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"L'emozioni fanno parte dell'essere umano fin dalla nascita, siamo progettati geneticamente per rispondere a determinati stimoli, ma sarà poi l'esperienza e il condizionamento durante il corso dell'esistenza a determinare il relativismo dell'età adulta"

 

Cos'è un'emozione? Cosa si intende per emozione?

(collegamento con temperanza, resilienza, pazienza e funzioni esecutive

collegamento con patema)

Sono tutte quelle reazioni fisiologiche ed psicologiche che ogni essere umano prova in risposta a specifici stimoli esterni e che lo preparano e/o spingono all'azione.

Un esempio è necessario per capire di cosa si sta parlando, quando mettete in bocca un cibo squisito provate un'emozione di piacere, la vostra salivazione aumenta ed è probabile che rimetterete quel tipo di cibo nel nostro palato.

Quando qualcuno vi da un pizzico o vi minaccia con un coltello provate dolore e paura, tenderete ad irrigidirvi, a difendervi e a scappare.

L'emozione è tale perché ha sempre una reazione fisiologica, anche minima, oltre che psicologica anche se non sempre il soggetto se ne rende conto, specialmente in emozioni di basso livello.

L'emozione ha quindi una componente fisiologica con modificazione degli ormoni e muscolari, che sono osservabili anche dall'esterno e che per questo assumono un comportamento comunicativo e in alcuni casi questa componente fisiologica viene accompagnata anche da una componente conscia (che vedremo meglio insieme) o comportamentale producendo un'azione.

Questo porta anche le persone in errore, pensando che le emozioni avvengano ogni tanto e non rendendosi conto che invece le emozioni si provano sempre, solo che alcune sono minime e solo in alcuni casi sono intense e sentite.

Sulle emozioni non abbiamo alcun potere diretto, se qualcuno ci salta di fronte all'improvviso emettendo un forte suono è praticamente certo che proveremo un senso di paura immediato e incontrollabile, che ci spingerà a irrigidirci, fermarci, esclamare qualcosa, etc..

Queste emozioni vengono definite primarie perché fanno parte della nostra biologia, non scegliamo noi di averle, non possiamo controllarle in modo diretto, ce le abbiamo dalla nascita e siamo programmati per rispondere a specifici stimoli.

L'emozione è fondamentale perché senza di questa non ci sarebbe la vita, così come è spiegato nell'articolo dell'affetto, ogni cosa che facciamo la facciamo perché vi sono delle emozioni alla base, queste emozioni non esistono tanto per, esistono perché tutti gli essere viventi siano spinti a vivere.

Quali sono queste emozioni primarie? Secondo le ultime teorie accreditate sei:

- la noia;

- la paura;

- la tristezza;

- la gioia;

- la sorpresa;

- il disgusto.


Sono primarie perché si trovano in ogni cultura, ogni essere vivente le prova, le abbiamo alla nascita, non le acquisiamo e siamo in grado di riprodurle senza nessun insegnamento, ci sono degli stimoli innati che ne attivano la risposta.

Le emozioni primarie come funzionano esattamente? Funzionano con degli stimoli che le attivano direttamente, stimoli innati e in seguito condizionati, le emozioni primarie non necessitano di nessun esperienza né della nostra coscienza per attivarsi, queste possono passare direttamente dai sensi.

Queste emozioni inizialmente rispondono solo a pochi stimoli, sarà il condizionamento a fare in modo che ogni soggetto poi abbia una sensibilità unica, ogni adulto provi questa gamma di emozioni per stimoli diversi, riuscendole perfino a provare sulla base di pensieri e di come si percepisce la realtà (da qui deriva tutta la psicoterapia cognitiva).

Facciamo un esempio, ogni bambino piccolo risponde con paura a degli stimoli sonori di forte intensità, ogni volta che un genitore ci strilla ci fa provare paura e questa paura potrebbe condizionarsi con altri stimoli in quel momento presente, quindi il soggetto tenderà a provare paura anche per altri stimoli che sono stati frutto di quell'esperienza, come ad esempio avere paura della gente che strilla, che li guarda in un cerrto modo o che gli dice le stesse parole che gli diceva la madre quando lo sgridava.

Il condizionamento spiega perché nell'età adulta proviamo emozioni per un'enorme varietà di stimoli differenti, ognuno di noi in modo univoco, causato da tutta l'esperienza e il condizionamento che questo ha prodotto.

 

Per comprendere le emozioni è necessario conoscere come queste nascano e sono prevalentemente tre le strade:

- emozioni stimolo risposta, sono le emozioni inconsce per eccellenza, gli stimoli esterni vengono processati direttamente dalla parte più profonda del nostro cervello dove risiedono le emozioni e sono in grado di generare una risposta emotiva immediata, senza che la coscienza o altre strutture del nostro cervello facciano delle valutazioni a riguardo. Queste emozioni sono le più veloci, non richiedono nessuna elaborazione e possono portarci a delle risposte rapide necessarie in situazioni di pericolo, emozioni che hanno aiutato la nostra specie a sopravvivere senza il bisogno della coscienza o di valutazione complesse;

- emozioni da valutazione inconscia, qui troviamo il cosìdetto preconscio, dove il soggetto con uno sforzo è in grado di "verbalizzare" qualcosa che avviene comunque a livello inconscio ma non troppo profondo. Si parla infatti di addestramento alla consapevolezza per evidenziare il lavoro che un soggetto può fare per scoprire quali meccanismi gli sono passati per la mente che l'hanno portato a fare una certa valutazione, che ha suscitato poi una certa emozione. Per fare un esempio, una persona ci guarda in modo cattivo e il nostro cervello rapidamente e inconsciamente valuta quella situazione come pericolosa mettendoci in ansia, sono stati fatti dei calcoli ma non sono stati fatti in modo verbale, il soggetto probabilmente se fa uno sforzo riesce a capire cosa ha appena "pensato", come se la coscienza dovesse fare lo sforzo di andare a ripescare qualcosa nel profondo;

- emozioni da valutazione conscia, qui il soggetto pensa verbalmente e alcuni pensieri consci hanno il potere di produrre le emozioni, il soggetto si rende pienamente conto dell'associazione che c'è fra ciò che pensa e ciò che prova, specialmente in età adulta.

