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Cos'è una scelta? Cosa si intende per scegliere in ambito esistenziale? 

(dubbio

non sapere cosa scegliere 

"Per la prima volta, forse, nella vita, inizio a intravedere una possibile causa comune a tutti i miei problemi principali, o almeno a due di essi (non ho un lavoro definito e sono perennemente single): l'Indecisione.

Ho cambiato università più volte nella vita.
Conosco mille ragazze interessanti ma non esco con nessuna di loro.
Sono attratto da diversi percorsi professionali, e da nessuno in particolare.

Insomma, riscontro questi meccanismi mentali sia nella mia sfera lavorativa che in quella sentimentale:

1) nessuna opzione mi attira in maniera particolare, ma tutte in maniera più o meno equivalente
2) scegliere un'opzione è come se implicasse il precludermi tutte le altre, e questo mi terrorizza
3) questo comporta non darmi nessun obiettivo preciso, e vagabondare senza meta"

avere difficoltà af are delle scelte a causa del repentino cambio di pensiero oltre che di emozioni, come risolvere? Validità e fermezza)

Si definisce scelta quel processo cognitivo che implica il selezionare uno dei percorsi possibili d'azione in un dato momento.

 

Determinare, primo passo, cosa voglio, cosa non voglio, la motivazione data dalle emozioni e percezione

Scelta, secondo passo, opzionale, se nella fase di determinazione sono state prodotti piu percorsi alternativi, entra in gioco la sinderesi , cosa e meglio non solo nel presente ma anche futuro

Decidere, terzo passo, anche questo opzionale, prendere una scelta a volte implica eliminare altre strade, prendersi delle conseguenze che eliminano altri aspetti. Alcuni strettamente collegati alla scelta, altri no.

Questo fenomeno è dato dal fatto che siamo esseri fisici e limitati, se due amici mi propongono uno di andare a fare un viaggio a Roma e uno di fare un viaggio a Firenze non c'è la possibilità di andare ad entrambi le parte nello stesso tempo.

Quando ci sono più opzioni possibili siamo tenuti a fare una scelta.

Per comprendere il concetto di scelta è necessario possedere e comprendere tre concetti chiave:

- motivazione e soddisfazione, ogni persona agisce perché c'è una spinta emotiva a farlo, in ogni azione che facciamo c'è un raggiungimento di qualcosa che ci piace o un'eliminazione del dolore o di un possibile dolore. Quando prendiamo una scelta tendiamo a prenderci il più possibile, quindi fra due opzioni prenderemo la più ricca;

- sinderesi, capire ciò che è bene e ciò che è male non solo nel presente ma anche l'impatto futuro. In questo punto il soggetto non guarda solo al piacere immediato ma anche alle conseguenze nel futuro;

- decisione, quando si fa una scelta a volte l'altra strada è persa per sempre, quindi scegliere qualcosa implica anche il "tagliare l'altra via" e questa parte si chiama decisione. Cioè scegliere qualcosa vuol dire anche rinunciare a tutto ciò che non verrà scelto. Ma non sempre c'è da decidere, a volte il soggetto sceglie agilmente perché in qualche modo sa che può fare entrambe le cose alternandole e spostandole temporalmente e spazialmente, la scelta quindi non diventa "chi tengo o chi lascio" ma solo, chi faccio venire prima e chi faccio dopo. Non tutte le scelte implicano delle decisioni, probabilmente le scelte più difficili sono quelle in cui c'è anche la componente decisionale.

Questi tre concetti ci fanno comprendere rapidamente come scegliere sia altamente complesso quando una persona tende a prendere la scelta razionalmente, in quanto vanno bilanciati tre punti focali, l'impatto sul futuro, la soddisfazione e anche l'eventuale rinuncia.

Questo spiegherebbe perché le persone tendino ad agire d'impulso o finiscano per agire parossisticamente, perché scegliere razionalmente è difficile, a volte così tanto che il soggetto rimane nell'inazione non riuscendo mai a trovare una scelta che lo convinca a pieno.

Una persona che rimane in stallo in questa fase non è in grado di prendere una scelta o è assalita dai dubbi che non sa affrontare (si legga scetticismo), che non va minamente confuso con il concetto di indecisione che invece evidenzia un fenomeno totalmente differente, in cui una persona ha preso una scelta ma ha solo paura di attuarla.

Il dubbio viene alimentato non solo dalla complessità del fare una scelta, ma anche da un altro fenomeno, quello della volatilità della soddisfazione.

Facciamo un esempio, una persona si trova di fronte alla scelta se instaurare un fidanzamento di lunga data con una persona, durante questa scelta si ritrova di fronte a voglie mutevoli, un giorno sente di desiderare intensamente il suo partner, il gioco dopo meno, il giorno dopo per nulla, a volte desidera l'ex e a volte desidera soggetti sconosciuti.

Tutto questo rende ancora più difficile la fase della scelta, perché il soggtto non ha nemmeno una soddisfazione chiara in mente.

La scelta è una abilità che si sviluppa, maggiore è l'abilità di scelta di un soggetto maggiori sono le probabilità che riesca a fare scelte senza particolari difficoltà anche in casi altamente complessi.

