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- Piacere -
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Cos'è il piacere? Cosa si intende per emozione di piacere?

(il divertimento cos'è, il tentativo di cercare una forma di piacere per distrarsi?

edonia, la tendenza a ricercare il piacere, la spinta motivazionale

piacere riempitivo, quello da fare quando non si ha un progetto di felicità, ci si sveglia e ci si chiede semplicemente con quale piacere mi soddisferò/appagherò oggi)

Si definisce piacere quell'emozione che si prova quando si ha a che fare con specifici oggetti o situazioni a cui si è sensibili in positivo, cioè che ci producono emozioni positive.

Il piacere descrive in generale qualsiasi emozione positiva.

Il piacere ha un effetto attrattivo e motivante, che spinge all'azione, questo fenomeno viene definito come desiderio (muoversi per raggiungere) e di gioia quando questo viene raggiunto e l'umore diviene prevalentemetne positivo(agire nel presente per prenderselo).

Quando in un dato momento l'emozione predominante è il piacere si definisce quello stato umorale gioioso ed è caratterizzato da un comportamento definito allegro, l'allegria è ciò che si osserva nel volto, nei modi di fare, di rispondere, etc...

Il piacere va considerato come un'assioma dell'essere vivente, cioè siamo essere viventi in quanto agiamo per il raggiungimento di questo piacere, se non avessimo queste emozioni non faremmo nulla.

Il piacere è un meccanismo di ricompensa biologico, dove una parte del cervello è preposta per "premiare" per delle azioni svolte, senza questo meccanismo di ricompensa forse non esisterebbe la vita, almeno non così come la conosciamo.

Se non esistesse il piacere e il dispiacere non esisterebbe la vita come la intendiamo noi, non ci sarebbe movimento negli organismi . sopratutto quelli dotati di coscienza, la vita sarebbe statica, non vi sarebbe obiettivo.

Al piacere può susseguire la fase della soddisfazione, dove almeno momentaneamente il soggetto non avverte più la spinta al ricerca di quel piacere .

Soddisfazione si traduce in "fatto a sufficienza" e descrive il concetto di scarica dell'emozione, nel caso del piacere sarà soddisfatto chi ha provato abbastanza, ha "preso/usato" abbastanza di quello che era l'obiettivo, ciò che scatenava l'emozione. Nel caso del dispiacere soddisfatto vorrà dire aver fatto a sufficienza per eliminarlo.

La soddisfazione può essere momentanea o definitiva, non è detto che il piacere o il dispiacere per quell'oggetto si ricarichi portandolo a cercare piacere altrove (concetto approfondito nell'articolo della felicità).

Il soggetto prima di arrivare al piacere può passare per il fenomeno del desiderio, il momento in cui si pensa, si immagina, si desidera l'oggetto che provocherà piacere.

Ma questo piacere che effetto ha sul soggetto? Ha un effetto chiamato euforico, nel momento in cui si prova piacere questo si ripercuote sul comportamento, il soggetto appare sorridente, attivo, volitivo, ma non solo l'euforia ci ricorda anche l'effetto disinibitorio che questo può avere portando il soggetto a sentire di meno le emozioni negative, avere quindi meno difficoltà a superare eventuali conflitti interni.

L'appagamento va oltre il singolo fenomeno di soddisfazione considerando una prospettiva temporale più ampia, dove ad esempio la persona a fine giornata esclamerà "che giornata appagante" perché ha trovato soddisfazione in più ambiti, ha fatto più attività, etc...

Questo concetto è fondamentale perché la soddisfazione e l'insoddisfazione descrivono il momento preso singolarmente, non c'è solo quello ma ciò che si chiede realmente ad una persona è appunto il suo livello di appagamento.

Le persone ricercano il piacere, ricercano la soddisfazione ma anche l'appagamento, quest'ultimo indica il fatto che il soggetto sia entrato in una dimensione ulteriore, non limitandosi a pensare momento per momento ma comprendendo che per dare un senso alle sue giornate, per dare un senso più ampio a ciò che vive è necessario che ci sia una sorta di varietà, che si tocchino più ambiti.

Questa presa di coscienza porta aò concetto di felicità, un sentimento che si potrebbe definire filosifico, un sentimento più elevato dell'atto di piacere dove il soggetto si rende conto che può costruire un'esistenza appagante, che vuol dire?

Che invece di rincorrere ciò che fa sentire appagati li può inserire come elementi continuativi della propria esistenza.

L'appagamento è fondamentale per comprendere il concetto di felicità, in questo quest'ultima avviene solo se il soggetto è in grado di costruirsi un'esistenza appagante, dove è la realtà stessa che lo circonda a fornirgli in modo continuo e senza eccesivo sforzo tutto ciò che lo appaga.

 

Ma la felicità non è tutto, costruire ciò dà piacere non esclude che si possano avere problemi nella propria esistenza, fare errori e pagare tali conseguenze.

Qui entra in gioco il concetto di serenità, la serenità è quello stato in cui il soggetto vive senza sofferenza, senza l'incombenza di danni, senza paura e questo è possibile perché si è stati attenti nel fare scelte, nella sinderesi, etc...

Felicità e serenità ci aiutano a capire come alcune persone felici comunque siano anche piene di problemi e che persone senza problemi comunque abbiano vite vuote, prive di significato. 

Quando si raggiungere contemporaneamente felicità e serenità si raggiunge l'eudaimonia. 

 

Una persona che trova 1000€ per terra potrebbe essere particolarmente euforica, essere gioiosa dato che spendendoli potrà ottenere diverse forme di appagamento in quella giornata e le poche successive, ma poi? 1000€ ti cambiano un paio di giornate, ma la felicità e l'eudaimonia sono molto di più.

