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- Disturbo -
riabilita aiuti

"non esiste la malattia mentale, esiste un deficit cognitivo più o meno esteso che può portare il soggetto ad essere disturbato, ma è esso stesso causa del suo male e una volta colmato il deficit sparisce anche il disturbo".

Cos'è un disturbo? 

Disturbo consapevole - "abbastanza intelligenti da capire che qualcosa non va, ma non abbastanza da comprenderlo a pieno e risolverlo" 

Disturbo inconsapevole - il soggetto non si rende conto dei suoi limiti, deficit, distorsioni e vive tutto come una sorta di maledizione, sfortuna, con un fondo di incomprensione di ciò che sta provando non sapendo quali sono le cause e perché gli stia succedendo.

 (aggiungere come prima cosa l'abbaglio dell'esposizione

psicosi (il soggetto ha perso il contatto con la realtà a causa di allucinazioni e malfunzionamenti cerebrali), disturbo (il soggetto ha un contatto con la realtà ma in modo distorto o deficitario), disforia (il soggetto ha sufficienti strumenti per fronteggiare ma non risolvere, ha una vita apparentemente normale dove raggiunge i suoi obiettivi di vita, ma li vive comunque con sofferenza e pesantezza)

la differenza fra disturbo e una sofferenza (disforia) che rende tutto più difficile

collegare con nevrosi, il soggetto nevrotico è quello lucido che ha praticamente compreso tutto, riesce a vivere, ha scoperto diversi trucchetti per gestirsi la di fondo non vive bene o al meglio il suo stato.

 

La scala per gravità è questa:

- psicosi, perdita di contatto con la realtà, molto raro al giorno d'oggi, implica che il soggetto abbia allucinazioni e problematiche chimiche/psicologiche così gravi da impedire il corretto funzionamento del cervello;

- disturbo, la problematica principale ruota intorno alla distorsione e a peggiorare il quadro clinico c'è la mancata comprensione del proprio stato, perché succede,

- nevrosi, il soggetto nevrotico migliora perché almeno comprende cosa succede e perché ma non ha ancora gli strumenti per fronteggiarlo o superarlo,

- disforia, il soggetto comprende e ha strumenti per fronteggiare ma non per risolvere alla radice

- sanità mentale, il soggetto è guarito o perché ha eliminato il problema o perchè lo fronteggia in modo completo impedendo che questo generi anche la sola minima sofferenza.

 

In tutto questo l'isteria conviene tenerla fuori come un fenomeno storico che ci fa capire che tipo di psicosi o disturbi hanno caratterizzato il passato.

 

Se una persona ad esempio è psicotico, la guarigione passerà per tutti i stati man mano che farà progressi.

 

 

 

disturbo da mancato sviluppo e disturbo da minaccia/perdita

due tipologie di disturbo, disturbo radicato in una realtà infelice, se non si elimina o non ci si allontana da quella relatà il dolore resta, disturbo radicato nella percezione, di come il soggetto vede le cose e delle distorsioni.

perché il alcuni casi i disturbi sono altalenanti? L'ipotesi della cognizione influenzata dalle emozioni o comunque da una cognizione fluida non cristallizzata (non si fanno gli stessi pensieri sempre) e dell'assenza di stimoli. L'esempio dell'ipocondriaco che potrebbe avere meno sintomi quindi stare meglio un periodo o che comunque a seconda dei casi ha pensieri meno catastrofici o più catastrofici per lo stesso sintomo creando un disturbo che oscilla come intensità

disturbi radicati intorno ai conflitti, disturbi radicati intorno al danneggiamento e minacce esterne, disturbi radicati intorno ai blocchi al non sapere dove andare o come andarci sprofondando nell'inazione "stallo"

disturbo a base percettiva, disturbo a base emotivo traumatico, disturbo a base mancanza di individuazione)

 

In psicologia si definisce disturbo una seria di pensieri ed emozioni che il soggetto non riesce a fronteggiare e che gli impediscono di vivere la vita che desidera o che lo portano ad avere una vita che non accetta.

Il disturbo nasce da una crisi che il soggetto non riesce a superare o fronteggiare.

Questi pensieri ed emozioni sono collegati a diverse dinamiche, ma fra le più significative troviamo:

- blocco nel raggiungimento di ciò che si desidera;

- perdita di qualcosa di conquistato;

- elemento percepito come dannoso che si è inserito nella nostra esistenza.

Ad esempio un soggetto che a causa della paura non riesce a trovarsi un partner lamenterà un disturbo, molto probabilmente di evitamento, nel quale si rende conto pienamente o parzialmente che a causa di una sua parte di personalità non sta vivendo bene.

Il disturbo, a differenza della psichiatria, non va visto come un'etichetta, come un morbo che si diffonde ma al contrario come un fenomeno unico, che ha solo apparentemente assomiglia ad altri disturbi, ma che ha cause specifiche e che sopratutto devono rispondere ad un'esigenza di vita che il soggetto stesso sente essergli impedita.

 

 

FINO A QUI

Disturbo da minaccia e danneggiamento a sua volta può essere distinto in:

- minaccia certa.

