 

 

Quando una risposta argomentata a queste domande non c'è, l'unica altra alternativa è quella della pulsione al dominio, un qualcosa che abbiamo ereditato dal mondo animale da cui facciamo parte e che ancora oggi vive dentro di noi come emozione e come sentimento che ci spinge a fare quelle azioni per una questione di piacere nel dominare e dispiacere nell'essere dominati.

Uno degli esempi più frequenti usati anche nel linguaggio comune è anche quel del giocattolo dove si osserva che anche se un bambino non ha più interesse nel giocare ad un giocattolo quando questo sta per essere preso da qualcuno ecco che improvvisamente ritorna il desiderio a giocarci, desideiro che nasce dalla motivazione di dominio e far vedere a sé e agli altri che il giocattolo è suo e così né è il relativo dominio.

 

L'ego si manifesta nel modo più frequente con la propensione a competere, a vincere, a sentirsi superiore e di conseguenza anche a non farsi schiacciare e a soffrire nel sentirsi inferiore, quindi evidenziando una sensibilità all'offesa e al proprio dominio personale.

Una persona che segue l'ego viene definita prevalentemente in due modi:

- orgogliosa, la parte dell'orgoglio descrive quella serie di azioni e scelte che il soggetto fa per eliminare o ridurre la sensazione di inferiorità, dove ad esempio la persona per assurdo non chiede aiuto perché farlo lo farebbe sentire inferiore oppure spiega perché le persone rispondano, anche violentemente, ad offese esterne;

- altezzosa, l'altezzosità descrive invece la ricerca attiva del piacere tramite il dominio degli altri, il ricercare competizioni per vincerle, il mettersi continuamente in sfida. Questo termine deriva dalla metafora dell'altezza e quindi un esterno definirà questa persona "altezzosa" proprio per descrivere come questa desideri sentirsi più alta, cioè migliore e superiore. 

 

L'altezzoso è colui che lancia anche l'affermazioni tese non a vantarsi ma a schiacciare l'altro, a sottolineare chi è superiore e chi è inferiore, tentando di vincere, di apparire migliori, di sconfiggere.

L'ego nella sua parte più bassa si manifesta con la sofferenza dell'altro, vederlo rovinato, vederlo perfino morente o moribondo, godendo della distruzione dell'altro ed è per questo che nascono detti popolari come "la gente ci gode quando stai male" e cose simili. Qualsiasi cosa possa essere un simbolo di sottomissione e inferiorità dell'altro è percepita con piacere dell'ego nell'altezzoso. Non ogni persona che insegue l'ego arriva a questo livello anche se a volte potrebbe comunque provare piacere per problemi altrui e iniziarsi a farsi due domande in quanto per questo potrebbe sentirsi un mostro. 

 

Si può parlare sia di ego o di comportamento dominante per descrivere questo fenomeno, questo fenomeno esiste in due varianti:

- simbolismo dominante, la persona tenta di fare cose che trasmettano un messaggio chiaro agli altri ovvero "guardate chi comanda", cioè si parla di dinamiche di gruppo dove la persona tramite azioni simboliche ricerca che gli altri sappiano chi comanda e gli riconoscano tale dominio. Dominio teso a produrre una struttura gerarchica ed essere al vertice;

- superiorità, il soggetto desidera sentirsi superiore schiacciando l'altro, vedendolo o mettendolo inferiorità, sottomettendolo letteralmente parlando tramite un comportamento sfidante, come se fosse un duello. Alimentare l'ego in un qualcosa di più fugace.

Il simbolismo dominante è il corrispettivo umano dei rituali di dominio degli animali, pensate al gorilla che sbatte le braccia sul petto e tenta di dimostrare che sia il più forte e che quel territorio sia il suo, allo stesso modo le persone fanno azioni e dicono cose che hanno l'obbietivo di affermare il loro dominio in un gruppo e in un luogo.

Si parlerà di simboli efficaci quando questi porteranno realmente ad un risultato, cioè gli altri gli riconosceranno realmente tale dominio.

Sono persone che ancor di più sono sensibili ad attacchi di dominio ed offese, persone che quindi reagiscono in modo anche abbastanza violento a qualsiasi cosa venga percepita come un rovesciamento del loro dominio o un gesto che possa minacciarlo, specialmente agli occhi degli altri.

 

 

 Ego euforico

Alcune persone hanno un desiderio di dominare ma non lo fanno per una questione di inibizioni, però in casi di euforia tendono a lasciarsi andare e quindi manifestare comportamenti dominanti che di solto non hanno.

 

L'rogoglio tramite gli altri e il famoso "sono orgoglioso di te"

QUesto fenomeno avviene nei casi in cui il soggetto si identifica con altri, non si vede come un tutt'uno ma è come se fosse il gruppo. Le più comuni forme di identificazione sono quella famigliare, quella sportiva. Quindi la persona reagisce a livello di dominio come se fosse anche gli altri, quindi si sentirà dominato e ferito nell'orgoglio se attaccano qualcuno di loro o uno del gruppo viene dominato oppure si sentirà orgoglioso se qualcuno vince. Il genitore dice sono orgoglioso di te quando ad esempio una vittoria del figlio ha fatto sentire dominante il genitore.

 

"

class="messageTitle">essere motivo di orgoglio per i propri genitori

class="messageBody">
Ogni tanto mi chiedo se io sia motivo di orgoglio dei miei genitori e non mi so dare una risposta, perchè a mia volta non sono un genitore. Nella mia vita non ho mai fatto gran che, mi sono laureata ma poi mi sono fermata, ho fatto due o tre esperienze nel mondo del teatro a livello di scrittura e poi mi sono fermata, non ho mai portato a casa un ragazzo e di conseguenza non gli ho mai portato a casa un nipotino, mentre i loro migliori amici sono già nonni di due teneri bambini, l'unica cosa che faccio a livello di volontariato,cioè occuparmi di gattini in difficoltà, viene pure mal vista da loro, che mi reputano matta. Inoltre sono un peso economico, ho anche una malattia cronica che sono costretti a subirsi anche loro tra medicine, analisi del sangue, visite mediche. Insomma forse in pratica non ho niente per cui "brillare". magari però ai genitori piaciamo cosi' come siamo e noi figli ci stiamo a fare della paranoie inutili."

 

DA RIVEDERE E INTEGRARE

[da aggiungere esempi

superbia eurofica, alcuni soggetti sono superbi ma per inibizione tendono a non mostrarlo ma poi quando sono euforici si disinibiscono e lo diventano, questo spiegherebbe perché alcuni amici in contesti festosi tirino fuori un comportamento superbo che non avevano manifestato prima]

 

 

Nel linguaggio comune il termine superbia è diffuso ma potrebbe produrre fraintendimento a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- superbia per definire le credenze distorte di autostima che qualcuno può osservare dall'esterno, dove una persona si rende conto che le credenze di autostima di qualcuno sembrano essere superiori a ciò che la persona riesce a fare o dice di poter fare;

- superbia per definire quello stato di credenze di superiorità che una persona nutre nei confronti delle altre persone.