Come si sviluppa e migliora l'abilità alla scelta? Con tre strade:

- migliorare il proprio giudizio di valore. Scavarsi meglio a fondo per capire cosa si desidera realmente e riuscire a fare giudizi migliori sul mondo. Solitamente quando una persona ha una volonindefinita è perché non è ancora arrivata a capire esattamente cosa vuole dalla vita e non è in grado di giudicare in modo valido ciò che ha o vorrebbe avere, di capire cosa lo soddisfa realmente;

- migliorare il proprio giudizio di sinderesi. Analogamente al p

- migliorare la propria intelligenza logica e acquisitiva, la scelta si basa per lo più su una serie di deduzioni a partire dai dati che abbiamo, meno errori facciamo e più possiamo formulare una scelta senza che delle fallacie ci fermino nel ragionamento;

 

Come abbiamo già detto solitamente le persone per evitare di fare tutto questo lavoro cognitivo/razionale, risolvono la questione con azioni impulsive o in alcuni casi perfino parossistiche. 

Non solo, solitamente una persona che ha difficoltà a prendere una scelta per via cognitiva tende a non guardare a strade alternative, a non pensarci, paradossalmente limita il proprio potenziale di libertà ed efficacia perché guardare ad alternative, anche migliori, porterebbe poi a complicare la scelta e lasciarlo nell'inazione o a fare sforzi cognitivi supplementari.

 

Le possibilità di scelta sono proporzionali alla libertà del soggetto, più il soggetto è libero più avra possibilità di scelta. 

Cosa si intende quando si parla di illusione della scelta?

Con questo termine ci si riferisce al fatto che essendo essere emotivi, sottostiamo a diverse leggi, ad esempio se fra due partner uno ci piace più di un altro in realtà non stiamo scegliendo, stiamo solo seguendo qualcosa che è già scritto, come se fosse una legge matematica.

La scelta infatti, come descritto in questo sito, è più una capacità del conscio di prendere l'opzione migliore. Ciò che possiamo fare è investire nella libertà, per avere più opzioni e opzioni migliori, ma di fatto siamo schiavi della ricerca del massimo utile possibile, del bene, chi pensa di fare scelte basate su qualche concetto astratto di libertà è solo un illuso.

 

 

Si legga determinazione.

 

DA CANCELLARE

 

La volontà nasce dalle emozioni, 

( la scelta è strettamente collegata alla motivazione, la differenza fra inibirsi e scegliere di non scegliere

collegamente con deliberare, una scelta deliberata è una scelta pesata, quindi su cui sono stati fatte più riflessioni, si differenzia da una scelta dove il soggetto potrebbe aver pensato meno

scegliere di non scegliere, perché accade? Due cause:
- quando un soggetto non riesce a prendere una scelta per la paura delle conseguenze che ci sarebbe in qualsiasi scenario e a livello soggettivo preferisce non prendere una scelta perché sebbene anche questo scenario abbia delle conseguenze il soggetto comunque nell'immobilismo non soffre come nel prendere una scelta. L'inibizione è data dal fatto che uil soggetto ha paura di qualcosa in ogni scenario possibile di scelta;

- l'inibizione nel concetto di scelta stessa, scegliere vuol dire prendersi delle conseguenze sul solo fatto di aver scelto. Questo tipo di condizionamento nasce nel momento in cui il soggetto durante la crescita è stato punito per aver fatto scelte errate, quindi il timore di sbagliare lo inibisce e lo fa rimenere immobile

- non avere l'autostima sufficiente per scegliere, il soggetto crede di non poter scegliere, non ce la fa, non comprende lo scenario o crede che qualsiasi scelta farà sarà sbagliata e inutile a prescinder,e quindi meglio non fare

pilatesco, quando lapersona fa scegliere agli altri alla maggioranza, questo tipo di scelta ricade nell'ignavia.)

La scelta è solo razionale? Cioè si basa sul pensiero? No esiste anche una scelta istintiva, dove l'istinto "non prende il sopravvento" e basta ma c'è il soggetto stesso che desidera e pensa che seguire le emozioni sia positivo, quindi è anche lui che fra "pensare" e andare ad "istinto" sceglie l'istinto.

Quando una persona agisce istintivamente senza che ci sia pensiero, sia perché la razionalità non è sviluppata o perché le emozioni per intensità comunque prendono il sopravvento (parossismo) non si parla più di scelta ma di emotività, di azione parossistica, di istinto, etc...

Esistono tre forme di scelta, scelta istintiva, scelta avventata (euristica rapida), scelta ponderata (euristiche lente), la variabile del tempo e delle emozioni potrebbe influenzare il tipo di scelta.

Il fatto che esistano azioni non basate su scelte e scelte istintive fa si che quando si parla con una persona non si può prendere per "valido" ciò che ci dice se ha un comportamento basato per lo più sull'emotività, perché ciò che dice riguardo a possibili scelte tenderà a non essere seguito. Più che chiedere ad una persona cosa sceglierebbe conviene tentare di conoscere la personalità per intero per comprendere l'emotività e tentare di predirla in qualche modo.