- minaccia possibile in uno scenario imprevedibile. Qui nasce l'ansia e la paranoia?

Disturbi che nascono dal conflitto interiore. Qui il ruolo della distorsione può essere opzionale e fare da aggravante, il disturbo nasce dall'inazione o dall'azione pesante (stare continuamente a vincere un conflitto interiore) o dall'azione non voluta (vince la motivazione a fare qualcosa che non piace) e la causa è da trovarsi nei conflitti interni, sia di natura morale che non;

disturbi da disadattamento e inadattamento, la percezione del soggetto è distorta e lo porta in un circolo di inazione o azione errata, quindi il soggetto vive un'eterna frustrazione e mancanza di appagamento che sono alla base dei suoi disturbi

 

 

Disturbo psicologico, con supporto farmacologico. Il ruolo del farmaco è quello di aiutare nella terapia.

Disturbo biologico, malformazione, danneggiamento a seguito di ictus, non c'è un intervento psi

 

disturbi psichiatrici, c'è una significativa componente biologica all'interno del disturbo e diventa impossibile (in questo momento storico) intervenire in modo risolutivo ma solo con i farmaci tentando di migliorare la qualità esistenziale.

Nei primi due invece la risoluzione totale è possibile, va modificata la personalità del soggetto anche se questo non è sempre facile e immediato da fare.

 

Si definisce disturbo qualsiasi elemento sia in grado di alterare quella che per il soggetto è percepita la sua esistenza normale e desiderata. Il disturbo scatta nel momento in cui il soggetto non percepisce la propria come vita, si rende conto che ci sono uno o più elementi, detti elementi di disturbo, che gli stanno rovinando la vita.

Le tipologie e sfumature di disturbo sono numerose, pensiamo ad una situazione di sopportazione dove il soggetto non ha alternative, una situazione di incompatibilità, le conseguenze di scelte errate, una situazione che altera l'umore e gli trasforma l'esistenza, obbiettivi che il soggetto non sa come raggiungere etc..

Ogni disturbo ha una causa diversa, l'unica costante che si può trovare nel disturbo che questo può essere letto in un'ottica di obbiettivo che il soggetto in qualche modo non riesce a raggiungere. ,

Un disturbo è variabile, ne va compresa la dinamica, cosa che etichette psichiatriche non riescono a fare, specialmente nel comprendere il lato "perché il soggetto da solo non è riuscito ad uscire da questo disturbo?".

 

In alcuni casi il soggetto "conosce il disturbo ma non lo comprende" cioè non si rende conto di cosa lo causi, perché provi quelle emozioni, che ruolo giochi la sua personalità a riguardo, il primo passo da fare non è quello di "etichettare sterilmente" ma di far immergere il soggetto nel suo disturbo e dargli i strumenti per comprendere qualcosa di unico nelle sue particolarità e sfumature.

[collegamento con sofferenza e patologia

disturbo da coerenza, disturbo da problemi, disturbo da assenza di obbiettivi

disturbo traumatico e disturbo non traumatico, per disturbo traumatico si intende quel disturbo che ha un inizio chiaramente traumatico, questo disturbo si contraddistingue per l'intensa carica emotiva lasciata da un singolo episodio che un potenziale condizionante, mentre un disturbo non traumatico nasce a causa della percezione che il soggetto sviluppa distorta dalla quale inizierà una condotta disturbante. La persona che sebbene non abbia mai ricevuto giudizi netti e chiari di essere brutta inizia lentamente a convicnersi di esserlo e sviluppare und isturbo in tal proposito]

[l'errore nel dualismo "non ero disturbato" "sono disturbato" come se la malattia fosse venuta all'improvviso e quasi per magia, in realtà anche quando il soggetto affermava di non essere disturbato aveva già dentro di sé quelle fragilità e quelle cause che poi hanno portato alla manifestazione del disturbo, il soggetto desidera ritornare ad essere quella persona non disturbata non rendendosi conto che in questo altro non fa che consolidare il disturbo perché rimane o comunque ritorna ad essere quella persona con quelle fragilità e quel potnziale di disturbo, l'obbiettivo è quello invece di divenire con l'aiuto di un professionista una persona diversa e funzionale senza che disturbi]

aggiungere collegamento con struttura

Nel linguaggio comune il termine disturbo è diffuso ma può portare a fraintendimenti comuniticativi a causa dei diversi significati attribuiti, elenchiamoli:

- disturbo come sinonimo di pazzia nato per lo più intorno a miti e finzioni cinematografiche o letterarie, indicando una persona innesca un comportamento completamente sconclussionato;

- disturbo come sinonimo di malattia applicato al campo della psiche, la persona crede che nel suo cervello ci sia un vero e proprio danno o qualcosa di analogo ad un batterio o un virus che abbia apportato chissà quali modifiche e conseguenze "un tarlo della mente";

- disturbo per intendere quello stato in cui la persona ha delle problematiche nello svolgere la sua routine quotidiana, nell'inseguire i suoi obbiettivi o affrontare le sue giornate, cause di natura psicologica che hanno ripercussioni sul modo di vivere e di comportarsi.

