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"Conosci te stesso"

Cos'è la contezza?

Questo termine nel nostro linguaggio quotidiano non c'è eppure è un termine fondamentale che ci riguarda tutti. Con la contezza si evidenzia la presa di coscienza che una persona ha su quello che sa, su quanto sia valido e su ciò che ancora non sa.

 

Elenco di disambiguazione:

Contezza, il soggetto ha piena coscienza di quello che sa e quello che non sa in un settore o in generale, il famoso "so di non sapere" di Socrate, che per evitare confusione sarebbe meglio tradurre in "so di non sapere tutto".

Consapevolezza, sapere qualcosa non basta, la consapevolezza evidenzia come il soggetto sappia abbastanza e in modo valido da poter comprendere e operare in un settore.

Inconsapevolezza, non rendersi conto di non sapere abbastanza, il soggetto è illuso di sapere abbastanza quando in realtà non lo è, la dimostrazione di ciò è che la persona fa errori, fallisce, non progredisce. L'illusione di conoscenza dettata dal sapere qualcosa ma non abbastanza oppure da avere un carico eccessivo si credenze distorte. Sono persone che se interrogate dicono "si lo so" ma all'atto pratico non dimostrano di sapere abbastanza.

Ignoranza, la persona si rende conto di non sapere qualcosa. Solitamente queste persone se interrogate rispondono "sono ignorante, non lo so".

 

 

Questi quattro concetti al giorno d'oggi non vengono compresi perché le persone usano solo il termine consapevole e ignorante per intendere tutti e quattro producendo fraintendimento e confusione. Non solo, il termine ignorante ha assunto erroneamente una valenza negativa quando non ce l'ha affatto, questo porta le persone a premettere ogni volta che usano questo termine "ignorante nel senso di non sapere" per non offendere nessuno o per non passare come colore che si autodenigrano.

 

Addestramento alla consapevolezza

Aiutare le persone a rendersi conto di ciò che non sanno, acquisire uno stato di contezza, e lavorare quindi per migliorare il loro sapere, rendersi conto che è necessario agire per potenziarsi, non solo verso l'esterno ma anche dentro se stessi, conoscendosi meglio.

 

Per comprendere meglio la contezza possiamo introdurre altri tre concetti:

- intelligenza, descrive il momento in cui il soggetto ha i requisiti per operare in un settore, sapendo cosa fare, riconoscendo gli elementi del quadro che ha di fronte;

- abilità, descrive il fenomeno dell'intelligenza ripetuta, non c'è un singolo atto di intelligenza ma il soggetto dimostra di saper agire e comprendere in più scenari dello stesso settore, capendone le regole e le basi generali, non è in grado di agire al singolo scenario ripetuto ma di muoversi in tutti gli scenari simili dello stesso settore, anche quelli che sono nuovi nella loro unicità;

- efficacia, da un punto di vista diverso l'intelligenza dà modo al soggetto di agire, diventa un'agente che cambia quella realtà per i suoi obiettivi. Si pone l'accento sul cosa si fa, sull'azione.

 

Per capire la differenza fra abilità, intelligenza ed efficacia facciamo un esempio.

Prendiamo un uomo che intende sedurre una donna. Immaginate che voi siate lì e assistite alla scena.

Vedete questo uomo che si avvicina ad una donna e inizia a parlarle, sa cosa dire, fa delle mosse e alla fine ottiene il suo numero. Voi direte che è stato efficace nella seduzione e che ha dimostrato una intelligenza seduttiva, ma non potere ancora dire che è abile, perché? Ora ci arrivate, immaginate che quest'uomo il giorno dopo ci riprova, ma la donna dopo qualche minuto se ne va infuriata, vedete che lui ha sbagliato qualcosa. Andate avanti così e vedete che ogni tanto ce la fa e ogni tanto, lo definireste "completamente abile"?

Cosa è successo? La risposta è che il soggetto non sapeva come comportarsi quando sbagliava, sapeva come comportarsi il giorno prima in quello scenario ma non in quello nuovo con una donna probabilmente dalla personalità completamente diversa dalla precedente.

Ora immaginate un altro uomo, questo lo vedete sedurre senza fatica più e più donne, vedete un comportamento più dinamico, adattativo, ci capisce di più. Questo uomo lo definireste più abile del secondo.