 

 

Ulteriori approfondimenti sul piacere

La contentezza. La contentezza descrive quello stato in cui il soggetto non cade nella trappola del volere di più e quindi riesce a rimanere soddisfatto o appagato con quello che ha e sa fermarsi in un piacere prima che questo diventi distruttivo. La contentezza è fondamentale perché senza si rischia di non riuscire ad essere felici, perdere ogni cosa che si costruisce o ottiene perché si ricerca sempre di più o perché il piacere lo si porta al punto tale da distruggerci.

 

L'eutimia definisce lo stato di umore complessivamente positivo che si ottiene proprio grazie al piacere e all'euforia, quando un soggetto  in una giornata ha un bilancio fra emozioni positive che superano quelle negative si parla di eutimia.

 

 

APPUNTI:

compiacere, dare piacere a qualcuno, solitamente altri ma anche se stessi, lo si fa per diversi motivi

ricerca del piacere in modo sconsiderato, dissoluto, edonistico, lungimirante

aggiungere allegria

compromesso, solo quando la dinamica è fra due persone che trattano

modificare appagamento e contentezza

 

perché le persone non parlano di ciò che le piace e non si interrogano a riguardo? Taboo, paura di alterare il lato sentimentale, paura del giudizio, strada inculcata?

piacere virtuoso, più lo insegui più si migliora il futuro, l'esempio dello sport e della bellezza esteriore e salute]

(divertimento, quando il piacere viene ricercato come forma di svago e distrazione e non pensare ad una situazione stressante o tentare di modificare l'umore)

- quando il piacere si manifesta sotto forma di picco, non ha un andamento costante ma ha una fase crescente e una decrescente, presentando a volte anche delle fasi refrattarie dove il piacere necessita di tempo per tornare, manifestandosi quindi con motivazione intermittenti. 

 

FINO A QUI

 

Elenco di disambiguazione:

Elenco di disambiguazione:

- Soddisfazione - specifica il sentimento circoscritto all'aver ottenuto ciò che dà piacere e che si è desiderato;

- Gioia, evidenzia il fenomeno del piacere da un punto di vista non pulsionale ma più umano, la gioia di mangiarsi una pizza con gli amici, di vedersi un film, etc...;

- Contentezza,  sentimento di chi non avverte la necessità di andare oltre;

- felicità, sentimento di chi prova gioia e assenza di sofferenza nel tempo

- godimento, sottolinea la componente attiva ed intenzionale da parte del soggetto di andare incontro al piacere, favorirlo, aumentarlo. Ad esempio godersi la vita sottolinea come una persona attivamente faccia di tutto per cogliersi e assaporare il più possibile i piaceri della vita;

- diletto, termine da non usare per la confusione con "prediletto";

- allegria, concetto utile per sottolineare la felicità, la gioia e l'umore positivo che trasmettono situazioni, persone ed eventi esterni. Un giudizio che la persona fa verso l'esterno ad esempio "mi mette allegria" o "situazione allegra" o "persona allegra" o "portare allegria agli altri" sono contesti positivi;

- simpatia, quando a dare soddisfazione e piacere è una persona con i suoi modi di fare e la sua personalità;

- lieto, il piacere che viene dal guadagno, dall'avere un ritorno, a differenza della soddisfazione che viene da un obbiettivo si è lieti di qualcosa che viene per dono o casuamente ma rientra comunque in ciò che il soggetto voleva;

- ricreazione, fare qualcosa di piacevole come vavolga di sfogo in attività poco piacevoli. Aiuta nella motivazione e nel tono dell'umore.

- concupiscenza, chi investe risorse per inseguire il piacere.

 

Allegria, il piacere che aumenta l'umore e si riversa nel comportamento. Il soggetto allegro ha il sorriso in volto, parla di più, si muove di più, parla di cose positive, etc.. Da qui il portare allegria perché comportarsi in questo modo la stimola anche negli altri. L'allegria descrive l'effetto del piacere in termini più generici, come conseguenza sull'umore e comportamento;

Gioia, ogni forma di piacere nel momento in cui viene provata tende a manifestarsi in modo piùà o meno accentuato nel volto. Dalla microespressione alla macroespressione. Sappiamo che una persona prova piacere anche da come questa compare sul suo volto e tale espressione si definisce di gioia;

Concupiscenza, evidenzia quelle spinte più basse e innate del piacere umano, desiderio di accumulo, desiderio di potenza/dominio, desiderii sessuali. Termine utile perché ci ricorda che grossomodo ogni essere umano è spinto anche in queste direzioni dettate da piaceri innati;

godere, evidenzia il comportamento di chi manifesta il piacere che prova una volta raggiunto l'oggetto del desiderio;

gaudio, qual è la differenza fra gaudio e godere? Il gaudio è tutto ciò che caratterizza il godere?

 

Brama, quando il desiderio è così intenso da essere percepibile anche dall'esterno con azioni palese. Ad esempio mandare un mazzo di fiori a qualcuno, scriverle una canzone, fare gesti eclatanti che facciano arrivare il desiderio;

agognare, evidenzia il fatto che il desiderio è talmente intenso che l'insoddisfazione genera dolore fino a quando non viene soddisfatto. La mancanza è tale che si prova dolore fino a quando non raggiungerà ciò che desidera, non stiamo parlando di un bisogno da cui liberarsi, ma proprio di un piacere da raggiungere così desiderato che il fatto di non averlo genera dolore. Solitamente questo sentimento si prova nelle dipendenze;

ambire, indica un intenso desiderio che si manfiesta con il comportamento basato sul continuo ricercare,  fare in modo di vedere l'oggetto del desiderio. Ad esempio un uomo che cerca costantemente una donna, le scrive, frequenta i locali, fa in modo di vederla con frequenza, questo è ambire;

anelare, indica l'atteggiamento di una persona che ci suggerisce quanto intensamente desideri qualcosa o qualcuno. Ad esempio un uomo che guarda continuamente una donna che le piace, come cambia lo sguardo e l'atteggiamento in sua presenza. La dilatazione delle pupille quando vediamo qualcosa che ci piace. Anelare è qualcosa di più sottile e meno evidente rispetto a bramare o ambire, ma per chi sa leggere il linguaggio del corpo anche questo urla quando qualcosa ci piace intensamente.