 

Il primo significato più che spiegare le problematiche reali delle persone potrebbe spiegare alcune forme di ansia ed ipocondria in persone sensibili e che credono a questa visione cinematografica del cervello, dove la persona sviluppa credenze come "e se all'improvviso una persona impazzisce, perde il controllo di sé? Come se non ci fosse più lei ma qualcosa che prende il controllo?" finendo per aver paura di una cosa che nemmeno esiste.

Il secondo significato da una parte è una visione di comodo che alimenta l'industria farmaceutica, dall'altra è una deduzione fallace che alcune persone sviluppano nella loro scarsa consapevolezza, sono poche i disturbi psicologici che hanno origine biologica, ma non ci vuole molto a comprendere che se una persona lamenta delle problematiche esistenziali alla base del suo disturbo ci sono componenti psicologiche e non biologiche.

Per questo l'AB sceglie di ridefinire il disturbo sulla base esclusiva del terzo significato apportando delle modifiche. Innanzitutto il termine stesso disturbo ormai è divenuto un termine "pesante" quasi come dire ad una persona hai il cancro o qualche malattia "grave", un utilizzo di questo termine tende a mettere una persona in difficoltà. Per questo si tenterà di trattare l'argomento in modo che questo termine non sia più un ulteriore problema da portarsi ma un aiuto concreto ad uscire fuori da una situazione.

"Quella persona mi da fastidio, mi disturba, quanto vorrei che andasse via" è questo il significato che più si avvicina a quello di disturbo psicologico, una individuazione di qualcosa che va cambiato o eliminato per migliorare l'esistenza del soggetto, ma le persone tendono, specialmente in fase di autodiagnosi, a percepire il disturbo come un'etichetta pesante, che aumenta ulteriormente il loro carico di sofferenza, peggiorando il quadro generale della situazione.

Per questo l'AB propone di fare un cambiamento, quello di chiamare questa fase immediata di riconoscimento della problematica come fase di destabilizzazione, passando da "ho questo disturbo" a "sono in questa fase di destabilizzazione" dove la persona descrive i suoi blocchi e le difficoltà ad andare avanti come una fase di destabilizzazione.

Si parla di disturbo solo quando la situazione è talmente degenerata che la persona non solo ha preso coscienza del suo stato negativo e delle relative cause (anche se in modo non accurato) ma non accetta nemmeno di non riuscirlo a superare creando una doppia destabilizzazione, come se il disturbo fosse una sorta di fase terminale di un problema, dove si è talmente cronicizzato che il solo averlo e il solo pensiero di non poterlo più superare aggrava una sofferenza che era già difficilmente gestibile.

Per fare un esempio pensiamo ad una persona che ha passato diversi anni con l'ansia, in alcuni casi quest'ansia era così invalidante che la persona ha intrapreso come priorità quella di superarla, ma più non la superava più il risentimento aumentava andandosi a sommare a quella che era comunque già una situazione sofferente a causa dell'ansia.

Questa definizione di disturbo rispecchia quelle due fasi che numerose persone seguono, persone che in una fase anche abbastanza lunga della loro esistenza sono solo destabilizzate, ma poi quando non accettano più di essere destabilizzate e non riescono a superare questa situazione (non trovano un modo di elaborarlo) arrivano ad una destabilizzazione così intensa da non essere più semplicemente destabilizzate ma disturbate.

Queste persone infatti arrivano a chiedere aiuto di solito quando sono in questa fase, si rendono conto che già da soli facevano fatica a farcela quando era solo destabilizzazione e con questo rincaro non reggono, persone che esorgono frequentemente con "non ce la faccio più, è da anni che ho questa situazione ma ora non l'accetto più e sono distrutta".

 

L'AB propone quindi di divide le problematiche umane in due fasi:

- destabilizzazione;

- disturbo.

In questo modo si hanno due vantaggi, si evita il problema del chiamare disturbo rievocando una serie di emozioni e credenze negative ma anche quello individuare due momenti di diversa intensità di sofferenza che altrimenti non sarebbero individuabili.

L'AB però non si limita a proporre questa modifica ma ne propone anche un'altra ovvero quella di non standardizzare i disturbi come è stato fatto in psichiatria, la prima cosa che si nota leggendo i disturbi è che questi si basano su un elenco di sintomi, in cui basta averne alcuni per rientrare in quel disturbo.

Questa strada è conveniente per dare uno strumento, anche se poco accurato, alle persone che desiderano intervenire a livello farmacologico, ma a livello psicoterapeutico si rivela una strada inefficace e inaccurata.

Chiunque analizzi questi disturbi proposti a livello psichiatrico può notare che c'è qualcosa che non quadra, che è un etichetta eccessivamente generalizzata da applicare a se stessi o agli altri, che non si può pretendere di risolvere una problematica unica (come è unica l'esistenza di chi l'ha sviluppata) con una visione così riduttiva e generalistica.