 

L'AB sceglie di ridefinire la superbia sulla base del secondo significato, andando anche ad eliminare diverse credenze illusorie che sono radicate sulla percezione della superbia.

La superbia non ha nulla a che fare con l'autostima questo vuol dire che se una persona può avere un'autostima pompata da un genitore o da un educatore o se ha dedotto queste suo attitudine da errori distorti questo non accade per la superbia dove qualsiasi credenza una persona conservi è frutto di un confronto e di una competizione che hanno portato la persona a sentirsi superiore.

La superbia nel linguaggio comune tende ad evidenziare queste credenze ma indica un fenomeno più utile ovvero la propensione della persona a confrontarsi e a dominare con le altre persone ed è quindi superbo non solo la persona che conserva queste "credenze di superiorità" ma è superbo chiunque tende a compotere e anche chi ne esce con le ossa rotte per lo più.

Da un altro punto di vista potrebbe dire che qualsiasi superbo proprio perché è sensibile e propenso alla competizione se verso qualcuno si sentirà superiore o se in generale tende a sentirsi superiore verso diverse persone (per i confronti fatti e per cui crede di esserne uscito vincente) si ritroverà comunque a confrontarsi con qualche pesce più grosso in alcuni contesti che lo farà sentire invece inferiore, dimostrando come sia utile focalizzarsi sulla propensione alla competizione piuttosto ad etichettare superbo come qualcuno che si sente superiore a tutti quando in realtà l'esito di questo confronto potrebbe portare a diversi esiti ma difficilmente esiste una persona che si sentirà sempre superiore e vincente a tutti dai confronti che farà e dalle competizioni in cui si lancerà.

"Il superbo è colui che agisce affinché continui a sentirsi superiore, colui che ricerca il piacere della vittora nella competizione in ogni dinamica esistenziale e non. Anche se l'esito di questa competizione non è affatto scontato e potrebbe sentirsi inferiore soffrendone".

Conoscere e comprendere questa dinamica aiuta a capire dinamiche che altrimenti sarebbero incomprensibili, specialmente per chi non ha questa propensione alla dominanza, di quali dinamiche stiamo parlando?

Di una persona che desidera integrarsi e fare amicizia o portare avanti un progetto con qualcuno e ad un determinato punto inizia a rendersi conto che l'altro è in competizione, una persona che con questo finisce per danneggiare sé e gli altri (inclusa questa persona che non ha dinamiche competitive) cosa che appare senza motivo se non si riesce a capire che l'altro lo fa per il piacere di vincere e dominare gli altri.

 

La superbia sfocia in condotte antisociale perché queste persone arrivano a nutrirsi di invidia e qualsiasi altra emozione negativa suscita nell'altro, perché mentalmente la distruzione dell'altro equivale al fatto che lui sarà ancora migliore per confronto. 

Dei danni della superbia è noto probabimente dagli arbori della società e perfino le religioni hanno tentato di arginare questa condotta, ad esempio la religione cattolica l'ha bollato come peccato capitale.

 

 

Quanto più una persona è consapevole e si rende conto di quanto convenga la collaborazione quanto più è probabile che la sua personalità rifiuti l'emozione della dominanza o comunque sviluppi una superbia che non sia antisociale né anticollaborativa e trova un modo di farla fuoriuscire solo in quei contesti che non arrecano danni ad esempio competendo solo con altre persone superbe e in contesti non esistenziali.

 La superbia nasce dal desiderio di dominare e non va confuso con quel comportamento che potrebbe avere una persona orgogliosa che si sente dominata.

La domanda che conviene porsi a questo punto è "come manifestano la superbia queste persone a livello comportamentale?".

La risposta è "in un'infinità di modi possibili" ogni persona compete in modo diverso in base a quelle che sono le sue credenze, al come percepisce la gara, cosa lo farebbe sentire vincitore, etc.. questi comportamenti superbi possono essere differenziati per tipologia:

- superbia manifesta/non manifesta, cioè persone che fanno questa sfida nella loro mente, sono persone che si basano per lo più sul confronto e passano inosservati anche ad occhi critici;

- superbia violenta/non violenta, cioè se la condotta manifesta della persona mira intenzionalmente a danneggiare l'altro comettendo quindi una violenza.

Questo ci porta a considerare che anche se una persona si mette a fare il superbo in contesti esistenziali e sociali ha nel caso di superbia non manfiesta e superbia manifesta non violenta comunque un impatto minimo, mentre ha un impatto antisociale rilevante quando attua una superbia manifesta e violenta.

 

 

Superbia e agonismo

Nella società la superbia non viene accettata, viene percepita come qualcosa di errato sopratutto nelle condotte antisociali ma viene invece accettata e leggitimata nei contesti sportivi definiti agonistici. Di solito una persona superba tende ad accettare qualsiasi comportamento superbo, perfino antisociale, quando non va a suo danno arrivando a dire frasi ad esempio come "gli affari sono affari" quando una persona per il suo obbiettivo di accrescere potere nella società non si fa scrupoli a distruggere altre società, danneggiando "il mondo" per il suo piacere di conquista.

È necessario fare attenzione a non confondere le dinamiche reali dove in alcune realtà c'è una competizione inevitabile, dove ad esempio una perosna non ce la fa più a resistere e viene schiacciata da una realtà che comunque richiede determinati standard e una determinata efficacia da quella che è invece l'intenzione di distruggere qualcuno per il piacere di dominarlo.

 

Superbia e bullismo 

La superbia (così come la dominanza in generale) spiegano perché alcune persone finiscano per accanirsi su quelle "deboli" perché le trovano come un facile mezzo per sentirsi superiori, un "ti piace vincere facile" questo vuol dire che è probabile che una persona superba finisca per "bullizzare" nei modi che più ritiene piacevoli e "divertenti" una persona debole su cui può esercitare questi suoi comportamenti che la fanno sentire superiore.

 

La superbia definita in questo articolo viene definita di solito come arroganza, perché quest'ultimo è il termine "jolly" usato per definire queste tipologie dinamiche, si legga il termine arroganza come pagina di disambiguazione.

 

Una persona che non ha una propensione alla dominanza e alla competizione viene definita umile. Una persona umile è quindi quella che non si sente in competizione, non fa confronti e non tenta di vincere o dominare ma si vive le proprie esperienze, i propri obbiettivi e risultati senza che ci sia alcuna emozione di superiorità o inferiorità. L'umiltà è qualcosa di inconcebile per persone superbe ed orgogliose che sono anche egocentriche.