- giubilo, quando il piacere proviene da eventi esterni, dall'ammassarsi di gruppi di individui, c'è una stimozione sociale data dall'evento in sé. Ad esempio il giubilo per il natale, il giubilo per la domenica in piazza, il giubilo per il sabato sera, il giubilo per un compleanno. 

 

- Soddisfazione, evidenzia il momento presente in cui il soggetto raggiunge ciò che l'emozione spinge, la soddisfazione di un bisogno o di un desiderio. La soddisfazione è tale se il soggetto ha seguito ciò che l'emozione chiedeva, qualsiasi altro stato lascia un'insoddisfazione parziale o totale;

- diletto, evidenzia quella forma di piacere continuativo, più costante e senza picchi, un piacere più duraturo;

- Desiderare, quando si ha di fronte o si ha in mente qualcosa che si pensa possa dare piacere, creando una sorta di piacere anticipato che motiva, producendo per l'appunto il desiderio. Il desiderio è tutto ciò che c'è prima della soddisfazione;

- agognare, quando si prova un'emozione negativa che può essere eliminata con qualcosa, facendo qualcosa o eliminando la fonte dell'emozione negativa, l'agognare è il sentimento dietro il bisogno e che spinge a comportamento teso ad eliminare il bisogno stesso. L'analogo del desiderio ma basato non sul piacere ma sul bisogno, cioè eliminare il dispiacere;

- Bramare, probabilmente la motivazione più potente che esiste, nasce dal momento in cui uno stesso oggetto scatena desiderio e fremito, qualcosa che si desidera e che genera un bisogno al tempo stesso. Concetto che ci ricorda che una stessa cosa può suscitare sia un bisogno che un piacere, la fame è l'esempio eccellente di qualcosa che si presenta al tempo stesso come fonte di sofferenza se inascoltata e piacere se ascoltata, quindi mangiare diventa al tempo stesso soddisfazione di un bisogno e concupiscenza per il piacere del cibo;

- fremere, evidenzia lo stato fisico e comportamentale di un soggetto che è spinto alla ricerca di soddisfazione tramite il piacere, maggiore è la spinta emotiva maggiore tenderà ad essere il fremito della persona, visibile anche all'esterno;

- agitazione, analogo al fremere ma la soddisfazione è dettata dal soddisfare il bisogno, eliminare l'emozione negativa;

- Gioia, il piacere nel volto e nella manifestazioni comportamentali;

- Godere, pone l'accento sulla componente attiva del soggetto di interagire con ciò che gli dà piacere, di non viverlo passivamente, di prenderselo;

Si definisce felicità quello stato di soddisfazione che si prova nel momento in cui il soggetto è pienamente conscio di quello che sta provando, avendoselo aspettato anticipatamente. La felicità è un concetto fondamentale perché fa capire che con il sentimento si può andare oltre la soddisfazione, sentimento che nasce dal fatto stesso che si può pensare in anticipo a quell'evento che ci soddisfa, anticiparlo e aspettarselo e l'aspettativa stessa che condisce quella soddisfazione in maniera differente, per questo si creererà un sentimento unico chiamato appunto felicità. La felicità richiede quindi che il soggetto desideri quella cosa che è venuta, quanto più l'ha desiderata e ha nutrito un'aspettativa quanto più sara felice quando arriverà o viceversa deluso e infelice quando non arriverà.

- Contentezza, uno stato superiore a quello della felicità che nasce nel momento in cui il soggetto si rende conto che ciò che lo rende felice, continuerà a farlo perché ha preso una strada in cui non necessita "del di più" ogni volta, ma può godere ogni volta di ciò che ha, esserne felice senza che cadrà nella trappola dell'infelicità perché ne ricerca di più;

- Appagamento, la presa di coscienza di ciò che si vuole dalla vita e dalle proprie giornate, sapere cosa si ha e cosa manca, ci si sentirà appagati solo quando si ha tutto di quello che si vuole in quell'arco di tempo, uno stato che va oltre la soddisfazione ma ci si rende conto che nella propria vita si ricercano più soddisfazioni e solo quando ci sono tutte ci si sente appagati;

- Eudemonia, a differenza della felicità che si basa sul momento presente l'eudemonia deriva dalla presa di coscienza che si è costruiti un'esistenza che offre una felicità costante, stabile, mentre la felicità di un momento può essere casuale, sperata e realizzata da altri, l'eudemonia è possibile solo se si prende in mano la propria esistenza modificando la realtà, facendo larghi investimenti, crescendo come persone. Questo stato si potrebbe definire come l'ultimo stato che racchiude contezza e appagamento, la presa di coscienza totale su come fare per essere felici sempre o per gran parte della propria esistenza;

- Allegria, evidenzia l'umore positivo del soggetto, l'umore è complessivamente positivo. Termine utile per descrivere se una persona è allegra o triste in un dato momento della sua esistenza;

- Benessere, pone l'accento sul futuro della persona, una presa di coscienza sul proprio futuro, ciò che contribuisce a renderle felice, che produce il suo bene, parlare di benessere implica che il soggetto abbia capito quale elemento contribuisce a farlo stare bene;

 

 

 

 

Non raggiungere la contentezza rischia di porre il soggetto in una fase di incontentabilità, finendo per trovare qualcosa che lo rende felice

 

Piacere concupiscente, è un picco, un qualcosa che ha una fase e che va ricercato e riprodotto ogni volta, esempio lampante è il sesso, la fame, il distruggere.