L'AB propone un modo completamente diverso di intervenire nelle destabilizzazioni ed eventuali disturbi, quello di arrivare alla causa e chiamare con quest'ultima il fenomeno problematico. Esempio se una persona dopo aver scavato dentro di  sé scopre che la causa dei suoi problemi e blocchi è da ritrovarsi nell'istrietismo, si chiamerà destabilizzazione (o nel caso sia evoluta in disturbo) da istrietismo. In questo modo di evince la dinamica semplice per cui se c'è una causa, eliminata questa causa si risolve la situazione.

E' necessario considerare attentamente il termine "eliminare" per intendere che conoscerla è relativamente inutile se non si trova anche un modo di eliminarla e risolverla direttamente.

 

Questo ci porta a considerare come statisticamente esistano destabilizzazioni che possono durare in modo estremamente variegato, ma che comunque il disturbo è qualcosa che si manifesta più in la quando la persona non riesce più ad accettare il suo stato di destabilizzazione, non ci riesce più a coesistere, arrivando anche a casi in cui la destabilizzazione non evolverà mai in disturbo proprio perché alla persoan potrebbe non venire mai in mente di cercare una soluzione, di opporsi a quello stato.

"Un conto è bloccarsi e continuare a sperare che passi, pensare che sia normale, un conto è bloccarsi e non accettarlo, il peso della sofferenza a questo punto diventa ingestibile o quasi"

L'impatto esistenziale delle destabilizzazione e disturbi è variabile, per alcune persone potrebbe manifestarsi come l'impedimento di viversi un'attività specifica o di avere problematiche per una frazione di ore al giorno, per altre un blocco di una parte della propria esistenza o di diverse giornate in modo quasi totale.

L'AB presenta un proprio protocollo di intervento con il quale si tenta di eliminare la casualità e il relativismo attuato da quei terapeuti che affrontano la terapia in modo soggettivo per arrivare invece ad un standardlo che sia applicabile ad ogni persona ma che faccia del suo punto di forza l'approfondimento e un metodo non soggettivo.

I protocolli attuali non prevedono né l'approfondimento iniziale né che si costruisca una terapia a misura della persona e del disturbo, per l'AB invece il protoccolo è esattamente l'opposto, è un metodo per garantire che si costruisca in modo standard quell'impalcatura che poi porterà paziente e terapeuta una volta scoperta la causa a superarla insieme.

Il protocollo consiste in più passaggi:

- rassicurazione ed analisi preliminare. L'obbiettivo di questa fase è quella di far riacquistare la lucidità nel paziente che potrebbe arrivare con una tale sofferenza da non essere in grado di fare una dialogo costruttivo, annebbiato da credenze come "non ce la posso fare" etc..

In questa fase si usano anche strumenti illusori pur di annullare il pessimismo e tentare di spostare la visione, anche se illusoriamente, verso l'ottimismo. Nel caso questo non fosse sufficiente a migliorare uno stato umorale estremamente basso e far tornare il paziente lucido  conviene considerare la possibilità di usare il farmaco come sostegno. La fase della rassicurazione ha una durata relativamente breve dove il terapeuta facendo leva sul suo effetto autorità e sul mettere in risalto gli aspetti positivi tenta di portare la visione del paziente ad avere speranza, il riuscirci è necessario per avere quella serenità ed un umore "decente" affinché il paziente sia lucido;

- preparare il paziente al dialogo costruttivo abbattendo il muro causato da un probabile stato alessitimico del soggetto, facendo studiare a lui le sensazioni ed emozioni negative più diffuse portandolo alla comprensione della logica che vi è dietro ogni sua emozione ed ogni suo sentimento (quindi leggendo articoli come ansia, angoscia, malinconia, tristezza, risentimento, sopportazione, istriestismo, etc..), qui il puzzle della comunicazione gioca un ruolo cruciale. Questa fase di  dialogo è quella in cui si inizia il primo lavoro concreto e si iniziano a dare gli strumenti al paziente, strumenti comunicativi e di comprensione che lo faranno finalmente uscire fuori da quello stato di confusione e di incomunicabilità che fino ad allora lo aveva intrappolato ed isolato, e che non gli impediva di comprendere cosa gli stesse accadendo, questa fase è anche utile per rompere quegli schemi di menzogna che il paziente potrebbe sviluppare, una volta che si arriva a costruire un ponte di comunicazione così chiaro è difficile che una persona perda questa occasione per farsi comprendere finalmente da qualcuno, ponte che non è solo comunicativo ma anche emotivo, la persona inizia a vedere questa persona come qualcuna di cui può fidarsi, che può capirlo, aggirando quel meccanismo automatico inibitorio e di menzogna che il paziente aveva instaurato. Questa preparazione ritarda il dialogo vero e proprio e quindi ha un doppio effetto positivo, da una parte si crea un ponte comunicativo dall'altro un ponte emotivo, si prepara la persona anche ad aprirsi completamente, le si da il tempo necessario per farlo;