 

Cosa prova una persona che subisce il comportamento di un superbo? Teoricamente si è propensi a pensare che le persone che subiscono questa "aggressione comportamentale" anche se psicologica, tendi a produrre senso di inferiorità ma non è così. Una persona dall'esterno non riesce nemmeno a capire esattamente il perché l'altro lo stia facendo (a volte potrebbe essere fatto anche per vendetta) e quindi in base a come percepisce l'evento (quindi in base al suo punto di vista delle cose) potrebbe provare emozioni negative diverse. Ci sono quelle persone che la prendono come un segno di bassa autostima come a dire "loro possono permettersi di farmi queste cose e io invece sono qui che subisco" come se fosse un segno distintivo del fatto che la persona è un'inetta sociale. Altre persone potrebbero prenderla in modo ancora più specifico del tipo "quelle perosne mi stanno prendendo in giro su questo specifico punto quindi vuol dire che in questa cosa devo essere proprio schifoso, orrendo, etc.."

Queste emozioni negative sono tanto più intense quanto più la persona non reagisce e non si oppone, altrimenti si trasformerebbero in risentimento e rabbia. Alcune persone invece lo prendono per quello che è e sentendosi inferiori, per superbia e orgoglio potrebbero reagire. (da aggiungere il discorso delle inibizioni)

 

class="smallfont">Quando la superbia si trasforma nel bullismo verso il più debole:
class="smallfont">"Come smettere di essere un bersaglio facile? Sono uscito con dei ragazzi a lavoro ( quelli con cui mi trovo meglio ) e anche li sono stato l'argomento di tutta la serata. Mi hanno portato unicamente per prendermi in giro.

' ti vedo bene come uno di quei poliziotti che stanno nei gabbiotti tutto il giorno..lavoro da rincoglionito'

E hanno iniziato a dire che le prenderei anchje da poliziotto visto che sono ' troppo buono ' e in divisa sarei un ' mostro '. Mi hanno pure fatto la battuta che con l'arma in mano mi sparerei.
Poi mi dà fastidio il fatto che vogliano sapere cosi tante cose della mia vita dagli aspetti sessuali e lo fanno perchè sono dei pettegoli.
Non mi dite di cambiare cerchia di amicizie...ho notato che purtroppo sono tutti cosi.
Insomma faccio sempre la figura dell'inetto imbranato, mi trattano come un bimbo e sembra che non sò stare al mondo."
Superbia e motivazione, quando le persone vengono motivate principalmente dal piacere che provano quando vincono e dominano gli altri. Cosa fare in questi casi? Si legga motivazione per approfondire.
 
DA INTEGRARE

DA RIVEDERE

Arroganza pagina di disambiguazione.

Con il termine altezzoso si definisce il comportamento di quelle persone che lasciano trasparire intenzionalmente o meno il proprio senso di superiorità. 

L'altezzosità non intenzionale è una conseguenza della superbia in cui il soggetto intenzionato a sentirsi superiore senza che se ne renda conto lascia trasparire questo fatto all'esterno e quindi viene giudicato altezzoso. 

L'altezzosità intenzionale invece è frutto della superbia stessa dove la persona si sente maggiormente superiore se lascia trasparire la sua superiorità e vede le reazioni degli altri, una sorta di "mi diverto non solo a sentiermi superiore ma anche a schiacciarti, a fartelo notare e farti sentire ulteriormente inferiore".

L'essere altezzosi ha un'elevata probabilità di far risultare antipatici, infatti chi è conscio di questo rischio e di quanto sia deletereo per fare amicizie il senso di inferiorità tentano di fare in modo che l'altro non si senta inferiore nemmeno per errore ad esempio fraintendendo qualcosa. Le persone che manifestano questo comportamento tendono ad essere allontanate dalla maggiora parte delle persone.

L'essere altezzosi a volte è qualcosa di valido e oggettivo ma altre volte è frutto di distorsione ed illusioni di un soggetto che si sente superiore ma che in realtà da un punto di vista esterno non lo è.

Il superbio non ha particolari rischi perché essendo interessato esclusivamente al sentimento di inferiorità dato dalla competizione anche se finisse per sentirsi superiore solo sulla base di un suo film mentale potrebbe continuare a goderselo dato che nessuno può leggergli nel pensiero, quindi una persona potrebbe continuare a sentirsi superiore anche se in realtà lo scenario suggerisce il contrario e la gente lo giudicsconfitto/inferiore, nell'altezzoso il rischio di risultare ridicolo è elevato dato che potrebbe comportarsi da persona che si crede superiore quando dall'esterno le persone lo reputano inferiore o sconfitto.

 

Nel linguaggio comune l'altezzosità a volte viene espressa con la locuzione "trattare con sufficienza"

BOZZA

 

 

 

l'altezzoso può commettere l'errore di sottostimare e sottogiudicare chi ha di fronte? Si, perché crede che la sua superiorità sia totale.

 

qual è la differenza fra essere snob e altezzosi?

 

FINO A QUI

 

[aggiungere parità, egemonia, supremazia, superiorità, tiranno, dispotico, dittatore

collegamento con megalomania,

collegamento con aticofilia

collegamento con prepotenza

essere il migliore di tutti, la massima espressione dell'orgoglio? Dominio di un gruppo più o meno esteso.

una persona dominante come viene percepita dall'esterno? Altezzosa se tenta di dominare tramite i racconti di sé, vantandosi (non reale) o descrivendo fatti realmente accaduti, mentre è spocchiosa se c'è una gara in corso, ad esempio una persona tenta di primeggiare di fronte agli occhi di un terzo screditanto l'altro o mettendosi in gara tentando di arrivare alla vincita.

 

 

alismo dominanza come componente inconscia e senso di superiorità come il sentimento che nasce dalla coscienza e che può essere spiegato e comunicato anche se comunque affonda in un'emozione che di base è animalesca e non ha spiegazioni se non evolutive]

Nel linguaggio comune il termine dominare non è diffuso, l'AB lo riprende per dare risalto ad un fenomeno emotivo (pulsionale) che ha un grande impatto nella motivazione e comportamento umano.

Per comprendere di quale fenomeno si sta parlando è sufficiente farsi queste domande, perché proviamo una emozione positiva quando pensiamo di essere superiori a qualcuno o quando lo vinciamo? Percepiamo di averlo vinto? Viceversa perché proviamo un'emozione negativa? Queste domande tentano di trovare una risposta ad un fenomeno umano che ci coinvolge tutti a livello biologico e pulsionale.

L'AB tenta di dare una risposta definendo la teoria della dominanza, spiegando il perché alcune persone tendino alla competizione e perché alcune persone nonostante non ci tendino provino comunque determinate emozioni, come se ne fossero inevitabilmente sensibili.