 

 (scelta avventata e scelta ponderata, il paradosso dell'azione e inazione, in un ipotetico scenario in cui il soggetto non sa scegliere o non ha modo di fare scelte a razionalità massima o sufficiente, cosa conviene fare? Statisticamente agire comunque)

determinazione, indeterminazione. Ogni persona in base a ciò che le piace, ciò che non le piace e alla sua percezione delle cose arriva a definire i propri obbiettivi. Si parla di indeterminazione nel momento in cui la persona fatica a trovare anche solo un obbiettivo per diversi motivi, come problemi di identità (non si conosce abbastanza), mancanza di interesse a causa di una depressione o a causa del fatto che nella sua esistenza non ha fatto particolari esperienze che le facessero capire cosa le piace e non. Per definire gli obbiettivi è necessario comprendere cosa si desidera dalla vita, dove si desidera andare, cosa si desidere essere e quanto più una persona ha questi elementi chiari quanto più definirà obbiettivi chiari, viceversa quanto meno la persona ha questi elementi chiari quanto meno sarà determinata fino a sfociare nell'indeterminazione e dove faticherà a definire obbiettivi da raggiungere. 

scelta, dubbio. La persona fatica nel calcolare e valutare quale sia fra due o più opzioni a disposizione quale sia il migliore per lei considerando i vari pro e contro. Questo avviene nel momento in cui gli obbiettivi sono incompatibili fra loro, ad esempio una persona può scegliere solo un'università da frequentare mentre non ha problemi a portare avanti due attività sportive che le piacciono. Il dubbio non è dato solo dalla mancanza di informazioni ma anche dalla complessità delle informazioni e arrivare ad un giudizio finale integrativo specialmente se le due scelte sono grossomodo equivalenti.  

decisione, indecisione. La persona quando prende una scelta fa i conti anche con la decisione, cioè accettare l'idea che ciò che non si è scelto viene eliminato e cancellato dalla propria esistenza. Quando la persona non riesce ad accettare questa cosa potrebbe nonostante aver preso una scelta, rimanere bloccato in questa fase e rimanere indeciso perché non riesce a lasciar andare ciò che non si è scelto, come se la persona in realtà ha scelto entrambe le cose e tenta di trovare un modo per conservarle entrambe senza necessariamente perderne una. Ad esempio l'indecisione di lasciare il partner per un altro.

progetto, aporia. Quando la persona è adatta al compito e ha informazioni progetta le azioni da compiere, definendo il piano. Si parla di aporia per indicare il fatto che una persona nel momento in cui progetta manca di informazioni esterne o di un adattamento interno per procedere nel definire o mettere in pratica il piano d'azione.

 

Questi sono i quattro livelli dell'azione, dove non necessariamente ci sono ogni volta delle scelte e decisioni da compiere, a volte la persona potrebbe avere un obbiettivo unico senza avere bivi da cui scegliere e la cui unica cosa da fare è progettare l'azione, cioè una persona che nel momento della determinazione ha trovato un'unica strada.

Scelta pre progetto, scelta durante la progettazione.

 

 Essere scettici vuol dire mettere in discussione ogni cosa, andare a cercarne validità e dimostrazione, metodo che è stato erroneamente chiamato "dubbioso" ma essere dubbiosi vuol dire solo non riuscire a procedere nel prendere una scelta.

 

 

Dubbio stupido e dubbio intelligente, si parla di dubbio stupido nel momento in cui la persona non riesce a prendere una scelta perché le mancano al momento certezze che sta tentando di trovare, dubbio intelligente in quanto la persona sta procedendo per via ipotetica e si rende conto che mancano dimostrazioni, ha delle ipotesi ma non riesce a procedere oppure mancano del tutto le basi anche per fare ipotesi.

Lo stesso per l'aporia?

 

(collegamento con determinazione, più la persona ha le idee chiare in mente quanto più sarà facile prendere una scelta e fare decisioni

le scelte più difficili sono quelle dove si ha molto da perdere nelle decisioni

collegamento con orientamento per le scelte a lungo termine

oppure sono quelle conflittuali dove si sente che oltre al desiderio c'è anche la paura e l'inibizione? LE persone che dicono non so quello che voglio potrebbero in realtà nascondere un conflitto interno che li confonde)

Si parla di scelta per descrivere quel fenomeno in cui una persona ha di fronte a sé diverse opzioni ma ne potrà seguire solo una o alcune di queste e quindi userà le proprie facoltà mentali per fare la scelta. 

Prima di proseguire con l'analisi di questo termine conviene chiedersi  "perché nella lingua italiana esistono due termini, scelta e decisione, usati apparentemente come sinonimo per descrivere lo stesso fenomeno?".

In realtà non sono sinonimi anzi, rispondere a questa domanda aiuterà a comprendere meglio il fenomeno, il termine scelta fa riferimento al fatto che fra le diverse opzioni ce n'è una migliore valutando i vari pro e i contro, valutando le conseguenze in rapporto all'obbiettivo che abbiamo scelto ma questo non è tutto, quando facciamo una scelta, quando prendiamo un percorso stiamo cancellando le altre opzioni, le siamo cioè "tagliando via" ed è quindi che entra il concetto di decisione, una persona si decide nel momento in cui riesce ad accettare il fatto di eliminare quelle opzioni, accettandone anche le possibili conseguenze e accettando l'idea che nella sua esistenza non avrà a che fare con quelle possibilità.

Questo punto sembra banale ma non lo è, in alcuni casi le persone hanno delle scelte "facilitate" perché non ci pensano, non hanno il problema di decidere perché nel momento in cui fanno la loro scelta e trovano il migliore per loro lo inseguono senza pensare ad altro, ma quando invece la persona inizia a valutare le conseguenze del decidere, cioè le conseguenze delle strade che non prenderà ecco che potrebbero scattare dei freni e dei problemi che rendono la persona indecisa.

Questo ci fa capire come il fatto che una persona insegua una strada sia il risultato contemporaneo di una scelta e una decisione o al limite di una decisione non presa perché la persona non ha pensato a quel frangente.