- una volta che il paziente ha compreso è pronto a comunicarlo, ma anche pronto emotivamento dissipando i suoi dubbi si può iniziare una discussione senza che vi sia rischio di fraintendimenti fra paziente e terapeuta, senza che vi siano blocchi. Il ruolo del terapeuta sarà quello di tentare in ogno modo di ottenere una transparenza totale dando per scontato che ci sia sempre qualcosa che non è stata detta, aiutandolo a tirare fuori ogni cosa. Da qui si arriverà a breve alla prima svolta del percorso terapeutico perché si scoprirà se ciò che sta disturbando/destabilizzando la persona ha origini conscie e quindi è la personalità stessa ad alimentare questo stato di destabilizzazione e disturbo o se invece ha origine inconscia, a seconda di questo bivio la terapia si svolgerà in maniera completamente diversa, questo spiega perché alcune terapie falliscano miseramente con alcuni mentre siano efficaci con altre, perché non si adattato al fenomenologia, il terapeuta ma anche la psicoterapia non sono in grado di affrontare efficacemente questo bivio nei disturbi perdendo di notevole efficacia, non è difficile immaginare cosa accada quando si affrontano dinamiche inconsce con un approccio conscio e viceversa. In questa fase ci si rende conto se la persona è in fase di destabilizzazione o se la situazione è già evoluta come disturbo;

- nel caso in cui il disturbo abbia base conscia la discussione procederà continuando un'analisi ancora più approfondita dove ad esempio il paziente avendo comunicato con esattezza i suoi problemi d'ansia continuerà il dialogo in quel versante passando anche dal teorico al concreto dove di fatto il terapeuta  diventerà un "maestro di vita" che guiderà il paziente nel capire cosa sta alimentando il suo disturbo, quale scelte disfunzionali commette, la sua percezione della realtà in quei specifici contesti, il terapeuta aiuterà il paziente a capire quello che fino ad allora non aveva comrpeso, gli errori che stava commettendo, etc..

- che la destabilizzazione sia conscia o inconscia a questo punto è stato comunque trovato un nome analitico (e non un'etichetta riduttiva) da dare alla persona, uno strumento efficace su cui si proseguirà fino a quando la persona non avrà superato il suo stato di disturbo/destabilizzazione.

 

Questo è il protocollo di intervento, dove saranno approfonditi separamente i possibili percorsi di "vita" da fare per le diverse tipologie più frequenti come "cosa fare con un paziente ansioso?" oppure "cosa fare con un paziente depresso?" etc..

 

 

Perché altri metodi e protocolli hanno testimonianze di efficacia terapeutica? 

La maggiorparte delle testimonianze di efficacia terapeutica nascono dalla risoluzione di disturbi e deestabilizzazioni che si potrebbero definire blandi, disturbi in cui è mancato un autoconvincimento, un metodo di elaborazione, la personalità di per sé non è così sensibile e impreparata all'esistenza.

Per farla breve tante persone dopo un fase di destabilizzazione iniziale o di un disturbo iniziato da poco sono ingrado di uscirne da sole facilitate ad alcune circostanze come un amico sveglio o comunque qualcuno in grado di dargli quella spinta in più, per alcune persone questo non è arrivato e il terapeuta sopperisce a questa figura. Sono persone che comunque con il tempo sarebbero anche riuscite ad uscirne da sole.

la realtà è che la maggior parte dei psicoterapeuti e dei protocolli attuali non sono in grado di gestire problematiche così complicate, non sanno come prendere un paziente, non sanno dire che per essere arrivati ad un disturbo così invalidante e radicato sono molte le lacune esistenziali. Come potrebbero ammetere che la maggior parte dei successi è data da casi "facili" che si sarebbero comunque risolti da soli in qualche modo? Non è un caso infatti che la maggior parte delle testimonianze su internet sia di persone che hanno situazioni complicate, persone che hanno girato diversi specialisti senza risolvere nulla, a dimostrazione che queste persone sono "più un ottimo amico che da altrettanto ottimi consigli"  e nulla di più nella quasi totalità dei casi.

Ecco perché parlare di una generale efficacia terapeutica non serve a nulla, molte psicoterapie si fanno "forti" della loro efficacia terapeutica statistica grazie ai casi "semplici", ma se si facesse un'analissi approfondita si scoprirebbe che i numeri non sono così "positivi", ma ci sarebbero due cifre, una cifra vicina al 100% per i casi semplic, quelli dove anche un amico o altri eventi avrebbero sortito lo stesso effetto, e una cifra vicina allo 0% per i casi più complicati, i disturbi e le destabilizzazioni che hanno cause più radicate e complicate, personalità non adeguata a vivere e che le etichette usate fino ad ora non sono in grado di spiegare accuratamente o di aiutare.

Questo porta ad un'unica conclusione, se ciò che vi manca è un supporto perché attualmente nessuno vi spalleggia, la psicoterapia, una qualsiasi vi aiuterà, ma se il vostro è una destabilizzazione o un disturbo che ha delle specifiche cause in voi, sapete che della vita ci sono diverse cose che ancora non avete capito o avete capito in modo distorto, dalla psicoterapia e psichiatria troverete probabilmente una grande delusione qualsiasi essa sia, l'unica cosa che potete fare è selezionare un terapeuta che abbia sviluppato un protocollo così profondo da potervi prendere e accompagnare come se fosse il maestro di vita che non avete mai avuto, gli altri che tentano di etichettarvi in base ai loro studi accademici scartateli.