Piacere continuativo, il piacere non ha un picco ma si presenta in modo costante nell'attività fino a quando il soggetto prova piacere in essa, leggere dei libri, giocare ad un gioco, parlare con una persona. Pensiamo al bambino che passa tutta la giornata fuori a giocare con gli amici, con il sorriso, senza stancarsi mai e senza che quel piacere che prova cessi per un istante.

Non trovare i propri piaceri continuativi. 

 

 

Il piacere nell'uomo genera un dualismo fatto di desiderio e soddisfazione, il desiderio è la mente conscia che va alla ricerca di un piacere che è stato mentalizzato e la soddisfazione è il relativo sentimento che si prova quando arriva quel piacere. Viceversa l'insoddisfazione è lo stato che si prova quando non arriva quel piacere, teoricamente il soggetto non soffre perché non sta ricevendo un danno, c'era un di più che è stato perso ma il fatto che sia stato sentimentalizzato, siano state costruite delle aspettative generà emozioni negative, la mente che genera emozioni negative nonostante non abbia perso nulla ma aveva solo "da guadagnare".

Un soggetto che si cucina una pietanza potrebbe passare ore prima di averla, motivato in quanto attratto da quello che sa di provare una volta che la ingurgiterà. 

Il bisogno è invece l'opposto del desiderio, il meccanismo del bisogno si basa sul fatto che il soggetto prova emozioni negative fino a quando non farà un'azione o non otterrà qualcosa che farà cessare quelle emozioni negative.

Il bisogno viene definito erroneamente come qualcosa di basato sulla mancanza, questo perché i bisogni più comuni si basano su pulsioni o elementi dove è necessario raggiungere qualcosa per far passare quella sofferenza interna.

Il sentimento che si prova durante il bisogno è quello della frustrazione, cioè la persona è conscia che fino a quando non troverà o farà determinate cose quelle emozioni continueranno ad essere persistenti. 

A livello esistenziale il bisogno è largamente più complesso del desiderio, sono innumerevoli le fonti di sofferenza di un soggetto che lo lasciano in questo stato di "Fare qualcosa". 
Pensate all'ansia e alle sue innumerevoli forme e cause, ogni ansia è uno stato di bisogno in quanto è come se parte di sé chiedesse continuamente che si faccia qualcosa per far cessare quella frustrazione.

 

 

Anche a livello esistenziale mediamente il bisogno pesa maggiormente del desiderio, pensate ad una persona appagata a livello esistenziale sebbene desideri qualcosa data la sua pienezza emotiva non avrà problemi nell'attesa, mentre il bisogno è un "peso" uno stato che induce una frustrazione che mette il soggetto in uno stato di "se vuoi tornare sereno agisci per liberarti da questa sofferenza". 

Questo apre una realtà abbastanza cruda in quanto ogni persona che soffre nelle sue giornate si trova in una situazione di frustrazione continua, avverte che la cosa migliore sarebbe liberarsi di quella sofferenza ma o non riesce a farlo o non può farlo o anche se ci riesce è una cosa talmente momentanea che sa che ritornerà. Una persona serena è una persona priva di bisogni o meglio che interviene in modo preventivo e immediato o è già intervenuta definitivamente su quelli che sono bisogni che non hanno modo di portare il soggetto ad essere frustrato, come se ci fosse una sorta di "fase elastica" dove il peso della frustrazione è nullo e che il saggio sfrutta per agire prima che avverta tale peso dentro di sé.

 

Ognuno ha i suoi bisogni come ognuno ha i suoi desideri, l'unica costante la troviamo nelle pulsioni, un meccanismo biologico "diabolico" che è in grado di attivare entrambi questi sisteme per spingere gli essere viventi in un determinato comportamento.

Pensate alla fame o al sesso, sono cose che se non vengono fatte non solo vi danno emozioni negative ma che quando fate vi danno emozioni positive, sono qualcosa cioè che è bisogno e desiderio al tempo stesso (quelle che vengono prodotte a livello esistenziale, educativo si chiamano nevrosi).

In sintensi il desiderio è qualcosa che può essere gestito facilmente specialmente in un'ottica di esistenza piena a livello emotivo (appagamento) mentre il bisogno è un elemento più incessante e impellente che richiama un'immediata soluzione.

 

 

Ora si arriva al concetto di dipendenza, il concetto di dipendenza si basa sulle alternative sia nell'ambito dei bisogni che dei desideri, si definisce dipendente un soggetto che in un determinato bisogno o nell'ambito dei desideri non ha alternative tali da poter fare a meno di qualcosa nel caso questa non ci fosse e di fatto ne diviene dipendente perché non ha alternative ad esso. Nel bisogno la dipendenza si manifesta come mancanza di alternative mentre nel desiderio la dipendenza si manifesta sotto forma di povertà di desideri inteso come sostituibilità del desiderio stesso. Cioè mentre il bisogno è statico e va trovato una strada per far cessare tale sofferenza nel desiderio il problema non è il desiderio in sé ma trovare una serie di fonti di soddisfazione che portino il soggetto a sentirsi nell'insieme appagato.