Facciamo un esempio per comprendere, una persona è fidanzata da anni e sta per sposarsi ma si rende conto ad un determinato punto che quella persona non fa per lei, non può esserci un futuro felice o appagante e conosce un'altra persona con la quale invece c'è maggior compatibilità e appagamento.

La scelta appare scontata ma la persona potrebbe far fatica a decidere perché inizia a considerare il fatto che perderà "una vita" per averne un'altra differente, perderà numerose cose che non vivrà più e questo potrebbe portarla ad essere indecisa.

L'indecisione si potrebbe descrivere come il non aver compreso che nella realtà si possono avevere un'infinità di vite differenti ma ne possiamo avere una sola e nel frattempo stiamo perdendo tutte le altre, la persona viene ingannata dalla sua stessa ignoranza, cioè rimane focalizzata su ciò che sta perdendo per quella scelta e non si rende conto delle altre infinità di cose che sta perdendo dando a quella perdita un significato più profondo di quelle che ha, un significato illusorio.

Questo concetto va a intrecciarsi con quello di unicità, dove la persona fatica a perdere qualcosa di unico perché si sente responsabile del fatto che non lo avrà più e sarà stata una scelta sua, ma pensa di star perdendo solo una cosa unica e non riesce ad avere una visione d'insieme.

Da qui si comprende come una persona decisa sia quella che nonostante pensi a cosa stia perdendo rimane consapevole che in realtà non sta perdendo usolo quella vita ma ne sta perdendo infinite altre e che l'unica cosa che conviene è fare la scelta migliore senza esitazione, perché seppur non possiamo vivere infinite vite ne possiamo vivere almeno una appagante e felice e ciò può avvenire solo se si fanno le scelte migliori possibili.

Essere dedisi vuol dire che nonostante si possano comunque avvertire emozioni inibenti dalla perdita, prevalentemente inconscie frutto di un inconscio che è rimasto ancora attaccato e condizionato dal passato, sa che questa situazione non va assecondatoa, anzi va trovato il coraggio di decidere nonostante possa esistere questo conflitto interno.

 

Questo punto è fondamentale perché ci fa comprendere che il seguire una strada non è un unico fenomeno ma è duplice e che di fatto una persona può puntare a fare la scelta migliore solo se è in grado di decidere (cioè eliminare) le opzioni non migliori anche quando queste sono difficili da abbandonare e da eliminare dalla propria esistenza.

 

Questo vuol dire che esistono tre possibili situazioni riguardo alle opzioni multiple:

- indecisione, si definisce indeciso quel soggetto che nonostante sia riuscito a fare la scelta migliore non riesce a seguirla perché non riesce ad accettare di eliminare le opzioni scartate e metterle definitivamente fuori dalla sua esistenza;

- indeciso e non in grado di stabilire la scelta migliore;

- deciso ma non in grado di stabilire la scelta migliore.

 

Ora la questione è essere decisi ma al tempo stesso sviluppare un metodo che dia modo al soggetto di scegliere ma non è detto che la persona lo possieda, ma come avviene la scelta? In tre modi:

- fissare un obbiettivo;

- conoscere e comprendere le variabili in gioco in modo da rappresentarsi lo scenario dove è insito l'obbiettivo;

- tentare di produrre quanti più corsi d'azione che conducano all'obbiettivo;

- valutare in modo più accurato possibile quale di questa opzione sia migliore per l'obbiettivo considerando anche le conseguenze sul lungo periodo e come si intreccia con altri obbiettivi;

- fare la scelta.

La complessità in alcune scelte è talmente elevata da necessita perfino di giorni per arrivare a conoscere le varie variabili, mentre altre scelte sono più semplici. 

Questi tre possibili stati ci fanno capire come una volta che il soggetto è deciso comunque vanno sviluppato un adattamento in grado di portarlo a sviluppare una serie di procudere in grado di potergli fare una scelta, un metodo che lo porterà a seguito di diverse variabili prese in esame comprendere quale è la scelta migliore.

 

 

 

Prendere una scelta può presentare tre problemi:

- il primo si definisce come problema del rischio e dell'incertezza, la persona non ha a che fare con informazioni certe e quantificate ma con possibilità e in alcuni caso con l'assenza totale di informazioni. Questo complica il prendere scelte e potrebbe attivare anche problemi di personalità come la tendenza ad andare in paranoia in assenza di certezze;

- il secondo si definisce come problema del disadattamento, la scelta che la persona sta compiendo richiede un'autoefficacia che non possiede. Quindi la persona o potrebbe al contempo investire anche per acquisire le'adattamento necessario o cambiare scelta in modo che anche se non sia la migliore vada comunque a rientrare nell'adattamento attuale del soggetto;

- il terzo si definisce come problema dell'inibizione, la persona ha scelto ma al momento di agire incontra problematiche di altra natura come ad esempio scontrarsi con la paura di alcune cose, situazioni o persone. Questo potrebbe portare la persona a scegliere qualcosa di non migliore ma che comunque non vada ad essere inibito.

 

Secondo e terzo problema ci fanno capire che un conto è la scelta migliore e un conto è la scelta migliore considerando i limiti del soggetto, nel primo caso la persona prima fa la scelta e poi attua un cambiamento per poter ineguire la scelta migliore nel secondo caso la persona trova una scelta migliore che sia già fattibile.

Nel primo problema invece si evidenza un fenomeno che nel linguaggio comune viene discritto come "persona insicura" cioè una persona che in assenza di certezze non riesce più a fare nulla perché o viene paralizzato dalle varie paure che insorgono dai dubbi o perché non è in grado di gestire le probabilità, fare quindi una serie di scenari e scelte in base alle biforcazioni che possono prendere gli eventi.