 

Se una persona chiede aiuta questo implica che necessariamente c'è qualcosa che la disturba o la destabilizza, ma osservando le persone c'è un fenomeno analogo a quello del disturbo ma che non lo è, dove una persona non è bloccata perché c'è qualcosa che la blocca che tenta di elaborare, è demotivata, o meglio non ha nulla che la motivi, una persona vuota che non fa nulla perché semplicemente non ha niente da fare o su cui investire, persona che ancora arriva al punto che questo stato la destabilizzi o la disturbi con la "mestizia".

 

Test della destabilizzazione e del disturbo? A prescindere da quanto stai soffrendo, la tua esistenza è cambiata? Hai smesso di inseguire alcuni obbiettivi o hai modificato il tuo scopo e modo di esistere perché stai dando la priorità all'elaborare alcune cose che non accetti o con cui non puoi coesistere (dissonanza)?

 

Uscire dal disturbo crescendo  

"Tutto iniziò con la derisione quando ero un ragazzino obeso, poi colite, poi disturbo compulsivo e infine attacchi d'ansia. 
Un'esperienza bruttissima che chi non attraversa difficilmente può comprendere. 

Decisi di andare dallo psicologo. Non sapevo neppure cosa fosse allora. Pensavo mi avrebbero internato o avrebbero "deciso" che avevo dei problemi. Se oggi riguardo indietro mi viene da.. non so quale aggettivo usare. Non ha senso esprimere un giudizio severo verso il me stesso di anni fa, non sarebbe giusto, però di cose da allora ne ho capite tante, sono meno ingenuo. Uscire dall'ansia è un meraviglioso percorso perchè porta con se anche una grossa crescita personale. Oggi forse direi che una delle cose migliori che mi potesse capitare, nonchè il modo usato dalla natura per farmi capire che dovevo cambiare.

Non so quale sia stato il vostro percorso. Se è iniziato con sfiducia verso voi stessi, come nel mio caso. Freud diceva che non è una scelta quella di essere come siamo, ed a mio avviso ha ragione. Ma l'ansia è l'occasione di riscatto che stavate aspettando, è come un campanello che vi vuole comunicare qualcosa di importante.

Ora che vi ho annoiato con le mie opinioni, quel che conta davvero è che una volta uscita dall'ansia non dovete fermarvi, è appena l'inizio. Le convinzioni costruite in decenni vi hanno portato a qualcosa di non costruttivo. Dopo un anno di psicologia cognitiva ero già fuori dall'ansia (la prima settimana di attacchi d'ansia mi domandavo se sarei sopravvissuto). Ma le successive piccole ricadute mi hanno motivato a crescere ancora e ancora come persona. 

Ho risposto qui ad un ragazzo che citando una bellissima canzone parla del suo DOC "è un volo a planare".

Ve lo ripeto di nuovo. Non importa quanto vi crediate persone splendide o pessime, l'ansia è la motivazione a cambiare il vostro punto di vista, quello che tanti chiamano: "crescere".
La vita può essere veramente dura e amara. Ci piacerebbe essere accettati senza cambiare, perchè cambiare sembra così duro e faticoso e magari noi non ne siamo capaci o pensiamo di essere migliori degli altri.. La realtà è che l'uomo è un animale sociale e tramite un bellissimo percorso, e senza fretta, ci si migliora costantemente. 

La prima cosa? Fede. Credere di farcela aiuta, focalizzarsi sulle nostre risorse, realizzare che ogni giorno ci "inventiamo" una paura diversa (o le stesse rivisitate) ma soprattutto che non siamo affatto isolati.

La seconda? Leggere. La psicoterapia è, soprattutto all'inizio, più importante. Come un abito su misura.. Ma poi leggere Rolla, o Le vostre zone erronee cambia davvero le cose."

 

Nonostante questo discorso sia ricco di imprecisioni il messaggio è chiaro, se c'è qualcosa che vi disturba consciamente la causa è dentro di voi, basterà cambiare/crescere per arrivare ad un nuova personalità o una nuova percezione delle cose che sia in grado di superare quell'evento che destabilizza o disturba.

 

La ciclicità dei disturbi da cosa è causata? metodi stabilizzanti dall'efficacia variabile, cause esterne facilitanti o aggravanti, cause inconscie varie, l'illusione che la psicoterapia sia stata efficace quando si è preso il ciclo, o la psicoterapia ha solo aiutato a finire prima il ciclo, come se fosse una condizione facilitante ma non risolutiva.

 

 

Ci sono due motivazioni che spingono le persone a desiderare che di essere disturbate o che il disturbo permanga:

- la prima è per l'illusione del controllo la persona preferisce avere delle certezze e quindi piuttosto che stare in uno stato in cui non sa cosa c'è, non sa contro cosa sta combattendo preferisce avere la certezza di qualcosa di negativo, in questo caso il disturbo;

- la seconda è per nascondere qualcosa di ancora più sofferente e disturbante, una persona preferisce ad esempio essere disturbata piuttosto che ritornare a vivere ma non sapere come fare, non avere nulla per cui vivere, l'idea di essere disturbati è più "leggera" di quella di non saper vivere, di non avere nulla per cui vivere, la persona preferisce per assurdo le attenzioni che ha quando è disturbata non che ritornar ad essere il nulla per gli altri quando sta bene.