Questo vuol dire che la dipendenza ha due significati diversi a seconda che la si stia analizzando sotto il profilo dei bisogni o dei desideri.

Cosa aggrava e favorisce la dipendenza? Due elementi:

- sentimentalismo, trappola sentimentale, la persona crea una serie di credenze o aspettative generando un desiderio così particolare da renderlo unico o raro, la persona di fatto rema contro se stessa perché genera un desiderio che non accetta alternative o modifiche, la sua concezione di rapporto diventa "o quella o niente" ad esempio;

- esclusività, la persona preferisce che esista un'unica persona a soddisfare i suoi desideri ed sopperire ai bisogni rendendosi di fatto dipendente;

- disadattamento e mancanza di pienezza di alternative, la persona nella propria mente fatica a trovare alternative sia per fonti di soddisfazione che per sopperire ad un bisogno.

 

 

 

Mancano ancora due tasselli per completare la teoria sul piacere, il primo è il concetto di inappagabilità, mentre il secondo è quello di accontentarsi, inizieremo con il descrivere l'inappagabilità e dopo passeremo al fenomeno dell'accontentarsi.

L'inappagabilità descrive quel fenomeno per cui un soggetto tende a non sentirsi appagato nonostante pensava che ciò che aveva desiderato potesse condurlo in tale stato

Come nasce nel dettaglio questo fenomeno? L'AB trova sei possibili cause:

- pensiero dominante, il soggetto ha una visione dell'esistenza tesa al dominio e alla superiorità e quindi è sufficiente che si renda conto che ciò che ha raggiunto non è comunque il massimo e non lo fa essere il migliore del mondo o comunque sulla vetta lo fa ripiombare in uno stato di insoddisfazione in quanto non ha raggiunto ciò che desiderava realmente. Di solito questo fenomeno nasce da una scarsa consocenza di sé dove il  soggetto pensava che farse quel risultato sarebbe stato sufficiente ma poi quando lo vive si rende conto che non è così. Sono soggetti che necessitano di raggiungere delle posizioni rare e difficili e solo allora possono forse sentirsi appagati e non perdere la soddisfazione del risultato, ad esempio un soggetto che fa carriera e arriva a posizione elevate o guadagna cifre a 6 zero;

- educazione al ricercare sempre di più e al perfezionismo, il soggetto è stato educato a fare sempre di più e a dare sempre il massimo, questo lo porta in una situazione in cui anche se ha raggiunto qualcosa che desidera nel momento in cui ci pensa e la va ad analizzare scatta questo pensiero che lo porta a dire "puoi fare di più" e di conseguenza non riuscire ad essere appagato in quanto il desiderio si è già spostato ad un gradino superiore e non può provare soddisfazione per ciò che ha raggiunto. Questa visione nasce da un fallimento educativo in quanto i genitori probabilmente spingevano questo soggetto a migliorare rimanendo condizionato al "fare sempre di più" senza che ci sia un fin. Stessa cosa per il perfezionismo, il soggetto quando vede dei difetti è come se questi fossero più importanti del risultato in sé, andando ad impedire di godersi il risultato e sentendosi di fatto insoddisfatto, una persona che è stata educata al fatto che le cose se non sono perfette non sono accettabili;

- istrietismo totale,  il soggetto vive in funzione dei feedback esterni e si rende conto che per quanto faccia difficilmente ha l'approvazione di tutti e quindi ogni volta pensa che una cosa possa dargli l'approvazione totale e quando vede che non c'è ritorna immediatamente in uno stato di insoddisfazione. Questo vuol dire che il soggetto pensa che alcune situazioni possano dargli questo stato ma nel momento in cui si rende conto che ci sono anche poche persone che non lo approvano ecco che riscatta l'insoddifazione perché ciò che ricerca richiede l'approvazione totale, l'insoddisfazione nasce dal fatto che ciò che ha raggiunto anche se pensava essere fonte di approvazione non lo è stato e quindi inizia nell'immediato ad essere proiettato verso ciò che gli può portare ciò che desidera;

- sindrome dell'impostore, il soggetto complice anche una vasta ignoranza esistenziale non riesce a sentirsi come responsabile o coresponsabile dei propri obbiettivi raggiunti probabilmente perché nella sua mente cose come condizioni facilitanti e condizioni favorevoli vengono viste come "non sono stato io ma è stato il caso, non me lo merito". In definita il soggetto inizia a farsi una serie di pensieri negativi, complice probabilmente anche un'educazione improntata sul merito e sul fatto che le cose "vadano guadagnate/meritate", che portano il soggetto a non portersi appagare perché ciò che ha ottenuto è come se non l'avesse ottenuto. In sintesi qui c'è un soggetto a cui sfugge il concetto di ottenere la realtà facendo investimenti, puntando in una direzione e sfruttando anche le varie occasioni, opportunutà, condizioni favorevole e facilitanti e per questo finisce per delirare riguardo al fatto se sia realmente una cosa che si "guadagnata o meno" e sentirsi insoddisfatto;

-svalorizzazione reattiva;

- illusione di desiderio, il soggetto pensa di desiderare una cosa quando in realtà non la desidera e quindi nel momento in cui la otterrà sarà insoddisfatto, qui il problema è nell'identità fallace e quanto più un soggetto è ricco di queste credenze errate quanto più tenderà all'inappagabilità. Si pensi un soggetto che è caduto nella trappola del "fai una famiglia e sarai felice" pensando che questo sia un desiderio suo e facendolo parte di sé lo fa diventare parte della sua identità, poi fa una famiglia e si rende conto che in realtà non lo soddisfa il soggetto si è incalanato verso una esistenza di inappagamento.