 

Questi tre punti vengono definiti "i vincoli di una scelta", cioè la persona se non investe affinché questi tre problemi non ci siano non può far altro che compiere una scelta vincolata.

 

Un racconto dal web da prendere come test:

"Ho un problema che mi impedisce di vivere "tranquillamente", non so prendere decisioni.
Non parlo delle "grandi decisioni della vita", che- paradossalmente- mi creano meno ansia rispetto a quelle piccole decisioni di tutti i giorni.
Non riesco proprio a scegliere tra le cose più banali, come quale cibo mangiare alla sera, se stare a casa o meno... cose che non mi hanno mai creato problemi, in realtà, fino ad ora. 
Voglio dire, è facile trovare un carattere forte che prenda le decisioni (TUTTE quante) al posto mio, quindi non mi sono mai imposta di cambiare.

Ora invece, da quando ho deciso di uscire con D. è cambiato tutto. Siamo usciti per solo un mese, eppure questa relazione ci ha travolti in pieno. Ha deciso di lasciarmi perché non gli va bene il mio essere così passiva. 

Questo argomento già lo trattai con un mio amico, un annetto fa. Come una stupida non gli diedi retta, non ci lavorai su e ora- un anno dopo- mi ritrovo a pezzi e piena di odio e rabbia nei MIEI confronti. 

Ora ho bisogno di aiuto, non per tornarci assieme, non per fare un favore a lui, ma per me stessa. Ho bisogno di cambiare, di acquisire "carattere".
Come posso fare? Come posso "perdere" questa mia perenne indecisione e questa apatia che mi porto dietro da anni? 
Credo che il problema maggiore sia il mio terrore per un rifiuto. 
Non riesco a non farmi prendere dalla paranoia e dall'umiliazione quando qualcuno rifiuta anche una mia più banale proposta. 
Che abbia un problema a rapportarmi con le persone ormai è assodato, vorrei solo darlo meno a vedere e fingere di essere sicura di me e delle mie scelte.
Non saprei nemmeno da dove cominciare in realtà, quando mi trovo davanti a una scelta non so nemmeno che alternative potrei scegliere.
Esempio stupido: "che facciamo stasera?" 
E io che ne so? è uguale per me, lo è veramente. Fosse per me passerei la serata a casa davanti al computer, che ne so cosa si possa fare la sera, di solito non lo faccio. 
Non so, non so davvero come fare a cambiare. So solo che ho un disperato bisogno di acquistare quella sicurezza che mi manca, quella faccia di tolla che mi permetta di non scoppiare a piangere quando devo decidere anche per qualcun altro. 
Vado in crisi quando qualcuno mi pone qualche domanda e ormai è quasi un'abitudine rispondere "non lo so", oppure "è uguale,dimmi tu". Lo penso veramente però, non ho la minima idea di che altra risposta potrei dare."

Quali sono i fenomeni in gioco qui?
La persona non ha un metodo di scelta perché non comprende lo scenario, non ha obbiettivi, non sa cosa fare o come farlo. Manca di un metodo che la porti a definire obbiettivi, che la porti a produrre opzioni. Questo ci fa comprendere ancora una volta come non sia facile acquisire un metodo specialmente in scenari complessi dove si richiede di conoscere e comprendere numerose variabili in gioco e l'esempio riportato è uno di questi in quanto la persona si ritrova di fronte al problema di trovare un'attività che sia piacevole per una persona che non sia lei e che sia al tempo stesso in grado di scegliere nonostante l'assenza di certezze.

FINO A QUI

Nel linguaggio comune esistono due termini per definire quel fenomeno in cui l'uomo agisce, uno è il termine scegliere e l'altro è il termine di decidere, termini che vengono usati per lo più come sinonimi.

L'AB propone una visione diversa seguendo l'etimologia del termine. Per l'AB la scelta descrive il fenomeno in cui la persona avendo dinnanzi a sé un elenco di possibili azioni una volta analizzate sceglierà quella che ritiene la migliore, mentre decidere descrive il fenomeno in cui dall'intenzione (ovvero quando si è fatta la scelta) si passa all'azione, cioè si "decide di agire".

Questo vuol dire che la scelta è un fenomeno che si svolge interamente a livello mentale mentre la decisione si svolge anche a livello di azione, senza l'azione non ci sarebbe alcuna decisione ma ci sarebbe indecisione nonostante si possa essere fatta una scelta.

Non sempre una persona ha da scegliere a volte la strada di fronte a sé è una soltanto ma in ogni caso l'analisi di questo percorso ricade nel fenomeno della scelta, la persona sceglie se questa opzione è comunque conveniente o se conviene scartarla.

Che ci sia un'unica opzione o diverse opzioni la persona compie una scelta, che sarà definita razionale se questa sarà in grado di portare il soggetto una volta decisosi all'obbiettivo che si era prefissato.

 

In questo modo si ha una visione chiara e completa di quei due passaggi che ogni essere umano fa, prima sceglie cosa fare e poi decide di farlo.

La scelta come viene fatta? La scelta si basa sull'analisi delle opzioni o dell'unica opzione a disposizione in cui la persona elabora e deduce a partire dalle informazioni che ha per comprendere quale sia la scelta migliore da fare.

