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- Frustrazione -
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Cos'è la frustrazione?

La frustrazione descrive la sensazione di insoddisfazione mista alla rabbia del non riuscire ad agire o agire in modo efficace per soddisfarsi. 

Detto in altre parole il frustrato è colui che non solo è insoddisfatto perché non ha ciò che vuole, ma al tempo stesso è anche arrabbiato per aver tentato e fallito, arrabbiato di non avercela fatta, di aver agito a vuoto.

L'immagine più iconica di frustrazione l'abbiamo nel soggetto che usa il telecomando che non funziona, uno, due, tre volte con sempre maggiore rabbia fino a quando non lo sbatte per terra.

Agire e non raggiungere ciò che dà soddisfazione, non è una semplice insoddisfazione ma il sentimento di volere e non riuscire o volere ma non riuscire ad agire per un'inibizione, quindi c'è anche una volonfallimentare o che rimane solo un'intenzione.

Un mix fra acrimonia e insoddisfazione, un non accettare di essere insoddisfatti specialmente se c'è stata una azione inefficace, un aver speso energie e non essere arrivati quando si credeva che invece in quel modo andava.

Un esempio di frustrazione è quello in cui il soggetto usa il telecomando ma non ha risultato, continua e ricontinua iniziando a lamentarsi, imprecare e perfino sbattere il telecomando. Questa è la frustrazione.

Elenco di disambiguazione:

Oppressione, quando una causa esterna spinge il soggetto a fare qualcosa tramite conflitti interiori, spingendolo ad avere un comportamento che non sente autentico;

Repressione, quando il conflitto ha una causa ritardata, quando c'è un agente esterno che ci minaccia ad esempio

Insoddisfazione, lo stato in cui il soggetto ha un'emozione positiva che intende raggiunte o negativa che intende eliminare e che non riesce a compiere.

Frustrazione, stato peggiorativo dell'insoddisfazione dato dal fatto che il soggetto non riesce a trasformare la sua intenzione in azione o azione efficace e ciò lo fa stare ancora peggio, aggiunge la rabbia.

 

La resistenza alla frustrazione cos'è? Il soggetto per evitare la frustrazione potrebbe smettere di agire, limitandosi così alla sola insoddisfazione,

Non confondere con la resistenza al dolore, che indica la ricerca immeidata di distrazione per non farei conti con realtà scomode che danno dolore.

FINO A QUI

(aggiungere la resistenza alla frustrazione nelle scelte e azioni basate sul sacrificio, cioè il soggetto invece di cedere alla liberazione immediata del bisogno punta prima al suo obbiettivo, resistendo a questa sofferenza, pazientando e non agendo perché ha altri obbiettivi, questo solo quando c'è un conflitto e altre motivazioni, altrimenti il soggetto tende come prima cosa a liberarsi dalla frustrazione

un soggetto evitante cede immediatamente alla frustrazione, evitando appunto ciò che gli fa paura)

La frustrazione è il sentimento che nasce nel momento in cui il soggetto è motivato da emozioni negative, bisogno e frustrazione, portandolo a continuare a soffrire quando non riesce a liberarsi da queste emozioni, la presa di coscienza di questa spinta a liberarsi e all'impossibilità di farlo genera il sentimento di frustrazione.

 

Frustrazione causata da un problema che rallenta il raggiungimento dell'obbiettivo e quindi della soddisfazione

"Dovrei agire e basta, mettermi in moto, ingranare.
invece mi perdo, qualcosa non scatta, boh, sarà dipendenza da internet?

penso alla trafila di cose che dovrei fare prima di fare quella che vorrei, e l'idea si appesantisce, diventa uno stress

devo solo spegnere il pensiero e mettermi in moto"

Da riscrivere

Quindi è frustrato un soggetto che ha un bisogno sessuale, soffre perché non può scaricarsi ma al tempo stesso non trova un partner sessuale oppure è frustrata la persona che ha paura di una persona, avverte il bisogno di andare via allontanarsi ma al tempo stesso non può e quindi rimane con questa paura dentro.

La frustrazione si oppone al concetto di insoddisfazione, è insoddisfatto quel soggetto che è motivato dal raggiungimento del piacere ma al tempo stesso non riesce per diverse cause e quindi sa che potrebbe avere piacere ma non lo può avere, almeno non in quel momento. L'insoddisfazione non è un problema, lo diventa quando iniziano a mancare le basi per sentirsi appagati.

Il problema con questo termine è che si può facilmente confondere il concetto di frustrazione con quello di sentirsi inappagati.

Cosa succede quando una persona è spinta a fare qualcosa da queste emozioni negative ma le percepisce come negative? Questa domanda avviene nel momento in cui ci si rende conto che mentre il desiderio per definizione ci spinge verso qualcosa che ci piace e che la nostra mente vede in modo positivo (almeno che non scatti qualche ulteriore condizionamento negativo) per quanto riguarda i bisogni il comportamento che ne deriva non necessariamente è sempre egosintonico, cioè accettato dal soggetto.

Pensiamo ad una persona che ha paura di rimanere senza un soldo e questo lo spinge al bisogno di lavorare per avere soldi, se la persona non potrà lavorare si sentirà frustrato ma cosa proverà se potrà lavorare ma al tempo stesso non gradisce farlo? Si sente schiacciato da una cosa che sa di dover fare ma se potesse non farebbe? Scatta il fenomeno dell'accidia, la persona è in un conflitto fra fare qualcosa per bisogno e sofferenza per questa attività, risentimento.

La persona ha un bisogno contrastante, da una parte è spinto a fare per non soffrire ma dall'altra l'agire stesso è sofferenza, questa persona agirà mostrando questo conflitto interno di accidia e a volte quando le emozioni inibenti avranno la meglio la persona smetterà di agire su quel bisogno nonostante sia per il soggetto per l'appunto un bisogno.

Si legga piacere.

 

ultima modifica il: 01-10-2018 - 15:01:53
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