 

Questa triade riassume tutte le teorie attualmente esistenti sulle emozioni.

Le prime emozioni, quelle stimolo risposta, le troviamo fin dal primo nostro respiro. Le seconde iniziano a comparire solo dopo che il bambino ha sviluppato abbastanza esperienza e abbastanza materia cerebrale da iniziare a fare delle elaborazioni più complesse  (solitamente 18 mesi di vita) indicando che le emozioni non sono solo più frutto di uno stimolo, ma anche frutto di valutazioni a partire da quegli stimoli. 

Poi ci sono le emozioni da valutazione conscia, quelle che si manfiestano quando il soggetto ha iniziato a maturare un io pensante, un io che narra e riflesse sulla sua stessa vita. 

 

 

 

Il nostro essere umani deriva dal fatto che abbiamo anche la terza strada, ma non solo che abbiamo una coscienza in grado di in qualche modo "annettere" la seconda, più diventiamo esperti e consapevoli di valutazioni inconsce più in qualche modo andiamo a regolare e modificare quel sistema, riuscendo in qualche modo a scardinare un meccanismo che domina ogni essere vivente nel mondo animale, mentre noi, se addestrati possiamo dominare quel meccanismo animale, inconscio.

 

Fin'ora abbiamo parlato di emozioni primarie, ma quelle secondarie cosa sono? Sono emozioni caratteristiche di specifiche culture, si basano su valutazioni conscie o valutazioni inconscie che vengono costruite sull'esperienza in specifiche culture.

Non sono emozioni a parte, ma ci aiutano a capire quanto sia importante la cultura in cui viviamo, l'esperienza che facciamo, che ci condiziona a tal punto da manifestare specifiche emozioni e non altre. Ad esempio in una cultura potremmo provare più paura, vergogna, in altre una maggiore propensione al dominio e alla noia, in altre ancora una propensione alla gioia.

 

 

 

Il discorso si complica nel momento in cui si introduce il concetto di sentimento. Il sentimento è frutto del nostro io che si rende conto dell'emozione, l'analizza, finendo inevitabilmente per fondersi con essa ma anche modularla, modificarla.

L'emozione è qualcosa che esiste per un periodo limitato di tempo, diventa un sentimento nel momento in cui l'io la accoglie, la fa propria, ci pensa.

 

Questo punto è complesso perché il solo fatto di pensare l'emozione crea un effetto sull'emozione stessa, come abbiamo detto la nostra coscienza pensando produce emozioni e ciò che pensiamo finirà inevitabilmente per modulare l'emozione iniziale.

 

Non solo, lo stesso soggetto potrebbe in qualche modo tentare intenzionalmente di regolare l'emozione, imparando delle tecnice regolatorie, che lo aiutano a diminuire l'intensità dell'emozione o amplificarla.

Il sentimento puòquindi evolvere in tanti modi differenti.

Perché il discorso è complesso? Perché l'io non ha sempre gli strumenti necessari per comprendere l'emozione o regolarla, a volte ci sono dei sentimenti conditi dall'alessitimia, il soggetto sente qualcosa ma non lo capisce chiaramente quindi ha dei sentimenti conditi da quelle emozioni legate al non capire.

A volte ci sono dei sentimenti pieni, altre volte un sentimento a cui segue un tentativo di regolazione.

A volte c'è l'intenzione di amplificare quell'emozione.

Grossomodo abbiamo sentimenti collegati ad un io non addestrato e sentimenti collegati ad un io addestrato. 

 

 

Un esempio lampante di sentimento è il senso di colpa, il soggetto potrebbe provare un senso di paura per qualcosa a cui è stato condizionato, si attiva un'emozione primaria di paura nel momento in cui qualcuno gli urla contro perché ha associato "mi urlano contro con faccia cattiva = potrebbero farmi del male", sente questa paura e  inizia a pensare a cosa possa aver fatto e mentre ci pensa si rende conto che può aver sbagliato qualcosa nei confronti dell'altro, tutto questo pensiero produce il senso di colpa, questo pensiero ha innescato ulteriori emozioni negative, il soggetto si rende conto che ciò che sta facendo e provando ora è senso di colpa.

 

In sintesi per capire il sentimento è sufficiente ricordare il fatto che ogni volta che osserviamo qualcosa la modifichiamo, alcuni soggetti modificano molto l'emozione iniziale, in altri casi invece la modificazione è minore, ma in ogni caso il sentimento modula l'emozione, a prescindere di come questa emozione sia nata.

 

 

I sentimenti sono virtualmente infiniti anche se alcuni di questi sono così diffusi nel genere umano da aver avuto un'etichetta, come ad esempio il senso di colpa, oppure il sentimento di felicità.

Questo ci porta a constatare che i sentimenti si basano sul pensiero e il pensiero di un soggetto risente fortemente dell'ambiente e della cultura in cui è inserito.

A questo va aggiunto il fatto che solo alcune culture e lingue hanno dei termini per descrivere dei sentimenti e non altri, questo crea una situazione altamente complessa perché ci fa capire quanto sia relativo il sentire umano e come da cultura a cultura alcuni sentimenti siano più facili da riconoscere e fronteggiare e altri no, se c'è un relativismo del sentimento di ogni singola persona, c'è anche l'influsso che la cultura poi ha sul determinare il modo di pensare, i termini che possiede, etc...