[quando invece è da pensieri intrusivi che innescano pensieri che alimentano il disturbo come considerarlo?]

APPUNTI:

 

- le possibile cause di un disturbo, percettiva, di personalità (deficit), inconscia (emozioni che la persona non riesce nemmeno a comprendere pienamente e che vengono stimalate dall'esterno.

 

 

- disturbo e farmaco 

Il farmaco come sostegno può essere un ulteriore incentivo ed accellarante verso la risoluzione delle cause della destabilizzazione e del disturbo affrontando un percorso psicoterapeutico più sereno dato che questo allieva da subito la sofferenza psicologica.

Il farmaco come palliativo è quello di usare questo farmaco per alleviare i problemi psicologici senza mai risolverli, facendo in modo di rendere il tutto più sopportabile con l'uso dei psicofarmaci.

Questo vuol dire che mentre per i disturbi inconsci c'è da considerare la possibilità che questi possano essere una cura definitiva (come un integratore da usare vita natural durante) nel caso non si trovi mai un modo di risolvere quelle dinamiche inconsce per i disturbi consci usare il farmaco è coerente solo come sostegno, usarlo come palliativo è una scelta incoerente dato che queste problematiche hanno una soluzione.

Quante volte avrete ascoltato persone ascoltare "gli ansiolitici per me sono acqua fresca?" perché con la mente continuano a produrre una mole così vasta di ansia, ad esempio facendo continue simulazioni che nemmeno gli ansiolitici possono fare nulla o quasi.

farmaco come strumento rapido per le problematiche inconscie

- L'errore di scambiare poi disturbo conscio per inconscio.

- La confusione fra cause e conseguenze

Alcune persone potrebbe confondersi affermando che in realtà in ogni disturbo si presentano componenti inconscie e conscie, dove è l'errore? L'AB parla di cosa sta causando il disturbo non di cosa si sta manifestando, è scontato che si attivino componenti conscie e inconscie costantemente in ogni frangente umano, ma un conto è essere disturbati da una causa conscia un conto è essere disturbati da una causa inconscia, sono le cause quelle che contonano non tutte le manifestazioni e conseguenze possibili.

 

Nei casi di disturbo conscio, una risoluzione definitiva implica che la persona sia disposta a cambiare, abbandonare la sua personalità per rinascere.

 

Aggiungere al protocolo di intervento anche la problematica dell'influenza, se la persona è circondata da persone o eventi che influenzandola impediscono alla psicoterapia di essere efficace.

APPUNTI :

DISTURBO E DECORSO

 

 

disturbo da assenza di scopo e programmi  in grado riempire la giornata (mestizia)

disturbo da perdita dello scopo (depressione)

 

Perché la psichiatria ha effettuato questa scelta arbitraria? L'AB ipotizza che questa scelta arbitraria sia stata fattoa perché non si sa come gestire la persona che ha un singolo "evento destabilizzante", le correnti di pensiero moderne non sono in grado di gestire così nel dettaglio questi eventi, non saprebbero come cambiare la persona, per questo si interviene sui lunghi periodi, vedendo in sei mesi o un anno i danni che sono stati fatti, per tentare un compromesso accettabile che almeno diminuisca i danni che sono stati ricevuti.

 

 

Come si fa a capire quando è il momento di rivolgersi ad un medico specializzato?

 Quante persone si sono poste questa domanda? Forse poche, il fatto in sè di arrivare a porsi questa domanda indica una data apertura mentale, dato che le persone sono schiave di un approccio distorto che le porta a pensare "vado dallo psicologo o psicoterapeuta = sono pazzo, sono una persona socialmente inutile". Ritornando al parallelo con la figura medica tradizionale ci rendiamo conto quanto queste credenze siano disfunzionali, le persone al minimo sintomo, al minimo dubbio si rivolgono dal medico che le guida e indirizza verso una risoluzione efficace, la stessa cosa converrebbe farla per le figure psicoterapiche. La risposta alla domanda è quindi subito, cioè nel momento stesso in cui la persona ha la minima "destabilizzazione" esistenziale si può rivolgere a questa figura. Questo perché la persona nella sua personalità non possiede strumenti in grado di iniziare un percorso valido, le stesse persone che mantengono l'equilibrio non sono conscie di ciò che fanno, dei loro metodi stabilizzanti, dei loro metodi e delle loro teorie, finquando mantengono l'equilibrio, finquando la barca si tende a lasciarla andare (anche se qui si potrebbe dire molto sul fatto che le persone non investono nella rinascita e nel raggiungimento della consapevolezza) ma al minimo problema conviene andare da chi sa "dove mettere le mani". Manca questa visione infatti la persona arriva a chiedersi "quando e come farlo?" perché nessuno ne parla, nessuno ci si rivolge, tutti evitano di andarci per evitare di essere giudicati o autogiudicarsi pazzi. Rimane comunque il problema dell'efficacia del terapeuta e della possibile truffa che questo potrebbe mettere in atto, ma è un problema secondario, rimane comunque conveniente cambiare l'approccio che si ha nei confronti delle figure psicoterapeutiche.