 

In alcuni casi questi punti potrebbero perfino coesistere producendo ancora più tendenza all'inappagabilità. Queste sono le sei cause maggiori che l'AB ha trovato nello "sfumare" la soddisfazione e come questa teoria ha spiegato chiaramente se nelle proprie giornate non c'è soddisfazione non può esserci nemmeno appagamento o comunque anche se solo parte della soddisfazione viene sfumata si rischia che sfumi anche l'appagamento. Necessario è fare attenzione al fatto che qui si parla del fenomeno in cui una persona virtualmente raggiunge qualcosa che desidera ma invece di essere soddisfatta non lo è. Il mancato appagamento può nascere anche da altre cause e non è detto che nasca necessariamente da questo fenomeno.

 

 

 

Qui non si parla di sentimentalismo, non c'è la componente del desidero provare di più ma la componente del ciò che ho raggiunto già non mi soddisfa più, il soggetto ha una personalità che lo porta a provare una soddisfazione momentanea per ciò che raggiunge in quanto dopo un po' (la cosa varia da persona a persona) scattano pensieri secondo ciò che ha prodotto non è abbastanza e quindi va fatto di più se desidera essere soddisfatto ancora. Una sorta di virus mentale che fa svanire la soddisfazione rendendo di fatto impossibile sentirsi appagati.

 

Una persona invece si definisce appagabile quando non ha queste caratteristiche di personalità e non è quindi condannata all'insoddisfazione, ma maggiori saranno le fonti di soddisfazione che troverà nella sua esistenza maggiore sarà l'appagamento.

L'inappagabilità non va confusa con il rischio del sentimentalismo, ovvero aspettarsi una cosa così articolata che potrebbe non arrivare sempre o perfino non esistere, l'inappagabilità descrive una soddisfazione reale ma che svanisce.

Una volta chiarito cosa sia l'inappagabilità possiamo passare all'accontentarsi ma cosa vuol dire accontentarsi? Questo termine viene usato nel linguaggio comune in modo errato, in quanto il significato etimologico di questo termine vuol dire "darsi ciò che si desidera per soddisfarsi o appagarsi".

Il significato che si dà nel linguaggio comune invece si potrebbe descrivere come "tentare in qualche modo di risolvere il problema del mancato appagamento non avendo alcune cose che si ritengono indispensabili e di cui non si può fare a meno".

Per il restante articolo si userà il termine accontentarsi come nel linguaggio comune.

I motivi che potrebbero spingere un soggetto ad accontentarsi sono due:

- ciò che desidera e/o di cui ha bisogno è di fatto impossibile statisticamente da avere, riuscire ad accontentarsi vuol dire diminuire la frustrazione e aumentare il senso di soddisfazione mettendo in secondo piano l'appagamento che sebbene insufficiente alza comunque mediamente la qualità esistenziale;

- ciò che desidera il soggetto distrugge la sua esistenza e produce forme di bisogno collaterali, accontentarsi in questo caso significa prendersi qualcosa che sebbene non soddisfi o soddisfi poco non produa quelle situazioni di bisogno collaterale.

 

Per capire la scelta di accontentarsi è necessario avere in mente che il soggetto abbia già escluso o non considerato la possibilità di cambiarsi, cambiare il suo modo di vedere questo punto è fondamentale per capire una scelta che altrimenti non avrebbe motivo di esistere, se mi posso cambiare e quindi posso avere ciò che desidero senza problemi non avrebbe motivo di esistere la scelta di accontentarsi.

Accontentarsi diventa un dilemma che contempla in ogni caso il una minima parte di frustrazione dettato dalla scelta del meno peggio non che da una soluzione completa dove la persona pur di trovare soddisfazione in qualcosa sceglie questa strada sapendo che non sarà appagata completamente.

Ogni volta che ascolterete una persona parlare di accontentarsi probabilmente avrete di fronte una persona che si ritrova in una situazione dove da una parte c'è un desiderio irrealizzabile o che realizzarlo produrrebbe una serie di bisogni e di situazioni disfunzionali ed è per questo che si considera la possibilità di accontentarsi, la domanda da porsi è quindi "capire perché la persona abbia preferito accontentarsi invece di cercare un appagamento completo".

Ma come si accontenta una persona? Prevalentemente in tre modi:

autoconvincersi che anche se ciò che si sta scegliendo non la appaghi sia comunque la scelta migliore da fare in quella situazione complessa;

- trovare un surrogato e un ripiego che anche se non rende contento quanto meno da un po' di sollievo, la persona trova soddisfazione altrove anche se questa non è ciò che realmente desidera;

- autoconvincersi di essere appagati.

 

Un racconto dal web riguardo al dilemma dell'accontentarsi:

"Sto leggendo un libro in questo periodo e sto affrontando un momento di riflessione e crescita personale, sto cercando di ascoltarmi e capirmi. Ho avuto una storia finita male di cui ho già raccontato fino all'esaurimento, ma il punto è che guardando razionalmente la persona con cui sono stata per sei mesi è chiaro che si tratta di un soggetto "problematico" (zero autostima, gelosia patologica, insicurezza, freddezza, incapacità di dimostrare affetto, ecc.). Subito dopo di lui c'è stata una frequentazione lampo con un ragazzo, anche lui abbastanza problematico (beve parecchio, cambia una partner a settimana, cambi di umore molto evidenti e repentini, ecc). Però queste due persone, questi soggetti che non fanno chiaramente per me, sono gli unici con cui è scattata in me la cosiddetta scintilla. Adesso ho conosciuto un ragazzo per caso, ci stiamo sentendo ed è chiaro che lui è molto preso. A me tuttavia non è scattata la scintilla e quindi l'unico modo che ho per stare con questa persona è di accontentarmi ma non so se lo voglio."