L'origine di questa pulsione la ritroviamo nella selezione naturale, un qualcosa che coinvolge ogni essere vivente e non solo l'uomo, una pulsione che ha un suo specifico obbiettivo, ovvero quello di spingere solo l'essere più "possente"  a riprodursi, in quanto questo competendo e vincendo, lascia i geni migliori alla specie. Questo meccanismo ha permesso alle specie di sopravvivere proprio perché la specie che sviluppato questa emozione aveva una marcia in più dato che lasciava una progenie migliore delle altre.

Gli esseri viventi sono spinti a competere proprio perché vincere li fa sentirsi superiore e produce loro piacere, mentre il contrario produce sofferenza, cosa che non provano solo loro ma anche le femmine che a loro volta si sentono superiori scegliendo il vincente.

Ma nell'essere umano questa emozione ha creato e continua a creare solo problemi dato che il progresso e il benessere provengono dalla collaborazione e non è più una questione di vincere o perdere, non siamo più nella dimensione del selezionamento fisico per riprodurci e queste emozioni vanno contro il benessere stesso della nostra società, perché spingono ad una competizione mentale, a schiacciare e vincere gli altri a prescindere anche per solo piacere.

La prima cosa che si nota è che nell'essere umano questa emozione non resta come tale ma evolve a sentimento, si fonde con un pensiero che la fa diventare qualcosa che non compare solo nel momento in cui c'è una lotta fisica, ma entra nel campo mentale dei confronti, del come si "percepisce" un'azione altrui, di come si percepisce la realtà e si va oltre il "due persone competono" ma si entra in una dimensione in cui ciò che conta è cosa vede una persona al punto che è necessario parlare di fatto di "sensibilità alla dominanza".

I termini che determinano questo sentimento sono due, "inferiorità" e "superiorità" ovvero sentimento di inferiorità e sentimento di superiorità.

Come fare a riconoscerli? Una persona potrebbe avere difficoltà nel riconoscerli immediatamente perché per un'esistenza intera nella sua noncuranza potrebbe non aver considearto e dato un nome a questi fenomeni emotivi che provava, non ha tentato di spiegarseli e quindi necessita di rianalizzarsi con questa nuova visione per rendersi conto pienamente di questo eventuale senso di inferiorità e di superiorità.

La dominanza si manifesta nell'essere vivente in due modi, uno attivo dove la persona resasi conta delle potenzialità di piacere che il senso di superiorità offre arrivava a pensare "ok, sfidare e vincere mi piace quindi mi metterò in competizione con gli altri" generando la figura del superbo. Ma in alcuni casi la persona potrebbe semplicemente essere "sensibile alla dominanza" cioè anche se non sta attivamente competendo e non ha intenzione di competere, in alcune situazioni comunque finirà per provare queste emozioni e queste influenzeranno la sua esistenza, come ad esempio con la risposta per orgoglio.

Questa sfaccettatura indiretta della dominanza probabilmente è anche più rilevante della prima perché finisce per far provare alla persona delle emozioni inaspettate che vanno in alcuni casi perfino a peggiorare il quadro della situazione. Pensiamo ad una persona che potrebbe sentirsi inferiore quando qualcuno sta cercando di aiutarlo, la persona percepisce il fatto come "se mi aiuta io sono inferiore, lui è superiore" e quindi per assurdo potrebbe perfino rifiutare questo aiuto per il suo orgoglio.

La dominanza va a spiegare non solo il fenomeno della competizione diretta ma anche quel parco di sentimenti che nascono da come percepiamo le cose, sia in modo valido che distorto, arrivando quindi a sentirsi inferiori dal nulla anche quando di fronte non c'è nemmeno una persona che ha intenzioni di competere con noi.

In sintesi abbiamo due grandi fenomeni dietro la dominanza:

- il primo dove assistiamo ad una serie di emozioni che sono frutto di una precisa volontà di sentirsi superiori e che potrebbe portare come effetto collaterale l'inferiorità, quindi una persona che è superba in qualcosa;

- il secondo dove assistiamo ad una serie di emozioni che nascono dall asensibilità che la persona sviluppa e conserva sulla dominanza (cioè che non ha mai fatto nulla per eliminarla) e che la portano a sentirsi superiore o inferiore in modo inaspettato, metnre sta facendo altro perché è come percepisce l'evento che lo fa scattare.

 

Questo secondo fenomeno potrebbe dare luogo a quella reazione definita reazione d'orgoglio, cioè alcune persone proprio perché non accettano di sentirsi inferiore reagisco per fare in modo che non ci si sentano più, ma non sempre c'è questa reazione.

 

 

A livello teorico si potrebbe affermare che quanto più la persona ha "inseguito queste emozioni" o ha avuto genitori che l'hanno spinta in questo versante quanto più è probabile che finisca per diventare superba e finisca per diventare sensibile alla dominanza aumentando a sua volta le probabilità di avere una risposta di orgoglio o comunque che in generale queste emozioni influenzino la sua esistenza.

Ad esempio quando il figlio cresce in un ambiente dove il genitore è superbo o comunque orgoglioso e lo spinge a superare i suoi compagni con frasi come "devi essere tu il migliore, devi avere i voti più alti, devi essere il più bravo della classe" etc..

 

 

Per capire facilmente cosa sia la dominanza è sufficiente vedere come si comportano i bambini, per vedere come alcune loro azioni siano dettate da queste emozioni, ad ulteriore dimostrazione dell'innatismo di queste emozioni, che genera anche nei casi più violenti ed estremi il bullismo. I bambini ad esempio vogliono possedere qualcosa e non darla a nessuno perché questo li fa sentire superiori, oppure vogliono essere i migliori, oppure fanno continue sfide perché se vincono avvertono questo benessere. La differenza con l'età adulta è che mentre nel bambino i sentimenti non sono ancora evoluti, sono simili al comportamento animale dove c'è territorialetà, possessione, sfida fisica, nell'età adulta si arriva a cose davvero inimmaginabili e più mentali dove ad esempio una persona potrebbe sentirsi superiore per il fatto che possiede un terreno o che ha rapporti con persone "famose".

La domanda ora è, si può arrivare in età adulta ed eliminare questa emozione? Si ma per farlo è necessario avere una visione diametralmente opposta a quella del superbo, una persona superba per definizione è intenzionata a dominare in alcuni versanti, a sentire quell'emozione di superiorità e questo suo investimento anche in un solo versante le impedirà di attuare il percorso di uscita.

Stiamo parlando di persone sensibili alla dominanza e che intendono cambiare questo stato, che non vogliono più avere reazioni d'orgoglio o lasciare che queste emozioni influenzino la loro esistenza. Quello che va fatto è diminuire la sensibilità e questo si può fare in due modi:

- il primo è di impedire quel percorso automatico che a volte è automatico che porta l'altro a percepire la situazione come una sfida, quindi qui è necessario sviluppare un metodo algoritmico, una visione critica costante in modo da impedire che questo avvenga;

- il secondo è di colmare le reale ignoranza della persona ed eventuali lacune attitudinali che potrebbero portarla in quella situazione in cui quando vedono un altro avere o fare ciò che loro non hanno o non sanno fare finire con il sentirsi inferiori.