 

La diagnosi che disturba

La diagnosi che disturba, con quest'articolo voglio considerare un fenomeno abbastanza diffuso ma a quanto sembra completamente ignorato dalle figure del settore. In cosa consiste brevemente questo fenomeno? Nelle persone che si rivolgono ad un medico/psicoterapeuta/psichiatra perché sono destabilizzate o disturbate da qualcosa, da un pensiero, un evento una persona, tutto questo per loro però non ha un nome, non ha un'etichetta, e nel momento in cui la figura a cui si rivolgono li liquida con un "hai questo o quello" diagnosticandogli qualcosa che hanno studiato, invece di aiutarli a stabilizzargli gli danno un ulteriore fonte destabilizzante. Qui un racconto che rende lampante questo fenomeno. "(LA VERSIONE INTEGRALE LA TROVATE NEL GIOCO DEI DISTURBI) da settembre ho iniziato ad accusare una specie di confusione ...sia mentale che visiva... del non capire se ero io a fare quelle cose.. od un altra persona... questo sintomo accompaganto da fiacchezza e pesantezza agli occhi..... non ci ho mai dato molto peso finche a gennaio ho incominciato a farmi mille seghe mentali... che cacchio mi fosse successo!!! cosa avevo!! ecc.... mi rivolsi cosi al medico di famiglia che a suo parere mi riscontsolo un periodo un pò stressante.... mi diede un farmaco SERTRALINA 50MG e mi disse.... con questo vedrai che in un mese torni come nuovo.... tutto felice andai a casa e lessi il foglietto di istruzioni....ANTIDEPRESSIVO??? MIO CAVOLO!! ALLORA SONO DEPRESSO!!! e questo pensiero mi si fisso nel cervello e per due settimane non feci altro che piangere e disperarmi!!! la cosa rientrò dopo qualche settimana...iniziai a non avere più crisi di pianto ma i meii disturbi iniziali non mi mollarono..." In questo caso è lampante anche la scarsa efficacia del medico, in cui è difficile dirsi se si sente il "medico infallibile" in cui dice in un attimo "hai questo o quello" oppure è una persona interessata solo ai soldi e svogliata, e quindi senza curarsi delle conseguenze gli da il primo farmaco che gli viene in mente. Apro una piccola parentesi, coerentemente alle teorie dell'AB questo è un caso in cui il farmaco ha scarsa efficacia perché la causa della destabilizzazione è di origine conscia, insita nei metodi stabilizzanti e di ragionamento della persona, infatti come si legge nel racconto completa la persona non trova aiuto dai psicofarmaci. Chiudendo la parentesi possiamo concludere che queste persone sono così sensibili e allo stesso tempo succubi dell'autorità che loro stesso configurano che nel momento in cui gli diagnosticano qualcosa queste ne vengono destabilizzate perché per loro il disturbo precedente non aveva etichetta. Una figura terapeutica efficace è conscia di questo fenomeno e quindi ha due strade: - Evitare di dire la diagnosi al paziente oppure mentirgli - Prepararlo alla diagnosi senza che questa possa destabilizzarlo L'AB usa entrambe le strade in momenti differenti, la prima nella fase terapeutica di rassicurazione, la seconda nella fase terapeutica di stabilizzazione assistita.

 

La diagnosi che disturba 2

class="messageTitle">Capolinea?

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Non so quanti di voi si sono mai sentiti come essere arrivati al capolinea
Combatto da 4 anni(anche se dovrei dire 3 perché il 2014 l'ho passato tutto in ottima forma)e sento di non avere più energie
Oggi sono 39 giorni che non esco di casa(se non per una parentesi di 20 'minuti per andare dal medico di famiglia a ritirare analisi del sangue)
Mi sento letteralmente impazzire ma la cosa più brutta è che sembra non mi dispiaccia come cosa
È incredibile come solo a settembre io riuscissi ancora a fare tutto,ho fatto anche un paio di viaggi
Poi il crollo ad inizio ottobre,un crollo mai vissuto prima
La diagnosi di disturbo bipolare che mi ha letteralmente distrutto sotto ogni punto di vista,un pò perché non mi ci riconosco un pò perché sono conscio di quanto grave sia questa malattia
Assumo Depakin da circa 20 giorni ma ho iniziato con 500,poi 1000 ,poi i valori nel sangue erano troppo alti e adesso sono a 800 solo da 8 giorni,presumo pochi per dare un giudizio
Ma sento che qualcosa dentro di me si è rotto definitivamente
Per non farsi mancare nulla fasi di derealizzazione mai vissute prima
Mia moglie mi dice che mi ha già visto così se non peggio e anche in passato parlando con lei le dicevo che avevo scelto di morire ma io dentro di me so che non è come le altre volte
Io credo che in questi disturbi si percepisce quando dentro di te la spugna l'hai gettata....

 

 

 

ultima modifica il: 26-02-2020 - 7:50:47
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