A livello teorico sembra semplice e lineare ma invece ci sono tre ostacoli che portano la persona a cadere in errore:

- il primo è la percezione distorta e la mancanza di consapevolezza, la persona utilizza delle credenze non valide e/o dei metodi deduttivi fallaci e quindi quello che crede essere la scelta migliore in realtà non lo è;

- il secondo è la mancanza di un obbiettivo, la persona non avendo un punto di riferimento per il lungo termine finisce per determinare il migliore solo in base a quello che pensa di desiderare in quello specifico frangente della sua esistenza, ma quando cambierà visione in pratica si ritroverà ad aver costruito qualcosa che non è più utile o non è più la cosa migliore per il suo nuovo modo di vedere le cose;

- il terzo è l'utilizzo delle euristiche, la persona invece di analizzare la situazione in maniera approfondita e algoritmica per comprendere quale sia la scelta migliore usa metodi  euristici come l'intuito, l'istintività o altre metodi sviluppati per scegliere celeremente e sbrigativamente semplificando.

 

Queste tre componenti porteranno una persona a prendere delle scelte che non si riveleranno razionali anche se nell'atto della scelta venivano percepite come tali. 

 

 

Come si fa a comprendere che la scelta sia la migliore senza cadere in errore? La soluzione è nell'aggirare questi tre ostacoli decritti, basandosi su questo metodo algoritmico proposto dall'AB composto da quattro passaggi:

- definire un obbiettivo, senza di questo qualsiasi scelta perderebbe di significato sul lungo periodo, non si avrebbe coerenza nelle scelte nel lungo periodo;

- analizzare le opzioni disponibili ed investire anche se possibile per crearsene delle altre che potrebbero essere anche disponibili in futuro;

- eliminare qualsiasi visione morale di giusto o sbagliato (limitarsi a seguire la legge);

- studiare e ricercare informazioni valide sulle opzioni disponibili così da poter dedurre senza compiere fallace (fare attenzioni alle proprie deduzioni) e poter arrivare a comprendere quale sia la scelta migliore fra quelle disponibili, arrivando a determina la scelta più conveniente per il presente e il futuro.

I primi tre passaggi sono una sorta di preambolo, si costruiscono le basi affinché quello che è il punto centrale, l'analisi di convenienza, si svolga senza problemi e al meglio. Nell'articolo non vengono approfonditi né spiegati i concetti di obbiettivo e convenienza, per questo è necessario leggerli e conoscerli prima di proseguire, essendo due concetti di base per questa teoria una incomprensione su tale termine potrebbe rendere difficoltosa la comprensione dell'articolo stesso.

 

Questo percorso è statisticamente lungo, implica un dispendio di energie non indifferente oltre che un cambiamento della propria personalità cosa che in pochi sono disposti a fare, dimostrando perché le persone finiscano puntualmente per fare scelte che rimpiangeranno in futuro o di cui affermeranno "non era la migliore scelta per me".

 

Questa tesi ci fa comprendere come le persone arrivino primo o poi ad una scelta salvo quei rari casi in cui la persona non abbia alcuno strumento o informazione per compiere una scelta e non abbia la minima intenzione di adattarsi, per il resto le persone in un periodo più o meno lungo arrivano a fare una scelta. Quando una persona fa una scelta ma non agisce è perché ha problemi decisionali. Per poter comprendere se una persona è ancora in fase di scelta o se invece non riesce a decidersi di agire è necessario chiedere. Le persone sono conscie di questo "problema della scelta" e sono propense ad essere tolleranti verso chi attraversa questa fase dove potrebbe essere confuso o avere difficoltà perché di fatto ognuno ci è passato.

Qui però sorge un dilemma, se da una parte è socialmente accettato essere confusi e non aver preso ancora una scelta dall'altra parte qualcuno potrebbe approfittarsene e mentire a riguardo fingendosi di non aver ancora scelto quando in realtà ha scelto ma non si decide a parlare (perché in questo caso agire consisterebbe anche solo nel comunicare la scelta presa) o fare. Cosa succede così? Che fingendo di star ancora scegliendo si prende tempo se si trova qualcuno disposto a credergli e si riducono così le pressioni altrui che invece sarebbero più incessanti. Il paradosso è che la persona in alcuni casi sa e percepisce più conveniente mentire e dire di essere nella fase del "sto ancora scegliendo" quando in realtà è solo indecisa perché sa quanto potrebbe costargli agire. Il fatto stesso di non aver ancora esternato la sua decisione gli fa capire come in quell'attesa stia avendo meno pressioni e stia avendo vantaggi, la società mette paradossalmente in alcune situazione le persone nella convenienza di "non agire e non far capire che hanno scelto".

Un esempio di menzogna per trarne vantaggio potrebbe essere quello di una persona che ha due partner fra cui scegliere, due partner che richiedono esclusività e che andrebbero via immediatamente se percepissero nell'altro l'intenzione di avere due rapporti contemporaneamente, la persona nonostante questo bivio obbligato potrebbe nascondersi dietro la menzogna del "ancora non riesco a scegliere fra voi due", in realtà questa persona ha scelto ma non lo dice e sfrutta questo stato di poter mantenere i piedi in due scarpe perché le partner attuali tollerano la fase di confusione e di non essere ancora arrivato a fare una scelta.

Nelle fasi di contesa si rileva essere efficace perché fare una scelta significherebbe perdere uno o l'altro, ritardarlo fa godere più alungo questa fase.

Ma questo meccanismo viene suato anche per evitare pressioni, le stesse pressioni che alimentano l'indecisione.