  

L'illusione di sapere cosa darà piacere

Un altro paradosso umano dove la persona crede che qualcosa che raggiungerà finirà per piacerle, ad esempio "sposati che proverai piacere e sarai soddisfatto" la persona ci crede e si sposa ma poi scopre che in realtà non gli piaceva, come chiamare questo fenomeno e il sentimento che ne consegue? Anticipazione illusorio da simulazione errata.

 

Rinuncia e appagamento

 

Con il termine rinuncia si intende la decisione tesa ad eliminare qualcosa che nonostante piaccia non viene più ritenuta conveniente, la persona nella rinuncia calcola anche l'investimento perso e alla fine razionalmente conclude che comunque è meglio così. Le motivazioni sono diverse e spaziano dal rendersi conto dell'eccessivo dispendio di energie, mancanza di concretezza o problematiche di equilibrio.

La rinuncia non necessariamente ha conseguenze sul livello di appagamento e conseguente contentezza del soggetto, sta alla razionalità del soggetto riuscire a gestire questo scenario.

Qual'è la differenza fra rinuncia e rassegnazione? Il fenomeno della rassegnazione riguarda la dinamica della non accettazione e non c'entra nulla con la dinamica del piacere.

 

 

L'assioma di piacere nel dettaglio

In questo modo si scopre che l'essere umano agisce esclusivamente per due componenti, rincorrere il piacere e fuggire dalla sofferenza/dolore, se non ci fossero queste due sensazioni non esisterebbe la motivazione e la volontà umana.

Questo distrugge l'illusione intorno al disinteresse, ogni azione umana è motivata da un piacere, ogni azione umana è interessata, nessuno fa nulla per nulla, si legga scambio per approfondire.

 

 

Come nascono i piaceri? Tolti i piaceri pulsionali le altre forme di piacere si basano sul condizionamento casuale, più una persona "vive positivamente" durante l'infanzia quante sono maggiori i piaceri che inconsciamente svilupperà.

 

I piaceri si sviluppano casualmente ma si possono anche costruire, come? Interagendo e facendo esperienza positiva, immaginate lo scenario in cui siete con persone simpatiche e si fanno attività nuove in un contesto di benessere, è probabile che queste attività inizino a diventare sempre più stimolanti proprio per il condizionamento che avviene fra la situazione di benessere e l'attività nuova. Quante volte da bambini si va con gli amici a fare qualcosa di nuovo solo perché ci sono loro, si passano belle giornate e poi ci si rende conto che quelle attività che si facevano per stare con gli altri sono diventate piacevoli a loro volta. Questo è un modo per sfruttare il condizionamento per generare attività piacevoli.

 

Il paradosso dello schiavo, se cresci una persona facendole trovare piacere nell'essere schiavo quando questa sarà adulta troverà piacevole essere schiavizzata, come vederla una cosa del genere?

 

 

Piacere, soddisfazione e godimento

Il godimento vuol dire essere attivi nei confronti dei piaceri e invece di potenziare la soddisfazione con delle aspettative la si potenzia con un'interazione attiva, "godersi le cose" vuol dire questo cioè prendere ciò che piace e farci qualsiasi cosa, un po' come uno scienziato si divertirebbe a fare esperimenti con le proprie teorie e progetti. Una persona quindi può essere ridimensionata sui suoi desideri e comunque tentare di goderseli scenza scivolare nel sentimentalismo. L'utilità di questo concetto è anche quella di avere un verbo attivo, che sottolinea le azioni che la persona fa per ciò che gli piace senza cadere nella trappola delle aspettative, della passività, etc..

 

Piacere e gioia

 

La gioia è la manifestazione in atteggiamento ed espressioni del piacere, specialmente nei contesti sociali. 

 

 

Piacere e concretezza

Si legga concretezza per approfondire.

Piacere ed edonismo

 

L'illusione del farsi piacere ciò che non piace

Nella quotidianità si sente più volte ripetere frasi e incoraggiamenti a "frasi piacere ciò che si ha" facendo riferimento a qualche presunto controllo emotivo che in realtà non esiste. Chi produce questi incoraggiamenti è una persona ignorante che non capisce che una cosa o ti piace o non ti piace e che l'unica cosa che si può fare per "addolcire la pillola" è premiarsi ogni volta che si porta avanti un'attività che non si trova piacevole, che non da soddisfazione ma che ad esempio viene fatta per un secondo fine. Di solito chi da questi suggerimenti lo fa per creare una sorta di effetto di autoconvincimento nelle persone che non solo fanno ciò che non piace loro ma non fanno quello che gli piace, hanno degli obbiettivi e dei piaceri che o non sanno come raggiungere o non possono raggiungere e con questo sistema tentano di arginare la sofferenza che si prova nel non esseri appagati. È necessario quindi distinguere il "farsi piacere ciò non piace in un contesto in cui comunque la persona è appagata" dal "farsi piacere ciò che non piace in un contesto dove la persona nemmeno è appagata" questo perché il primo caso è abbastanza fattibile mentre il secondo è più difficile, dove la persona in ogni caso altro non fa che autoconvincersi con il risultato di percepire la situazione meno pesante ma in realtà la sofferenza di fondo resta sia in chi continua a fare cose non piacevoli sia in chi le fa e non è nemmeno appagato.