 

Detto in termini psicologici la cultura e l'ambiente influenzano il modo di sentire del soggetto e anche gli strumenti di regolazione emotiva che questo potrebbe sviluppare, se c'è un termine per "pensare" al proprio sentimento, riconoscerlo ed etichettarlo si da maggiore potere al soggetto di intervenire, di comprenderlo di farci della metacognizione sopra.

Alcune culture riescono a spiegare meglio il sentimento e l'emozione e altre invece no, la situazione è complessa proprio a causa del linguaggio e di quali termini vengono diffusi, ad esempio la lingua tedesca avendo un vocabolario culturalmente più ricco ed usato conferisce mediamente più potere di interevento emotivo ai tedeschi, di sentire con maggiore consapevolezza.

L'alessitimia di derivazione culturale può essere di ostacolo al soggetto per riconoscere il suo sentimento e poterlo non solo capire ma anche accettare o fronteggiare nel caso vi siano dei problemi di natura emotiva dietro.

 

Ora che si è compreso il concetto di emozione e sentimento si può iniziare a considerare il fatto che non tutte le emozioni e non tutti i sentimenti sono funzionali, alcuni potrebbero essere disfunzionali.

 

Come si interviene in questo caso? 

Con diverse tecniche:

- decondizionamento, utile per quelle primarie

- sostituzione conscio inconscio, impedire che il nostro inconscio faccia valutazioni distorte sostituendole con valutazione conscie e razionale;

- esposizione ristrutturante del processo di valutazione inconscio;

- ristrutturazione del pensiero conscio, metodi deduttivi, credenze

-  addestramento al sentimento e la regolazione emotiva. Intervenendo sull'emozione che è nata.

 

 

Nel caso di sentimenti disfunzionali c'è la ristrutturazione, intervenendo sui pensieri consci e preconsci o techiche di neutralizzazione del sentimento.

Altre strategie non risolutive di intervento sono la distrazione e l'evitamento.

 

 

Quale potere abbiamo sulle emozioni?

Conoscendo ciò su cui siamo stati condizionati, decondizionarci.

Conoscendo che alcune valutazioni inconsce possono essere distorte possiamo impedire che questo avvenga addestrandoci, capendo cosa succede e spingendo il nostro cervello affinché valuti consciamente o smonti quasi immediatamente quelle valutazioni inconsce verbalizzandole.

Conoscendo le emozioni conscie possiamo sforzarci di pensare meglio e in modo più razionale, per evitare emozioni che nascono da qualcosa di distorto.

Conoscendo i sentimenti possiamo imparare a modulare ciò che proviamo agendo in un secondo momento, regolando le emozioni non sul nascere ma dopo che sono nate.

 

Intervento a priori e intervento a posteriori.

 

 

 

Questa visione sull'emozione sintetizza tutte le ipotesi attuali sulle emozioni, facendole combaciare piuttosto che metterle in conflitto. Per anni si è fatto lo sforzo inutile di voler dimostrare la propria visione sulle emozioni smontando le altre, ognuno di questi ricercatori non si è reso conto che aveva scoperto una strada, uno dei diversi modi possibili in cui l'emozione nasceva che non ne esclude di altri.

 

 

Questa visione sull'emozione ridimensiona la psicoterapia cognitivo comportamentale, che si basa sull'errore di fondo di pensare che tutte le emozioni provengano da valutazioni conscie. 

 

FINO A QUI 

L'intelligenza emotiva

 

Emozione ed emotività

 

DA RIVEDERE

 

Elenco di disamiguaziome per i vari stati possibili con emozioni positive:

- emozionato, terminge generico;

- eccitato, riguarda la sfera della sessualità;

- elettrizzato, la metafora della corrente, la persona sente che queste emozioni positive le hanno dato una energia che altrimenti non sentirebbe e non avrebbe;

- euforico, la persona avverte meno le inibizioni;

- mania, smania, quando l'euroforia porta a comportamenti distruttivi e disfunzionale;

- entusiasta/entusiasmo, la persona si sente motivata, raggiunge il picco di motivazione e ciò traspare all'esterno;

- desideroso, l'anticipazione del piacere spinge la persona a desiderare sapendo cosa può ottenere;

- bramoso, un desiderio particolarmente intenso;

- fremere, indica il fatto che la persona viva un mix di emozioni positive e negative dentro di sé ma che la risultati sia comunque positiva. Ad esempio freme una persona che desidera dichiararsi alla persona di cui è innamorata ma al tempo stesso potrebbe avere paura del rifiuto, vive dentro di sé queste emozioni scalpitanti e conflittuali.

 

EMOZIONI E DISREGOLAZIONE EMOTIVA
Quando una persona cresce e inizia a conoscersi (o attivament einveste per conoscere la sua persnalitài) fra le varie cose che scopre sono le sue regole emotive, ma cos'è una regola emotiva? La persona ad esempio inizia a capire che alcune parole, alcuni eventi o qualsiasi altro elemento gli suscita specifiche emozione che sono diverse da quelle degli altri. Ad esempio la persona si rende conto che va in ansia se alcune persone care sono lontane o che le piace molto la persona presente e così via, più cresce e più scopre come alcune dinamiche emozioni abbiano delle regole abbastanza lineari. Potrebbero però capitare eventi che alterano in modo significativo la propria personalità, generando dei cambiamenti per cui la persona non prova più le stesse emozioni, risponde in modo diverso agli stimoli al punto da esserne quasi spiazzata a volte o risentita perché non accetta questo cambiamento. La persona potrebbe vederlo come un cambiamento inaccettabile e vorrebbe tornare "alle regole emotivo di un tempo" in altri casi invece la persona potrebbe fregarsene e dire "ok sono cambiata vediamo di scoprire come vanno ora le mie emozioni". Pensiamo alla depressione, dove la persona per la prima volta sperimenta l'anedonia e laddove si aspettava emozioni positive queste non arrivano. La disregolazione ha diverse cause fra le quali troviamo il cambiamento di personalità dove la persona vede il il mondo in modo differente e non proverà più quelle cose che provava, è il suo punto di vista ad aver alterato dei sentimenti che prima aveva.