Entrambe queste componenti ci fanno capire come la soluzione sia nelle prevenzione, una volta che queste emozioni fuoriscono diventa difficile gestirle.

Nel primo caso la persona evita di cadere in sfide e minaccie di inferiorità che in realtà esistono solo nella sua mente, nel secondo caso la persona impedisce che ciò che non ha capito o ciò che non sa fare la facciano sentire inferiore a qualcuno.

Se nel primo caso si tratta di cambiare il modo in cui la persona guarda alla realtà, sviluppare una maggiore consapevolezza e rimanere più critico nel secondo si tratta di fare dei veri e propri cambiamenti più profondi in modo preventivo.

Nel momemtno in cui una persona sa cosa vuole, sa farlo ed è appagato da ciò che ha non ha più alcun motivo per sentirsi inferiore, non esiste più essere inferiori o superiore ma esiste semplicemente "essere diversi", la persona si rende conto di essere una persona unica che ha la sua vita.

Non c'è più un "tu sei meglio di me" o "io sono meglio di te" ma c'è un "io voglio questa vita, mi sto incamminando per raggiungerla e tu sei una persona differente da me".

La cosa più difficile è arrivarci in questo stato a livello materiale, sviluppare quella consapevolezza a livello esistenziale che manca, sviluppare quelle attitudini che mancano, arrivare di fatto a maturare/crescere a tal punto che la persona ha la propria esistenza e quella degli altri non gli interessa più, o comunque qualsiasi altra esistenza lo lascia indifferente.

Qui la situazione diventa più complicata perché le persone che non raggiungono questa dimensione di consapevolezza si trovano di solito in una dimensione di autostima, cioè proprio perché sono in quello stato di ignoranza/mancanza di attitudini tentano di aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di trovare delle risposte, finendo per basarsi chi su stinto, chi sui confronti, chi sull'andamento dei risultati, etc.. e questo potrebbe portarli a sviluppare forme di autostima basse e farli sentire per questo continuamente inferiori. Per uscire da questa dimensione la strada è più lunga perché a questa persona non solo manca consapevolezza e attitudini, ma va anche fatta uscire da questa dimensione illusoria e fallace dell'autostima, che per alcune persone potrebbe essere una trappola ostica da superare specialmente per alcune credenze specifiche che hanno radicato dentro di loro.

Per fare un esempio pensiamo a due donne, una che non ha alcuna concezione di autostima, non comprende la bellezza ma nonostante questo in alcuni casi quando una ragazza viene scelta da qualcuno e lei no, ne soffre, specialmente perché non capisce ed erroneamente finisce per vederlo come una sfida. A questa donna manca il percorso per capire cosa sia la bellezza, per capire che effetto fa il suo corpo, come è esattamente il suo corpo e riuscire anche a porsi degli obbiettivi con la propria bellezza in modo da uscire da queste dinamiche di sfida con le altre donne. Immaginiamo ora un'altra donna che non solo è ignorante come questa ma ha sviluppato anche una propria teoria distorta sulla bellezza, teoria basata su una serie di concetti che possiede anche in modo disorganizzato o emotivo, per questa donna uscire da questa dimensione è ancora più difficile perché va prima cancellato tutto questo e se la donna ci crede, ne è convinta arriva ad essere quasi impossibile che questo accada.

 

class="messageTitle">Schadenfreude e la dominanza

Questo è un termine tedesco che significa "piacere provocato dalla sfortuna (altrui)", questo termine conferma la teoria dell'AB sulla dominanza, ovvero che si potrebbe provare piacere nel momento in cui la persona percepisce la sfortuna altrui come qualcosa che la rende inferiore e di conseguenza lo fa sentiree superiore (da non confondere con il piacere che nasce quando sappiamo che qualcuno con cui desideriamo vendicarci sta soffrendo come giusta punizione).

Questo fenomeno scatta nei superbi o in coloro che conservano questa sensibilità alla dominanza e quindi nel momento in cui pensano di qualcuno in difficoltà avvertono questa situazione di piacere che nasce dal fatto che hanno percepito questa situazione come qualcosa in cui sono superiori.

 

 

In sintesi potremmo dire che la dominanza per l'AB è un'emozione che influenza l'esistenza delle persone quanto più queste o sono superbe o sono scaramente consapevoli e nella loro ignoranza e non curanza lasciano che questa emozione cresca dentro di loro, che compaia laddove si percepiscono come in vantaggio o superiori.

 

 

 

Psicologia inversa e dominanza

La psicologia inversa si basa sullo sfruttare l'effetto inferiorità a proprio vantaggio, se io do un ordine a qualcuno il solo fatto che questa persona accetti l'ordine lo farebbe sentire come inferiore e invece fare l'opposto, "ribellarsi" lo farebbe sentire superiore, quindi strategicamente se ad una persona che conserva superbia o dominanza gli ordini l'opposto di quello che desideri che faccia, questa persona se non si rende conto dell'inganno finirà per fare esattamente ciò che noi desideriamo e quindi essere manipolato.

Quando un genitore porta un figlio a ribellarsi è perché nella sua ignoranza non si rende conto di ciò che fa, degli errori che commette.

 

Dominanza e il concetto di imposizione ovvero quando una persona tenta di imporsi sull'altra

Nell'articolo è stato trattato il fenomeno con il termine di "competizione" ma il termine "imposizione" potrebbe aiutare a rendere maggiormente l'idea di come una persona si comporta con un'altra. Pensiamo ad una persona che per apparire superiore agli occhi di un'altra inizia a prendere in giro una persona a lei vicina a imporsi per farla apparire inferiore e di conseguenza lei come superiore. Imporsi su qualcuno e competere sono la stessa identica cosa, c'è una persona che agisce affinché si senta superiore e/o appaia come superiore anche ad occhi di altri.