Se ora andaste a parlare con questi uomini, chiedendogli "ma quanto ci capite di donne?" potete scoprire il loro livello di contezza. Se il primo uomo, quello che ha sbagliato numerose volte, vi dirà "io ho capito tutto delle donne" è chiaro che avete di fronte un uomo in stato di incontezza e che non si rende conto che non è così consapevole come crede di essere, cioè che ha una visione distorta di ciò che sa e ciò che non sa.

Ecco a cosa serve la contezza, a definire se una persona si rende conto del suo livello di sapere. 

Quando date dell'ignorante ad una persona non la state offendendo come pensate di fare, tutti siamo ignoranti in qualcosa è come dire "tu un giorno morirai" o "ma lo sai che stai respirando" e pensare di offendere il soggetto che lo ascolta, al più si potrebbe offendere se usate quell'ignoranza con finalità di dominio tipo "tu sei ignorante dove io non lo sono" o "tu sei ignorante e io no" o ancora "tu sei ignorante in questa cosa quindi sei stupido".

Il termine che invece fa più male è quello dell'incontezza, perché state affermando che quella persona non sa esattamente il suo reale livello di sapere, non se ne rende conto e da questo potrebbero derivare diversi problemi correlati, all'autostima, alla comprensione degli scenari, il soggetto si butta in qualcosa che in realtà potrebbe non aver compreso a pieno o non avere gli strumenti per operare, solitamente quando si dice "sei ignorante!" è perché si vuole porre l'accento sull'incontezza o su una visione distorta, ma si usa un termine che significa altro.

 

FINO A QUI

 

Per questo l'ignoranza ha un'accezione così negativa, non solo danneggia il soggetto ignorante ma appare anche sgradevole nella comunicazione perché si percepisce come questa persona sia sbrigativa, si sia fatta una visione tutta sua, non veda la complessità della realtà e quindi non sia umile nel riconoscere i limiti del suo sapere.

 

L'ignoranza nasce prevalentemente in quattro modi:

- ingenuità, qui si annida anche il pensiero semi scientifico, il soggetto prende per valide delle dimostrazioni che non lo sono e non falsifica quasi per nulla dando una parvenza di scientificità specialmente a chi non conosce il metodo scientifico;

- manipolazione esterna e inculcamento (al quale il soggetto poi potrebbe preferire l'osnoblosi non che decostruire), qui le credenze vengono inculcate per ripetizione, per punizione, vengono quasi inserite dentro il soggetto come fossero emozioni, scritte fin dentro l'inconscio da soggetti esterni;

- paralogismo e presunzione, il soggetto va dei viaggi mentali dove con la mente crede di dimostrare le sue conclusioni, mentre l'ingenuità descrive un pensiero semplicistico, tipico dei giovani, che credono a qualcosa sulla base di poco, anche "semi dimostrazioni" o indicatori, con il paralogismo (sofisma non intenzionale) il soggetto riusa la propria esperienza, le proprie regole in modo più complicato arrivando a verità con i suoi lungi discorsi mentali che non hanno alcuna validità.

 

L'ignoranza ha più forme e più cause, questo è da tenere a mente per evitare di pensare che il soggetto sia stereotipato.

 

Attenzione a non confondere la saccenza con la chiusura mentale del convinto (come si comporta quando si tenta di dimostrare loro che sono in errore) e con la presunzione, cioè il fatto di dare validità alle proprie ipotesi senza dimostrazioni reali.

Se parte dell'ignoranza viene da presunzioni sofiste, questi concetti vanno comunque separati per comprendere i nessi di causa ed effetto, per comprendere la dinamica degli eventi.

 

 

Un esempio di ignoranza è "sono bravissimo nell'aiutare gli altri ma pessimo nell'aiutare me stesso", persone convinte che ciò che dicono e pensano sia vero, sia utile e quindi si illude di aiutare gli altri quando in realtà sta agendo a vuoto, ciò che sa e come vive le cose è la causa del suo fallimento esistenziale e non si rende di tutto quello che ha dentro, di quanto sia distorto e sopratutto di quello che ancora non sa.

 

Uno dei più grandi problemi dell'ignoranza è che spinge all'immobilismo, il soggetto ignorante proprio perché non pensa a quanto non sa, a quanto potrebbe non sapere e a quanto potrebbe sapere di distorto non avverte la necessità e la motivazione a darsi da fare per crescere.

 

 

Si legga consapevolezza per approfondire.

ultima modifica il: 21-06-2019 - 9:23:46
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