 

In psicologia e psichiatria le emozioni vengono considerate come uno strumento adattativo finalizzato ad aumentare le probabilità di sopravvivenza degli essere vivente, emozioni che possono essere sia inatte ma anche condizionate (cioè basate sull'adattamento all'ambiente). Nel linguaggio comune il termine emozione viene utilizzato in accordo con la definizione psicologica ma non per comprendere ciò che la persona sta provando ma più che altro per comunicarlo all'esterno, per riuscire a spiegare il perché una persona abbia determinate intenzioni e comportamenti.

Il problema è che le emozioni avendo una base innata e biologica potrebbero confondere e portare in errore una persona pensando che le emozioni che prova da adulto siano una inevitabile conseguenza genetica.

In realtà le emozioni di base (quelle che si hanno alla nascita) rispondono solo a determinati e pochi stimoli, sarà poi la frequenza con cui queste emozioni saranno stimolate e gli altri stimoli circostanti a determinate come queste emozioni si condizioneranno e si propagheranno, generando una determinata sensibilità.

Questo vuol dire in parole povere che se ogni essere vivente prova l'emozione di paura questo non predice nulla di quanto e come una persona questa emozione da adulta, perché sarà il suo vissuto, la sua esperienza e anni di condizionamento (intezionale e non intenzionale) a determinare la sua sensibilità unica, quei stimoli che la porteranno a rispondere emotivamente alla realtà che lo circonda.

 

Nell'essere umano adulto raramente si assiste ad un'emozione di base così come si manifesterebbe nei primi momenti di vita, l bambino la paura innesca pianti e grida, nell'adulto una risposta più soggettiva, evoluta ad ulteriore dimostrazione di come l'esperienza forgi la sfera emotiva, un mondo emotivo frutto del condizionamento e dell'esperienza che si ha avuto nel decorso esistenziale, generando quelli che vengono definiti "impulsi".

Gli impulsi sono l'evoluzione di quelli che vengono definiti riflessi di base (sempre in aiuto alla sopravvivenza), riflessi che nel corso dello sviluppo seguono un percorso analogo a delle emozioni, anche se qui più che di evoluzione si assiste ad una vera e propria sostituzione, sempre per condizionamento.

Si inizia a rispondere ad una determinata emozione allo stesso modo di come lo si vede fare alle figure intorno (specialmente quelle autoritarie) spiegando ad esempio perché un figlio abbia scatti di ira simili a quelli di un suo genitore.

 

Ritornando al discorso delle emozioni, possiamo stabilire l'esistenza di emozioni di base come ad esempio il bambino che risponde con paura all'evento distacco dalla madre o a rumori forti o alla presenza di sconosciuti, e constatare che quanto più il bambino si ritroverà in un contesto che lo porterà a provare queste emozioni quanto più sarà probabile che questa paura si condizionerà e propagherà (la propagazione vuol dire che ogni stimolo condizionato sarà a sua volta in grado di condizionare altri stimoli e quindi propagarsi, generando un effetto di espansione a macchia d'olio).

Questo ci fa comprendere come sia estremamente complicato andare a ritroso nel tentare di comprendere come le emozioni si siano condizionate e successivamente propagate, specialmente quando si arriva in periodi dove nemmeno si hanno ricordi come i primi anni di vita.

Questa comprensione per l'AB non può essere di aiuto in alcun modo se non per togliersi lo sfizio della curiosità, capire cosa sia accaduto e perché (come vedremo più avanti solo il decondizionamento elimina il fatto che uno stimolo sia in grado di produrre un'emozione).

Per comprendere pienamente le emozioni conviene distinguerle dalle sensazioni, le sensazioni e i sentimenti sono qualcosa di più "mentale", mentre un'emozione è un qualcosa di profondo su cui la persona non ha alcun controllo e nessuna spiegazione (se non una teoria che spieghi il perché sia accaduto) mentre i sentimenti sono una conseguenza di ciò che la persona crede, pensa, immagina, desidera, etc.. come se l'emozione evolvesse in qualcosa di più "elevato" nato dalla fusione di un mondo inconscio che si unisce con la parte conscia, con l'io.

Il risentimento così come suggerisce il termine stesso è un sentimento perché si basa su quello che la persona crede, su come vede la realtà anche se comunque di fondo c'è un'emozione, la stessa emozione che proverebbe ad esempio un animale di fronte ad un possibile rivale sessuale o territoriale, emozione che l'essere umano arriva a far evolvere e portare fino a questioni così "umane e mentali".

Invece un'emozione potrebbe essere una paura improvvisa verso qualcosa, paura che si fonda esclusivamente sul percorso senza che ci sia alcuna credenza o percezione in gioco, questa paura di solito si riconosce e si distingue da quella che potrebbe essere più pensata, e quindi un sentimento, perché sorge in un'istante, è immediata, paralizzante, che scatta in risposta a qualcosa che l'ha stimolata.

Le emozioni sono uno strumento efficace nel mondo animale sia perché sono uno strumento alternativo ad una mancata coscienza  (neocorteccia meno sviluppata) sia per la rapidità che possiede una risposta impulsiva (cioè) che fa la differenza fra sopravvivere e morire, ma ma si può dire la stessa cosa dell'essere umano? No, nell'essere umano la coscienza è lo strumento efficace e funzionale, l'essere umano ha creato un ambiente dove non solo non c'è più il rischio sopravvivenza (che è il punto dove le emozioni mangengono l'efficacia) ma un ambiente dove è necessario prendere delle scelte e decisioni complicate, che solo la coscienza con il suo grado di analisi e approfondimento può affrontare efficamente.