 

 

class="messageTitle">"Perché la gente rosica?

class="messageBody">
E io per prima...
Mi spiego. Io sono soddisfatta della mia vita, o sicuramente delle cose principali, mi ritengo una persona fortunata e realizzata (ovviamente non da ogni punto di vista) Per quanto riguarda errori e sbagli, so di avere come tutti delle colpe per certi versi, e per altri di essere vittima delle circostanze. Nella media, insomma. Eppure...mi sembra sempre che gli altri abbiano più di me, questo specie dal punto di vista lavoro e realizzazione.
Rosico quando vedo gli altri che hanno lavori prestigiosi. Rosico quando persone che si muovono nei miei stessi ambiti realizzano cose importanti. Rosico quando sono cose che potevo ottenere anche io, ma anche quando sono cose fuori dalla mia portata, o che non ho fatto nulla per ottenere. Rosico quando vedo gente condurre vite molto agiate, o quando vedo che hanno tante persone attorno che li seguono e li apprezzano. Sono così un po' da sempre, e non amo questo lato del mio carattere: vorrei essere in grado di preoccuparmi solo di me stessa, di guardare la mia strada e stop. Poi però parli con la gente, o sbirci stati sui social network...e ti rendi conto che gli altri fanno esattamente la stessa cosa, anzi: se io sto attenta a non lasciar trapelare certi sentimenti, non riconoscendoli come positivi, altri non ne fanno troppo mistero o sono apertamente acidi e frustrati. 
E allora? Cosa ci spinge? Stiamo parlando di persone con doti, uomini e donne attraenti e intelligenti, con tutto il necessario e anche il superfluo. 
Cosa ci porta ad essere così competitivi e frustrati? E' una spinta a voler essere migliori o nasconde altro?"
Questa donna usa il termine "rosicare" per intendere quel sentimento di inferiorità che nasce nel confrontarsi con altre persone. Questa donna si illude di essere appagata, ma se lo fosse non starebbe a guardare gli altri. Dal discorso che fa si evince che ci sia una sensibilità alla dominanza, la cosa che è difficile da capire è se questa donna sia superba o se invece sia soltanto orgogliosa. Nel caso fosse superba il suo obbiettivo, che forse ha nascosto a se stessa, è quello di sentirsi superiore a tutti e quindi il suo "rosicare" nasce dal fatto che nell'esistenza che si ritrova non può. Se invece fosse orgoglio il problema è solo di consapevolezza, la persona non ha capito quale sia il senso del vivere e nello specifico della sua vita, non è appagata, non riesce a riempire la sua esistenza e su alcune cose perfino a capirle; questo la porta a guardare gli altri e confrontarsi portandola a questa sofferenza ogni qualvolta percepirà qualcosa negli altri di superiore.

 

Quello che invece ora seguirà è l'esempio di persona superba, che però sembrerebbe la porti a provare più sofferenza non che gioia da questo mettersi in competizione:

"Da sempre, da che ho ricordi, è come se vivessi male il confronto con loro.
Provo una sorta di rivalità perenne, che riesco a mascherare bene ma che in realtà sento dentro. Entro facilmente in competizione, mi arrovello su cavolate, mi sento sminuita se gli altri raggiungono certi risultati. E' sempre stato così. Non sono cattiva, non gioisco se le cose vanno loro male, anzi, però se riscuotono successi professionali, se sono ammirati, se hanno soldi a disposizione, possibilità varie mi sento sminuita.".

Questa persona anche se sembra non rendersene conto è una persona superba, da quando è piccola desidera superare gli altri, essere superiore ma forse per scelte esistenziali errate nonostante questa dominanza è diventata una persona che si sente prevalentemente inferiore. Forse con il tempo ha tentanto di nascondere a se stessa questa cosa per non soffrirci ma quando guarda qualcuno, il suo punto di vista non può che ricordargli.

 

Un video che mostra le reazioni di persone orgogliose o superbe

 Questo video smaschera persone suberbe o orgogliose che percepiscono quel gesto come qualcosa che li fa sentire inferiori, chi si allontana risentito probabilmente è solo orgoglioso mentre chi risponde a tono, sottolineando il concetto della sua superiorità è probabilmente superbo.

 

un altro raccondo dal web:

"Narcisista in lotta

Un caro vecchio amico di 18-20 anni fa è entrato a lavorare in una grossa azienda importantissima. Avevamo iniziato insieme a lavorare quando eravamo poco più che adolescenti poi per anni abbiamo avuto solo contatti virtuali sporadici.

Ho provato fortissima invidia e rabbia. In realtà credo il mio sia un problema estremamente narcisistico, non importa quali traguardi abbia raggiunto io, ma non tollero che gli altri ottengano qualcosa, mi sento anche sempre meno del prossimo, malgrado dentro di me sono assolutamente convinto che lui se lo sia meritato (e pure in ritardo); sono quindi frammentato internamente (amore vs odio).

Vedo questo comportamento anche negli altri e nella società capitalista in generale, in passato per me era un combustibile per impegnarmi ancora più duramente sul lavoro a superare gli altri, ma da qualche anno mi crea depressione cronica, rabbia e mi fa stare tanto male. Conosco imprenditori che arrivano all'estremo mettendosi a denunciare per motivi futili il negozio vicino, che non ha attività in competizione con la loro ne conoscono il proprietario, solo per invidia del fatto che l'attività è fiorente (esperienza vissuta in prima persona). Ovviamente sono consapevole che è un comportamento infantile, ma è il fondamento stesso della nostra società!!!

Putroppo da qualche anno, anche con tutta l'introspezione possibile, non arrivo a niente se non a sentirmi più cattivo e sadico. Per fortuna la cosa si ferma al solo campo professionale e me ne frego del campo sentimentale ed economico. Partendo dal fatto che ci comportiamo tutti così, chi lo nega significa che non sa guardarsi dentro, posso considerarla una vera e propria patologia o è una normale reazione "umana" che però io amplifico un po troppo?
PS: Come potete immaginare, da buon narcisista, i miei traguardi neanche li considero anzi non ne sono mai soddisfatto.."
class="messageBody">Questa persona chiama erroneamente narcisismo quello che in realtà è la sua superbia o orgoglio, anche qui è difficile dire quale dei due profili sia anche se sembra più probabile quello della superbia, dove nonostante in parte riesca a provare ammirazione e si senta amica di questa persona non riesce a fare a meno di essere anche competitivo e di desiderare che l'altro perda o fallisca affinché lui possa primeggiare.
Quando ci si sente inferiori e quando invece si ammira l'altro?

La sottile differenza fra risentimento /rabbia e la reazione per competizione.

 

Paradossi della dominanza

"Mi piace immaginare la scena in cui due persone l'una vicina all'altra iniziano a osservarsi, giudicarsi e confrontarsi, per poi entrambi concludere che l'altro è superiore a lui. Questo scenario mi ricorda quanto la stima sia soggettiva e che nella propria ignoranza porta le persone a sentirsi in base a come vedono la realtà generando paradossi in cui due persone si sentono entrambe superiori all'altra o entrambe inferiori.

 

Dominanza?



"Sono da sempre una persona anaffettiva. Faccio molta fatica a provare qualsiasi forma di empatia verso gli altri e tendo a considerare i rapporti interpersonali come fonti di piacere narcisistico: mi piace conquistare gli altri, dominarne gli spiriti e poi, non appena sono certo di aver piegato la loro volontà alla mia, scaricarli più o meno miseramente.