Un altro esempio lo troviamo nella pressione che i genitori esercitano verso un figlio per la sua scelta accademica e la relativa paura di prendere una strada che ad esempio non è approvata, la persona si rende conto che in quello scenario per lei è maggiormente conveniente fingere di non aver ancora scelto non che comunicare quella scelta e sorbirsi "il discorso dei suoi". Qui la convenienza è minore in quanto la persona sta solo rimandando senza aver alcun reale vantaggio aggiuntivo. Si ritorna comunque al parodosso per cui la persona viene messa dall'esterno in una situazione di mentire riguardo alla sua indecisione affermando il falso ovvero di non aver ancora scelto.

Come fare a riconoscere una reale situazione in cui la persona ancora non ha scelto da quella in cui fa finta di non aver scelto? La risposta è nell'investimento nella trasparenza, quando con una persona si arriva ad instaurare un rapporto trasparente non c'è più modo che l'altro ci inganni su qualsiasi cosa, si riconoscerebbe immediatamente, questo è l'unico modo per avere una possibilità di aggirare questo possibile inganno nel caso una persona non accettasse che l'altro ci tenga come un opzione senza nemmeno rivelarci la sua scelta.

 

"Ogni percorso poco piacevole o sofferente che la persona si ritrova ad esperire è riconducibile a scelte errate prese nel passato recente o lontano"

L'esistenza che una persona si ritrova ad affrontare è il risultato sia di eventi esterni sia delle proprie azioni fatte, questo vuol dire che scelte e decisioni pesano sulla propria qualità esistenziale in maniera determinante quanto più una persona ha investito e agito per farlo, dimostrando che sia le persone che hanno scelto di "determinare" il loro futuro sia chi non l'hanno scelto hanno comunque determinato ugualmente, scegliere di non scegliere è di fatto una scelta. Questo vuol dire che qualsiasi futuro "pessimo" una persona si ritrovi, specialmente in tarda età, è una propria responsabilità. Diverso è il discorso adolescenziale dove si è in una fase di sviluppo e dove per lo più si ereditano e si pagano ancora i problemi e le conseguenze del fallimento esistenziale. Persone che si attaccano al "ma sono sfortunato" o al "destino" non rendendosi conto che pagano scelte prese con fallacie, scelte istintive, scelte non fatte, etc..

 

 Un detto recita "abbiamo ciò che meritiamo", l'AB ne propone una variante più accurata "abbiamo ciò che siamo stati in grado di costruirci fra scelte e decisioni specialmente nel lungo periodo" che in altre parole vuol dire che ciò che abbiamo scelto o non scelto, ciò che abbiamo deciso o non deciso di fare nel corso della nostra esistenza, ha prodotto il nostro presente e sta contribuendo al nostro futuro, per il presente ormai non c'è più nulla da fare, ma per il futuro si può ancora cambiare, andando a modificare il metodo di scelta e il metodo decisionale.

 

 

 

Scelte equivalenti ed obbligo a seguirne una soltanto

Potrebbero capitare scelte equivalenti in cui la persona fatica a trovare una strada, come uscire da questa situazione? Scelte equivalenti non esistono perché se approfondite ulteriormente usciranno le differenze, c'è una strada migliore di un'altra in ogni circostanza. Anche se lo scarto fra le scelte migliori fosse minimo ci sarebbe comunque una scelta migliore da prendere. 

 

Scegliere di accontentarsi

In alcuni casi scegliere presenta il dilemma espresso nell'articolo dell'accontentarsi dove una persona piuttosto che aspettare una strada "a soddisfazione completa" che ancora non arriva o non sa come far arrivare preferisce prendere quello che ha disponibile anche se incompleto.

 

 

Si legga decisione per approfondire il dopo scelta.

 

La preparazione alla scelta, l'esempio dell'università in cui le persone passano diciotto anni a fare altro senza arrivare preparati e senza aver investito affinché possano scegliere, senza studio, senza aver sviluppato possibili attitudini da proseguire lavorativamente, finendo per fare scelte errate nella maggior parte dei casi.

 

Come si spiega che in alcuni casi le persone scelgono senza problemi e in altri casi invece hanno così problemi da bloccarsi? In diversi modi, potrebbe essere una persona che sceglie per istinto e quando questo gli suggerisce qualcosa riesce a scegliere facilmente altrimenti non sa cosa fare oppure potrebbe essere una persona che in quel settore ha esperienza in altri no, e quando si presenta questa evenienza non è in grado di fare degli studi, di informarsi, quindi dove non sa semplicemente va in tilt e si blocca.

 

Le scelte per istinto dette anche scelte irrazionali

Nel linguaggio comune e scientifico quelle che l'AB definisce scelte per istinto hanno una definizione diversa, vengono chiama scelte irrazionali.

 

Difficoltà nello scegliere

Scegliere è un metodo che richiede attitudini, tempo ed energie e che risente di eventuale problematiche di personalità come la paranoia. Questo vuol dire che ad esempio persone che non hanno sviluppato attitudini come quella di dedurre o simulare efficacemente, di informarsi faranno fatica a fare delle scelte perché si ritroveranno a non saper cosa fare, cosa pensare, come farlo, non sono in grado di prendere dei dati e simularli. 

La difficoltà maggiore potrebbe essere quella di determinare la scelta più conveniente, sia perché la persona non riesce ad avere un quadro esatto di cosa desidera sia perché non riesce a simulare le opzioni.