Per comprendere ulteriormente le emozioni conviene differenziarle anche dalle pulsioni, la pulsione a differenza dell'emozione si presenta in modo "spontaneo" senza che ci sia necessariamente uno stimolo, la fame non sorge solo in risposta alla visione di qualcosa di succulento ma anche per una necessità interna, così come la sete, il desiderio sessuale, etc.. 

 

In questo modo ci si rende conto di come la sfera inconscia umana sia costituita tre elementi ovvero emozioni, pulsioni e impulsi (ci sono anche i sentimenti ma questi sono comunque intersecati con la coscienza).

L'emozione la si riconosce perché è qualcosa di parallelo alla propria coscienza, come se la coscienza della persona si rendesse conto di non essere sola dentro il proprio cervello, che è in una stanza e ci sono altre stanze da cui arrivano informazioni, ci sono altri componenti che possono avere effetto sul corpo.

L'emozione la si descrive come una vampata che può essere sia negativa che positiva e dagli effetti che questo ha sul proprio corpo, ad esempio la paura che fa tremare o stringe lo stomaco, oppure la vergogna che fa diventare il viso rosso.

 

 Quale ruolo giocano l'emozioni a livello pratico nell'esistenza umana? Diversi ruoli, l'AB ne individua due maggiormente rilevanti:

- coinvolgimento e travolgimento emotivo, ovvero le emozioni diventano così intense da spegnere la coscienza, ignorarla e portare la persona ad agire senza che sia lucida;

- istintività, la persona crede consciamente che le emozioni siano qualcosa di utile/vero/giusto/affidabile, etc...

 

Il primo punto, l'intensità emotiva è fondamentale per comprendere quel fenomeno in cui le persone "scivolano" nell'agire di impulso senza che se ne rendano conto, senza che lo scelgano, come se fosse l'inconscio in quel caso a scegliere e decire portandolo a delle azioni non prese consciamente.

 

Cosa accade? Che quando le emozioni raggiungono un determinato livello ad agire non è più la persona ma l'impulso (si legga impulsività per approfondire), scatta quel meccanismo ereditato per la sopravvivenza, solo che in questo caso l'impulso è comunque condizionato a misura si "società umana".
Un residuo evolutivo che si è adattato anche a questa società, adatto in modo disfunzionale dato che questi impulsi più che aiutare la persona portano diverse  problematiche. 

L'impulso segue la logica del "è necessario reagire nel minor tempo possibile" in accordo al principio di sopravvivenza, ma la realtà umana richiede scelte accurate, scelte approfondite e questi inpulsi raramente sono di aiuto, proprio perché non mirano a comprendere la situazione nella sua interezza, non mirano a fare la scelta migliore possibile.

Questo fenomeno viene definito di coinvolgimento, fenomeno piuttosto graduale in cui si vede che la persona perde progressivamente lucidità, mentre si tratta di travolgimento quando le emozioni schizzano istantaneamente di intesità spegnendo la persona "di colpo".

Questo è il fenomeno borderline, che si potrebbe anche chiamare stato impulsivo privo di lucidità, che è il fenomeno descritto nel primo punto, nel secondo punto invece viene descritto un fenomeno diverso, che si basa sulla scelta conscia di affidarsi alle proprie emozioni, chiamato metodo dell'istintività.

Con l'essere istintivi accade che la coscienza della persona prende queste emozioni interne e i vari sentimenti che produce come una fonte di verità e validità al punto tale da poterli usare come mezzo per fare scelte ed operare nella sua esistenza (si legga istintività per approfondire).

 

Questo ci porta a comprendere come la condotta sentimentalista di una persona, quella di ricercare emozioni e sentimenti intensi sia un rischio, perché la persona altro non fa che esporsi con probabilità al fenomeno borderline.

 

 

 

Approfondimento sulla differenza fra sensazioni ed emozioni

I sentimenti che una persona prova sono frutto quindi di due fiumi che si incontrano, un fiume emotivo e fiume cognitivo ed è difficile per una persona in questo stato riuscire a spiegare esattamente cosa sta provando, perché la coscienza ha inevitabilmente contaminato quel fiume.

Questo ci fa comprendere ulteriormente come se di per sé l'emozione è qualcosa di difficilmente comprensibile per chi la prova, questa viene ulteriormente complicata nel momento in cui la coscienza la altera e genera qualcosa di ancora più elevato come il sentimento.

Parlare in termini di emozioni lo si può fare solo nel momento in cui si premette che sono solo "ipotesi" e "teorie" specialmente quando l'emozione si è evoluta in un sentimento.

 

 

Esempi di approfondimento sul condizionamento e propagazione delle emozioni

Un bambino che cresce in un ambiente fallimentare dove due genitori urlano e litigano costantemente lo porterà a far propagare l'emozione di paura nei rapporti umani e familiari. All'inizio il bambino avrà paura per questi rumori forti, e le emozioni negative che percepisce empaticamente nel vedere il genitore che si agita e urla e non lo abbraccia, tutte queste emozioni di paura inizieranno a condizionarsi portando l bambino avrà paura dei litigi, avrà paura delle persone in generale, avrà paura degli ambienti dove più volte ha provato paura etc..

 

Perché le emozioni non sono una bussola valida (istinto)? Perché la realtà è complicata e uno strumento basato sul condizionamento non ha l'accuratezza necessaria per poter affrontare problematiche che richiedono tempo, analisi, conoscenza, etc..