Sono consapevole del fatto che questo sia un tratto del mio carattere e penso che devo in qualche modo convivere con la mia natura, anche se ultimamente le cose stanno prendendo una piega che mi preoccupa un po'.

Sin da quando ho iniziato a vivere da solo (18 anni) ho sempre vissuto da una parte numerosi rapporti anaffettivi che seguivano le modalità descritte sopra (ricerca di piacere narcisistico, incapacità di legarmi agli altri, ecc.) a cui però associavo pochi e selezionati rapporti "sani", in cui riuscivo in qualche modo a considerare gli altri come miei pari e a godere della loro mera presenza e non della mia capacità di dominarli.

Da un paio d'anni però (ora ho 31 anni) venuti meno i miei rapporti "sani" storici (qualcuno si è sposato, qualcun'altro si è traserito all'altro capo del mondo, ecc.) mi rendo conto di non essere più in grado di creare rapporti di questo tipo e di aver aumentato notevolmente la dose di rapporti anaffettivi. 

Inoltre, mi sono concentrato quasi esclusivamente su rapporti a sfondo sessuale (con donne, sono etero) non riuscendo più nemmeno a creare rapporti superficiali e occasionali (.i.e. "andiamo a fare un aperitivo") con persone del mio stesso sesso. Non sarei nemmeno in grado di dire quanti rapporti occasionali con partner diversi ho avuto dall'inizio di quest'anno.

Pur essendo convinto che buona parte dei miei comportamenti sia un prodotto della mia natura, che non credo sia possibile cambiare, ultimamente un episodio (caso di sieropositività di un conoscente) mi ha fatto pensare che forse la mia cara "anaffettività" potrebbe assumere - o forse ha già assunto - connotati distruttivi. Motivo, questo, che mi ha spinto a scrivere per chiedere se pensate che ci sia una soglia oltre la quale l'anaffettività e uno stile di vita anaffettivo si possano considerare un problema che merita attenzione medica o se, semplicemente, devo abbandonarmi alla mia natura e alla sua evoluzione e al limite ripetermi che "muore giovane chi è caro agli Dei." 

Ciò che mi rende perplesso è che da una parte il mio stile di vita mi piace a riesce quasi ad appagarmi (non "soffro" la mia condizione di fondamentale solitudine né la mia incapacità di creare relazioni stabili/salde) ma dall'altra mi sembra di attorcigliarmi in una spirale discendente che mi condurrà alla catastrofe.

Scusate la lungaggine."

 

 

Quando le persone chiamano i fenomeni inerenti alla dominanza con il termine narcicismo:

"Di recente ho acquistato un libro di una criminologa italiana, dedicato al narcisismo perverso, e sfogliando qua e là aveto trovavo delle cosine interessanti in materia di seduzione. "Bancomat.." Di getto, scrivo all'autrice con una serie di riflessioni, e mi sparo a manetta tutti i libri che ha scritto. Sorpresa... Non l'avrei mai detto... sono un narcisista (patologico) introverso. E' la sciagura più grande che possa capitare nella vita, perché significa avere un senso enorme di sè, un ego spropositato, megalomanie, e contestualmente autostima zero, ed evitanza a tutto spiano, per evitare appunto i confronti che potrebbero riverlarsi impietosi. Quindi, ego spropositato, ambizioni enormi, ferocia nel pensiero, irrispetto dell'altro... Ma... come stasera, timore a chiedere un'informazione a chi è pagato per darla. Avere diritto a delle cose, e non prendersele, per qualche timore assurdo che non ha senso. Ecco, stasera, ho scritto forse la cosa più illuminata dopo sei mesi di "chiusura ticket" e sfondamento alcoolico costante e illimitato, e botte di dolorosa autoconsapevolezza: "Ascolto musica fatta da altri, e non faccio la mia Leggo libri scritti da altri, e non scrivo i miei Leggo, vedo, ascolto, di seduzione e amore, fatti da altri e non creo le mie occasioni" Beati i narcisisti estroversi, che brillano, manipolano alla luce del sole, sono seducenti, scaltri, sgomitano e arrivano in alto. Non ho 60 anni, sto per farne 31, ma sento che la mia vita è "andata". Sarebbe cosa buona e giusta che morissero le ambizioni, ecc. della serie "Sei sbagliato, non puoi farcela" invece diventano ancora più grandi. L'ultima è che voglio fare qualcosa che mi permetta di diventare un/l'idolo delle ragazzine, anche solo un mese.. Ma da bermi intensamente questa cosa, fino all'ultima goccia..... Approfittarne, prendere tutto quello (e soprattutto quelle) che posso. Ma in cosa? pezzi rap? canzoni melense? roba più potente tipo hardstyle o hardcore? Ripiego sulla banalotta house? Scrivere un libro? Però dipende da che tipo di libro... Il coaching non tira... i romanzi.. oddio, non so se ce la faccio... Sul resto boh... Poesie stile Bukowski? Potrei... ma oggigiorno chi se li inc.. i poeti? O.. altra para...Vado in Brasile? Ma sviluppo la pagina sulla moda maschile o quella sulla seduzione? Che cazzo vado a fare in Brasile se non so nemmeno nuotare? è come trasferirsi in Trentino e odiare le escusioni in montagna. Vivo così, con post-it pieni di appunti, millemila idee, cose da fare, che forse neanche un nutrito team di protestanti maniaci dell'efficienza riuscirebbero a mettere in piedi. Con l'ossessione del successo e della perfezione, con l'incapacità di battere una, al max due strade... recidendo le altre. Vorrei fare tutto, essere tutto, sapere tutto, vivere ovunque, sono vorace, di qualsiasi cosa. E non riesco a superare la cosa della bruttezza... Mi sento il più cesso dell'universo, anche se tutto sommato non ho ricevuto feedback così negativi. Mi guardo allo specchio e provo orrore, mi vedo brutto, goffo, malfatto... robaccia di scarto che non deve riprodursi.. per l'amor di dio... Seminare infelicità, giammai.... Passeggio, e ogni donna che non mi guarda almeno due volte lo considero un rifiuto. Dopotutto, se fossi un modello, il feedback sarebbe diverso. Lo so, l'ho visto passeggiando con modelli o simili. E quella sensazione voglio viverla, non so come, so il perché... VOGLIO-VIVERLA, dannato il Cr.... E se mi trasformassi dalla notte al giorno in un modello mi dedicherei alla più selvaggia promiscuità sessuale inimmaginabile. Recupererei anni di "torti" non richiesti, patiti "a sangue". Eccolo, il narcisista introverso, che ti stuprerebbe la fidanzata e la sorella insieme se gli tagli la strada. Ma non lo farà, è solo lo scatto d'ira del momento. Se gli chiederai scusa, ti sorriderà tipo ebete e ti dirà di non preoccuparti, può capitare. Però due sgasate di Zycklon B te le darebbe... a scopo educativo. Hai un'opinione diversa? Magari non ti contraddico, ma se contestualmente non parte un qualche feedback di ammirazione, sto pensando che la tua opinione è feccia.. E forse lo sei anche tu come persona (sto semplicemente descrivendo ciò che provo). Ho anche scoperto di essere stato un manipolatore affettivo, inconsapevolmente. Quando l'ho scoperto, ho provato una punta di orrore... ma ... AIUTO... ho anche provato un certo compiacimento, della serie... Fantastico, ho preso una granfiga con un QI superiore alla media e l'ho ridotta per un tempo irragionevole a elemosinare la mia approvazione... sperimentiamo e vediamo cosa succede...Abusiamo di sta cosa... Le tecniche le conosco, anzi, ora l'arsenale è MOLTO più ampio... Terribile... TERRIBILE! Ma tranquilli, sono tutti pensieri, la realtà è che mi alzo la mattina, vado al lavoro, torno a casa, ascolto musica, mi sfondo di alcool o leggo l'ennesimo libro, scrivo appunti che non realizzerò, e torno a dormire. Da solo, ovviamente. Perché sono sì narcisista, ma merdosamente introverso, merdosamente insicuro, solo, cesso e con zero autostima, ritroso verso qualsiasi tipo di relazione in cui possa mostrarmi per quello che sono. Zero e tutto. "Narcisismo&Introversione" è la peggiore sciagura che possa capitare a una persona. Avere l'ambizione, ma non avere il pane, e credere di non avere i denti.... E i denti in realtà ci sono, i contenuti ci sono. Tutti racchiusi nella scatola cranica. Non escono. Ma ci sono... Fasciati in un bozzolo, trascurati, sviliti, violentati, costretti all'oscurità. Una vita buttata, una vita marcia. E materialmente non cessa, perché evidentemente non ho ancora sofferto abbastanza. Perché il primo che ne soffre, se avete una briciola d'empatia, potete rendervi conto che sono io. Sono psicologicamente DEVASTATO. Provate pure ribrezzo, ma è la cosa più sincera che ho scritto in 6 lustri... e se avessi avuto geni e infanzia normale, sarei diverso. E sarebbe meglio, soprattutto per me."