La paranoia, ovvero la ricerca di certezza, è invece la componente che maggiormente inibisce questo processo di scelta, la persona si ritrova di fronte a probabilità, a simulazioni in cui nessuno gli garantisce nulla con certezza e in questo stato non riesce a portare avanti nessuna scelta, ma ci sono altre inibizioni come la paura di fallire o la paura di essere giudicati etc..

 

Un racconto dal web:


"Quando possiamo dire che la nostra scelta è vera (cioè consapevole) e quando questa è solo il risultato di nostre compulsioni ingovernate e ingovernabili? Quando possiamo dire che "scegliamo"?
La persona che commette un qualche delitto lo fa per scelta? O perché in qualche modo è vittima di se stesso e delle proprie pulsioni che da chissà quanto tempo lo governano?
Io non parlo di matti, ma di persone relativamente normali. Quando possiamo dire di essere davvero "capaci di intendere e di volere"?
Quando una ragazza figlia di un alcolizzato sposa un uomo violento lo fa per scelta? O perché dentro di lei una compulsione a ripetere i dolori della propria infanzia la spinge inesorabilmente ad unirsi ad un uomo che ripeterà in modo diverso la violenza del padre?
Quando una madre riversa sul figlio violenza e derisione lo sta scegliendo? O c’è qualcosa dentro di lei che la spinge a liberare contro un innocente la stessa violenza che lei stessa ha subito da sua madre? Dov’è la SCELTA in questo caso?"

 

Questa persona anche se in modo confusionario si pone tre interrogativi esistenziali, il primo riguarda l'assurdità di alcune scelte prese istintivamente o intuitivamente che vengono trasformare "ingenuamente" (questo accade a personalità scarsamente consapevoli dimostrandone comunque la repsonsabilità) ad azione come ad esempio una persona che nasce in un ambiente violento e finisce per fare delle scelte seguendo l'istinto che la portano a ricostruire ambienti violenti che consciamente non desidera.

Il secondo interrogativo è quello per cui una persona finisce per pagare le conseguenze ed avere un'esistenza conseguenze a quelle azioni compiute sotto l'effetto dell'emotività passiva, azioni impulsive che con a mente lucida non si sarebbe fatte ma che essendo delle azioni hanno comunque delle conseguenze nella realtà (l'ennesima dimostrazione di quanto sia disfunzionale inseguire emozioni intense).

Il terzo riguarda gli errori di scelta, di persone che essendo state cresciute in un determinato modo e avendo una visione distorta delle cose non si rendono conto che quella che per loro è la scelta migliore, in questo caso educativa verso il proprio figlio, in realtà lo sta danneggiando. Sono scelte errate, come quelle che fanno la maggior parte delle persone nella loro nulla o scarsa consapevolezza.

 

Dal web:

"Scelte sbagliate. Non so se la sezione è giusta ma mi sembrava la più idonea.

Vi capita mai di riflettere sul vostro passato e presente e pensare di non aver mai fatto una scelta giusta, o consapevole?
Per consapevole intendo agire sulla base del proprio sentire, delle proprie passioni ed interessi. Alla fine anche le scelte più difficili portano a risultati buoni e soddisfacenti se fatte per reale interesse.
Mi trovo in un momento difficile e mi sento bloccata. In questa immobilità non posso che domandarmi come ci sono finita in una situazione del genere.
E la mente torna alle scelte fatte in passato, che non sono mai state veramente consapevoli ma sempre influenzate dall'educazione ricevuta e dalle influenze esterne (genitori in particolare).
Ora c'è chi mi compatisce, chi mi giudica male e chi mi dice che dovrei mollare tutto. Intanto io mi sento una fallita e vorrei solo scomparire in un abisso profondissimo."

[scelta e chiusura mentale, quando la persona non pensa fuori dalla scatola nel processo di scelta

si parla di scenario di rischio quando le probabilità sono note come ad esempio ad un gioco con le carte, si parla invece di scenario probabilistico quando le probabilità possono essere solo stimate e dedotte, studiate per statistica, ma non c'è un numero certo e universalmente valido come nel campo esistenziale

scelta monoattributo e scelta multiattributo, in campo esistenziale le scelte sono per lo più multiattributo e complesse

aggiungere la differenza fra scegliere, decidere e determinare

da aggiungere dilemma

da aggiungere scaltrezza ovvero la velocità con cui si prendono scelte efficaci

scelta e paradosso di batman

scelta e cambiamento dell'obbiettivo

scelta avventata e scelta ponderata

l'ossessione della massimizzazione, la scelta razionale non punta necessariamente alla massimazzazione quanto più alla soddisfazione raggiunta tramite gli obbiettivi posti, seguedno la scala dei valori e andandosi ad intersecare con eventuali compromessi a cui si potrebbe essere disposti a scendere per tale obbiettivo

l'AB si focalizza su una tesi che spieghi la scelta in stato di incertezza, in quanto per gli scenari di rischio c'è già la teoria del prospetto che è chiara, completa e considerata come la più valida]

DA SVILUPPARE:

 

- la scelta e l'imprevedibilità del cambiamento, come considerare i dati che si ottengono con la simulazione? 

-Scelta ed utilizzo della simulazione per prevedere le possibili conseguenze sul lungo periodo.

- Investimento alla maggior possibilità di scelta e liber

- scegliere strade senza contro, in cui il maggiore rischio è che vi sia un nulla di fatto?

ultima modifica il: 17-06-2019 - 10:46:28
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