 

Il vissuto di una persona ne determina la sensibilità, perché alcune persone si considerano o vengono definite ipersensibili? L'ipersensibilità descrive quel fenomeno in cui una persona si rende conto di avere una sensibilità superiore alla media, sia per quanto riguarda la frequenza che per l'intensità. Ad esempio questa persona si potrebbe autodefinire ipersensibile alla paura nel momento in cui si rende conto che a differenza della maggior parte delle persone che la circondano questa tende a provare l'emozione paura in modo più frequente, per più cose ed anche in modo più intenso, venendo penalizzata più nei confronti delle altre persone.  L'ipersensibilità è qualcosa che si può stabilire in seguito ad un'analisi e può essere utile per rendersi conto di come sia il mondo emotivo medio delle persone e di come alcune vadano oltre.

 

Emozioni e condizionamento positivo

Questo articolo e teoria potrebbe essere interpretato erroneamente pensando che riguardi solo le emozioni negative ma invece riguarda qualsiasi tipologia di emozione.

Il problema è che difficilmente le persone crescono in un ambiente prevalentemente positivo, la maggior parte delle persone cresce fra la noncuranza, mancanza di protezione o perfino sistuazioni che promuovono attivamente le emozioni negative,  asciando alla maggior parte della popolazione pochi condizionamenti positivi, cioè è statisticamente rara la situazione per cui una persona cresca con emozioni positive che si propaghino su numerosi aspetti dell'esistenza.

Riprendiamo l'esempio dei genitori fallimento e immaginiamo invece uno scenario opposto, dove il genitore invece di essere fallimentare è in grado di svolgere il suo ruolo al meglio

Pensiamo a questo bambino che riceve la necessaria procezione, il necessario affetto, il necessario insegnamento, cresce con genitore sereni e gioviali e praticano insieme attività divertenti, attività intrise di gioia. Queste emozioni positive, queste attività piacevoli inizieranno a condizionarsi, a propagarsi rendendo la realtà di questo bambino un qualcosa di positivo, così come vedrà in modo positivo i rapporti in generale, quelle attività, perfino i problemi che vengono erroneamente considerati come qualcosa di negativo in assoluto possono essere condizionati positivamente.

Pensate allo scenario in cui il bambino si ritrova ad affrontare i suoi problemi ed ha a fianco a sé questo genitore che lo comprende, lo aiuta, facendolo sentire aiutato, non solo, ed in grado di poter affrontare qualsiasi problema con il sorriso. Non è difficile comprendere come perfino i problemi inizino ad essere percepiti emotivamente come qualcosa di positivo, quante volte da bambini un piccolo problema diventa enorme e ancora più sofferente per come le persone intorno a noi reagivano e ci trattavano? C'è perfino un detto italiano educativo "se combini qualcosa ti do il doppio" dimostrando quanto la cultura italiana sia fallimentare a livello generale sotto questo punto di vista. 

Quando c'è l'ala protettiva di un'educatore funzionale, ogni cosa può condizionarsi in modo positivo.

 

Questo spiegherebbe perché a livello inconscio alcuni adulti siano costantemente "cupi" anche su cose che mediamente danno gioia, e viceversa ci siano poche persone che comunque riescono a trovare gioia in ogni cosa, ricordandoci come il passato specialmente a livello inconscio segna il futuro di una persona.

 

 

 

Emozioni poco intense

Un altro errore diffuso è quello di pensare alle emozioni e sensazioni solo nel momento in cui queste sono intense e lampanti, tutto questo potrebbe portare a non considerare l'esistenza di emozioni e sentimenti minori che comunque influenzano l'esistenza della persona, specialmente se istintiva.

 

 

 

Emozione che nasce dal pensiero

L'emozione non sempre viene stimolata da qualcosa di esterno ma a volte può essere stimolata anche da un pensiero interno,pensiamo alla simulazione di un evento, la persona ha ricreato una situazione dentro la sua mente che è in grado di stimolare emozioni, come ad esempio pensare ad un evento temuto è in grado di generare paura (che sarebbe in pratica il fenomeno dell'ansia).

 

 

Disturbi emotivi

Possono esistere disturbi emotivi? Prima di rispondere a questa domanda è necessario rendersi conto che si tratta di disturbo quando c'è un qualcosa di specifico che destabilizza la persona al punto da impedire di svolgere la sua normale esistenza, questo vuol dire che non conviene parlare di disturbo emotivo in quanto ogni disturbo ha una causa specifica la quale genera anche emozioni negative, ma l'emozione di per sé non può disturbare, lo stimolo che genera tale emozione è da considerarsi un disturbo. Non esistono disturbi emotivi. Se una persona ha un intensa attività emotiva negativa al punto che non riesce più a vivere la sua vita questo va preso come indicatore che ci sta qualcosa che le sta disturbando l'esistenza.

 

La differenza fra emozione condizionata ed emozione di base

Si ritiene la paura dei ragni come un'emozione di base, a partire da questo alcune persone potrebbero affermare  "è normale, tutti quanti hanno paura di un ragno è una reazione naturale".

Un'affermazione che si smonta in un attimo suggerendo di andare su youtube per guardarsi video di persone che "amano i ragni" e ci giocano e se li tengono in mano.

L'errore ancora una volta è di confondere la paura condizionata, con l'emozione di base e al tempo stesso non considearare la possibilità di decondizionamento o ricondizionamento. 

 

Le persone emotive 

Cosa vuol dire essere una persona emotiva? Non vuol dire nulla, è una frase che crea solo confusione; ogni persona è emotiva perché ogni essere vivente almeno che non abbia pesanti danni neurologici prova emozioni, probabilmente le persone potrebbe usare questo termine per intendere una persona ipersensibile.

Più che parlare di essere emotivo conviene parlare di quale ruolo giocano le emozioni nella qualità esistenziale della persona e per comprendere tale ruolo è necessari individuare tre variabili:

- quanto sono frequenti ed intense le emozioni, per il rischio di emotività attiva;

- se la persona è istintiva o meno (usa le emozioni come metodo per agire e fare scelte nella sua esistenza);

- se la persona è alessitimica difficilmente riuscirà a gestire la sua sfera emotiva con ciò che ne consegue a livello di qualità esistenziale.