 

Non serve scomodare il narcisismo per descrivere una persona superba che desidera dominare, una persona istrionica che desidera "il bagno di folla" una persona che al tempo stesso non accetta di avere quelle abilità necesasrie e non di non sapere come fare per raggiungere il suo obbiettivo. Una persona che in alcuni casi è così risentita dal non ricevere quello che desidera da prendersela e arrabbiarsi con quelle persone che invece "dovrebbero prostarsi e riconoscerne la superiorità, che dovrebbero venerarlo". Queste persone fanno così male che è costretto per difendersi a denigrarle perché probabilmente questa situazione si trasforma in senso di inferiorità e l'unica via di uscita è vedere l'altro come una nullità per smettere di soffrire. L'autostima di questo soggetto sembra essere collegata al risultato di dominanza e di conseguenza si vede e sente come una nullità, ma sembra esserci anche un'autoimmagine e quindi una visione distorta sul sé e sul concetto di bellezza.

 

La logica dominante imperante, o stai al gioco o vieni schiacciato/dominato:

"Perché i ragazzi di oggi sono così superficiali e stupidi?

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Parto da un presupposto, io non mi considero ne intelligente ne superiore a nessuno, però noto che tutti i ragazzi(comprese ragazze) sono superficiali. Tutti vogliono sentirsi superiori e fare i superiori, mettersi in mostra scavalcando gli altri, offendere prendendo in giro chi è più "debole".
Purtroppo io sono anche un tipo fuori dai canoni, e questo rende più difficile l'integrazione. Io non mi ritengo una brava persona, ma quando esco cerco sempre di interessarmi di tutti, ma da tutti l'unica cosa che ricevo sono prese in giro.
Lo dico spesso, io sono nato per restare da solo."

APPUNTI:

- "specchiati agli altri" sfruttare il senso di inferiorità per motivare un bambino a fare di più, spingendolo di fatto a diventare superbo.

- Come si definisce una persona che investe nella dominanza, nel sentirsi superiore come forma di piacere? Superba.

- Come si definisce una persona che a differenza del superbo reagisce solo quando si sente inferiore? Orgogliosa.

- come comportarsi con i bambini che iniziano a puntare eccessivamente sulla dominanza?

- perché non chiamarlo "potere", perché potere richiama più una questione sociale e psicologica, mentre dominanza rende l'idea di un fenomeno che è inconscio e animalesco, la parte animale di noi che ancora influenza il comportamento;

 

- la correlazione fra dominanza e antipatia

 

Si tratta di una peculiarità (o forse difetto) del mio carattere circa il rapporto che ho con le persone che mi circondano: amici, parenti, colleghi, vicini di casa...
Sostanzialmente, non riesco a condividere gioie e successi altrui. Sia chiaro, non auguro il male a nessuno, ma provo una sensazione di felicità quando qualcuno non riesce nel proprio intento, qualsiasi esso sia, anche in cose che non mi toccano minimamente.
So che per certi versi è una forma di invidia, ma l'invidia presuppone il desiderio di ottenere ciò che la persona invidiata ha, a me invece basta che gli altri non ottengano ciò che perseguono.
Questa cosa mi succede solo nei confronti persone che conosco, specialmente se sono nella mia fascia di età: io sono un ciclista provetto e se ottengo un piazzamento scarso alle granfondo a cui partecipo, mi interessa poco. Se però il mio vicino di casa che gioca a calcio (sport diverso dal mio, quindi non paragonabile) arriva in finale del torneo dell'oratorio, io spero vivamente che perda quella finale, meglio che la vincano degli sconosciuti. Così come ero contento quando mio cugino non ha passato l'esame di ammissione alla facoltà di medicina (io non partecipavo al concorso, quindi non doveva interessarmi). Addirittura mi trovo ad essere contento quando i colleghi ritardatari timbrano alle 8,01 e sono costretti a recuperare il quarto d'ora.
Io credo che tutto ciò derivi dal fatto che fin da piccolo sono sempre stato messo in "indesiderata competizione" con gli altri da parte dei miei genitori: tutti bravi, tutti belli, ma gli esempi negativi non venivano mai presi in esame.
Cercando sui Google ho trovato la parola "Schadenfreude" ovvero la "sindrome del mal comune mezzo gaudio".
Non voglio essere migliore degli altri, mi basta che gli altri non possano sentirsi superiori a me.

Succede anche a voi? O sono io quello cattivo?

 

ultima modifica il: 27-03-2019 - 15:24:07
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