Elenco di disambiguazio:

- cupidigia, colui che trova appagamento solo in un numero così elevato di cose da raggiungere che difficilmente sarà appagato. Il soggetto viene percepito come una persona che vuole sempre di più, come se non ci fosse fine a ciò che vuole. In realtà è solo una persona che aspira a qualcosa di molto complicato e grosso da raggiungere, in alcuni casi che non raggiungerà mai talmente è complicato e dispendioso da fare. Questo soggetto tenderà a fare molto e a ricercare molto proprio perché solo con questo "molto" si sente soddisfatto, il piacere che ha potrebbe essere schiacciato se non si contenta, se pensa a ciò che manca piuttosto che a quello che ha;

- ingordigia, continuare a ricercare il piacere anche dopo la soddisfazione, un piacere attenuato. L'esempio di chi mangia anche dopo che è sazio. Non confondere l'ingoridigia come altre motivazioni, ad esempio chi mangia oltre il senso di sazietà per non sprecare il cibo;

- brama, quando il piacere ha effetti parossistici, alterando quindi obbiettivi del soggetto e la sua determinazione;

- concupiscenza, l'apice del piacere, raggiungendo le massime intensità, ad esempio l'orgasmo in un rapporto sessuale, il soggetto può provare compiacimento ed essere soddisfatto anche senza orgasmo, ma raggiunge l'orgasmo rende il soggetto concupiscente. La concupiscenza è il raggiungimento del massimo del piacere in un'attività;

- godimento, il soggetto pone l'accento su ogni atto di compiacimento, lo assapora fino in fondo e solo dopo che ha esuarito quel piacere fino in fondo passa al prossimo, arrivando lentamente alla soddisfazione;

- mania/smaniare, stato impulsivo indotto dal piacere intenso;

- frenesia, tutto e subito, il soggetto punta a raggiungere immediatamente la soddisfazione invece di godersi il compiacimento. 

APPUNTI:

Le tre tipologie di persone che ruotano intorno al piacere:

- le prime che quando si ritrovano in un periodo di insoddisfazione generale hanno bisogno di qualsiasi tipologia di piacere, qualsiasi cosa li risoddisferà e quindi hanno un'elevata probabilità di farlo sopratutto con facilità;

- le seconde quando si ritrovano in un periodo di insoddisfazione generale, avendo creato bisogni di serie a e di serie b avranno più difficoltà del gruppo precedente, dato che non percependo realmente appaganti i desideri di serie b avranno più difficoltà nel soddisfare il loro bisogno dato che potranno attingere solo dai bisogni di serie a;

- le terze quando si ritrovano in un periodo di insoddisfazione generale lo sono perché manca quel complesso che ricercano, per loro la soddisfazione nella realtà arriva solo tramite l'idillio che si sono costruiti, tutto il resto è insoddisfacente, per queste persone esiste solo un modo di soddisfare il loro bisogno, quello di avere l'idillio che si sono costruite, altrimenti tutto il resto le farà sentire comunque insoddisfatte.

 

Il secondo gruppo fa un po' da spartiacque ed è in grado di comprendere gli altri due gruppi, ma fra primo e terzo gruppo di persone c'è una vera e propria incomprensione reciproca, dove il primo tende a domandarsi "ma come fanno queste persone a vivere con tutte quelle illusioni e a non godersi nulla se non l'idillio che si sono costruiti?" mentre l'altro gruppo si domanda "ma come fanno quelli ad accontentarsi e godere di cose così banali?Io non ci troveri nulla anzi mi sentirei svuotata in attività così banali"

 

Non è un caso che molte persone quando osserva un adulto divertirsi con poco arrivino perfino a disapprovarlo dicendogli "ti comporti ancora con un bambino" arrivando ad un vero e proprio paradosso dove l'etica condanna questa facilità nel godersi l'esistenza come se la sofferenza e la rinuncia alla gioia e la felicità fossero dei valori.

 

 

- piaceri istillati, il paradosso dello schiavo che è stato educato in modo che provi piacere nell'essere schiavo.

- l'assioma di piacere;

- piaceri sviluppati casualmente;

- piaceri costruiti nel tempo "sono cresciuto, ho scoperto e conosciuto delle cose che ora mi piacciono e mi danno gioia"

cos'è il piacere?

Da ridefinire in base al concetto di attrazione.

 

 

APPUNTI dal vecchio articolo dell'insoddisfazione:

insoddisfazione da credenze inculcate, la persona invece di costruirsi una ricerca del piacere basata su misura segue le strade come inculcate come "trova un lavoro e troverai la felicità, fatti una famiglia e sarai contento, fai una vacanza e ti divertirai, etc.." per poi scoprire che in realtà queste cose non lo soddisfanno affatto.

insoddisfazione da sentimentalismo, si aspetta così tanto che alla fine non ottiene nulla perché ciò che ricerca diventa un'utopia. Questo vuol dire che quante più aspettative e particolarità si ricercando per "amplificare" il piacere e il relativo sentimento quanto più aumenta il rischio di non trovare ciò che si cerca, si abbassa sempre più la probabilità di trovarlo.

 

l'insoddisfazione nel momento in cui la coscienza sa di aver mancato qualcosa che le avrebbe dato piacere? Se non ci si pensa si soffre?

 

Confondere l'insoddisfazione con la gioia fugace, la persona trova si ciò che le da piacere ma non riesce a mantenerlo attivo (applicare l'effetto eco), se a questo aggiungiamo il fatto che la persona potrebbe trovare piacere solo nei risultati o nel raggiungimento di determinati obbiettivi e non nell'interazione o nei vari percorsi, abbiamo una persona che ha brevi momenti di gioia e poi il vuoto.

 

Confondere il mancato appagamento con la mestizia, ovvero non avere nulla da desiderare, da ricercare.

 

 

ultima modifica il: 20-04-2019 - 9:21:07
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