 

Mentre i primi due punti sono stati già spiegati ed approfonditi troviamo ora una nuova variabile, l'alessitimia.

Che ruolo gioca l'alessitimia nella sfera emotiva? L'alessitimia svolge un ruolo cruciale nel prendere coscienza del perché e come una persona provi determinate emozioni e sentimenti e di quali siano le conseguenze di questa sfera emotiva nella propria esistenza.

Per fare un esempio banale pensiamo alla persona che non ha ancora compreso che la sua ansia è un sentimento alimentato dalla sua componente simulatoria/anticipatoria, senza questa comprensione la persona come può arginare la sua ansia? Cioè è una persona che quando sente l'ansia non ne comprende la logica, non comprende perché si è scatenata, cosa l'ha prodotta nel passato, etc..

Un altro esempio di alessitimia è quello in cui una persona sta soffrendo con il suo partner ma al tempo stesso non riesce a spiegargli quali emozioni negative stia provando e perché, portando la persona ad esclamare un generico "perché non mi capisci? Io sto soffrendo".

L'alessitimia isola la persona in un mondo emotivo che non riesce a comunicare sia per quanto riguarda la parte positiva ma sopratutto quella negativa, non riuscendo a far comprendere agli altri cosa gli fa soffrire e non a riuscire nel farsi aiutare e al tempo stesso è la persona stessa che non comprendendo cosa le sta succedendo non può intervenire in modo efficace.

Uscire dall'alessitimia è fondamentale per poter gestire al meglio la propria sfera emotiva.

 

Le emozioni influenzano la nostra esistenza per questo è fondamentale che la coscienza sia quanto più preparata e sviluppata possibile affinché queste emozioni non influenzino la propria esistenza al punto da portarla ad una esistenza che non desidera avere.

Pensiamo alla fase borderline, all'azione presa in quello stato che potrebbe segnare irreversibilimente la persona, come un scatto d'ira improvviso che uccide una persona, cosa che la persona consciamente non avrebbe fatto, oppure pensiamo alla persona che istintivamente si fida di qualcuno istinvitamente salvo poi ricevere una "batosta"?

Sviluppare la personalità per limitare l'influenza emotiva vuol dire investire in quelle tre variabili emotive affinché la persona:

- sia quasi esclusivamente lucida, non abbia mai emozioni così intense da farle perdere di lucidità;

- elimini l'alessitimia dalla sua personalità investendo nella conoscenza delle emozioni e di come poterle comunicare;

- elimini l'istintività dal proprio metodo di scelta e decisionale sviluppandone altri di più accurati ed efficaci.

Questi tre investimenti portano la persona ad essere immune all'influenza delle emozioni così che possa costruirsi l'esistenza che si desidera, con lucidità e azioni efficaci una dietro l'altra, lasciando alle emozioni un ruolo secondario, lasciando che queste siano una conseguenza delle proprie azioni, costituiscano la felicità della persona ma non si sostituiscano al ruolo dell'io.

 

 

La componente fisiologica delle emozioni

 

 

 

Per quale motivo persone esposte agli stessi ambienti provano emozioni differenti?

Inannzitutto uno stesso ambiente non vuol dire che la persona sia esposta necessariamente agli stessi stimoli pensiamo al fatto che due bambini crescano con lo stesso genitore, ma è di fatto impossibile che il genitore li tratti allo stesso modo anche desiderandolo, ma anzi è pià probabile che si abbiano comportamenti differenti. Questo vuol dire che stesso ambiente vuol dire essere esposti al più a qualcosa di simile, ma non guale. Questo sarebbe già sufficiente a spiegare il perché le persone ricevano condizionamenti differenti, ma va anche considerato il ruolo che gioca la personalità e la coscienza della persona, su cosa si focalizza, selezionando di fatto degli stimoli fra altri che saranno più condizionati di altri. In parole povere, quando una persona si focalizza su uno stimolo, riconoscendolo, aumenta le probabilità di condizionarlo. In uno stesso ambiente ci sono un'infinità di stimoli e persone differenti potrebbero faciltiare condizionamenti a stimoli diversi.

 

Questo ci fa comprendere come nella teoria delle emozioni non conta tanto l'analisi dettagliata di tutti gli ambienti, gli educatori e le autorità che hanno contribuito, sarebbe un lavoro impossibile da fare.

 

La competitività emotiva

Le emozioni più intense governano l'umore, ecco perché la persona in alcuni momenti nonostante ci siano emozioni positive comunque si senta giu o viceversa perché le emozioni maggiori sia come numero che come intensità determinano l'umore come se alla fine si imponessero sulle altre. 

Immaginate quando in un periodo decisamente positivo accade un evento negativo che nemmeno lo avvertite, o viceversa in un momento decisamente negativo vi accade una cosa positiva che vi sembra comunque insignificante e non vi da alcuna gioia.

 

Metodi di autointervento per fronteggiare le emozioni negative intense

target="_blank">Le emozioni negative sono talvolta delle alleate: quando diventano
più forti della paura, sono una spinta per affrontare la
fatica di cambiare ed evolversi.
Spesso i cambiamenti grossi sono preceduti da una crisi, anche in
psicoterapia. Il momento più buio è quello prima
dell’alba. E’ bene saperlo, aiuta ricordarselo. Forse in futuro si
ringrazierà quella crisi.

 

 

Non esiste il controllo delle emozioni ma comunque una persona può affrontarle, come? In tre modi:

- eliminare una propria sensibilità modificando la percezione dell'evento (crescendo o autoconvincendosi) o decondizionando nel caso fosse frutto di un condizionamento inconscio;

- generare un comportamento stoico, la persona continua a "sentire ed emozionarsi" ma fa in modo che questo non influenzi minimamente il suo comportamento;

- andare ad eliminare quei passaggi mentali che producevano particolari emozioni, ad esempio il soggetto sentimentale sa che quando si crea delle aspettative fa una scommessa dove può vincere provando gioia o perdere provando delusione, se la persona smette di farsi delle aspettative non prova più nessuna delle due emozioni, si tira cioè fuori dai giochi emotivi.

 

 

RISPOSTA FISIOLOGICA DELLE EMOZIONI E IPOCONDRIA

 APPUNTI:

Ricercare le emozioni più intense e non curarsi delle conseguenze che questo ha nella propria impulsività. Come fare a ridurre l'intensità delle proprie emozioni?

Prevenzione, decondizionamento e metodi strategici della distrazione.

 

Emozioni che nascono dal pensiero, emozioni che nascono dall'inconscio e da stimoli condizionati (non percepiti dalla coscienza) e che sono intorno a noi)

- emozioni e musica

- non c'è alcun controllo sulle emozioni;

- emozioni competitive, non si possono provare emozioni positive e negative contemporaneamente, quella maggiore oscura quella minore, questo spiegherebbe affermazioni come "quando sono depresso tutte le cose che mi piacevano prima poi non mi piacciono più";

- Qual'è l'alternativa alla una vita fatta di emozioni intense? 

-l'imprevedibilità dell'impulso nell'emotività passiva, portandolo ad azioni disfunzionali nel tempo. Cioè che sia rabbia, tristezza, sorpresa, non ci sono leggi che prevedono l'impulso, la persona se rimarrà coinvoltà o travoltà poi agirà comunque in base alla sua personalità, agli impulsi in essa radicati.]

Studiare le emozioni per l'AB ha un fine diverso da quello scientifico, l'AB propone di studiare con il fine di puntare su una emotività attiva, che senso ha classificare le sensazioni o scoprire "come le persone provano le sensazioni" quando ciò che conta non è tanto quello che provo ma l'intensità di ciò che provo, perché è sull'intensità che avremo persone "lucide e distaccate" o persone "impulsive e annebbiate", conviene puntare sul diminuire l'emotività e aumentare il punto di soglia detto anche punto di impressionabilità.

Per approfondire l'argomento di quali emozioni proviamo si legga l'articolo sulla banalità che tratta della banalità emotiva. 

class="firstHeading" lang="it">Emozioni e alessitimia, si legga alessitimia per approfondire il discorso sulle persone che non sono conscie delle proprie emozioni e sensazioni.

 

- emotore

 

DA RIVEDERE

CONDIZIONAMENTO POSITIVO

 

Quando l'emozione condizionate positive sono un aiuto provvisorio per le situazioni problematiche ed avverse

Nel corso dell'articolo è stato dimostrato come il problema delle emozioni sono quelle negative che nell'essere umano, condizionandosi, finiscono per essere un peso non indifferente nell'esistenza della persona, ma è stato anche detto invece come le emozioni positive condizionate siano un plus, un aiuto. 

Pensiamo ad una persona che sta per affrontare una situazione difficoltosa, con problemi ed imprevisti e questa situazione le produce comunque delle emozioni positive perché da piccola è stata condizionata ad affrontare tutti i problemi come un gioco, come un divertimento avendo avuto al fianco un sostegno solido e positivo dai propri genitori. Queste emozioni sono un plus non indifferente perché aiuteranno la persona ad affrontare tutti i problemi ed imprevisti dell'esistenza con con meno difficoltà. Queste persone sono "fortunate" dato che alla maggior parte della popolazione accade l'esatto contrario, dove nel migliore dei casi l'evento avere un problema non stimola alcuna emozione condizionata negativa aggiuntiva, mentre nel peggiore dei casi si ha una doppia emozione negativa, una per il problema in sé l'altra perché nel corso degli anni un problema era fonte di situazioni altrettanto spiacevoli come "genitori ansiosi" o "genitori che ti davano il resto e se la prendevano ancor di più".

Queste emozioni condizionate positive aiutano sia ad affrontare momenti difficili ma anche a godersi le cose di tutti i gioni con facilità, una passeggiata, una situazione che per altre persone è di routine e potrebbe pesare, la persona la fa con il sorriso semplicemente perché ha avuto un passato così felice per cui anche quelle azioni banali si sono condizionate in positivo, momenti che per altre persone sarebbero "morti" queste riescono a trascorrerle con piacevolezza.

Tutto questo condizionamento positivo va visto come un'enorme condizione facilitante per tutte quelle persone che non hanno una consapevolezza sviluppata, persone che agiscono un po' a caso e che fanno anche errori, errori che peseranno poco dato il sostegno emotivo che hanno dentro di sé, persone che andranno avanti nonostante tutto e troveranno sempre qualcosa di positivo in tutto perché hanno sempre un fondo di emozioni positive di base a cui attingere e che le influenzano.

Tutte queste emozioni positive fanno in modo che queste persone non si buttino mai giù, che non tocchino mai il fondo e che vadano avanti sempre senza problemi nonostante in alcuni casi falliscano di continuo, la situazione è diametralmente opposta per persone che invece provano con facilità emozioni negative e si buttano quindi giù con un niente, un minimo imprevisto va ad aumentare emozioni negative già preesistenti.

 Una persona consapevole non necessita di questo aiuto, ma nessuno nasce consapevole e nel percorso che ci porta alla consapevolezza avere queste emozioni positive di base è comunque un aiuto non indifferente.

 Quando una persona riceve e sviluppa emozioni positive e negative è molto probabile che quelle positive vengano sommerse dal caos emotivo interno, affinché siano un plus è necessario che non ci siano emozioni negative competitive ad inquinarle.

 

 

ultima modifica il: 14-12-2019 - 13:24:17
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